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Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
sabato, 08 dicembre 2007

"chi si loda s'imbroda"

Lissner: "Qui va in scena la schizofrenia" La Repubblica

"Siamo i migliori, ci vuole una legge di riforma che riconosca alla Scala il ruolo che ha, come accade a Vienna e Londra"

di Paolo Zonca 

Stephane Lissner

Dopo un mese di trattative, dibattiti, minacce di scioperi e di contestazioni, la "prima" della Scala è salva, e stasera il sipario si alza sul Tristan und Isolde di Wagner. Una vittoria importante, certo, per il sovrintendente Stéphane Lissner, che ha gestito la crisi della Scala con moderazione. Ora, però, comincia per lui una doppia partita: da una parte c´è la discussione sul contratto integrativo aziendale, che inizierà il 17 dicembre. Dall´altra c´è una sfida ancora più importante: quella di ottenere dal ministero il riconoscimento della Scala come teatro nazionale.
«Quanto è accaduto in queste settimane solleva un interrogativo: siamo sicuri che tutte le fondazioni sono uguali? Non credo» dice Lissner. «A chi vengono fatte richieste per tournée in tutto il mondo? Alla Scala. Chi ha aumentato la produttività passando da 160 a 273 recite a stagione in pochi anni, quando altri teatri sono fermi a 100? La Scala. Chi ha oltre 450 mila spettatori? Chi può realizzare uno spettacolo come quello che va in scena stasera? A questo punto è necessario fare una riflessione seria su quale potrà essere il futuro di questa istituzione».
Il primo ostacolo è la Legge Asciutti, che le ha impedito di trattare l´integrativo e impone il blocco delle assunzioni.
«È una legge che pone dei vincoli. Tutta la vertenza mette in luce che la Scala non ha potuto rispondere con autonomia alla crisi. La modifica dell´Asciutti può essere un primo passo, ma non basta».
A cosa sta pensando?
«Ci vuole una legge di riforma che riconosca alla Scala il ruolo di teatro nazionale, come accade all´Opera di Vienna, al Covent Garden, come è successo in Francia per il Théatre d´Europe. Non pretendo che si faccia subito: ci vuole del tempo, almeno quattro o cinque anni, e io sono a Milano da due e mezzo. Nel passato ci hanno provato Ghiringhelli, Badini, Fontana. Ci sto provando anch´io. Forse ci riuscirà il mio successore. Mi piacerebbe che fosse un regalo per il 2011, per i 150 anni dell´unità d´Italia. Ma una cosa deve essere chiara: un giorno sarà troppo tardi per questo teatro».
Lei si è molto speso presso il ministero, e il 10 dicembre si discuterà a Roma un testo di modifica della legge. Non ha paura delle lungaggini burocratiche, dei ritardi?
«Il ministero ha preso un impegno, e io mi fido. Penso che entro dicembre sarà cambiata. Se questo non accadesse, la Scala finirebbe in un pericoloso "cul de sac"».

In questo caso si dimetterebbe?
«Non sono abituato a usare il ricatto: non dico, o ottengo questo, o me ne vado. Certo, però, si creerebbero grossi problemi».
La sospensione dei contributi della Pirelli può creare difficoltà finanziarie al teatro?
«Sono molto pragmatico: si tratta di 2,7 milioni di euro in meno per il 2008. La differenza andrà coperta con altri sponsor. Intanto c´è una buona notizia: l´azienda Mapei entra come socio fondatore con 5,2 milioni di euro per quattro anni. Ne troveremo altri. C´è chi pensa che ci sia disinteresse per la Scala: non è così. Non mi sento solo: il consiglio di amministrazione mi dà supporto, e a Roma ho trovato la corretta attenzione».
La vertenza degli ultimi giorni ha minato l´unità del teatro?
«Si è creata una certa schizofrenia: gli orchestrali che contestano sono gli stessi che poi suonano Wagner benissimo, e lo dice anche Barenboim. Io quella schizofrenia vorrei diminuirla. Soprattutto credo che si debba evitare che una parte del teatro si accanisca contro l´altra, che gli uni pensino che solo altri siano privilegiati».
Nell´assemblea di martedì, c´è chi ha proposto che il 7 dicembre sia tolto dal calendario sindacale. È d´accordo?

«Non dico né sì né no, ma la presenza del 7 dicembre ha qualcosa di deviante e danneggia le relazioni sindacali. Invece dovrebbe essere semplicemente un inizio di stagione. In un rapporto adulto tra teatro e lavoratori si potrebbe decidere insieme che è un´arma di pressione che non giova a nessuno».
Cosa pensa della protesta con il lutto al braccio?
«In un mondo dove ci sono tante morti dolorose, mi sembrerebbe di cattivo gusto. Spero che decidano di non farlo».

(07 dicembre 2007)

 


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categorie: rassegna stampa
mercoledì, 05 dicembre 2007

Il capolavoro di Wagner ha aperto la stagione del Teatro di San Carlo
di Sandro Compagnone

Come in una litografia di Escher, la creazione artistica segue a volte strade in cui la precisione geometrica, a guardarla più da vicino, si trasforma nel suo contrario: come quelle minuziose scale del pittore olandese che si avvitano su loro stesse, e ti portano in alto se credi di scenderle. Lungo uno di questi percorsi s´è smarrito Federico Tiezzi, regista del "Parsifal" di Wagner che ha aperto la stagione del San Carlo; e mai smarrimento fu più benvenuto.
Aveva immaginato e promesso un allestimento in cui la vicenda del "puro folle", predestinato a salvare il Graal, seguisse la via dal buio alla luce, dal peccato alla santità, o (più modernamente) dalla confusione alla coscienza di sé, se non (psicoanaliticamente) dall´Es all´Io. Una narrazione ascensionale, per così dire. Ma Tiezzi, pur dicendosene consapevole e messaggero, non aveva fatto i conti con il potere della musica: che gli ha scardinato dall´interno il rigore intellettuale, lasciandolo sopraffare dall´istinto dell´artista. La messa in scena, così, si è sviluppata secondo cerchi concentrici e non lungo tappe di progressione; dilatando come in un sogno i significati manifesti e latenti della partitura, perdendosi gioiosamente nell´incanto e nella suggestione, dando evidenza teatrale al cruciale scambio di battute tra Parsifal e Gurnemanz: "Cammino appena, eppur mi sembra già d´esser lontano", "Vedi, figlio mio, lo spazio qui diventa tempo".
Il risultato, d´una risonanza interiore soggiogante, viene raggiunto in piena sintonia con Giulio Paolini, l´artista che ha realizzato le scene. Uno spazio ideale, "un Museo di scienze spirituali", secondo le sue parole, in cui si affollano libri dalle pagine bianche, simboli geometrici, e anche il cigno sacro ucciso da Parsifal ci appare come un quadro.
Ma il colpo di genio - che fa di questo spettacolo un autentico miracolo di espressività - sta nel non aver sostituito l´allusione al racconto, la citazione al brivido, il personaggio all´uomo: abbiamo così tutta la sacralità dello strepitoso finale del primo atto, le tentazioni sensuali del duetto Parsifal-Kundry, la semplice tenerezza del riscaldare il viso a chi giace nel freddo, una stretta di mano al vecchio maestro ritrovato. E ritorniamo a quel che dicevamo all´inizio: un tale equilibrio di mito e carne, di estasi mistica e gesto quotidiano, può realizzarsi solo se si lascia che la musica sconvolga i tuoi piani, e ti guidi quando più credi di stringerne le redini. Tiezzi e Paolini non hanno opposto resistenza, ed è nato un "Parsifal" perfetto.

Ma tutto questo sarebbe svanito nel nulla se sul versante musicale si fosse viaggiato a un passo più modesto. Il direttore Asher Fisch (israeliano, alla faccia dell´anti-wagnerismo più ottuso) ha affrontato la monumentale partitura scavandone il fascino arcano con mano sicura e sensibilità d´interprete, e al suo gesto l´orchestra ha risposto con colori e respiri di partecipe pertinenza.
Splendido il cast
, dal più applaudito, l´imponente Gurnemanz di Kristinn Sigmundsson, a Klaus Florian Vogt, un Parsifal volta a volta fanciullesco e ieratico; dal dolente Amfortas di Albert Dohmen all´invasata Kundry di Lioba Braun; dal tormentato Klingsor di Pavlo Hunka al
coro diretto da Marco Ozbic, rapinoso nelle due grandi scene del Graal.
Alla fine, dopo cinque ore, un vivo successo che solo un po´ di stanchezza non ha trasformato in trionfo.
(04 dicembre 2007)


postato da: napoliopera alle ore 22:38 | link | commenti (3)
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domenica, 25 novembre 2007

Napoli-Milano 1-0

Sandro Malatesta del Fials, il sindacato che riunisce gli orchestrali

«Scala, proposta di Rutelli non è soluzione»

«La sua lettera ha complicato le cose: i problemi di Milano si risolvono a Milano. Serve un emendamento alla Finanziaria sull'integrativo»

 

«Quella proposta da Rutelli non è una soluzione. La gente qui alla Scala è arrabbiata». Sandro Malatesta del Fials, il sindacato che riunisce buona parte degli orchestrali, non usa mezze misure per liquidare l'invito del vicepremier a evitare scioperi per aprire martedì un tavolo nazionale sul contratto e quelli locali sull'integrativo a partire dal primo gennaio. Sabato i sindacati interni del teatro si troveranno per discutere della lettera inviata dal ministro, ma Malatesta ha già le idee chiare. «Io andrò a dire quello che pensano i lavoratori. Rutelli ha fatto arrabbiare molti di loro perché pone problemi che non sono i nostri: qui la produttività è già aumentata». Per il sindacalista la lettera di Rutelli «ha addirittura complicato le cose: i problemi di Milano si risolvono a Milano e se la direzione non lo capisce, sbaglia». A suo avviso non servono un tavolo nazionale e una revisione della legge Asciutti quanto piuttosto un emendamento alla Finanziaria che sblocchi le cose perché «la gente ha seguito i lavori sull'integrativo per mesi e ha ragione di chiedere».

SGARBI VS MORATTI - Gli altri sindacati mantengono qualche cautela in più nelle dichiarazioni in vista della riunione di sabato (che serve a preparare il coordinamento nazionale di lunedì). Il primo a rompere gli indugi in mattinata è stato l'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, che ha detto di considerare quella del vicepremier «una soluzione che non risolve». Affermazione per nulla condivisa dal sindaco Moratti, presidente della fondazione Scala, che, dopo le dichiarazioni di Sgarbi, ha scritto un comunicato per sottolineare il suo «apprezzamento» dell'impegno di Rutelli alla ricerca di una corretta soluzione ai problemi sollevati dalle rappresentanze sindacali della Scala e degli altri teatri lirici. Anche la riunione dell'Anfols (Associazione nazionale fondazioni liriche e sinfoniche), a cui ha partecipato il sovrintendente Lissner, ha dato un giudizio positivo dell'iniziativa del ministro.

23 novembre 2007

 

 


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categorie: rassegna stampa
mercoledì, 21 novembre 2007

FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE: IL FUTURO È ALL’INSEGNA DELLA RESPONSABILITÀ E DELL’EQUILIBRIO

Pubblicato il 09/11/2007 DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI

In relazione allo sciopero proclamato dai lavoratori del Teatro “La Scala” di Milano e che impedisce questa sera l’esecuzione del “Requiem” di Verdi con la direzione del maestro Daniel Barenboim, l’ufficio stampa del Ministero dei beni e delle attività culturali comunica quanto segue:

  1. la mancanza di una piattaforma contrattuale, peraltro già sollecitata dal Ss. di Stato Elena Montecchi da ultimo nel luglio di quest’anno, e dunque di un quadro negoziale definito tra le parti nel rispetto delle loro autonome prerogative, ha sinora impedito al Governo ogni valutazione in merito all’esigenza di eventuali modifiche alla normativa vigente, la quale detta specifici vincoli e condizioni alla contrattazione integrativa aziendale;
  2. sulla scorta del vigente quadro normativo, che prevede la piena autonomia anche patrimoniale delle Fondazioni lirico sinfoniche e che pone precisi limiti e condizioni alla contrattazione integrativa aziendale delle suddette Fondazioni, nonchè in assenza della necessaria piattaforma nazionale, esula dalle prerogative del Governo la possibilità di autorizzare specifici impegni unilaterali i quali, peraltro, necessitano di un ben più ampio e chiaro quadro di riferimento;
  3. qualsivoglia ulteriore misura che, nell’ambito della propria autonomia, le parti intendano proporre, laddove comportante l’incremento a regime dell’attuale struttura dei costi, non può non trovare un più generale avallo nella compatibilità economica e finanziaria dell’intero sistema delle fondazioni lirico sinfoniche e negli indirizzi nazionali di controllo della spesa pubblica;
  4. a quest’ultimo riguardo, il progressivo seppur ancora insufficiente reintegro del Fondo Unico dello Spettacolo, non può presupporre motivo per legittimare generiche aspettative, essendo tra l’altro legate alla sussistenza delle auspicate piattaforme.

LA VERTENZA ALLA SCALA -COMUNICATO

Dopo la rottura della trattativa iniziata ormai da diversi mesi per il rinnovo del contratto aziendale, avvenuta nel merito delle rivendicazioni proprie di questi contratti (orari, organici, normativa, salario) e lo sciopero del 9 novembre, le O.O.S.S. e le R.S.A. ed i lavoratori tutti si attendevano una disponibilità alla ripresa della trattativa stessa.
Nella giornata odierna ci è stato comunicato dalla Sovrintendenza, dopo una verifica con il Ministero competente, la non volontà di ripresa del tavolo
negoziale, anche per via del veto specifico del ministro Rutelli ed a causa della legge n.43 (ex decreto Asciutti)
Proprio questi impedimenti legislativi le O.O.S.S. e le R.S.A.contestano da tempo, in quanto impedimenti di dubbia legittimità ed oggi usati  strumentalmente onde impedire le effettive prerogative di una
contrattazione.
Eppure da tempo, in più sedi ed a più riprese, sin dal 5 ottobre 2006, ci vennero fornite ampie rassicurazioni circa la volontà di attuare un confronto e di onorarne i risultati.
Questo incomprensibile e burocratico diniego al confronto non lascia altra strada che quella della proclamazione dello sciopero sulla seconda prestazione della giornata del 17 novembre 2007, relativamente a tutte le attività programmate dal Teatro alla Scala, in sede e fuori sede.
Le Segreterie Territoriali
Le RSA del Teatro alla Scala
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL

I SINDACATI NAZIONALI - ROMA 15 NOVEMBRE 2007 

COORDINAMENTO NAZIONALE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

 

Esprimiamo apprezzamento per le quantità economiche previste ad integrazione ed implementazione del FUS che è un tangibile segno di controtendenza e forte discontinuità rispetto alla passata legislatura.

Riteniamo negativo ed errato intervenire in termini parziali sulla L.367/96 in modo non organico in ogni Finanziaria., o con percorsi legislativi impropri; è urgente, quindi, strutturare una iniziativa sindacale, da interfacciarsi con le Istituzioni tesa a fare un approfondito bilancio sugli effetti, a dieci anni dalla trasformazione degli Enti e ad indicare percorsi per mantenere unicità delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Necessita urgentemente una definizione di un corpo normativo-legislativo compiuto ed appropriato sia per le Fondazioni sia per tutto il Comparto Musica dentro a coordinate definite in una strutturata riforma di Sistema per il Settore dello Spettacolo dal vivo.

In particolare è totalmente inaccettabile ogni iniziativa di smobilitare, chiudere o ridurre la consistenza dei corpi di ballo e la produzione di balletto in Italia (come segnalato anche recentemente nei nostri comunicati) Troppo spesso non sono rispettati i fini istituzionale e culturali delle Fondazioni, tra i quali rientrano a pieno titolo le attività di danza-balletto. La presenza o meno nei cartelloni di titoli di balletto prodotti dalle Fondazioni è lasciato al totale arbitrio e agli estemporanei interessi di singoli. Pertanto già nella Legge Finanziaria in discussione vanno introdotte modifiche all’art 49 bis ( testo Senato) che assegnino fondi specifici a sostegno delle attività di danza effettuati  dai corpi di ballo stabili delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Consideriamo pesantemente negativa l’invasività legislativa che limita le nostre prerogative negoziali di primo e di secondo livello e ricusiamo tutti gli interventi impropri operati in questi anni (L.72 – L. 43, etc.), in particolare quelli riguardanti la contrattazione decentrata che, fatti salvi i principi relativi alla parità di bilancio e il non contrattare materie deputate alle prerogative di normazione nazionale, deve essere resa compiutamente agibile.

Il rinnovo del CCNL deve esplicitarsi e trovare equilibrate soluzioni nel tavolo di confronto naturale rappresentato dalle parti sociali e deve essere ricondotto alle proprie finalità per divenire elemento di solidarietà dell’insieme delle Fondazioni Lirico Sinfoniche e non solo.

Giudichiamo positiva la disponibilità espressa istituzionalmente di attivare al più presto un Tavolo Interministeriale  per affrontare le problematiche previdenziali e quelle relative agli ammortizzatori sociali per l’intero Settore dello Spettacolo. E’ improrogabile un intervento specifico a salvaguardia della professione di tersicoreo per la quale non è prevista dal 1 gennaio 2008 alcuna deroga rispetto alla normativa generale. Si condividono, a tal proposito, le iniziative legislative di natura parlamentare, in particolare i contenuti del PDL 2815 e del DDL 1762 sui quali si conferma il giudizio positivo già espresso dai Sindacati di categoria.

 

Esprimiamo solidarietà ai lavoratori della Scala impegnati a riaffermare titolarità imprescindibili, quali quelle negoziali, e ribadiamo che non possono assolutamente realizzarsi soluzioni di surroga di erogazioni unilaterali in pieno contrasto con l’agibilità negoziale collettiva nella contrattazione decentrata. 

Per le motivazioni che precedono, facendo seguito allo stato di agitazione dichiarato, il Coordinamento Nazionale proclama una giornata di sciopero nazionale per l’accoglimento delle richieste sopra esposte e per  l’abrogazione della legge 43 (Asciutti) e per sostenere compiutamente lo “sblocco” delle assunzioni nel rispetto delle piante organiche funzionali (art. 49 bis citato), con iniziativa pubblica da tenersi a Napoli.

Inoltre sono proclamate ulteriori giornate di sciopero articolato nelle realtà decentrate da tenersi in concomitanza delle prime rappresentazioni teatrali e da gestire sulle programmazioni territoriali delle singole Fondazioni Lirico Sinfoniche a partire dalla data odierna.

LE SEGRETERIE NAZIONALI SLC CGIL - FISTeL CISL-UILCOM UIL - FIALS CISAL

LA FINANZIARIA 2008

Art. 49-bis
(Disposizioni in materia di fondazioni lirico-sinfoniche)
1. Al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all’articolo 12, comma 5, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«una sola volta»;
b) all’articolo 21, comma 1, la lettera b), e` sostituita dalla seguente:
"b) dispone in ogni caso lo scioglimento del consiglio di amministrazione
della fondazione quando i conti economici di due esercizi consecutivi
chiudono con una perdita del periodo complessivamente superiore
al 30 per cento del patrimonio disponibile, ovvero sono previste perdite
del patrimonio disponibile di analoga gravita`";
c) all’articolo 21, comma 2, le parole «comunque non superiore a
sei mesi,» sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a sei mesi,
rinnovabile
una sola volta».
2. Le modifiche di cui al comma 1, lettere a) e c) entrano in vigore a
decorrere dal 1º gennaio 2008. I commissari ed i consiglieri di
amministrazione che abbiano gia` superato il limite del mandato decadono con
l’approvazione del bilancio dell’anno 2007.
3. La modifica di cui al comma 1, lettera b), entra in vigore dal 1
gennaio 2009 e prende in considerazione, in sede di prima applicazione,
gli esercizi degli anni 2008-2009.
4. Per gli anni 2008, 2009 e 2010 alle fondazioni lirico-sinfoniche e`
fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato.
Possono essere effettuate assunzioni a tempo indeterminato di personale
artistico e tecnico per i posti specificatamente vacanti nell’organico
funzionale approvato, esclusivamente al fine di sopperire a comprovate
esigenze produttive, previa autorizzazione del Ministero vigilante. Per il
medesimo periodo il personale a tempo determinato non puo` superare il
15 per cento dell’organico funzionale approvato.
26 Ottobre 2007 – 611 – 5ª Commissione
5. E`costituito presso il Ministero per i beni e le attivita` culturali un
fondo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 al
fine di:
a) contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche
soggette ad amministrazione straordinaria ai sensi dell’art. 21 del decreto
legislativo 29 giugno 1996, n.367
;
b) contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche
che abbiano chiuso almeno in pareggio il conto economico degli ultimi
due esercizi, ma presentino nell’ultimo bilancio approvato un patrimonio
netto inferiore a quello indisponibile e propongano adeguati piani
di risanamento al Ministero per i beni e le attivita` culturali, nonche´ di
quelle gia` sottoposte ad amministrazione straordinaria nel corso dei
predetti
due esercizi che non abbiano ancora terminato la ricapitalizzazione.
6. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita` culturali non
avente natura regolamentare il fondo di cui al comma 5 e` ripartito fra
tutti gli aventi diritto in proporzione delle differenze negative fra patrimonio
netto e patrimonio indisponibile, calcolate nella loro totalita`, e delle
altre perdite del patrimonio netto, calcolate nella meta` del loro valore. Il
predetto decreto e` adottato entro il 30 giugno di ogni anno a seguito dell’approvazione
da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche dei bilanci consuntivi
dell’esercizio precedente e della presentazione di adeguati piani di
risanamento di cui al comma 5. Decorso tale termine, il decreto e` comunque
adottato escludendo dal riparto le fondazioni che non abbiano presentato
il bilancio consuntivo e il prescritto piano di risanamento.
7. Al fine di incentivare il buon andamento e l’imprenditorialita` delle
fondazioni liricosinfoniche, all’articolo 24 del decreto legislativo 29
giugno1996, n. 367, e successive modificazioni, e` aggiunto, in fine, il seguente
periodo: "Gli interventi di riduzione delle spese sono individuati
nel rapporto tra entita` della attivita` consuntivata e costi della
produzione nell’anno precedente la ripartizione, nonche´ nell’andamento positivo dei
rapporti tra ricavi della biglietteria e costi della produzione consuntivati
negli ultimi due esercizi precedenti la ripartizione"».
Conseguentemente, alla Tabella A, alla voce: Ministero dell’economia
e delle finanze, apportare le seguenti variazioni:
2008: – 20.000;
2009: – 20.000;
2010: – 20.000.

IL COMMENTO DEI GIORNALISTI

DATI DEL DEFICIT

San Carlo, il passivo è di 29 milioni

Il commissario Nastasi incontra i sindacati. Perdite per oltre 17 milioni assorbite nei bilanci secondo la Price Watherhouse
Donatella Longobardi  Il Mattino 21 novembre

Dopo mesi di attesa, ci sono le cifre. Il San Carlo ha un passivo di 29 milioni di euro: 16 per i debiti con l’Empals, 1 per vari tributi, 5 per un mutuo con la Bnl e 7 per il Tfr. Lo ha stabilito la Price Watherhouse, che ha cerificato la contabilità della Fondazione alla data dell’ingresso del commissario, il 3 agosto scorso. Questo buco potrà essere coperto dai fondi stanziati dalla Finanziaria per le Fondazioni commissariate. Sempre grazie alla Finanziaria, attualmente alla Camera, sarà anche possibile diluire nel tempo il pagamento dei debiti con l’Enpals. S’inizia, dunque, a intravedere una via d’uscita nella lunga crisi del teatro, da anni in una situazione di estrema precarietà. Lo ha comunicato ieri ai sindacati il commissario Salvatore Nastasi, che alla fine è sembrato abbastanza soddisfatto dall’esito della riunione. Ancora indecisione, invece, per la prossima «prima» del «Parsifal» il 2 dicembre, serata non di gala ma di normale abbonamento, cui dovrebbero prender parte, tra gli altri, il presidente Napolitano e il ministro per la Cultura, Rutelli. Secondo una agitazione sindacale decisa a livello nazionale, infatti, tutti i teatri lirici italiani dovrebbero scioperare il giorno della «prima» contro il decreto Asciutti che lo scorso anno apportò una serie di modifiche alle Fondazioni. A Napoli si dovrebbe anche svolgere una manifestazione nazionale dei sindacati di categoria, anche se proprio ora i problemi del teatro napoletano vedono una schiarita grazie all’intervento del governo. Più complessa, invece, la situazione alla Scala di Milano, dove i sindacati sollecitano l’approvazione di un integrativo che non può essere varato in assenza del nuovo contratto di lavoro del settore, scaduto da due anni.La questione divide i sindacati napoletani. Se la Cgil, infatti, dà appoggio alla posizione nazionale, da altre sigle arrivano i distinguo. Salvatore Luisi, segretario generale del Fistel Cisl, infatti, teme un «autogol». «Dobbiamo fare chiarezza - dice - e non farci strumentalizzare perché lo sciopero è sul decreto Asciutti, non su altri temi». Nettamente contraria la Uilcom con Domenico Cascone: «Dobbiamo tener presente la fase molto delicata che attraversa il teatro, non dimenticare che c’è un commissario». «È tutto da decidere su come attrezzarsi», osserva invece Franco Spizzica, della Fials Cisal, soddisfatto peraltro dagli esiti dell’incontro con Nastasi che ha annunciato di voler predisporre al più presto una pianificazione anche ecomomica fino al 2010, comprese le trasferte all’estero (Cina, Giappone) e le stagioni estive. In programma l’incremento delle produzioni - si riparla, per questo, di interventi struttuali al palcoscenico - e soprattutto del balletto, in questi ultimi anni limitato ad un solo spettacolo l’anno. «Ma abbiamo chiesto di coinvolgerci di più anche sui problemi quotidiani», aggiunge Mario La Penna della Uil, con contatti frequenti con la Rsu aziendale (tra le richieste del personale che pare si possano presto soddisfare, ci sono parcheggi da destinare anche al pubblico). L’importante, comunque, è che «finalmente, per la prima volta, abbiamo ottenuto attenzione massima sugli interventi», dice Barba, della Slc Cgil, mentre Uil e Cisl ricordano di aver spesso denunciato l’aggravarsi della spesa con il varo di allestimenti molto costosi, lo stesso dato rilevato dalla Price Watherhouse. Secondo la società internazionale di contabilità e revisione finanziaria, che ha setacciato i conti del teatro napoletano, infatti, le perdite assorbite nei bilanci sono di 17 milioni e mezzo. Un disavanzo aumentato vertiginosamente negli ultimi anni, quando sono state varate produzioni di grande valore artistico ma dai costi altissimi, che hanno contribuito ad intaccare ulteriormente la precaria situazione finanziaria fino ad azzerare la differenza tra il patrimonio del teatro e le passività, un fatto questo che ha determinato il commissariamento. Anche se la «fragilità patrimoniale» della Fondazione risale già alla sua nascita, nel 1998. E a un problema di fondo perché nel patrimonio della Fondazione San Carlo venne inserito il «valore d’uso» del teatro e non il valore effettivo dello stabile, preziosissimo, di proprietà del demanio.

LA PAROLA AI LAVORATORI ADESSO.......CHE FARE ?

                   

 


 

postato da: napoliopera alle ore 20:54 | link | commenti (4)
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domenica, 14 ottobre 2007

Il San Carlo non deve morire

Luca Del Fra
l'Unità 13/10/2007

Chiuderà il Teatro San Carlo di Napoli? La domanda la pone un lettore - la sua missiva è stata pubblicata ieri - e ha la sua urgenza. Da quando con un decreto del primo agosto il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha commissariato il teatro partenopeo, la situazione non sembra chiarirsi, anzi si è avviata verso uno stallo surreale. Le dichiarazioni d'intenti piovono da più parti e lo stesso Ministro in visita a Napoli per il neonato Teatro Festival Italia ha affermato: «Vogliamo restituire al San Carlo una amministrazione efficiente e il commissario Nastasi sta lavorando per uscire da questa crisi», per poi accomodarsi nella platea del teatro e assistere a uno spettacolo d'incantatori indiani di serpenti. Nel frattempo l'ex sovrintendente Gioachino Lanza Tornasi, che dopo il commissariamento era rimasto come consulente, si è dimesso il 30 settembre e durante la presentazione della stagione che si aprirà a dicembre ha dichiarato: «Qui oggi non c'è nessun rappresentante degli enti territoriali. La condizione napoletana non è di solidarietà, e dunque lascio». L'amarezza di Lanza è comprensibile, ma qual è la vera situazione del San Carlo? Il commissariamento di agosto trovava giustificazione ufficiale negli oltre 4 milioni di euro di passivo nel bilancio consuntivo 2006, ma i mali del San Carlo hanno radici più profonde: infatti, ciò che dovrebbe preoccupare di più è un debito di oltre 37 milioni di euro, a fronte di 5,7 milioni di crediti. Occorre tenere presente che i debiti a medio e lungo termine ammontano a 29,6 milioni, e una buona parte di questi dipendono da un Fondo Pensioni istituito negli anni 70, che essendo un Fondo senza fondi deve essere pagato dal teatro e costa oltre 2,5 milioni di euro l'anno (cifra cospicua paragonata ai 7 milioni di costi artistici della stagione, cioè le spese per gli spettacoli). Si aggiungano i tagli alla cultura del governo Berlusconi nella Finanziaria del 2006, per cui il San Carlo è stato deprivato dallo stato di 6 milioni di euro e si ha un quadro della situazione, ulteriormente peggiorata da un altro paradosso italico: il San Carlo non è proprietario del San Carlo, cioè la Fondazione San Carlo di Napoli non possiede il teatro ma ne è solo usufruttuaria e dunque lo stabile non fa parte del patrimonio. Ma in realtà la situazione di questa storica istituzione partenopea è incomprensibile se non è inquadrata nel passaggio alla gestione privata dei grandi teatri d'opera italiani, oggi Fondazioni, prima Enti lirici. La legge Veltroni-Melandri, ispirata alla Scala, ha avuto conseguenze sfavorevoli per le altre Fondazioni, in particolare quelle meridionali. L'apporto dei privati alla cultura è stato deludente, e la legge, anche al di là delle sue intenzioni, si è dimostrata un alibi per un progressivo disimpegno dello stato. Così oggi le Fondazioni che riescono a vivacchiare sono quelle supportate energicamente da Regioni, Province e Comuni di appartenenza. Purtroppo una politica localistica e un po' cieca ha preferito sponsorizzare più che altro manifestazioni canzonettistiche o di chiaro stampo populista e auto-promozionale dell'amministratore di turno, abbandonando storiche istituzioni sulle quali i pochi privati disposti a investire non di rado vogliono allungare le mani. A questo punto è giusto rispondere ai dubbi del nostro lettore facendo una previsione: no, il Teatro San Carlo non chiuderà. Nei meandri parlamentari della legge Finanziaria del 2008 si troverà una maggioranza trasversale per votare un emendamento che lo salvi. Ovvio, sarà una pezza e non un vero risanamento e avrà anche un prezzo politico: al posto di un uomo di cultura come Lanza Tornasi, che è pure di sinistra, si sceglierà un travet, se non di destra almeno vacillante tra le due ali.
Il Mattino di Napoli in data 13 settembre ha fatto il toto nomine: Filipppo Zigante, Renzo Giacchieri, Canessa Jr e Maurizio Pietrantonio. Se i nomi fossero questi occorrerebbe chiedersi: può da loro venire una buona notizia per il teatro fondato dai Borbone?


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venerdì, 12 ottobre 2007

NO ALLA CHIUSURA DEI CORPI DI BALLO

Roma, 11 ott.- (Adnkronos) - ''Recentissimi pesanti segnali ci arrivano da piu' parti a riprova di quanto denunciato nei mesi scorsi dalle organizzazioni sindacali: molte compagnie di balletto delle Fondazioni Liriche italiane rischiano la chiusura. Pur registrando positive discontinuita' rispetto alla precedente legislatura di centro destra nella stesura della legge di bilancio, sia nel parziale reintegro del FUS (peraltro ancora distante dai parametri di investimento europei), sia con l'introduzione di ''agevolazioni'' di natura fiscale per chi investe in cultura, permangono e si aggravano linee di tendenza negative verso il settore della danza e dei corpi di ballo''. E' quanto riporta un comunicato sindacale unitario di di Slc-Cgil,Fistel-Cisl,Uil Com-Uil,Fial-Cisal.
''Infatti, nonostante che i disegni di leggi di sistema definiti per il settore dello spettacolo dal vivo abbiano al loro centro proposte chiare di inclusivita' di tutte le forme di espressione artistiche, e' sempre piu' palese -secondo i sindacati- il procedere verso la soppressione in Italia della danza e del balletto come espressione culturale e professionale. Ne sono riprova i pesanti recenti segnali che ci arrivano da piu' parti. Ad esempio-citano i sindacati- al S. Carlo di Napoli i gravi problemi di bilancio che hanno portato al commissariamento, pare si debbano risolvere con l'eliminazione della compagnia di Balletto. All'Arena di Verona si prospettano tagli all'organico funzionale del Ballo.Al Comunale di Firenze con esodi ritenuti , magicamente risolutivi, si eliminano posti di lavoro''.
''Mettendo in predicato sia l'occupazione stabile che quella di natura occasionale, di fatto, con pretesti palesemente inesistenti, si vuole procedere continuando nella chiusura delle compagnie di balletto delle fondazioni lirico-sinfoniche senza alcun motivo, ne' di natura economica (e' ampiamente dimostrato che i corpi di ballo non sono ''un costo'' ne' tanto meno la causa dei problemi delle fondazioni), ne' artistico (la richiesta di spettacoli di danza-balletto e' in continua crescita con pubblico in costante aumento). Riteniamo non sia piu' procrastinabile- concludono i sindacati- l'attivazione di un tavolo concertativo di Settore per affrontare con la dovuta serieta' le problematiche inerenti la scuola-formazione, le tutele e diritti nel lavoro, i peculiari aspetti previdenziali, dentro una cornice legislativa (in tal senso vi sono utili proposte di legge parlamentari) che sia rispondente e garante di futuro professionale definito e dignitoso, in particolare per quei giovani che dedicano molti anni della loro formazione al difficile studio di quest 'arte che e' sicuramente un importantissimo patrimonio identitario della nostra storia e cultura e da noi ''esportato'' in Europa e nel mondo''.

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giovedì, 11 ottobre 2007

«È scherzo od è follia?»

OGGI IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO SCRIVE :

Rutelli: «Napoli all’altezza delle attese Ma la manifestazione resta itinerante» - 11/10/2007
«Il prologo del Festival dimostra di essere all’altezza delle aspettative. Napoli sarà in questi giorni una capitale internazionale del teatro, come Edimburgo e Avignone. Questo è un messaggio prezioso per e dalla città». Con toni incoraggianti Francesco Rutelli commenta i primi passi mossi dal neonato Festival Teatro Italia.Manon promette nulla per il futuro: «Trasformarlo in una manifestazione stabile? Resterà itinerante, tra tre anni bandiremo una nuova gara». Dal canto suo, Bassolino non si lascia scoraggiare e rilancia: «Abbiamo acquisito un know how, resterà un nostro patrimonio e continueremo a fare un nostro festival oltre a gareggiare per il nuovo bando. Cercando di far valere un’argomentazione precisa: i festival di cinema hanno sedi stabili, perché non fare altrettanto per il teatro?». Nessuna divergenza, comunque, al battesimo della manifestazione ieri al Porto. Solo dialettica per costruire: «Bisogna seminare», aggiunge Rutelli, «per ottenere l’attenzione delle nuove generazioni». Il ministro dei beni e delle attività culturali è arrivato addirittura in anticipo rispetto all’orario fissato per l’incontro con la stampa nella Cittadella dello spettacolo costruita sulla spianata della Stazione Marittima. Con un completo tabacco, per nulla ministeriale, il passo svelto e il consueto sorriso disteso, si è precipitato per prima cosa all’Info Point sistemato all’ingresso dove ha stretto la mano a tutti i ragazzi al lavoro in quello stand. «Come vanno le prenotazioni e gli arrivi?», si è subito informato, immediatamente confortato dai cenni positivi dei suoi giovani interlocutori. Rappresentanza di quel target under 40 più ampio, a cui dal primo momento Rutelli ha voluto destinare questo primo festival nazionale del teatro mai organizzato in Italia. Non a caso ha chiesto poi di visitare la Tenda 1, dove per tre sere la sezione «Nuove sensibilità» proporrà ben trenta studi di altrettanti spettacoli di giovani compagnie italiane. A Rutelli tocca in sorta di vedere le prove di «Machine Infernale», dei napoletani Plastique Teatro sistemati sul palco 5, se ne compiace prima di infilarsi nella nave-ostello. All’incontro con il ministro partecipa anche il commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi. Dunque, l’occasione è ghiotta per chiedere lumi sulla situazione del Massimo. «Non neghiamolo», dice Rutelli, «si tratta di scalare una montagna. Ma stiamo lavorando, sono molto soddisfatto di Nastasi. Un prolungamento del suo incarico? Vedremo... Intanto ho chiesto l’impegno del parlamento e degli enti locali, mentre stasera gli industriali napoletani staccheranno il primo assegno da un milione». Leggi speciali per il San Carlo, per la verità, non se ne vedranno, «per non suscitare le giuste ire delle fondazioni liriche che hanno i bilanci in pareggio. Il prestigio del San Carlo ci sta a cuore.Male istituzioni culturali debbono avere i conti in ordine, il paese lo pretende. La buona amministrazione ordinaria va insieme alla qualità della programmazione». Dopo aver visitato la nave che ospita circa mille addetti ai lavori c’è la foto di rito con gli artisti indiani che ridono divertiti. «I protagonisti del mio spettacolo», spiega il regista Roysten Abel, «sono persone molto semplici, hanno preso per la prima volta l’aereo, hanno visto per la prima volta un porto e sempre per la prima volta hanno dormito su una nave così grande e suonato in un teatro d’opera imponente come il San Carlo. Al punto da credere d’aver ammirato cose che nemmeno le loro divinità si sono mai sognate di immaginare». Un altro prestigioso artista indiano, Anish Kapoor, attualmente impegnato nella realizzazione della stazione della Metropolitana di Monte Sant’Angelo, ha più volte ripetuto di trovare Napoli una città molto familiare. «Ha ragione», aggiunge Abel, «quando provo ad attraversare la strada e nessuno si ferma, mi sento davvero a casa.Maa parte gli scherzi, la gente si somiglia nei tratti migliori, nella spontaneità, nell’estreversione. Quando lavorai con il mio amico Davide Iodice al progetto ‘‘Dammi almeno un raggio di sole’’ su Fellini a Sant’Arcangelo, non ebbi alcun problema, con lui e con tutti gli altri attori napoletani». Intanto Rutelli si sposta ai Quartieri Spagnoli per una tappa all’associazione Sabu che ha riqualificato il rifugio antiaereo di largo Baracche. Qui per il ministro c’è un assaggio dello spettacolo «Io, Clitemnestra. Il verdetto» con Cristina Donadio, tratto dal lavoro di Valeria Parrella, e poi una breve passeggiata con shopping, caffè e gelato allo stracciatella, in attesa della prima al San Carlo, appuntamento più atteso della giornata. Al Madre invece va in scena «Journey to the moon & 9 drawings for projection», il film d’animazione diWilliam Kentridge realizzato in studio con pazienti cancellature manuali di ciascun disegno a carboncino. Il supporto musicale dell’Archimia Quartet rende ancora più suggestivo il raffinato spettacolo (prodotto anche dalla gallerista napoletana Lia Rumma), ma gli spettatori qui scarseggiano, nonostante l’accattivante aperitivo con «finger foods» offerto negli spazi del bar, in sintonia con quanto accade nei musei di tutto il mondo. Del resto anche nei padiglioni del Porto, dove si possono visionare i film su Carmelo Bene, almeno in mattinata c’erano pochi curiosi. Meno male che lo spettacolo al Nuovo è affollato. E anche la coloratissima prima al San Carlo richiama tanti spettatori — dagli habituè dei teatri di ricerca, che sfoggiano look «alternativo», ai frequentatori del Massimo, tutti in ghingheri — e fa chiudere con soddisfazione il sipario su questa prima giornata di festival.
Mirella Armiero, Stefano de Stefano

Vogliamo solo ricordare che la decisione dell'Unione degli Industriali di Napoli di versare 1 milione di euro al Teatro San Carlo è stata comunicata ufficialmente all'ex presidente della Fondazione il giorno 4 luglio 2007 e cioè un mese prima del commissariamento,ringraziamo dunque il Ministro per il suo impegno a sostegno della Fondazione Teatro di San Carlo !


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martedì, 11 settembre 2007

Teatro S. Carlo: Lanza Tomasi lascia
Dal 30 settembre prossimo
(ANSA) - NAPOLI, 11 SET -Gioacchino Lanza Tomasi rinuncia a proseguire la collaborazione con il commissario straordinario del San Carlo che scadra' il 30 settembre.Lo ha annunciato nel corso di un incontro pubblico. 'Il problema finanziario e' il punto cruciale della gestione commissariale del San Carlo che scade a febbraio - ha detto Lanza Tomasi - ed e' un problema che resta aperto, e una gestione commissariale di emergenza e' fatta di bruschezze. Non ci sono le condizioni perche' io continui la collaborazione'.
"Questa mattina la conferenza stampa di presentazione con il sovrintendente Lanza Tomasi e il dovuto omaggio a Luciano Pavarotti. Nel corso della presentazione ufficiale però Gioacchino Lanza Tomasi ha annunciato di voler terminare la collaborazione con il commissario straordinario del San Carlo, Nastasi, nominato alla fine del mese di luglio dal ministro Rutelli. Ieri intanto, nella conferenza dei gruppi consiliari del comune di Napoli, su proposta di Raffaele Carotenuto, l’assise ha deciso di convocare al più presto Nastasi per capire quale sarà il futuro del San Carlo"

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venerdì, 07 settembre 2007

"Vorrei essere ricordato come un tenore d'Opera"

"Penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene ed è a  questo che mi sono dedicato"... Luciano Pavarotti (1935-2007)

Riccardo Muti per la Repubblica in ricordo di Luciano Pavarotti


La sua voce era strepitosa, di una generosità che catturava chiunque con immediatezza. Aveva un timbro inconfondibile. Un punto di riferimento, come la Callas o la Tebaldi. E una benedizione del cielo, che ha dato gioia a chi ha saputo ascoltarla con il cuore aperto. In più, nell'uomo Pavarotti, c'era un'autentica saggezza "popolare", nel senso più nobile dell'aggettivo. Era dotato di un'intelligenza viva e ricca di concretezza, tipica della sua terra, che lo ha portato a non dire mai cose fatue. Non c'erano finzioni né sovrastrutture in Luciano. Anche fuori dal palcoscenico, era esattamente ciò che vedevamo e ascoltavamo quando cantava in scena: una straordinaria fonte di energia.
E una persona vera, che amava la vita e gli amici, e metteva a disposizione del canto, senza sofismi, questo suo amore passionale e istintivo.
La notizia della sua morte ha provocato in me una tremenda sensazione. Luciano ha accompagnato la mia vita di musicista lungo vari decenni. Lo conobbi nel '69, per l'opera I Puritani che facemmo alla Rai di Roma in forma di concerto. Rimasi folgorato da quella voce senza confronti, da quel modo di fraseggiare con una libertà che era desiderio di espansione e necessità dell'anima. Per me, che avevo cominciato la carriera solo da qualche anno, entrare in contatto con una vocalità tanto vitale fu un'esperienza forte, che in seguito si è sempre ripetuta nei miei incontri di lavoro con Luciano. L'ho diretto tra l'altro ne I Pagliacci a Philadelphia e nella Messa da Requiem di Verdi alla Scala. E nel '92 fu tra gli ospiti del mio concerto d'addio a Philadelphia.
Risale al '95 un episodio che dimostra di cosa fosse capace quando seguiva il suo istinto naturale. In quell'anno Luciano accolse l'invito di mia moglie a cantare al Palafiera di Forlì, insieme a me che lo accompagnavo al pianoforte, a sostegno di una comunità di recupero. Accettò per la buona causa di un'operazione che non era certo una vetrina sul mondo, e per farlo giunse di corsa dagli Stati Uniti pagandosi da solo il biglietto e senza alcun compenso.
Inoltre forse nessuno, dall'esterno, può capire quanto fosse professionale. Nel '92 facemmo alla Scala il Don Carlos, ruolo che non aveva mai affrontato. Era talmente preso dal personaggio che partecipò alle prove per un mese intero, seguendo tutte le prove dell'orchestra. E oggi dell'opera esiste un disco dal vivo che testimonia come sapesse piegare la voce anche al fraseggio più raffinato e complesso.
Noi musicisti viaggiamo come un carro con tante ruote, e quando ne perdi una come questa barcolli, perché sai bene che non potrà mai essere sostituita.
La voce di Pavarotti resta nei dischi, ma ci mancherà quel suo timbro inimitabile, che stordiva nello squillo, come una lancia che colpisce. Di fronte a un tale fenomeno vocale è inutile porsi problemi di valutazione accademica: Luciano travolgeva tutti, superando ogni giudizio critico.


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venerdì, 17 agosto 2007

Corriere del Mezzogiorno
10 agosto 2007

A che servono spettacoli eccelsi se si violano i diritti?
di di Tony Stefanucci *

Intorno alle vicende del Teatro di San Carlo, quelli che devono stanno già facendo quadrato magnificando in termini superlativi, gli «eccelsi» risultati ottenuti artisticamente a giustificazione dei debiti accumulati dalla Fondazione. Personalmente sono nel coro di quelli che sostengono che i soldi spesi per la cultura non sono mai abbastanza, ma non a tutti i costi e non a danno degli altri.
Apprendo dai giornali (che per me ormai fuori del gioco, non avendone altre, sono l’unica fonte di informazione attendibile) della quantità e della natura dei debiti accumulati dal San Carlo. Non mi preoccupa tanto la quantità, che merita certamente anche più di una oculata e scientifica riflessione, ma la natura di essi è veramente preoccupante. Stando ai giornali che ne riferiscono in dettaglio, il debito ammonterebbe a circa 25 milioni di euro (pari a circa 50 miliardi di vecchie lire, che fa un po’ più effetto) la maggior parte dei quali riguardano il mancato versamento dei contributi previdenziali, cioè il San Carlo ha fatto degli spettacoli, sia pure «eccelsi » con i soldi dei contributi previdenziali dei suoi dipendenti. Un tempo questo sarebbe stato pane per i denti della sinistra politica e sindacale, che avrebbe schierato in campo tutte le forze disponibili armate di roncole e martelli per mettere a ferro e a fuoco l’Amministrazione. Come cambiano i tempi. Le cose stanno più o meno così: il Teatro di San Carlo è una fondazione a totale finanziamento pubblico-privato, ivi compresi abbonamenti e sbigliettamento. Questi finanziamenti devono coprire le spese carenti della struttura, gli stipendi dei dipendenti, le parcelle professionali a cantanti, direttori di orchestra, registi, scenografi, costumisti ecc. «Tutti eccelsi» (questo aggettivo superlativo non l’ho mai sentito usare per una Margherita Walman o per un George Wachevich) ma forse sarebbe meglio che fossero un po’ meno «eccelsi », ma più competenti nello specifico. I conti poi degli allestimenti dovrebbero essere limitati alle sole forniture di materiale in quanto la forza lavoro interna, specializzata per questo, provvede alla realizzazione e alla esecuzione degli spettacoli.
Gli stipendi dei dipendenti vengono tassati a monte e in questa decurtazione, dal lordo al netto, sono compresi i contributi previdenziali che l’azienda trattiene e versa per conto del dipendente qualora questi dovesse distrarsene. Questa distrazione che spesso avviene in categorie non dipendenti si chiama, mi pare, evasione e viene perseguita per legge.
Stessa cosa credo che avvenga dalle piccole alle grandi imprese: se il salumiere che ha alle dipendenze un commesso e non gli versa i contributi previdenziali credo sia perseguibile per legge. E qui sorge spontanea e preoccupante la domanda: se l’Amministrazione di una fondazione come il San Carlo, a finanziamento pubblico- privato distrae circa 25 milioni di euro pari a circa 50 miliardi di vecchie lire, destinati alla copertura dei contributi previdenziali (peraltro già versati dai dipendenti) — per fare spettacoli «eccelsi» — ma senza avere nessuna possibilità presente o prospettiva futura di ripianare la distrazione, come dimostra il provvidenziale e forse pianificato commissariamento che cosa gli succede?


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sabato, 11 agosto 2007

Fondo di previdenza integrativa, ecco il deficit del San Carlo PDF Stampa E-mail
Scritto da Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno   
sabato 11 agosto 2007
«Sarebbe utile affondare le mani nel fondo integrativo di previdenza del San Carlo. Da lì potrebbe venir fuori qualche sorpresa», suggerisce Marco De Rosa, capo del personale del Massimo napoletano. E quel fondo, una qualche sorpresa - soprattutto dal punto di vista economico - la rivela; più, forse, dell'elenco delle consulenze stipulate dal soprintedente Gioacchino Lanza Tomasi, che pure hanno una loro consistenza: 20, in tutto, per un impegno economico di circa 900mila euro. Tutte, per bocca del commissario Salvatore Nastasi, saranno «risolte» al 30 settembre prossimo. Conviene, tuttavia, andare con ordine.
IL FONDO PREVIDENZIALE - Partiamo dai dati del bilancio 2006. Tra i valori a breve termine, i crediti ammontano a 5,7 milioni di euro, mentre i debiti sono pari a 30,7 milioni, ricomprendendo debiti verso enti previdenziali (Enpals) e erario già scaduti per 17 milioni; a medio e lungo termine, invece, i debiti verso dipendenti per indennità di tfr e similari (tenete a mente questa dicitura) ammontano a 29,6 milioni. E' fra le indennità che si scova la stranezza del fondo previdenziale integrativo, che ogni anno assorbe dalle casse del teatro due milioni di euro. Occorre, qui, fare un passo indietro. Il fondo integrativo (un gruzzolo che i dipendenti del San Carlo mettevano da parte ogni anno da affiancare alla pensione) nasce da un accordo stipulato negli anni 70. Un fondo che avrebbe dovuto essere costituito da soldi versati dai lavoratori (4% dello stipendio) e dal teatro (altro 4%). Inoltre, l'iscrizione dei lavoratori alla previdenza integrativa è stata chiusa nel 1984. «Oggi il problema è che quel fondo — dice De Rosa — non ha fondi. E per rimpinguarlo il teatro sborsa ogni anno due milioni di euro, a fronte dei 25mila che i restanti dipendenti versano». In pratica, il «fondo che non ha fondi» deve pagare la pensione integrativa (il 30% dell'ultimo stipendio)ai circa 200 lavoratori messi a riposo dal '70 a oggi. E non avendo risorse le assorbe direttamente dalle casse del San Carlo (i due milioni). E a nulla servono i 25mila euro versati da quei pochi dipendenti ancora iscritti alla previdenza integrativa e ancora al lavoro. Perché le risorse del fondo non ci sono? «Che le posso dire? Ci troviamo — afferma De Rosa — in presenza di un debito che spostiamo in avanti nel tempo e che non ripianeremmo neanche in 30 anni».
LE CONSULENZE - De Rosa prende posto alla direzione del Personale nel novembre del 2003. Oggi ha 36 anni e in tasca un contratto da dirigente a tempo determinato, scadutogli nel 2006 e rinnovato fino al 2009. I conti li conosce a menadito; ed anche i consulenti, nominati e «assunti » direttamente dal soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi. «L'elenco dei consulenti — ricorda De Rosa — non è sterminato: in tutto sono 20. E costano all'anno circa 900mila euro. La consulenza più costosa non arriva ai 90mila euro».
I NOMI - Fra i consulenti troviamo: Mariano Apicella (direttore generale), Alessio Vlad (direttore artistico), Filippo Arrivi (responsabile dei rapporti con la stampa), Raffaella Tramontano (capo ufficio stampa), Emanuela Spedaliere (sponsoring), Laura Valente (Ufficio edizioni), Marco Ozbic (direttore del coro), Carmelo Columbro (altro direttore del coro) , Susy Romano (responsabile Rapporti istituzionali), Jeffrey Tate (direttore musicale), Francesco Rosa (direttore musicale palcoscenico), Sandro Bonelli (segretario artistico), Anna Razzi (direttrice scuola e corpo di ballo), Stefania Rinaldi (direttrice coro voci bianche), Giuseppe Signoriello (fiscalista e tributarista). A questo elenco devono aggiungersi gli orchestrali esterni chiamati a sostituire quelli alle dipendenze del San Carlo durante la normale programmazione del teatro (una consuetudine che nel mondo sinfonico chiamano «alternanze in orchestra »). Ebbene, queste consulenze avranno un termine. Perentorio: il 30 settembre prossimo, ha detto Nastasi. E' possibile prevedere che dal primo di ottobre parta una valanga di risorse? E' un rischio serio e tutt'altro che peregrino. «E' un segnale forte quello del commissario», commenta De Rosa. «Diciamo che è ragionevole abbassare il numero dei consulenti, 4 o 5 in meno non sarebbero un danno per il teatro. Sugli eventuali ricorsi non posso dir nulla, Penso piuttosto che quella di Nastasi potrebbe essere una maniera per ridiscutere economicamente alcuni accordi ».
LA POLITICA - Sulla vicenda del San Carlo «si piangono lacrime di coccodrillo » dicono i consiglieri comunali della Margherita Mastranzo, Montemarano, Russo e Benincasa. «Bufere agostane», risponde la sindaca Iervolino. «Il caldo di ferragosto fa brutti scherzi. Questa volta li ha fatti anche ai consiglieri di Dl che sparano a zero sul San Carlo con giudizi che sfiorano l'inverosimile».

Repubblica - Napoli
10 agosto 2007

Rompo il silenzio sul San Carlo
di Gioacchino Lanza Tomasi

Caro direttore, dal maggio scorso mi sono astenuto dall´intervenire sulla Fondazione Teatro di San Carlo. E a ragione veduta. Il Sindaco e l´onorevole Tessitore avevano in corso una serie di contatti con aziende nazionali di primo livello e non è opportuno turbare il guidatore.
Si è giunti infine al Commissariamento. Per me a sorpresa. In quanto ritenevo che esso sarebbe stato adottato soltanto in caso di default finanziario, evenienza possibile entro l´anno in corso, non certa. Ma che, se superata, avrebbe rinviato i problemi strutturali del debito, dell´esercizio e della tesoreria di un anno.
Un anno entro il quale Comune, Regione, Provincia avrebbero potuto ancora trovare soluzioni percorribili.
Sono andato in vacanza l´8 sera dopo due giorni passati con il dottor Nastasi e i suoi due collaboratori. Sono stato tempestato di telefonate e ho risposto sempre evasivamente. Ma la polemica monta e ritengo opportuno informare l´opinione pubblica con un intervento di cui mi assumo la responsabilità. Le opinioni, le cifre debbono esser reali. Si potrà dissentire sulla mia conduzione amministrativa, ma non è stata una conduzione assente o ignara dei problemi.
La cronaca giornalistica non è un terreno permeato di cultura aziendale. E il San Carlo è stato soprattutto oggetto di cronaca politica. Alcuni punti fermi vanno pertanto forniti all´opinione pubblica. Lo ha fatto il vicepresidente Tessitore e quanto segue non è che un ampliamento di quanto da lui dichiarato.
Patrimonio - La legge Veltroni Melandri ha prescritto che la posta principale del patrimonio fosse costituita da una valutazione accettata dal tribunale del valore dell´uso perpetuo dell´immobile. Questa valutazione ammonta a 48.000.000 di euro. Si tratta evidentemente di una cartolarizzazione, perché il diritto non è ipotecabile né trasferibile.
Di contro è stato iscritto a passivo del patrimonio la valutazione di un Fondo integrazione pensioni, gestito direttamente dall´allora Ente autonomo, senza cassa separata e chiuso nel 1985, e la cui valutazione attuariale accettata dal tribunale è stata di 37.000.000 di euro.
Questa posta iscritta al passivo patrimoniale è presente soltanto alla Fondazione Teatro di San Carlo, e quindi la Fondazione napoletana presenta un peccato originale assente nelle altre 12 fondazioni.
A oggi la Fondazione ha erogato pensioni integrative per 15.600.000 euro. Questa uscita, grazie alla partita doppia (straordinaria scoperta contabile del quattrocento fiorentino), non è immediatamente evidente alla lettura del bilancio. Non se ne è accorto neppure il commercialista del Denaro, e produce le tre seguenti iscrizioni: una diminuzione del patrimonio di pari importo nel conto patrimoniale, un accrescimento del debito di pari importo nel conto economico, una sofferenza di pari importo nella tesoreria. Questa sofferenza è stata trasferita tal quale sull´Enpals a carico della Fondazione. Tre anni or sono la stesso trasferimento di debito era stato adottato dalle Spa del gioco calcio.
Se il Comune di Napoli non fosse intervenuto con la cessione gratuita di due unità del Palazzo Cavalcanti (iscrizione a patrimonio per 4.200.000 euro) il patrimonio sarebbe pertanto esaurito e il Commissariamento sarebbe avvenuto due anni fa. Il patrimonio resta comunque assolutamente insufficiente. Un ulteriore sollievo dovrebbe prodursi con la ratifica in Consiglio della delibera di Giunta che trasferisce alla Fondazione altre unità immobiliari del Cavalcanti per 5.000.000 di euro.
Esercizio - Come ha illustrato ieri su “Repubblica” il senatore Massimo Villone le conseguenze della Veltroni Melandri sono state particolarmente sfavorevoli per le fondazioni meridionali. La legge di ispirazione Scala, e promossa per superare il blocco delle retribuzioni imposto dal governo Amato, ha prodotto una progressiva dismissione del supporto pubblico. Questa dismissione per il San Carlo è giunta nel 2006 a 6.000.000 di euro, se si tiene come base di partenza il Fus 2002. Nel 2002 la Fondazione ebbe un attivo di bilancio di 500.000 euro e poté iscrivere ad accantonamento 1.000.000. Nel 2006 ha iscritto a perdita 4.600.000 euro. Il cospicuo e inatteso taglio del Fus nella Finanziaria 2006 si accompagnava a dichiarazioni del professor Renato Brunetta, consulente economico di Forza Italia, il quale sosteneva il passaggio dello spettacolo al libero mercato e un progressivo azzeramento del Fus.
Il passaggio al privato stava portando direttamente alla chiusura dell´attività di spettacolo in Italia. Nel dicembre 2004 sindaci e soprintendenti furono riuniti in un tavola rotonda dal ministro Urbani. Erano presenti quasi tutte le fondazioni deboli, assenti le fondazioni forti (Roma e Milano risentono marginalmente dei nostri problemi). I sindaci Chiamparino, Dominici, Cofferati asserirono di non poter mettere a disposizioni fondi sostitutivi alla progressiva diminuzione del fondo statale, dichiararono che avrebbero dovuto contrarre l´occupazione e in casi estremi abbandonare le fondazioni. Opinioni non dissimili sul piano della carenza finanziaria furono espresse dai sindaci di destra Floris e Cammarata. La Iervolino, in difformità dagli altri sindaci della sinistra, dichiarò che avrebbe difeso l´occ