Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
lunedì, 30 gennaio 2006

LA REPLICA DI LANZA TOMASI...

IL MATTINO 30/1/2006

Quando posi la mia candidatura a soprintendente della Fondazione Teatro di San Carlo mia moglie mostrò qualche apprensione. I teatri lirici possono offrire immense soddisfazioni, e il San Carlo me ne ha offerte più di ogni altro. Spesso si è determinata una sintonia di tensione artistica fra lavoratori e pubblico e nessuna soddisfazione può dare un teatro maggiore di questa. Si ha l'impressione di essere al centro degli interessi della città. Ma a un certo punto la storia finisce male. Sono sempre tornato in teatro come il giocatore d'azzardo alle poste, se l'opera è nel vostro sangue il rischio fa parte del gioco. Quando fui nominato soprintendente il mio collega Lorenzo Bianconi si congratulò con me quale successore di Barbaja. «Senza la licenza del gioco d'azzardo non è la stessa cosa», risposi, e potrei azzardare che la soluzione dei problemi del San Carlo sarebbe proprio quella del ritorno alle origini: dargli in gestione un casinò. La crisi finanziaria della Fondazione Teatro di San Carlo parte da lontano, cioè dal 1999 quando la Fondazione vide la luce con 33 miliardi di capitale, a fronte di un bilancio di esercizio di 35. Il deficit strutturale poteva reggersi e ha retto fino al giugno 2005, grazie all'incremento del contributo della Regione Campania e all'ingresso della Provincia in Fondazione. Nel giugno 2005 le Fondazioni ricevettero assicurazione che il Fus sarebbe stato ripristinato al livello 2003. Invece si trovano ad affrontare la previsionale 2006 con un meno 20% (al San Carlo -6.000.0000). In questi giorni i Consigli di amministrazione delle fondazioni stanno per approvare i loro bilanci, e son dolori, si parla di tagli alla produzione, tagli alle retribuzioni e quant'altro, le relazioni aziendali segnano tempesta. Ora l'amministratore della Fondazione una proposta di bilancio la deve pur fare e nella ridda di congetture e di cifre in rosso ho deciso di esporre pubblicamente il problema. Per risposta vi sono stati due interventi, uno del presidente della Camera di Commercio Gaetano Cola sul Sole 24 Ore e l'altro del professor Sergio Sciarelli sul Mattino, i quali suggeriscono che al soprintendente, a cui si riconosce competenza artistica, venga affiancato un manager. È la soluzione del Teatro alla Scala, dove Ermolli reperisce le risorse e il soprintendente Lissner le spende. Nessun uomo sarebbe di me più felice. Il contratto Scala è ben più alto di quello del San Carlo, ma nessuno si sogna di turbare le relazioni aziendali. Il Soprintendente Lissner si è soltanto opposto al mantenimento del sistema Scala che includeva gli Arcimboldi, operazione impopolare sul piano dell'incremento dell'occupazione, e non condivisa da tutta la dirigenza politica di Milano. E la cosa toccava nervi sensibili: l'abbandono degli Arcimboldi è stato anche un motivo sotteso alla rimozione del soprintendente Fontana. Sorge a questo punto come e quanto un soprintendente possa essere un manager. Cola e Sciarelli, nelle rispettive aziende alimentari ed assicurative, elaborano un piano industriale indirizzato verso un recupero della competitività. Il piano industriale individua esuberi, ottimizza il contratto, comprime quella quota delle retribuzioni ritenuta improduttiva e che viene data in pasto all'opinione pubblica come «sprechi». Lo fanno in nome dei diritti sacri dell'impresa, e non dubito che se il Governo decidesse da un anno all'altro di fare un prelievo del 20% sulle loro risorse, non parlerebbero di «sprechi» ma chiederebbero a gran voce la restituzione dei fondi, come faccio anch'io. Nelle loro scelte essi hanno operato in linea con la tendenza attuale della congiuntura, una linea che comprime diritti ed oneri sociali ed incrementa flessibilità e produttività. Questa linea non è stata dettata da capriccio, essa è dettata dalla stessa sopravvivenza. Paese ad alto tasso di solidarietà l'Italia cerca di frenare la sua introduzione del settore pubblico. Certo, queste inclinazioni economiciste hanno eroso le partecipazioni statali, hanno prodotto gli esuberi nelle aziende di credito, hanno condotto a volte ad approvare il piano industriale di un manager e porlo come condizione stessa della sopravvivenza dell'azienda (Alitalia). Il paese è fatto di elettori ed è coerente che sorga la tentazione di non spingere sull'acceleratore. Oggi si dà ogni colpa ai furbetti, ma in buona fede va riconosciuto che ogni uomo di governo si pone il problema di turbare quanto meno possibile le relazioni aziendali. Se non fosse così non sarebbe un uomo di governo ma uno statista. E questi invero difettano. Il mondo dello statuto dei lavoratori è finito in soffitta, ma era pur tanto bello. Ciò premesso, dichiaro che pur conoscendo per lunga dimestichezza i problemi che affliggono il settore non ho avuto mandato a risolverli. Ho tutte le libertà possibili salvo quelle afferenti la conflittualità. Da un paio di settimane passo per il palcoscenico fra "vattenne" percepibili se pur ancora non corali. I lavoratori pensano che mi sia appropriato dei loro soldi, e l'idea che uno dei mali principali sia da cercarsi negli allestimenti è ormai luogo comune. Sciarelli lo menziona espressamente. Non mi dilungo nel merito, posso soltanto dire che l'idea degli allestimenti circolanti a costo zero può venire in mente soltanto a chi non sa proprio quel che sia un teatro. E poi una sola cifra spiega a sufficienza come stanno le cose. Gli allestimenti incidono per 1,5 milioni su un bilancio di 35, con oneri imputabili al costo del lavoro di 24. E quel 4% allocato agli allestimenti produce un ritorno nel prodotto superiore alla spesa. Ben venga quindi un manager alla Fondazione Teatro di San Carlo. Ma da quel che la storia recente indica questi sarà tale se, e in quanto, riuscirà a reperire quei fondi pubblici che al suo predecessore erano stati negati. «Es ist eine alte Geschichte / doch klingt es immer neu» (è storia vecchia, ma par sempre nuova) recita uno dei più meravigliosi Lieder di Heine Schumann. Gioacchino Lanza Tomasi


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sabato, 28 gennaio 2006

IL MATTINO 28/1/2006

Sergio Sciarelli,Professore ordinario di Economia e gestione delle imprese presso l'Università Federico II di Napoli, responsabile economico di Forza Italia in Campania,ha scritto sul giornale di oggi le sue le sue riflessioni,liberamente ispirate al pensiero di Silvio...La locuzione economie di scala  è usata in economia per indicare la relazione esistente tra aumento della produzione e la diminuzione del costo medio unitario di produzione.Quando il professore fa riferimento ai costi fissi ,sicuramente si riferisce al personale stabile;se venissero sfruttare le economie di scala i costi dovrebbero essere abbattuti facendo ricorso alla outsourcing(esternalizzazione) di alcuni reparti,cita ad
esempio la scenografia ma sicuramente intendeva parlare anche degli altri settori,infatti alla fine fa riferimento "ai tanti vincoli da rimuovere" e cioè,a nostro avviso, all'eccessiva sindacalizzazione.In campagna elettorale ci si guarda bene dal parlare nello specifico di tagli e licenziamenti,secondo il professore la gestione è discutibilissima ma ci viene il dubbio che dal suo punto di vista lo sia solo perchè  è della fazione politica opposta.I Milionari

RIFLESSIONI- SAN CARLO COME EVITARE IL COLLASSO

I problemi di particolare gravità che riguardano il San Carlo sono comuni a tanti altri teatri lirici e richiedono interventi molto seri di carattere strutturale e manageriale. Il mondo della lirica assomiglia, purtroppo, a un altro mondo dello spettacolo che appare afflitto dagli stessi problemi, ovvero a quello del calcio, in cui numerosi sono già stati i casi di fallimento (tra cui quello del Napoli Calcio) e ancora più numerose sono le situazioni di crisi pressoché irreversibile in atto. I due mondi si somigliano per due ragioni principali: il ridotto avanzamento del processo di «aziendalizzazione», che non ha ancora investito il settore artistico e quello calcistico, e i compensi troppo elevati corrisposti ai protagonisti (ugole d’oro e campioni della pedata). Accanto, però, a questi elementi di similarità, vi è un fattore di differenziazione, molto rilevante ai fini delle osservazioni che vogliamo sviluppare: il mondo del calcio è sostenuto dal mecenatismo, vero o presunto, dei signori presidenti delle società, mentre quello della lirica si regge principalmente sull’aiuto pubblico. Da ciò non può che discendere la maggiore responsabilità di chi è messo alla testa dell’ente lirico, dato che i disavanzi di gestione vanno, in grande misura, a carico della collettività. Senza volere con ciò sostenere che la cultura, musicale e non musicale, non debba essere sostenuta dallo Stato e dagli enti locali, va legittimamente messa in discussione la misura in cui questi interventi siano o possano essere socialmente giustificati.  In altri termini, le domande da porsi appaiono oggi facilmente individuabili: come vanno conciliate arte ed economia? quale dovrebbe essere un giusto prezzo da sostenere per la promozione culturale? e, ancora più specificamente, in qual modo l’efficacia del prodotto (bontà di una rappresentazione) è in grado di giustificare il sacrificio dell’efficienza (uso ottimale delle risorse)? I problemi di fondo di tutti gli enti lirici sono abbastanza noti: esuberanza di personale, dovuto soprattutto all'eccessiva internalizzazione delle attività (rimane la tradizione di allestire, con risorse interne, scenografie, bozzetti, costumi), alti cachet artistici (non giustificabili in rapporto all'effettivo incasso dello sbigliettamento) e, in ultimo ma forse meno avvertita, è la mancanza pressoché assoluta di partnership nel settore. Quello che cioè pesa sulla gestione sono i costi fissi e l’impossibilità di sfruttare le classiche economie di scala. Perché, dunque, non fare ricorso all’outsourcing per alcune delle attività? perché bruciare un allestimento molto costoso per una sola stagione e in una sola piazza teatrale? Perché la stessa opera non può girare in più teatri lirici oppure perché la stessa opera, a seconda del regista, dev'essere rappresentata con nuove scenografie, nuovi costumi? La crisi del San Carlo è, dunque, di carattere più generale ed è comune a tutti i teatri lirici, ma con un aggravante non certo secondaria: a Napoli non è facile reperire risorse supplementari dal settore privato, come accade per la Scala di Milano, per cui un taglio del contributo statale può essere controbilanciato soltanto mediante una più accorta gestione dei costi. Bisogna quindi capire meglio quali possono essere le prospettive realistiche di un’istituzione così gloriosa, ipotizzando un deciso intervento manageriale di riorganizzazione delle strutture e affrontando il delicato compito di predisporre un business plan pluriennale, sostenibile nel tempo. Di fronte ad un avvenire in cui, almeno per il momento, certi andamenti negativi (tagli ai contributi pubblici e scarsità di risorse private) sembrano unicamente destinati a peggiorare, non c’è più spazio per misure congiunturali o di breve periodo. La sopravvivenza dignitosa di un teatro, che ha accompagnato la storia della nostra città e che rimane un vanto della lirica italiana, si lega a modifiche sostanziali nella gestione. Certo, non sarà facile modificare strutture e comportamenti consolidatisi negli anni, ma di fronte all’emergenza occorre un piano di gestione, forte anche rispetto ai tanti vincoli da rimuovere. È cioè indubitabile che, accanto a un presidio artistico di elevato livello professionale, deve poter operare un manager aziendale capace di conciliare, nel modo più opportuno, efficacia ed efficienza, qualità ed economicità, interesse dei melomani con quelli della collettività. Sergio Sciarelli


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venerdì, 27 gennaio 2006

QUANDO FINISCE UN AMORE...

LanzaTomasi: si va verso il commissariamento - 27/01/2006
«Mi sembra di essere stato fin qui molto chiaro: il San Carlo sta fallendo, nonostante gli accorgimenti per comprimere la spesa del 2005. A questo punto non resta che da chiedersi se, per la città, il Lirico costituisca o meno un bene primario. Vorrei essere fiducioso ma, in caso contrario, i prossimi passi sarebbero lo scioglimento del consiglio e il commissariamento ».
Il sovrintendente del San Carlo,Gioacchino Lanza Tomasi, è più esplicito che mai. Conti in rosso che aprono il 2006, sfiorando i 6 milioni di euro e un debito storico pari ad oltre 12 milioni che mettono ogni giorno a repentaglio gli stipendi di tutti i lavoratori del Lirico napoletano, nonché la sopravvivenza stessa della Fondazione del Teatro San Carlo. Per la sindaca Rosa Russo Iervolino, presidente del cda della Fondazione, «il San Carlo è un patrimonio culturale irrinunciabile. Un bene che, per nulla al mondo, la città può permettersi di perdere». Di qui il suo recente impegno ad offrire sostegno ai lavoratori e l’appello al sistema imprenditoriale del territorio, direttamente coinvolto per la prima volta attraverso l’accordo ufficializzato l’altra mattina presso la sede dell’Unione degli Industriali. In realtà, nell’Italia che taglia i fondi al mondo della musica e del belcanto, gli ex enti lirico-sinfonici sono, più o meno ovunque, con l’acqua alla gola dinanzi a deficit compresi fra i 5 e i 7 milioni. Due le soluzioni: andare avanti nella programmazione creando voragini finanziarie da far ricadere sulle casse delle amministrazioni locali e delle fondazioni bancarie o, come ad esempio accaduto al Regio di Torino con il plauso dell’assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, ammortizzare i tagli al Fus drasticamente riformulando titoli e locandine. Ma a Napoli, dove il primo semestre di programmazione resterebbe invariato, ossia giusto fino alla scadenza del mandato del sovrintendente, la situazione di cassa appare particolarmente grave, tra l’altro con il peso di quei 24 milioni di euro per le retribuzioni al personale interno sottolineati dallo stesso vertice Gioacchino Lanza Tomasi come cifra dolente al centro del gravissimo quadro deficitario ufficialmente distribuito al tavolo d’incontro a Palazzo Partanna. Per i sindacati, non è il personale – che, anzi, meriterebbe un ulteriore valorizzazione, come sottolineato dai Cobas – a dover essere tagliato quanto, piuttosto, la Fondazione a dover presentare un «progetto gestionale» adeguato alla gravità del contesto, come ribadito da La Penna della Uilcom. Lanza Tomasi, intanto, risponde oggi chiarendo la cifra rovente degli stipendi. Come si arriva ai 24 milioni di euro? «Abbiamo 17 milioni di erogazione diretta, 5 di oneri sociali, 2 di fondo integrativo pensioni più 7-800mila per il Tfr relativamente alle unità sia stabili che a tempo determinato.
Le posizioni nell’occhio del ciclone? Sono tre: il responsabile delle comunicazioni, la responsabile delle relazioni internazionali e sponsoring, la responsabile delle edizioni del Teatro che, secondo i sindacati, ho messo io in quota ». Quanto alla liquidità di questi giorni, aggiunge: «E’ scarsissima. Gli impegni ci sono, ma solo in teoria. Così come il sostegno della Iervolino, preso direttamente con i sindacati e di cui, personalmente, non so nulla».
Paola De Simone

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giovedì, 26 gennaio 2006

IL MATTINO 26/1/2005

L’ALLARME DI LANZA TOMASI «Al San Carlo rischiamo il fallimento»

Donatella Longobardi Mentre il governo taglia i fondi statali l’Unione industriali va in soccorso del San Carlo. Ma di soldi, al momento, non se ne parla. Anche se la situazione economica delle casse della Fondazione sembra al limite: «Abbiamo forse sei mesi di vita, si rischia il fallimento», denuncia il sovrintendente Lanza Tomasi che davanti agli imprenditori, ai sindacalisti e alla stampa convocata per annunciare l’accordo, snocciola cifre preoccupanti: un 2006 che inizia con 6 milioni e 900 mila euro in meno dei necessari 35 milioni e un disavanzo degli anni precedenti (2000-2004) che supera i 12 milioni. Di fronte a questi dati, quella annunciata ieri nella sede dell’associazione in piazza dei Martiri è solo l’inizio di una collaborazione degli industriali con il teatro che entra di diritto nel salotto buono dell’imprenditoria napoletana. «Quattrocento dipendenti sono una realtà da tenere in considerazione», nota il vicepresidente al marketing per lo sviluppo associativo Vito Grassi, curatore dell’iniziativa che con il San Carlo apre un nuovo capitolo all’interno dell’Unione. L’ingresso del teatro, infatti, è solo il primo tassello di un progetto che tende a fare della cultura e del turismo ad essa collegata un’impresa economica e produttiva. «Se non si fa funzionare il San Carlo che è la nostra massima istituzione culturale - ha detto il presidente dell'Unione, Giovanni Lettieri - il territorio rischia di diventare ancora meno competitivo di oggi. E il tenore di vita di una città non si misura solo in costi, ma su quel che offre, dai teatri ai parcheggi». «Per noi, è un onore e un onere tentare di risolvere la situazione di questo teatro conosciuto in tutto il mondo», ha aggiunto il presidente ricordando come la richiesta di far fronte alle esigenze del San Carlo è arrivata dalla base perché molti industriali napoletani hanno suggerito un intervento. Lettieri fa qualche nome: da D’Amato a De Feo, Maione, Zigon. «Non vorrei però dimenticare qualcuno», aggiunge il presidente che annuncia un tavolo allargato anche alla Camera di commercio per tentare di costituire una cordata di privati disposti a sostenere le attività del Lirico. «Dovremo comunque adattarci alla situazione napoletana - dice Lettieri - che purtroppo non è quella di Milano dove bastano pochi big della finanza o di banche che si autotassano per dare fiato alle casse del teatro. Di fronte a un disavanzo come quello del San Carlo occorrono ben altri interventi istituzionali». E alle istituzioni fa riferimento lo stesso Lanza Tomasi ricordando come, ad esempio, a Venezia il sindaco Cacciari abbia messo mano alle tasche del comune per aiutare il teatro: «Oggi - dice - l’intervento di stabilizzazione può essere fatto solo dall’ente pubblico. Ed è al sindaco e al cda che spetta dare l’indirizzo politico sulle scelte da affrontare per risanare il bilancio. Io, personalmente, sarei cauto a diminuire le attività visto che ci portano nelle casse circa 6 milioni e seicentomila euro all’anno». Da qui l’ennesima richiesta dei sindacati (all’incontro ci sono Barba, Mazza, Cascone e La Penna di Cgil, Cisl e Uil) di varare un piano di risanamento aziendale ma anche di ripensare al futuro del San Carlo e a un’«industria della cultura» per uscire da un momento di difficoltà e aiutare i lavoratori. Prima che si arrivi a fallimenti e commissari.


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mercoledì, 25 gennaio 2006

COMUNICATO STAMPA ISCRITTI CGIL FIRENZE

COMUNICATO STAMPA  Firenze 24 gennaio 2006
Al quotidiano
L’Unità
La Nazione
La Repubblica
Corriere di Firenze
Corriere della Sera


Apprendiamo dagli organi di stampa che sarebbero operativi tagli alle retribuzioni dei lavoratori del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
Nel merito della questione, il Comitato degli Iscritti CGIL del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, afferma di non essere a conoscenza di accordi sindacali sottoscritti in tal senso e ribadisce la posizione espressa dai lavoratori nell’ultima assemblea generale e, successivamente, dallo stesso Segretario SLC, ove si sottolinea la totale indisponibilità ad indiscriminate riduzioni salariali.
Al contrario i lavoratori del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino attendono ancora oggi dal Commissario Nastasi precise risposte alle richieste a lui formulate dalla propria organizzazione sindacale ed in particolare circa:
- l’attivazione dei prospettati incentivi al pensionamento
- l’avvio di una seria riflessione sull’assetto dirigenziale del Teatro Maggio Musicale Fiorentino,
- la destinazione, la gestione e il controllo sull’eventuale contributo dei lavoratori alla copertura di un deficit di cui non si ritengono minimamente responsabili
Il Comitato degli Iscritti CGIL del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino


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martedì, 24 gennaio 2006

COMUNICATO DELLE SEGRETERIE PROVINCIALI DI BOLOGNA

Le Segreterie Provinciali SLC-CGIL, FISTel-CILS, UILCOM-UIL di Bologna respingono con fermezza gli attacchi apparsi sulla stampa e la campagna promossa dalla Direzione del Ministero e da alcuni Sovrintendenti tendente a scaricare sulle lavoratrici e i lavoratori del Teatro i costi e le responsabilità di una gestione rovinosa dello spettacolo in generale e delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche in particolare.Articoli come quello di Sandro Cappelletto, apparso su La Stampa del 17 gennaio, stranamente coincidente con le posizioni espresse dal direttore-amministratore-commissario Nastasi e da svariati Sovrintendenti e che utilizza, generalizzando, dati economici e di orari non corrispondenti alla realtà e già oggetto di smentita, hanno l'unico scopo di nascondere le responsabilità, in primo luogo del Governo e del Ministero che con i continui tagli hanno reso sempre più problematica una sana gestione dei Teatri e, dall'altro dei sovrintendenti e dei CDA che hanno continuato a gestire danaro pubblico nella peggior logica dei boiardi di stato, pur a fronte della massima disponibilità delle lavoratrici e dei lavoratori del Teatro ad un utilizzo pieno ed ottimale delle risorse nel rispetto e nello sviluppo di tutte le professionalità esistenti.


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LA STAMPA 24 GENNAIO 2006

Opera nel baratro e stipendi dei musicisti
Dopo l'articolo di Sandro Cappelletto «L'opera corre verso il baratro» pubblicato il 17 gennaio sono arrivate numerose lettere. Ne pubblichiamo tre.
Sono una corista del Teatro Regio di Torino, il mio stipendio è di 1.600 euro netti al mese e ho studiato 10 anni per vincere il concorso per entrare nel coro. Faccio un lavoro che mi piace e questa non è una colpa. Guadagno in modo appena sufficiente per mantenere me e mio figlio, per pagarmi le lezioni di canto e un mutuo su una casa, e anche questa non è una colpa.
La prossima volta che le viene in mente di colpire un settore vada a vedere gli stipendi di coloro che guadagnano davvero molto. Un lavoro come il nostro ha una grande specializzazione e il risultato è la qualità, non la quantità, e in ogni caso può apprendere (da fonti attendibili, magari!) che il nostro monte ore non è così ridicolo come lei lo ha descritto.
Pierina Trivero, Torino
Concordo sul tenore dell'articolo di Sandro Cappelletto. Non credo che ci siano ricette miracolose e, pur non comprendendo il taglio drastico di questo governo ormai in fuga, credo che i mali siano tanti. Perché in Italia si assiste al fenomeno del Sovrintendente licenziato per avere provocato all'Istituzione che dirigeva enormi danni e poi richiamato da un altro teatro?
I diritti dei lavoratori sono sacrosanti, però hanno pochissimi doveri. A Palermo uno sciopero di 13 orchestrali paralizza l'attività della Fondazione per diritti che reclamano e su cui non intervengo, senza però che in quel teatro come in tutti gli altri ci sia la facoltà di richiedere una verifica delle condizioni artistiche
Vincenzo La Scola, Palermo
Sono sentitamente sorpresa di aver scoperto tramite il suo articolo di guadagnare 3.000 euro al mese, mentre con 20 anni di anzianità il mio stipendio è di 1.600. Il nostro settore ha un unico problema: l'ingerenza della politica e mi domando come mai si sia dimenticato di evidenziare che nei teatri europei esistono dei cachet artistici controllati. Si è mai posto la curiosità di sapere quanto possano costare gli allestimenti in Germania? Molto spesso la ristrutturazione fatta con intelligenza ottiene più risultati della distruzione totale e si ricordi anche che non siamo Cartagine: questa è l'Italia.
Annalisa Pittiu, Cagliari
Questa è l'Italia: il taglio del 25% del finanziamento pubblico costringe i teatri d'opera a presentare i bilanci in passivo, con il rischio di ridimensionare attività e numero di dipendenti. Le cifre riportate si riferiscono alla media dei compensi e le differenze salariali da teatro a teatro sono molto ampie. So bene che il lavoro del musicista è altamente specializzato e merita il giusto riconoscimento economico. La domanda era una sola: cosa si deve cambiare, nel sistema produttivo della lirica, per evitare una crisi più che imminente? Chi ha pensato il progetto nuovo che tutti dicono essere necessario? Il governo, i sovrintendenti, i sindacati? Nessuno? Grazie a tutti i lettori per la loro attenzione. [s.cap.]

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COMUNICATO DEL 23 GENNAIO DELLE SEGRETERIE NAZIONALI

Come definito dall’attivo unitario dello spettacolo tenutosi a Roma lo scorso 16 gennaio, vi formuliamo qui di seguito il programma di iniziative che le Federazioni Unitarie, a tutti i livelli, terranno nelle prossime settimane:

A.           Audizione gruppi parlamentari del Senato della Repubblica

B.            Coordinamento Nazionale dei lavoratori del settore Musica, Lunedì 30 gennaio, ore 13,00 a Firenze presso il Teatro Comunale in Via Solferino, 15 –FI-

C.            Coordinamento Nazionale dei lavoratori del settore Teatrale, Giovedì 2 febbraio, ore 11,00 a Roma presso la  sala riunioni SAI SLC Via Ofanto n. 18

D.           Coordinamento lavoratori del settore cine –audiovisivo,Martedì 14 Febbraio, ore 11,00 a Roma presso la sala riunioni UILCOM Via Belisario n. 7 

E.            Manifestazione Nazionale dello Spettacolo, 20 febbraio, ore 11,30 – Torino presso il Teatro Regio in Piazza Castello, 215 dalle ore 13,00 alle ore 15.00

SLC CGIL  FISTEL CISL  UILCOM UIL  FIALS CISAL


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FINALMENTE QUALCUNO CHE DICE LA VERITA'

Firenze. Mehta denuncia: per i tagli al Maggio saltano due opere
Laura Dubini
Corriere della Sera, 24/1/2006

FIRENZE — L'incantevole Turandot di Zhang Yimou, il regista di Lanterne rosse, torna al Comunale: in buca Zubin Mehta infiamma l'orchestra e il pubblico riserva un'accoglienza trionfale. Il teatro fiorentino mostra sulla scena la sua professionalità e solidità. Difficile credere che invece sta vivendo una delle sue stagioni più drammatiche: i tagli della Finanziaria al Fondo Unico Spettacolo sommati al deficit, hanno costretto a cancellare due opere dal cartellone della 69ma edizione del Maggio Fiorentino, il più antico festival d'Italia: Salomé di Richard Strauss per l'inaugurazione (il 30 aprile) con la bacchetta di Daniele Gatti e Il naso di Shostakovic che doveva segnare il ritorno a Firenze di Valery Gergiev.
Nessuno in teatro ricorda una simile crisi, a parte i tempi di guerra che videro la temporanea sospensione del Festival. Privo di sovrintendente e di consiglio di amministrazione, il teatro è attualmente retto dal commissario Salvatore Nastasi. «Voliamo come un aereo con il pilota automatico — tenta di scherzare Mehta, direttore musicale del Maggio dal 1985 — Questa Turandot dimostra che il teatro funziona. In realtà è una tragedia. Tutti pensano che se cambierà il governo, cambierà la situazione. Io non credo. Tutti i governi sacrificano la cultura in nome del risparmio. Come se l'Italia non avesse niente a che fare con l'arte! Metterò in imbarazzo il ministro Rocco Buttiglione che sarà il 29 gennaio alla cena organizzata per raccogliere fondi per il nostro teatro».
Nel cartellone del Maggio rimane solo un'opera, Falstaff, diretta da Mehta con il nuovo allestimento di Luca Ronconi, dal 12 al 19 maggio. «Gatti si limiterà ad aprire il Festival il 30 aprile con un concerto e a dirigerne un secondo»; dice il direttore indiano che lamenta anche il fatto che i recenti decreti «Tutti i lavoratori del teatro si stanno impegnando e fanno sacrifici: hanno accettato di diminuire del 5 per cento la parte variabile dello stipendio». Ora è uscito un decreto, ministeriale che impone un calmiere per i compensi degli artisti. «Sono d'accordo, ma — s'accalora Mehta — è importante che tutti i sovrintendènti rispettino questo tetto e non passino compensi in altra forma. Sono anni che io ho lo stesso compenso: al di sotto dei 25 mila euro a recita». Per quanto riguarda l'estero, «a Vienna, sembrerà incredibile, prendo 5mila euro a concerto quando dirigo i Wiener Philharmoniker. È la cifra da loro stabilita per tutti i direttori».


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lunedì, 23 gennaio 2006

ACCORDO ASSOCIATIVO TEATRO DI SAN CARLO-UNIONE INDUSTRIALI

Corriere del Mezzogiorno 20/1/2006

La Fondazione Teatro di San Carlo si associerà all'Unione degli industriali di Napoli,struttura che sta per dar vita a una sezione specifica per lo spettacolo.Tra le novità di Confindustria Napoli,guidata da Gianni Lettieri,ci sarà spazio per alcune commissioni specifiche:una sulla cultura,presieduta dall'armatrice e presidente del cda dell'editoriale del Mezzogiorno,Maria Laura Cafiero Mattioli;una sull'internazionalizzazione,che toccherà a Paolo Scudieri(Adler plastic);una sulla Cultura d'impresa che sarà presieduta da Nevio di Giusto(Fiat Elasis).

Comunicato dell'Unione Industriali di Napoli

Intesa associativa tra Unione Industriali di Napoli e Fondazione Teatro di San Carlo. L’accordo sarà illustrato nel corso di una Conferenza Stampa in programma presso l’Unione Industriali mercoledì 25 gennaio alle ore 12.00. Interverranno per l’Unione il Presidente e il Consigliere Delegato al Marketing per lo Sviluppo associativo dell’Unione industriali, rispettivamente Giovanni Lettieri e Vito Grassi, il Sindaco di Napoli nonché Presidente della Fondazione Teatro di San Carlo, Rosa Russo Iervolino, il Sovrintendente del Teatro San Carlo, Gioacchino Lanza Tomasi.


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sabato, 21 gennaio 2006

VEDI NAPOLI E POI...PALERMO


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venerdì, 20 gennaio 2006

LETTERA DA UNA MILIONARIA A SANDRO CAPPELLETTO

Gentile signore, sono una corista del teatro di San Carlo, felice della sua
disponibilità ad un incontro per discutere le problematiche del nostro settore,
anzi non vedo l'ora di vederla per mostrarle il mio 730.Nell'attesa le dico
che il mio stipendio netto mensile si aggira intorno ai 1650 euro comprensivi
di integrativo ,dopo 18 anni di lavoro,dai quali vanno detratti 28 euro lordi
al giorno in caso di malattia,giacchè il mio "scandaloso" contratto aziendale
prevede che l'erogazione della somma sia legata all'effettiva presenza in
azienda e non venga calcolata come parte integrante della retribuzione. Sono
certa del fatto che sicuramente sarà preoccupato per il futuro dei nostri
Teatri e la prego di sensibilizzare l'opinione pubblica anche su questo "vergognoso"
decreto che pone un tetto "massimo" ai cachet ,limitandolo per gli artisti
di serie "A" a 50.000 euro per serata !
I metalmeccanici in questi giorni sono su tutte le pagine dei giornali perchè
stanno lottando ,e lo trovo sacrosanto, per avere un aumento di 100 euro
mensili; non vedo perchè lei debba ritenere "SACROSANTO" tagliare il mio
stipendio per gli errori e l'incapacità delle persone che in questi anni
non sono riuscite a trovare una soluzione per avviare una seria riforma del
settore.
Se un artista sbaglia viene protestato,sarebbe ora di cominciare a fare lo
stesso con quelli che hanno la responsabilità del degrado culturale dell'Italia.
Sempre a sua disposizione per ulteriori chiarimenti  GLORIA M. 18/01/2006

QUESTA E' LA SUA RISPOSTA....

Gentile signora,
grazie dell'attenzione. Stiamo riflettendo, al giornale, su come proseguire l'inchiesta.
Una precisazione: in quale parte del mio articolo trova scritto che bisogna tagliare gli stipendi?
Non ho messo in discussione l'entità degli stipendi, che peraltro presentano notevoli sperequazioni da teatro a teatro, e so bene quanta speciliazzazione professionale sia necesaria per cantare in un coro, suonare uno strumento, danzare;
il problema è una normativa aziendale fitta di clausole che danno vita a una conflittualità latente e perenne.
Prendo nota che non interviene sulla questione in cui, nel mio articolo, è direttamente citato il suo Teatro.
Se dobbiamo fare chiarezza, è necessario che tutti la facciano.
Con i più coridali saluti  19/01/2006
Sandro Cappelletto

LA REPLICA ...

Gentile signore,le mie preoccupazioni derivano dal fatto che ormai da troppo
tempo le nostre buste paga sono oggetto di articoli di stampa che sembra
vogliano orientare l'opinione pubblica più verso la necessità di una revisione
dei nostri contratti di lavoro che verso una riforma dell'intero sistema
strutturale delle fondazioni lirico-sinfoniche,nel'ottica,secondo me, del
"Tutto cambi perchè nulla cambi ...".
Già il titolo della sua inchiesta "....Si taglia tutto,non gi stipendi" ed
il suo riferimento ai nostri "privilegi ",dopo qualche suo illustre predecessore,lasciano
ben poco spazio ad altre interpretazioni.
Per quanto riguarda il mio Teatro, lei ha fatto riferimento a  "dipendenti"
non estranei a ditte esterne che preparano scene e costumi.Sarei felice di
poterla aiutare se mi facesse i nomi di queste persone.Credo però che gli
appalti per i costumi e le scene anche presso  altre fondazioni siano affidati
a ditte esterne,data l'inadeguatezza dei laboratori e la carenza di personale,altra
cosa è quella che lei denuncia e che andrebbe supportata da prove certe.Sarei
felice comunque di partecipare alla conferenza che lei intende organizzare
e sono sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti. GLORIA M. 19/1/2006

LA RISPOSTA INVIATA A ROBERTO DI SANTA CECILIA

Oggetto: Re:Articolo 17 gennaio 2006

Gentile lettore,
la ringrazio della documentata attenzione rivolta al mio articolo.
Le cifre relative al costo medio sono riportate dal saggio Il costo del melodramma, pubblicato da Il Mulino.
La ringrazio comunque delle precisazioni.
Non ho mai sostenuto che vanno ridotti gli stipendi, non troverà, né in questo né in altri miei articoli, un'affermazione simile.
E' piuttosto la rigida normativa contrattuale, fonte di inesauribili interppretazioni controverse, che credo vada rivista; ma farlo implica un senso di responsabilità condivisa che non mi sembra di percepire in questi momenti.
Men che meno sono favorevole ai tagli al FUS, operati con cecità e in modo indiscriminato, senza un qualche progetto di riforma.
Devo confessarle che tra le tante lettere ricevute, le proteste sono venute in manoiera pressoché esclusiva dagli artisti del coro, che ni hanno allegato anche le loro buste paga, in alcuni casi attestate sui 1600 euro mensili per 14 mensilità, che certo non si possono considerare un lauto stipendio.
Rimango a sua disposizione e ancora la ringrazio.
Sandro Cappelletto

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NOTIZIE DA GENOVA

TEATRO: CARLO FELICE, SALTA PER SCIOPERO PRIMA 'LA FAVORITE'

(AGE) GENOVA - Non andrà in scena, domani sera al teatro Carlo Felice, la prima dell'opera "La favorite" di Donizetti a causa di uno sciopero indetto da una sola sigla sindacale, lo Snater. In sostituzione della prima verrà rappresentato uno spettacolo dal titolo "Scene e arie da La favorite" in scena fissa e senza coro, con la partecipazione di tutti i cantanti solisti e dell' orchestra. Nel renderlo noto, il sovrintendente Gennaro Di Benedetto ha invitato il pubblico degli appassionati a essere presenti "per testimoniare la propria solidarietà al Teatro in questo momento particolarmente difficile. Nello stesso tempo tutti coloro i quali non rinunceranno a seguire lo spettacolo avranno diritto a recarsi alla biglietteria del Teatro Carlo Felice per ritirare un biglietto gratuito valido per una delle rappresentazioni successive". Lo Snater ha deciso lo sciopero per protestare contro le difficoltà provocate alla stagione lirica dal taglio del Fondo Unico per lo Spettacolo, nonostante le assicurazioni ricevute insieme ad altri sindacati in un incontro con il sindaco Giuseppe Pericu ed il sovrintendente stesso. (AGE) RED-CENT


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giovedì, 19 gennaio 2006

MA CHE BELLA ASSOCIAZIONE...

19 GENNAIO: EVENTI INAUGURALI DELL'ANNO ITALIANO IN CINA
Inaugurazione in grande stile, giovedì 19 gennaio, all'Auditorium di Pechino, per l'Anno dell'Italia in Cina, alla presenza del ministro italiano per i Beni Culturali, Rocco Bottiglione e delle massime autorità cinesi.
Ad aprire gli oltre quaranta eventi culturali, che si svolgeranno nell'arco dell'intero anno, la mostra "Specchio del Tempo", allestita al Millennium World Art Museum e curata dal Ministero per i beni e le attività culturali e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, che durerà fino al 23 aprile.
La mostra si propone come un itinerario attraverso ottanta capolavori dell'arte italiana:da Milano a Roma, da Firenze a Venezia e a Napoli. Il periodo illustrato è quello che va dal tardo duecento al neoclassicismo. Per la prima volta saranno esposte in Cina opere di maestri come Botticelli, Mantenga, Leonardo, Raffaello, Andrea del Sarto, Bronzino, Caravaggio, Guercino e Longhi. L'esposizione comprende anche sedici opere inedite di pittura, tratte dalla raccolte Bardini, acquisite dallo Stato italiano nel 1996 e restaurate per l’occasione. La mostra comprende anche diversi ritratti femminili che illustrano il diverso e sempre crescente ruolo che già nel tardo Rinascimento, andavano assumendo le donne nel contesto della vita culturale e sociale italiana.
La mostra rimarrà aperta fino al 23 aprile 2006.
Il 20 gennaio al China Millennium Monument, sempre a Pechino, andrà in scena, invece, l'evento spettacolo "Il tempo si rinuova" ideato dallo Studio Festi ed il 21 gennaio, nella città di Tianjin, si terrà il concerto dell'Orchestra Nuova Scarlatti di Napoli della Fondazione del Teatro San Carlo. http://www.yidalinian.org/italiano/

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mercoledì, 18 gennaio 2006

ALLARME ROSSO

Il comitato per i Problemi dello Spettacolo è “un organo di consulenza e di verifica in ordine alla elaborazione ed attuazione delle politiche di settore e in particolare in ordine alla predisposizione di indirizzi e di criteri generali relativi alla destinazione delle risorse pubbliche per il sostegno alle attività dello spettacolo” . E’ stato istituito dalla legge 23 dicembre 1996 n. 650 (che convertiva, con modifiche, il DL 23 ottobre 1996, n. 545).Il Comitato è presieduto dal Ministro per i beni e le attività culturali Buttiglione ed è composto, oltre che dal Capo del Dipartimento competente per materia, da rappresentanti di associazioni di lavoratori e di organizzazioni professionali che operano nell’ambito dello spettacolo.

Componenti sezione Musica:

Walter Vergnano
Angela Cauzzi
Vittorio Antonellini
Roberto Maglioli
Lucio Fumo
Federico Quasso
Paolo Ponziano Ciardi
Silvano Conti
Sandro Cappelletto

Avete capito a nome di chi parlava Cappelletto sulla stampa di ieri?


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martedì, 17 gennaio 2006

VERGOGNA

 

QUANTO COSTA LA MUSICA

 

Dipendenti a tempo indeterminato                          4673

 

Costo totale unitario per dipendente all'anno        71.130 euro (MAGARI!)

Compenso sovrintendente                                       da 150.000 a 300.000 euro

 

Compenso direttore artistico                                   da 100.000 a 120.000 euro

 

Prima parte orchestra                                              4.500-5.000 euro

 

Musicisti di fila                                                         3.000 euro  (MAGARI !)

La Finanziaria ha ridotto i fondi per i teatri ma sprechi e privilegi resistono
Prevedibile e annunciato, ecco concretizzarsi, per i teatri d'opera italiani, l'effetto paradossale dei tagli della Finanziaria sui fondi destinati allo spettacolo: si produce meno, ma naturalmente si continuano a pagare gli stipendi e così la percentuale delle spese fisse sale a livelli mai raggiunti, sfiorando l'80% dei bilanci.
«Non vogliamo diventare uno stipendificio», dichiarava a La Stampa poche settimane fa Walter Vergnano, responsabile del Teatro Regio di Torino e presidente dell'associazione che raggruppa i sovrintendenti. Eppure: Firenze cancella tre titoli, Venezia due, Bologna decide questa settimana, a Palermo ci pensano i dipendenti, programmando scioperi, a Genova - dichiara il sovrintendente Gennaro di Benedetto - «nonostante il taglio di tutto ciò che è cancellabile, sarà necessario presentare un bilancio passivo di 5 milioni». Sessantadue milioni di finanziamento pubblico in meno in due anni: a questa botta le 13 case dell'opera italiane non sembrano in grado di reagire, a meno di non ripensare radicalmente contratti, normativa, funzionamento.
Elementare legge economica: se le macchine sono ferme, ma il costo del capitale umano corre, il fallimento non è un'ipotesi lontana. «No a ridurre l'attività al minimo, no a ridurre il personale», dice oggi Vergnano, dopo un incontro con il ministro Buttiglione. «No nemmeno a nascondere i passivi con i falsi in bilancio: il governo deve commissariare i teatri»
. E' accaduto, 20 anni fa, all'Opera a Parigi, poi negli Armi '90 al Covent Garden di Londra: situazioni economiche compromesse hanno portato alla chiusura e alla riapertura su basi contrattuali diverse.
Regole da parastato
«Il ministro ci invita a rivolgerci agli enti locali - incalza Di Benedetto - ma come potranno Comuni e province, con i finanziamenti tagliati, impegnarsi di più proprio con noi?». L'invito a lavorare meno è arrivato,
per primo, da fonte autorevole: Salvo Nastasi, direttore generale al ministero dei Beni Culturali e commissario del Maggio Musicale Fiorentino. Ma a quale dei due emisferi del mondo del lavoro - il pubblico o il privato - appartengono i teatri d'opera? I dubbi sono impossibili, sembrerebbe: la condizione giuridica li considera fondazioni di diritto privato. «Però, regole e mentalità sono rimasti quelli del peggiore parastato», riflette il baritono e direttore Claudio Desideri, dopo un'amara esperienza come sovrintendente al Massimo di Palermo. La media di lavoro di un orchestrale è di circa 400 ore all'anno, per un corista l'impegno è ancora minore e, spesso, gli organici sono sovradimensionati. Le mensilità sono quasi ovunque 15, l'impegno lavorativo è di cinque-sei mesi. Gli stipendi di chi lavora nei settori amministrativi, tecnici e dei servizi sono superiori a quelli di chi svolge funzioni analoghe in altre amministrazioni pubbliche. In alcuni casi si giunge al doppio.
La normativa che disciplina le prove musicali, corali e dei corpi di ballo è un labirinto di eccezioni, con frequenti contrattazioni aggiuntive e integrative, alcune singolari, come l'indennità estiva, detta «Caracalla», per i dipendenti dell'Opera di Roma. Il clima non è mai sereno, la frantumazione sindacale - ci sono teatri con sette sigle - provoca continui rinvii, blocchi, tensioni: «Non abbiamo alcun controllo sui nostri iscritti nei teatri», ammise Sergio Cofferati, che ama l'opera, quando era segretario della Cgil. Oggi, Enrico Sciarra, astuto sindacalista autonomo, attivo nella direzione del teatro di Firenze, ammette: «In questi anni abbiamo sempre avuto una controparte debole». I sovrintendenti hanno spesso accettato regole capestro pur di garantire la pace interna, richiesta dai sindaci di città nelle quali i teatri d'opera rappresentano realtà occupazionarie ed elettorali importanti: 800 dipendenti La Scala, 600 Roma.
Molti malumori, a Roma, suscita il contratto di Carla Fracci, direttrice del corpo di ballo, però pagata a parte ogni volta che danza - «e come danza, ormai?», malignano alcuni - e responsabile, assieme a Beppe Menegatti, delle scelte e dei contratti dei danzatori. E perché Firenze - si chiedono i sindacati - tiene a contratto due validissimi responsabili artistici, Gianni Tangucci e Cesare Mazzonis? Non ne basterebbe uno? Perché Parma scrittura per un concerto il direttore Kurt Masur con un cachet superiore ai suoi standard?
Bilanci opachi
Perché al San Carlo di Napoli sono frequenti le costruzioni di scene e costumi affidate non ai laboratori interni, ma ad imprese alle quali non sono estranei, in alcuni casi, i dipendenti dello stesso teatro? E sono tutti indispensabili i 40 aggiunti al ballo della Scala? E - domanda di fondo - perché queste informazioni devono arrivare anonime, mentre è così difficile consultare i bilanci?
La situazione non è, economicamente, brillante per nessun teatro europeo, ma solo in Italia tagli, privilegi, cecità sindacale e politica hanno portato a questa situazione così incerta. Ecco la questione capitale: quanto siamo disposti a investire per la musica? E quanto si può concedere e quanto invece si deve pretendere?


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sabato, 14 gennaio 2006

DISEGNO DI LEGGE N. 3684.

DdL 3684, EMENDAMENTI: Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, recante misure urgenti in materia di università, beni culturali etc. (3684)

Legislatura 14º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 934 del 11/01/2006
DISEGNO DI LEGGE N. 3684.
TESTI DI SEDUTA: Emendamenti Fascicolo 3

5.0.9 (testo 2)
Il Relatore
Dopo l’articolo 5, inserire il seguente:
"Art. 5-bis.
(Età pensionabile dei tersicorei e dei ballerini)
1. Dopo l’articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182, e successive modificazioni, è aggiunto il seguente comma:
"4-bis. A decorrere dal 1º gennaio 2006 per i tersicorei e ballerini dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche il diritto alla pensione di vecchiaia è subordinato al compimento del quarantottesimo anno di età per gli uomini e del quarantacinquesimo anno di età per le donne. La pensione spettante ai ballerini e ai tersicorei dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche, iscritti all’ENPALS entro e non oltre il 31 dicembre 1987, è interamente liquidata secondo il sistema retributivo"".
Conseguentemente, le aliquote di base di cui all’articolo 5 della legge 7 marzo 1985, n. 76, per il calcolo dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati destinati alla vendita al pubblico nel territorio soggetto a monopolio, sono uniformemente incrementate del 5 per cento.


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venerdì, 13 gennaio 2006

NO COMMENT

Corriere del Mezzogiorno -San Carlo, contrordine: l’«Attila»va in scena - 13/01/2006

Circa cento i lavoratori del San Carlo, ieri mattina, davanti a Palazzo San Giacomo muniti di striscioni contro il sovrintendente (con su scritto «Vattene, Lanza») e la stessa Rsu del Teatro. Poi, il lungo e rassicurante incontro delle rappresentanze sindacali con la sindaca-presidente della Fondazione, Rosa Russo Iervolino che, garantendo il proprio impegno sui prossimi stipendi ed un tavolo d’intesa con Antonio Bassolino e Dino Di Palma, unitamente all’esito dell’assemblea tenutasi nel pomeriggio nella sala del Teatro, ha sciolto il nodo della vertenza, scongiurando lo sciopero annunciato per oggi: la prima dell’«Attila» di Giuseppe Verdi va pertanto regolarmente in scena, questa sera alle ore 20.30 e fino al giorno 22, quale secondo titolo della stagione. Dramma lirico in un prologo e tre atti di argomento storico-politico su libretto di Temistocle Solera, varato con successo alla Fenice di Venezia nel marzo 1846, unico autografo di un’opera verdiana non presente negli archivi Ricordi o della Bibliothèque Nazionale di Parigi, ma custodito nella sezione manoscritti della British Library londinese e assente da diciannove anni dal palcoscenico sancarliano, l’«Attila» torna a Napoli nell’allestimento della Fondazione Toscanini di Parma firmato da Pizzi per regia, scene e costumi. Tra l’altro, con una particolarità: il recupero di un’aria inedita e di superba mano («Sventurato! Alla mia vita», eseguita non oltre il 1849 e riscoperta da Gossett solo nei nostri anni Sessanta, quindi riproposta di recente a Chicago) scritta da Verdi addirittura su sollecitazione di Rossini per Nicolai Ivanoff, giovane tenore russo protetto dal compositore del «Barbiere» che avrebbe appunto dovuto cantarla come Foresto nell’edizione triestina dell’autunno 1846. Alla guida di Orchestra e Coro del San Carlo ci sarà Nicola Luisotti, dal dicembre 2000 bacchetta affermatasi in occasione delle celebrazioni verdiane e nei prossimi mesi chiamato da alcuni dei Teatri di maggior prestigio internazionale (il Met di New York, il Covent Garden di Londra, l’Opera di Houston, di Seattle, di San Francisco, il Real di Madrid, la Suntory Hall di Tokyo) per il grande repertorio italiano. Di primo livello, va sottolineato, è il cast, con il ritorno a Napoli – dopo il debutto italiano avvenuto proprio al San Carlo, nel ’78, con il Requiem di Verdi diretto da Patanè e un recital per le Settimane di Accardo, sempre al Lirico ma nel maggio dell’’89 con Arie di Rossini e Verdi, compresa il «Mentre gonfiarsi l’anima» dall’«Attila» - del celebre basso-baritono statunitense classe ’42 Samuel Ramey. Al suo fianco, e per la prima volta al San Carlo, canterà l’Odabella di Andrea Gruber. Completano la compagnia Vladimir Stoyanov (Ezio), Giuseppe Girali (Foresto), Deyan Vatchkov (papa Leone I) e Gianluca Floris (Uldino).Paola De Simone

IL MATTINO 13/1/2005

Donatella Longobardi Dunque «Attila» va in scena regolarmente stasera alle 20.30 con l’atteso Ramey. Ma l’agitazione resta. Ormai i tempi sono serrati. E i lavoratori allarmati. I timori di una irreversibile crisi economica di fronte agli ultimi tagli fatti al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, mantengono tutti col fiato sospeso. Il sindaco Iervolino, che ieri mattina ha sentito per più di due ore una delegazione di lavoratori del San Carlo accompagnati dai rappresentanti sindacali di categoria, ha fatto quanto poteva. E ha assicurato che fin dai prossimi giorni metterà in piedi un tavolo di confronto con Comune, Regione e Provincia per cercare di trovare le risorse necessarie a mandare avanti il teatro e, soprattutto, a garantire gli stipendi, oltre il mese di marzo, data limite che aveva fatto scattare l’allarme e lo sciopero. «Far rientrare lo sciopero è un ennesimo atto di responsabilità cui non potevamo sottrarci», dice Osvaldo Barba della Slc-Cgil, «ma ormai servono impegni reali, i lavoratori sono stanchi di promesse, servono i fatti». Ed ecco, allora, che tutte le segreterie di categoria hanno chiesto congiuntamente una formalizzazione di crediti e debiti del teatro. Insomma, chiedono di avere dati chiari circa la situazione economica e di sapere se sono veri quei 50 milioni di deficit di cui si parla. Anche di questo s’è discusso nella lunga assemblea del pomeriggio di ieri, seguita all’incontro con il sindaco. Un’assemblea dai toni accesi in cui sono state chieste le dimissioni della Rsu (il sindacato interno) - che ha poi rimesso effettivamente il mandato nelle mani del confederali - ma anche del sovrintendente Lanza Tomasi. «Serve una maggiore trasparenza di gestione e prendiamo atto delle sollecitazioni dei lavoratori», ha detto Pasquale Cozzolino, della Fistel-Cisl, «ma crediamo anche che la Rsu da tempi lunghissimi stia discutendo di temi che vanno molto al di là delle sue responsabilità». Ecco perché al tavolo convocato con gli enti locali siederanno solo i sindacati confederali e di categoria, in attesa che si decidano le sorti del sindacato interno. «Il nostro obiettivo», ha detto Domenico Cascone, della Uilcom-Uil, è di affrontare una volta per tutte l’emergenza San Carlo. Dobbiamo avere garanzie circa gli stipendi per tutto il 2006 e avviare il risanamento. Da più di un anno aspettiamo un piano industriale per individuare eventuali sperperi e le strade per risanare i bilanci, ma manca ancora un progetto. E i lavoratori sono stanchi, veramente stanchi». Di fronte a tanto allarme una buona notizia: il successo a Siviglia della «Giselle» messa in scena dal corpo di ballo del teatro diretto da Elisabetta Terabust. Proprio quel corpo di ballo che è uno dei settori del teatro più a rischio estinzione.


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giovedì, 12 gennaio 2006

A VOLTE RITORNANO..........................

Con molta amarezza vi dobbiamo aggiornare sugli ultimissimi avvenimenti.Uno sparuto gruppo di lavoratori(amministrativi e tecnici),la cui sensibilità ed abnegazione ci aveva già colpito perchè in occasione del concerto di protesta del 25 novembre aveva preteso in giornata di sciopero il pagamento dello straordinario, improvvisamente si riscopre difensore del teatro s.carlo,giudica dannoso lo sciopero del 13 gennaio indetto dalla rsu per i motivi che ben conoscete, e chiede a grandissima voce la dimissione, sì del sovrintendente, ma, SOPRATTUTTO DELLA RSU...il risultato finale? Lo sciopero è stato annullato, della Cina non se ne parla più, Lanza Tommasi è ancora saldamente in sella, la rsu è dimissionaria, ed il piano di risanamento del direttore generale ha davanti a sè tutta la via spianata.Proponiamo un indovinello : "Secondo voi, questo "movimento di lavoratori liberi in difesa del teatro di s.carlo" chi sta difendendo? "

NAPOLI 12/1/2006

MOVIMENTO DI LIBERI LAVORATORI IN DIFESA DEL TEATRO DI SAN CARLO

QUESTO MOVIMENTO NON RITIENE OPPORTUNO SCIOPERARE PER LA PRIMA DEL GIORNO 13 C.M.  POICHE' LE OO.SS. NON HANNO INDETTO UN'ASSEMBLEA CON I LAVORATORI  PRIMA  PER  DISCUTERE SIA LA SITUAZIONE ECONOMICA SIA IL RISANAMENTO DEL DEFICIT AZIENDALE.QUESTO MOVIMENTO NON AVENDO PIU' FIDUCIA NELLA RSU E NELLA DIREZIONE,PROCLAMA UN'ASSEMBLEA A PORTE APERTE NEL TEATRO DI SAN CARLO,CON TUTTI I RAPPRESENTANTI SINDACALI,CAPIGRUPPO POLITICI DELLA CITTA' E PARLAMENTARI DELLA CAMPANIA.QUESTO MOVIMENTO PERTANTO CHIEDE L'IMMEDIATO RIPIANO INDUSTRIALE CON I SEGUENTI PUNTI:

SOSPENDERE SPESE DI NUOVI ALLESTIMENTI-CONTINUARE LA STAGIONE LIRICA CON ARTISTI DEL CORO-VERIFICA  DI CONTRATTI PROFESSIONALI COSTOSI ED IMMEDIATA SOSPENSIONE-CONTINUARE LA PRODUZIONE CON ALLESTIMENTI DI PROPRIETA' DEL TEATRO-UTILIZZO DI TUTTE LE PROFESSIONALITA' E DEI LABORATORI DEL TEATRO                                                                                                                     


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IL MATTINO 12/1/2006

Sciopero per la prima - Interviene la Iervolino

Donatella Longobardi È ancora una volta la Iervolino, sindaco e presidente della Fondazione San Carlo, ad intervenire nella difficile vertenza che vede protagonisti i lavoratori del teatro. Stamane a Palazzo San Giacomo, in un incontro con i vertici regionali dei sindacati confederali, si discuterà anche dello sciopero proclamato per domani in occasione della «prima» di «Attila» (nella foto, Samuel Ramey in scena), la cui prova generale ieri è iniziata con ritardo per un’assemblea (oggi alle 18, nel foyer, la presentazione degli Amici del teatro con Marco Marica). Si spera comunque di recuperare lo spettacolo in extremis, nonostante la dura posizione dei sindacati allarmati per la situazione finanziaria del teatro dove, dopo gli ultimi tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo, mancherebbero i soldi per gli stipendi ai dipendenti a partire già da marzo, mentre incalzano anche le proteste dei Cobas. Il sovrintendente Lanza Tomasi, cui arriva la solidarietà di Italia Nostra, invoca «soluzioni lungamente meditate» e chiarisce che con i tagli al Fus il teatro ha avuto quest’anno tre milioni di euro in meno dallo Stato: «Il problema non è a questo punto la riduzione della programmazione, ma richiede un riesame del preventivo 2006 da cui scaturisca quali siano le disponibilità dei soci fondatori a trovare soluzioni patrimoniali o finanziarie atte a consentire l’approvazione del preventivo 2006». Inoltre, sottolinea Lanza, «la dichiarazione di sciopero lede il prestigio della Fondazione presso il pubblico e produce un danno finanziario in un momento di difficoltà economica». E ricorda che lo spettacolo di domani è prenotato, tra l’altro, da gruppi provenienti dall’estero. «Noi vogliamo rispettare il pubblico, ma si rispettino anche le famiglie dei dipendenti del teatro che non sanno se a marzo prenderanno lo stipendio», replica Michele Maddaloni della Rsu. Sulla stessa linea Cozzolino della Cisl: «Sono arrabbiato e deluso, bisogna rilanciare nuovi criteri e logiche di fronte a problemi che sono strutturali». E Cascone, Uilcom: «Diciamo da tempo che il problema è la gestione, non è possibile che debbano essere i lavoratori a pagare errori commessi da altri». «Siamo stati responsabili fino ad oggi, ora la situazione è drammatica», fa eco Barba, Slc-Cgil, «e nessuno a livello nazionale sta come noi, nonostante ormai i tagli riguardino tutte le Fondazioni. Già veniamo da uno sciopero della fame, cosa si può fare per farci sentire se non bloccare una ”prima”? È l’unica arma che abbiamo».


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categorie: manifestazioni
mercoledì, 11 gennaio 2006

SCIOPERO GENERALE PER LA PRIMA DI ATTILA

Le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero generale per la Prima di Attila (13 gennaio). A rischio sono le retribuzioni dei circa 400 dipendenti del Teatro di San Carlo che dovrebbero essere i soli a pagare per le "difficoltà" gestionali , i tagli al Fus, l'incapacità del governo di  tracciare le linee per una seria riforma del settore.

Le scelte della Direzione relative alla imminente trasferta di Pechino sono una chiara manifestazione del tentativo ormai  palese di abolire i diritti e le tutele dei lavoratori dello spettacolo.La tournèe che doveva impegnare inizialmente i professori d'orchestra del Teatro di San Carlo era stata abolita perchè ritenuta troppo onerosa per l'azienda . A pochi giorni dalla partenza  si è venuti a conoscenza del fatto che  il Teatro di San Carlo avrebbe comunque curato le scritture artistiche di cantanti e direttore d'orchestra e che era stata contattata la Nuova orchestra Scarlatti per l'esecuzione dei concerti !!! Dobbiamo dedurre che il problema era il solo costo del personale dipendente, e i cachet degli artisti allora? 

Ci piacerebbe molto avere la vostra opinione in merito ...


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categorie: comunicati
lunedì, 09 gennaio 2006

Comunicato sindacale del 9/1/2006

 ALLE STRUTTURE TERRITORIALI SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL FIALS CISAL

Il fine anno e l’inizio del corrente ci evidenziano un ostinato e caparbio lavorio dei soliti noti Parlamentari della maggioranza governativa , che hanno riproposto gli emendamenti alla legge 43 del 31 marzo 2005 (Asciutti Ter) e alla 367 del 29 giugno 1996,  già in buona parte respinti dalla Commissione bilancio-tesoro e programmazione della Camera in occasione della recente Finanziaria,intervenendo,  anche,  in modo approssimato, sulla riduzione dell’età pensionabile dei tersicorei e ballerini dipendenti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.Con un nostro giudizio pesantemente negativo nella Finanziaria è stato assunto sia il blocco delle assunzioni per il 2006-2007 che, per il medesimo periodo,l’innalzamento al 20% delle assunzioni a tempo determinato;  Ora vengono riproposti i precedenti emendamenti in  materia di contratti integrativi aziendali peggiorativi, del tutto incostituzionali e profondamente lesivi delle prerogative negoziali delle parti per l’intero Settore Musica che occorre contrastare con la massima determinazione,  con la mobilitazione e la lotta dell’intero comparto,coinvolgendo a tutti i livelli i parlamentari delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, così come definito nel Comunicato Nazionale del 7 dicembre 2005,pochè gli emendamenti proposti siano abrogati.Un ulteriore emendamento si pone l’obiettivo di fissare, per gli uomini e le donne, tersicorei e ballerini dipendenti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche l’età pensionabile al raggiungimento del quarantaduesimo anno di età.La disordinata frenesia della risoluzione del problema dei tersicorei e dei ballerini ha visto provvedimenti legislativi, negli ultimi due anni, che hanno variato l’età anagrafica dai 65-60  anni ai 42 anni attualmente proposti…., senza nei fatti  ragionare su una soluzione equilibrata tesa a dare garanzie per una pensione decorosa a una professione ,straordinariamente importante,ma fisicamente usurante .Al riguardo ribadiamo che :-Occorre determinare una età pensionabile per le figure artistiche della Danza necessariamente inferiore a quella normalmente prevista per la maggior parte dei lavoratori; prevedere,  su base volontaria, il diritto del lavoratore di posticipare l’accesso al pensionamento,pertanto,il raggiungimento del requisito dell’età non dovrà costituire ne giusta causa per l’interruzione del rapporto di lavoro ne impedimento per l’attivazione di nuovi rapporti di lavoro;determinare, in carenza dell’attivazione del Fondo Previdenziale   Integrativo (elemento estremamente importante vista le tipicità professionali del Settore) la cui non attuazione è da imputarsi esclusivamente alla non ottemperanza del Contratto   Nazionale da parte dell’ Associazione Datoriale, la modalità di calcolo  retributivo per una fascia anagrafica di danzatori più ampia da quella prevista  dalla L335 e la L 182.Occorre contrastare il progetto,ormai palese, della chiusura dei corpi di ballo e non permettere la morte dell’attività di danzatore come professione.Permane l’obiettivo di evitare la colonizzazione culturale basata sullo sfruttamento estremo di artisti non tutelati a solo vantaggio di impresari-agenti e direttori artistici.IL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLO SPETTACOLO, CAUSA SCIOPERO DEI TRASPORTI, E’ POSTICIPATO AL GIORNO 16 gennaio ’06, ORE 10.30 PRESSO LA SEDE NAZIONALE DEL SAI VIA OFANTO, 18 A ROMA.

Cordialità p. LE SEGRETERIE NAZIONALI S.Conti  S.Meomartini  S.Corsi  E.Sciarra


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categorie: comunicati
domenica, 08 gennaio 2006

Dl 3684

ITER DEL Ddl n. 3684 recante norme in materia di università e beni culturali
www.senato.it

Mercoledì 11 gennaio (16.30) - Giovedì 12 (9.30-14)IN DISCUSSIONE IN AULA IL Ddl n. 3684 - Decreto-legge n. 250 recante norme in materia di università e beni culturali e altre misure urgenti (Presentato al Senato - voto finale entro il 5 gennaio 2006 - scade il 4 febbraio 2006)

 http://www.senato.it/lavori/21415/38479/genpagina.htm
http://www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Ddliter/23570.htm


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categorie: emendamenti
venerdì, 06 gennaio 2006

ENTI LIRICI: Buttiglione incontra i sovrintendenti
(AGI) - Roma, 5 gen. -

Il ministro per i Beni Culturali, Rocco Buttiglione, ha incontrato presso il ministero, a Roma, i sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche di tutta Italia per esaminare le misure urgenti, necessarie per permettere al mondo della lirica di essere in grado di affrontare i tagli al fondo unico per lo spettacolo previsti nel 2006.
Il mondo della lirica in Italia, hanno convenuto i presenti - informa un comunicato del ministero - non e' allo sfascio, e' vitale ed e' in grado di offrire un forte contributo alla crescita culturale del paese e di rappresentare l'Italia in Europa e nel mondo.
Il ministro Buttiglione ha insistito: sulla necessita' di una piu' forte collaborazione con gli enti locali, in modo particolare con le province, come avverra' nel caso della Scala con la provincia di Milano; sulla necessita' di chiedere un impegno piu' forte agli sponsor privati; sulla necessita' di rivedere il contratto nazionale di lavoro e i conseguenti contratti integrativi.
I sovrintendenti hanno svolto analisi differenziate, ma alla fine convergenti su una vasta gamma di misure che il ministro si e' impegnato a mettere allo studio.
E' stato previsto, infine, di convocare uno specifico incontro a breve con quei sindaci che rivestono per la loro carica anche il ruolo di presidente di una fondazione lirico-sinfonica. (AGI)

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Emendamento Asciutti alla legge 3684

Gli emendamenti che seguono sono stati approvati al Senato il giorno 21/12/2005,la discussione proseguirà alla camera il giorno 11/1/2006,il nome è cambiato da Carlucci ad Asciutti ma la risposta dell'attuale governo alla crisi delle fondazioni lirico-sinfoniche pare essere sempre la stessa,cioè tagliare il costo del personale!

 

(3684) Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, recante misure urgenti in materia di università, beni culturali ed in favore di soggetti affetti da gravi patologie, nonché in tema di rinegoziazione di mutui 

Emendamenti 5.0.3 ASCIUTTI, relatore   Dopo l’articolo 5, inserire il seguente:«Art. 5-bis (Disposizioni urgenti in materia di fondazioni lirico-sinfoniche) 

       1. Per gli anni 2006 e 2007 alle fondazioni lirico-sinfoniche è fatto divieto di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato. Fino al medesimo termine, il personale a tempo determinato non può superare il 20 per cento dell’organico funzionale approvato. 

        2. All’articolo 3-ter, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, sono aggiunte dopo le parole: «delle fondazioni lirico-sinfoniche» le seguenti parole: «,dei teatri di tradizione e delle istituzioni concertistico-orchestrali». 

        3. All’articolo 12 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, sono apportate le seguenti modifiche:            a) al comma 1 le parole «da sette membri,» sono sostituite dalle seguenti: «da sette a nove membri,»; b) al comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per le fondazioni il cui consiglio di amministrazione è composto da nove membri, lo statuto deve prevedere che all’autorità di Governo competente in materia di spettacolo siano attribuiti almeno due rappresentanti. 

       4. All’articolo 1 della legge 11 novembre 2003, n. 310, sono apportate le seguenti modificazioni:a) al comma 5, al primo periodo, le parole «tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «quattro anni» e al secondo periodo, la parola «2008» è sostituita dalla seguente: «2009»; b) al comma 6, le parole da «, in conformità al Protocollo d’intesa» sino alla fine del comma sono soppresse.» 

5.0.2 ASCIUTTI, relatore  Dopo l’articolo 5 inserire il seguente:«Art. 5-bis(Disposizioni in materia di fondazioni lirico-sinfoniche)  All’articolo 3-ter, comma 5, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, il terzo periodo è sostituito dal seguente: "Fino alla stipulazione dei nuovi contratti integrativi aziendali con le modalità di cui al presente comma, a decorrere dal 1º gennaio 2006 possono essere comunque disapplicati le clausole e gli istituti dei contratti integrativi aziendali, nonchè dei preaccordi o delle intese anche non formalmente qualificabili come contratti integrativi aziendali, in contrasto con i principi di cui al comma 4 ovvero se ritenuti dalle fondazioni medesime particolarmente onerosi.». 

5.0.9 ASCIUTTI, relatore   Dopo l’articolo 5 inserire il seguente: «Art. 5-bis.(Età pensionabile dei tersicorei e dei ballerini)  1. Dopo l’articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182, e successive modificazioni, è aggiunto il seguente comma: 

        "4-bis. A decorrere dal 1º gennaio 2006 per i tersicorei e ballerini dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche l’età pensionabile è fissata, per gli uomini e per le donne, al raggiungimento del quarantaduesimo anno di età anagrafica"»


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Intervento del Senatore Tessitore

MERCOLEDÌ 21 DICEMBRE 2005  Discussione del disegno di legge:

 

(3684) Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, recante misure urgenti in materia di università, beni culturali ed in favore di soggetti affetti da gravi patologie, nonché in tema di rinegoziazione di mutui 

 

TESSITORE (DS-U). Signor Presidente, come è stato detto dai colleghi siamo dinanzi ad un decreto omnibus che appare persino di dubbia presentabilità, privo come è di ogni organicità (basta leggere il titolo, che spazia dall'università alla sanità, dai beni culturali ai mutui), un testo che, se possibile, viene in Aula peggiorato dall'attività emendativa del Governo e della maggioranza (quindi in sostanza del Governo stesso), che assicura al provvedimento la squisita caratteristica di un intervento clientelare ed elettoralistico tale da intaccare lo stesso conclamato rigore di una finanziaria che si vorrebbe non fosse elettoralistica, ma che in realtà lo è in forme appena camuffate e surrettizie, che questo decreto svela inesorabilmente.

 

Provo a documentare quanto detto. Si delinea una serie di inquadramenti occasionali e clientelari a favore di persone o di categorie (che non conosco, ma che certamente qualcuno conoscerà), persone che con varie forme di clientelismo, probabilmente equamente divise tra vari tipi di Governo, si trovano oggi nel posto giusto per essere premiate (si fa per dire!). Potrei citare una serie di emendamenti, alcuni dei quali prevedono per esempio che si possa diventare dirigenti dopo aver svolto soltanto per un anno un incarico di supplenza; ciò, peraltro, su numeri rilevanti, in certi casi alcune centinaia di persone!

 

Mi domando se esista copertura finanziaria e, in tal caso, se si accordi con il previsto presunto rigore della finanziaria e con le condizioni della finanza pubblica. Probabilmente, dopo questo provvedimento sarà possibile dire che in Italia sono aumentati i posti di lavoro, ossia continuare a praticare l'uso della menzogna che oggi è divenuto il più sicuro metodo di comunicazione politica, anche grazie a qualche compiacente conduttore televisivo; poco male se opera all'interno della televisione pubblica!

 

Un secondo punto è quello relativo agli ordini professionali, argomento già toccato dal senatore Modica. Ho l'impressione che si navighi a vista. Questa è una materia estremamente importante: gli ordini professionali hanno bisogno di una riforma. Se non si riformano gli ordini professionali, anche alla luce di alcune norme più o meno marginali ma incidenti, inserite nelle revisioni degli ordinamenti didattici, finiremo per affidare agli ordini professionali la determinazione degli ordinamenti didattici delle nostre università. Un argomento, peraltro, ancora più delicato, se dovesse farsi strada quella curiosa tesi secondo la quale buona parte dei problemi della scuola e dell'università italiana verrebbe risolta con l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Chi lo dice evidentemente dimostra di non sapere che cos'è il valore legale del titolo di studio.

 

Un terzo punto è quello relativo alle fondazioni liriche. Anche qui non nego che esista un problema fondamentale e importante perché non credo, purtroppo, che nel nostro Paese vi sia una cultura che favorisca il sostegno continuativo da parte del settore privato all'attività di ricerca e all'attività culturale. Ma, proprio per questo, non si può dar vita ad interventi settoriali come questi, in quanto sia il provvedimento in esame, sia una norma della finanziaria scaricano sul costo del lavoro tutto il problema della crisi delle fondazioni liriche. Credo che ciò sia sbagliato, ancora una volta, perché non vi è nessun elemento di organicità e di sistematicità, nessun elemento comparativo con la situazione europea. In ogni caso è una scelta sbagliata perché destinata soltanto a creare ulteriori tensioni all'interno di un mondo già in fibrillazione, mentre il problema, per quanto concerne i costi relativi alle fondazioni liriche, dovrebbe essere guardato nella sua globalità.

 

Un'altra norma prevede, nei consigli di amministrazione, l'aumento a due dei rappresentanti del Governo. Confesso che non capisco tale previsione. Buona parte degli statuti delle fondazioni liriche prevede già due rappresentanti del Governo. Evidentemente si vuole estendere tale quota soltanto per distribuire qualche posto nei consigli di amministrazione, senza preoccuparsi delle conseguenze sul sistema che ciò può determinare.

 

Un ultimo punto che mi sembra di particolare rilevanza e anch'esso rispondente ad un criterio squisitamente disorganico è quello relativo alla modifica dell'organizzazione del Ministero per i beni culturali, con lo spostamento previsto della Discoteca di Stato e dell'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione al Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, anziché rafforzare, come dovrebbe essere naturale, il Dipartimento per i beni archivistici e librari. I casi sono due: o non si sa che cosa sia la Discoteca di Stato e il Catalogo unico - e credo sia una tesi non priva di fondamento - oppure lo si sa e, se lo si sa, i provvedimenti vengono adottati soltanto per interessi soggettivi che prevalgono sugli interessi oggettivi di organizzazione razionale del Ministero.

 

Debbo dire che anche qui ci troviamo di fronte ad una storia antica del Ministero, per tanti versi legata alle fortune, numerose, e alle sfortune, scarse, di qualche direttore generale che non ha esitato - in un caso che ho denunciato perché ha riguardato direttamente un mio intervento ispettivo - a indurre il rappresentante del Governo a mentire in sede di sindacato ispettivo: mentire in Parlamento. Un fatto gravissimo, che il Governo non ha avuto il coraggio di denunciare, preferendo che si mantenesse questo elemento di vera e propria lesione, anziché smentire un dirigente infedele, offendendo in questo modo il Parlamento. Si tratta di miserie che qualificano chi le compie, non certo chi è oggetto di simili atteggiamenti.

 

Spero che finalmente si ponga fine a tutto ciò perché questa prassi di legiferare, anche in materie che richiedono interventi, operando con disorganicità, non soltanto non risolve i problemi specifici ma aggrava la possibile soluzione nella direzione giusta: quella della sistematicità e dell'organicità di alcune di queste materie pure rilevanti e di cui ho parlato, le professioni, i beni culturali e le fondazioni liriche.

 

Per tutte queste ragioni, il mio giudizio - e, penso, quello del mio Gruppo - è nettamente contrario a provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

 


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giovedì, 05 gennaio 2006

Comunicato dell'Agis

FONDAZIONI LIRICHE: A GENNAIO INIZIATIVA DI PROTESTA

La quota del Fondo unico dello Spettacolo per la lirica crolla a meno di 180 milioni di euro. Vergnano (Anfols): politica mirata a distruggere il sistema culturale. Non faremo noi il lavoro sporco

A gennaio i teatri lirici italiani organizzeranno una forte iniziativa di protesta nazionale che vedrà coinvolti anche i sindaci delle città sedi dei teatri.
Lo ha annunciato Walter Vergnano, sovrintendente del Regio di Torino e presidente dell’Anfols, l’associazione delle Fondazioni lirico sinfoniche aderente all’Agis, nel corso di una conferenza stampa svoltasi oggi al Teatro dell’Opera di Roma, per protestare contro i pesanti tagli al Fondo unico dello Spettacolo (Fus). All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Carla Fracci, il presidente dell’Agis, Alberto Francesconi, e i sovrintendenti Francesco Ernani (Opera di Roma), Bruno Cagli (Santa Cecilia), Gennaro Di Benedetto (Carlo Felice di Genova), Armando Zimolo (Verdi di Trieste).
Le fondazioni liriche italiane hanno presentato una serie di dati dai quali risulta che nel triennio 2002 - 2004 gli spettatori sono cresciuti da 2 milioni e mezzo a oltre 2 milioni e settecentomila, gli abbonati da 58 mila a 66 mila, le recite da 1.400 a quasi 1.500. Cresciuti anche l’apporto dei privati, da 38 milioni a quasi 43 milioni e le entrate proprie, da 115 milioni a 124. E’ crollato, invece, il contributo dello Stato, dai 242 milioni del 2003 a meno di 180 nel 2006.
"Un crollo verticale – lo definisce Vergnano – dovuto ad una non politica o, piuttosto, ad una politica mirata a distruggere il sistema culturale italiano". Il presidente dell’Anfols giudica "gravissimo" che non sia stato rispettato il patto che il ministro Urbani sottoscrisse a dicembre dell’anno scorso con le Fondazioni, con i sindaci delle città sedi dei teatri e con i sindacati, in base al quale il Fus sarebbe stato riportato ai 500 milioni del 2003, e tutte le parti interessate sarebbero state coinvolte in una riforma del settore che avrebbe potuto produrre economie "senza, peraltro, mettere in discussione la qualità dell’offerta e la stabilità dei dipendenti, che non sono né troppi né troppo pagati".
"Non accettiamo elemosine - aggiunge il presidente dell’Anfols - e non accettiamo un sistema che vede l’Italia agli ultimi posti in Europa per investimento culturale, ridotto allo 0,17% del bilancio dello Stato. Non accettiamo, soprattutto, di diventare i liquidatori fallimentari dei teatri, né di ridurre l’attività e il personale. E non vogliamo fare il lavoro sporco, presentando falsi bilanci in pareggio. Il ministero si assuma le sue responsabilità e commissari i teatri".
Per il sovrintendente dell’Opera di Roma, Francesco Ernani, "i teatri sono un servizio sociale e in quanto tali non possono essere abbandonati. La crisi attuale non ha uguali e l’Italia è arrivata a un degrado culturale che la pone ai margini dell’Europa, dove i teatri hanno avuto spesso costanti e legittimi incrementi delle risorse pubbliche".

comunicato Agis del 23/12/2005


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categorie: comunicati
Proud Opera-Mom of Pietro Spagnoli