Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
lunedì, 27 febbraio 2006

PER TUTTI I FRATELLI DI TAGLI...Che SCANDALO!!!!

Parma, fondi musicali in crescendo. Verdi? No, Lunardi. Venti milioni di euro in tre anni. A scapito del resto d'Italia. E gli esclusi gridano allo scandalo
GIOVANNI PACI
Corriere Economia, 27 febbraio 2006

Stonature La replica del ministro: «La città è stata scelta perché culla del patrimonio artistico italiano. Un tributo a Toscanini, non a me»
Finora, del progetto si conoscevano soprattutto i sostenitori. A iniziare dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, dall'Aga Khan e dal maestro Riccardo Muti. Meno nota, invece, era l'entità dei finanziamenti pubblici liberati dalla voglia del ministro Pietro Lunardi di dar lustro alla tradizione e al futuro musicale della natia Parma. Non i finanziamenti canonici previsti dal Fondo unico per lo spettacolo (Fus), su cui è ormai difficile intervenire visti i cospicui tagli delle ultime finanziarie. No, la ventina di milioni che secondo quanto risulta a Corriere Economia, tra il 2004 e il 2006, Lunardi ha fatto arrivare alle istituzioni musicali e concer-tistiche parmensi, a scapito del resto d'Italia, hanno un' origine diversa. Arrivano da Arcus, società pubblica che coniuga infrastrutture e cultura ed è finanziata con una cifra equivalente al 3% degli investimenti in grandi opere infrastrutturali, denari poi utilizzati per interventi su beni archeologici e paesaggistici, arte, cultura e spettacoli. Sono stati attivati finanziamenti per 57,37 milioni nel 2004, per 60,31 milioni nel 2005 e si ipotizzano 80,16 milioni per il 2006. Però a decidere cosa e quanto finanziare non è Arcus, ma Lunardi e il suo collega dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione. Ecco dunque che, nonostante fonti interne definiscano il processo «ragionevolmente trasparente», pesa il potere discrezionale dei due ministri, che decretano il dettaglio dei progetti e l'importo destinato ad ognuno. In teoria i compiti sono ben divisi: le Infrastrutture decidono gli interventi relativi a beni archeologici mentre i Beni Culturali hanno mano libera su spettacolo e attività culturali. Con una bizzarra eccezione: Lunardi ha voce in capitolo sui progetti musicali. Perché? Unica, e ufficiosa, motivazione: IL MINISTRO E' NATO A PARMA, patria di Verdi e Toscanini. Tanto basta perché il resto d'Italia, inclusa Milano che pur qualcosa conta nel mondo musicale, debba accontentarsi. Nel 2004 a Milano è arrivato un milione all'Orchestra Verdi (suggestione del nome?), poi poco altro di rilevante. A Parma, in tre anni, ecco 9,9 milioni per la neonata Fondazione Parma Capitale della Musica; 3 milioni alla Fondazione Toscanini e 5 milioni all'emanazione Filarmonica Toscanini; all'Orchestra Cherubini, altra costola della Toscanini, va un milione. Infine, nel 2005 mezzo milione è andato al Teatro Regio. Una pioggia di denaro che nel deserto dei finanziamenti pubblici ha fatto scattare la rivolta di associazioni ed enti di promozione, che parlano di «scandalo». E insinuano che i fondi di Arcus sarebbero impiegati per ingaggiare artisti dai nomi altisonanti, i cui costi né il Teatro Regio né la Toscanini potrebbero permettersi. Che, insomma, Parma stia spendendo alla grande denaro procurato da un ministro amico mentre gli altri si cuciono le toppe sulle giacche. Intanto al Regio c'è l'ex sovrintendente della Scala, Mauro Meli. Nel comitato d'onore di Parma Capitale della Musica, oltre a Lunardi, Buttiglione e all'Aga Khan, ci sono altri due transfughi scaligeri: Muti e Confalonieri, che della Filarmonica della Scala era presidente. Così in novembre il concerto (al Regio) per l'insediamento dello stesso comitato è stato affidato dall'Orchestra Cherubini diretta da Muti e trasmesso da Rete 4, la cui programmazione, un tempo dedicata alla Filarmonica della Scala, ha ora un baricentro più emiliano. Inevitabile che tutto ciò finisse in politica, «E' scandaloso destinare una quota tanto alta di fondi a una sola città», ha attaccato Francesco Rutelli nonostante la Fondazione Toscanini sia controllata della Regione, in mano al centrosinistra. «E' pretestuoso — ribatte il sindaco (di centrodestra) Elvio Ubaldi, presidente del Regio e di "Parma Capitale" —. La Toscanini è un'istituzione regionale che qui ha solo la sede legale: gli unici soldi per Parma sono quelli per il progetto "Parma Capitale della Musica", che nasce con l'assegnazione a Parma dell'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare e vuole mettere in grado la città di produrre un'offerta culturale e musicale adeguata al nuovo ruolo internazionale. E il Regio è tra i teatri meglio gestiti in Italia».
Nel 2005, due terzi dei fondi di Parma Capitale sono finiti al Regio, ma tra gli obiettivi c'è il decollo del Verdi Festival. «Stiamo cercando di usare Verdi per far crescere la città — spiega il sovrintendente Meli —. Come Salisburgo con Mozart e Bayreuth con Wagner. Fare concorrenza a Milano? Non scherziamo, il Regio ha un bilancio di 15,8 milioni, la Scala è la più grande istituzione musicale al mondo». Intanto, senza chiamarla concorrenza, in autunno andrà in scena un Don Giovanni diretto da Muti quasi in contemporanea col Don Giovanni che la Scala ha affidato al giovane Gustavo Dudamel.
«Parma è una città difficile», è la risposta standard alla domanda sul perché in campo musicale Comune, Provincia e Regione non colla-borino. Un problema che Lunardi ha superato con spirito bipartisan, procurando una decina di milioni all'iniziativa promossa dal sindaco-amico Ubaldi, e poco meno a quelle della Toscanini.
E il ministro-benefattore che dice? «Parma è stata scelta perché è la patria di Verdi e Toscanini e culla del patrimonio artistico e musicale italiano. Sostenere "Parma Capitale della Musica" è un tributo a loro, non al ministro Lunardi. Inoltre con l'Authority per la sicurezza alimentare Parma è a tutti gli effetti una città internazionale», nota Lunardi, che, secondo alcuni, conclusa l'esperienza governativa, potrebbe prepararsi a un futuro da sindaco della città.


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domenica, 26 febbraio 2006

FRATELLI DI TAGLI !

Alti costi, finanziamenti ridotti: la lirica sull’orlo d’una crisi di nervi

LA STAMPA
AL termine del quarto e ultimo atto dell'Aida, in tutte le orchestre del mondo arriva finalmente il turno di un musicista che ha seguito impassibile lo svolgimento della partitura senza muovere né un dito né un labbro. È il clarinetto basso: gli tocca un «solo» di pochi minuti. E basta. Ma dev'essere naturalmente perfetto, meraviglioso, seducente. Deve suonarlo un bravissimo professionista. In questi momenti di tempesta sulle 13 Fondazioni liriche, alle prese con la riduzione dei finanziamenti previsti dal Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, e in buona parte anche con problemi sindacali che tornano a divampare, dovendo tagliare i costi si può farlo anche su questo? La domanda è ovviamente retorica. È un esempio fra i tanti che ci propone Athos Canestrelli, secondo contrabbasso nell'orchestra del Regio di Torino, e quindi neanche sospettabile di interesse diciamo così privato. Lui il clarinetto basso non lo ha mai suonato. E non ha nulla a che fare nemmeno con una delle gag sindacal-organizzative più rinomate, che riguarda il secondo atto della Bohème. È una scena animatissima nel Quartiere Latino, affidata al coro, dove a un certo punto un venditore lancia alle massaie un grido di quattro note: «Prugne di Tours». Tanto basta per fargli scattare automaticamente il pagamento da solista. «È un emblema di rigidità contrattuale ormai proverbiale - ci dice il musicologo Oreste Bossini - ma sono aspetti tipici e tradizionali della storia del teatro. Possono sembrarci assurdi, sono piccoli mezzi per integrare il salario, niente di scandaloso in verità». L'aneddotica è fitta, a questo proposito: non ci sono solo le prugne di Tours, ma l'indennità pioggia per l'Arena di Verona, l'indennità Caracalla per l'Accademia di Santa Cecilia a Roma, l'indennità lingua straniera e infinite altre, tutte previste da complicati contratti integrativi. Si ricorda, alla Fenice di parecchi anni fa, prima dell'incendio, la richiesta di un'indennità per l'ultimo corista che doveva abbandonare la scena un minuto più tardi dei suoi colleghi. Ma sono spiccioli di fronte al grande gelo di questi giorni, quando tutti annunciano tagli, da Torino a Firenze, da Palermo a Venezia.
Il Maggio Fiorentino ha già rinunciato alla Salomé di Richard Strauss che doveva aprire il cartellone, appunto a maggio; a Palermo, mercoledì scorso, per buona misura è stata bloccata da un sciopero la prima mozartiana del Ratto del serraglio; a Genova le repliche della Favorite di Donizetti vanno in scena senza scenografia e senza coro; a Napoli il sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi ha lanciato l'allarme-fallimento, visto il passivo di 17,8 milioni accumulato dal 2000 a oggi. Si dice con insistenza, nell'ambiente, che la Fenice di Venezia potrebbe chiudere a giugno per riaprire solo a gennaio; Torino, che ha annunciato una Turandot con la regia di Ronconi, ma senza scenografie e costumi, che ha cancellato il balletto del Bolshoi e un concerto straordinario, al confronto non se la passa neanche tanto male. E mentre i sovrintendenti sono piegati sui conti, orchestrali, coristi e tecnici annusano una crisi di nervi. Siamo a un passo dalla sindrome-Alitalia, del tutti contro tutti, delle mille difese a oltranza di altrettanti piccoli privilegi mentre la barca affonda? No, risponde Vladi Spigarolo, responsabile audio, video e luci al Regio di Torino, quindi un tecnico, uno di quelli che il pubblico non vede. Ha 43 anni, è rappresentate sindacale, il suo lavoro gli piace molto; è persino soddisfatto (lo dice dopo una lieve esitazione) dello stipendio, che si aggira, «facendo abbastanza straordinari», sui 2000 euro. Non ha mai pensato seriamente di dare un calcio a tutto e aprire una tabaccheria. Detto questo, però, vede un buio futuro di tagli alla produzione e al personale. «L'Opera è uno spettacolo dal vivo. E questo significa gente che allestisce. È lo spettacolo che richiede più personale, mi stupisce che ci si scandalizzi per questo». Eppure il problema è tutto lì. Se al Maggio Fiorentino il baritono Claudio Fantoni, quando si cominciò a parlare di tagli, iniziò clamorosamente lo sciopero della fame ottenendo anche un buon seguito in varie parti d'Italia, l'attuale commissario governativo, Salvatore Nastasi (dirigente generale del settore spettacoli del vivo per il Ministero dei Beni culturali: proprio oggi sarà a Firenze con il ministro Buttiglione) non nasconde che su 480 dipendenti «ce ne sono una settantina di troppo». «La situazione era drammatica, ora abbiamo un attivo di 1 milione. Ho tagliato il 20% della produzione, non potevo far altro. Poi la gente deciderà se è stata una buona o una cattiva idea, e si comporterà di conseguenza». Se non si può o non si vuole licenziare non resta altro, aggiunge. Nessuno ammette che sia questione di sprechi: «Io per esempio non ne ho trovati. Qui non c'è gente che ruba. Ci sono diseconomie di scala», conclude Nastasi. Bando allora a tutta l'aneddotica, se è un aspetto secondario. Il soprintendente di Bologna, Stefano Mazzonis, ci annuncia in diretta che se ne va: è stato appena nominato direttore artistico dell'Opera di Liegi. In fuga dal Fus? «No, una scelta ponderata, maturata nel tempo». Ci tiene però a spiegare che lascia un teatro dove le rigidità contrattuali sono state ampiamente superate, i «costi e gli orpelli» tagliati decisamente. «Il teatro di Bologna è tra i più invitati all'estero anche perché ha prezzi concorrenzali», dice. E una salute di ferro: una volta conclusero con un concerto serale a Gerusalemme un tournée in Israele, arrivarono al mattino a Roma e la sera stessa si esibirono ancora, «con grandissimo successo». Anche loro, però, ridurrano la produzione. Non c'è altro da fare, a questo punto. E più si cancella dal cartellone, più cresce l'ansia, dai teatri più ricchi come la Scala di Milano o il Regio di Parma (che nonostante l’importanza è considerato di «seconda fascia» e non fa parte quindi dei «magnifici 13») a quelli dove le condizioni sono precarie, come Palermo. Il Teatro Massimo, ci spiega il soprintendente Antonio Cognata, ha un debito consolidato a lungo termine di 25 milioni. E 4,2 milioni in meno di finanziamenti, senza contare la rata di rimborso del debito, 670 mila euro. «Si taglierà la produzione, ma non solo», dice. Quindi anche il personale? «Purtroppo dovremo intervenire su tutti i costi», è la risposta. Nessun dipendente di ruolo rischia ovviamente il posto, ma c'è poco da stare allegri. E il baritono Paolo Cutolo (fa parte del coro), benché non fosse tra quelli che hanno bloccato la Salomé, decisione presa da un sindacato autonomo, è molto arrabbiato. «Finirà che chiederemo esplicitamente al Sindaco di rimuovere il Soprintendente. A Palermo nella prosa, nonostante la crisi, hanno aumentato gli stipendi. Perché a noi no?». Se è un miracolo, è a doppio taglio. In una situazione così disperata sembra fuori della realtà parlare di aumenti. Però la vita dietro le quinte e sul palcoscenico sta diventando sempre più dura per tutti, precari in testa. Accade così che austeri professori si ritrovino a cantare per i matrimoni. «Adesso non mi faccia passare per quello che dipinge i colleghi come dei poveracci», ammonisce Cutolo. D'accordo, promesso. «Allora, le dico che a me è accaduto, quando ero assunto a tempo determinato, insomma da precario. Abbiamo preparato con mia moglie un'Ave Maria di Gounot arrangiata per organo, baritono e mezzo soprano, e l'abbiamo eseguita in una bella chiesetta di Piedemonte Matese». Ora non più. «Non ne ho più bisogno. Ma guardi che succede un po' dappertutto: qui in Sicilia il Massimo è una cattedrale nel deserto, ma a Napoli per esempio questa attività è molto diffusa. E anche nel ricco Nord, solo che lì forse pagano meglio». INCHIESTA. PROTESTE, SCIOPERI, RAPPRESENTAZIONI CANCELLATE: VIAGGIO NEL MALESSERE DEI TEATRI ITALIANI E DI CHI CI LAVORA 

MARCO BAUDINO   marco.baudino@lastampa.it


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sabato, 25 febbraio 2006

BILANCIO APPROVATO................

SARA' FORSE INTERVENUTO SAN GENNARO? ABITUATO A SCIOGLIERE MIRACOLOSAMENTE IL SANGUE OGNI ANNO,AVRA' PROVATO ANCHE A GUARIRE I BILANCI CHE SEMBRAVANO IRRIMEDIABILMENTE COMPROMESSI?

San Carlo, bilancio approvato Nessun taglio alla produzione

 IL MATTINO 25/2/2006

Si apre con un disavanzo pari al taglio del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, il bilancio preventivo 2006 del teatro di San Carlo, approvato ieri sera dal cda presieduto dal sindaco Iervolino. Un «buco» di circa tre milioni di euro che potrebbe anche essere in parte recuperato con reintegri o con l’ingresso di privati nella fondazione. Al momento niente tagli alla produzione, ma l’avvio di un risanamento economico attraverso altri strumenti illustrati nel pomeriggio, in teatro, nel corso di un incontro tra i rappresentanti sindacali e i dirigenti. Si è riparlato della stesura di un piano industriale che eviti sprechi e pianifichi il futuro delle attività. Fissato anche un prossimo appuntamento per il 2 marzo. Subito dopo dovrebbe essere convocata un’assemblea e si dovrà anche eleggere una nuova rsu.


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lunedì, 20 febbraio 2006

TORINO'S DAY

Tagli, il Regio inscena la protesta
Susanna Franchi
la Repubblica, Torino, 21/2/2006
Buttiglione e Finanziaria sott'accusa, richiesto un intervento urgente che integri il fondo unico dello spettacolo.
Lavoratori da tutta Italia contro il giro di vite sulla cultura

Uniti, insieme contro i tagli al Fondo Unico per lo spettacolo. Nessuna logica di campanile, nessuna rivalità tra i lavoratori delle fondazioni liriche italiane duramente provati dai tagli previsti dalla Finanziaria: in tutta Italia manifestazioni, scioperi e proteste si sono succeduti a difesa della cultura, non solo musicale, così ieri pomeriggio la sala del Teatro Regio ha ospitato una riunione, chiamata "attivo unitario", dei lavoratori delle fondazioni liriche italiane invitati dalle artiste del coro del Teatro Regio che sono impegnate nello sciopero della fame. Così, prima di entrare in sala, tutti hanno visto nel parcheggio del Teatro, su Via Verdi, il camper che ospita proprio le artiste del coro che si alternano nella pacifica protesta di digiunare perché la cultura non sia messa a tacere per sempre, e in sala striscioni con scritte come "Nessun Dorma" o "La cultura fa paura" per raccontare la voglia di continuare a vivere e lavorare.
«C'erano rappresentati del mondo dello spettacolo, della musica, della prosa, del cinema e anche del precariato da tutta Italia - racconta Giulio Arpinati, violoncellista dell'Orchestra del Regio e rappresentante sindacale Cgil- erano presenti il sovrintendente del Regio Walter Vergnano e il direttore artistico del Teatro Stabile Walter Le Moli, i rappresentanti sindacali, quattro parlamentari del centro-sinistra. A tutti abbiamo espresso la nostra preoccupazione generale perché i tagli non si limitano a quest'anno, con un contributo decurtato del 25%, ma proseguono nei prossimi anni perché le tre tranches della Finanziaria prevedono per il 2007 e il 2008 ulteriori tagli del 40% il che significherebbe la chiusura dei teatri! Abbiamo bisogno di chiarezza, abbiamo bisogno di coordinarci per fronteggiare questa situazione devastante. Nel programma che il centro sinistra presenta perle prossime elezioni il ripristino del Fondo Unico dello Spettacolo è un punto specifico e questo ci fa ben sperare. Ma questo è solo il primo punto, l'attuale Governo ha avuto nei confronti della cultura un atteggiamento terribile: basti pensare a cosa è diventata la musica nelle scuole! Ecco, vogliamo più rispetto per la cultura».
Il coordinamento che si è riunito ieri a Torino tornerà a reincontrarsi a fine mese a Parma per continuare le strategie di protesta: tra le varie ipotesi allo studio, si pensa, ad esempio, ad una sorta di sciopero della fame contro il taglio al Fus, da effettuarsi "a staffetta" nei vari teatri italiani. All'assemblea erano presenti diversi politici, tra questi la senatrice Vittoria Franco, dei DS, che ha sottolineato come Prodi veda nella cultura e nella ricerca «mattoni fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese» e come la cultura debba trasformarsi da «voce di spesa» a «voce di investimento» nel bilancio italiano.

Paola e Gloria

 

                                                              

PER TUTTE LE INFOIATE : DE CARO CI PIACE TROPPO !......"SINDACALISTA" E' BELLO !

GIANVITO e NICOLA SEDOTTI  DALLE INFOIATE ......C.N.E.F.   'CCA  NISCIUNO E' FESSO !!!

......FACIMME AMMUINA !

E SOPRATTUTTO NON FACCIAMOLA CANTARE A BERLUSCONI !


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categorie: manifestazioni
domenica, 19 febbraio 2006

AFFOLLATA ASSEMBLEA ???

IL MATTINO 19/02/2006

SAN CARLO I SINDACATI SU VLAD

Cgil, Cisl, Uil, Fials-Ugl dicono no alla nomina del consulente artistico al San Carlo (Alessio Vlad), fatta l’altra sera dal cda a tre mesi dalla scadenza del mandato dello stesso consiglio e del sovrintendente e con una situazione economica è sempre più precaria dopo gli ulteriori tagli al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. «L’assoluto dissenso» dei sindacati arriva dopo un’affollata assemblea generale tenuta in teatro l’altra sera, durante la quale si è discusso anche della tournée in Cina con la nuova orchestra Scarlatti. Venerdì 24 è previsto un incontro con il sindaco Iervolino, presidente del cda e, in serata, la riunione dello stesso consiglio di amministrazione che dovrà approvare il bilancio consuntivo 2005 e preventivo 2006 che si apre con un disavanzo di tre milioni e mezzo di euro circa.


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categorie: rassegna stampa

W CAGLIARI !

Il Teatro lirico di Cagliari sarà presente il 20 a Torino con 46 lavoratori. L'organizzazione è risultata abbastanza difficile ma con la collaborazione dei sindacati e con il contributo di oltre 140 lavoratori siamo riusciti a concretizzarla.
Ti spiego come ho fatto:
Attraverso un'agenzia di viaggi convenzionata siamo riusciti ad abbattere i costi del viaggio pagando 118 euro pro capite comprendente il viaggio Cagliari-Milano-Cagliari in aereo e il trasferimento in  pullman granturismo  Milano-Torino-Milano.
I sindacati CGIL-CISL-UIL-FIALS-SNATER  hanno contribuito con 2.400 euro (Libersind 0 euro perchè non condividevano la manifestazione e la contribuzione)  mentre i lavoratori si sono mediamente quotati per 24 euro.
Siamo riusciti a convincere la Direzione del Teatro ad anticipare la prova al piano del Barbiere di Siviglia  alla domenica, abbiamo chiesto di rinviare un concerto decentrato del coro femminile a martedì ed infine l'orchestra è stata messa a  disposizione.
Insomma i lavoratori partono in giornata di riposo e quindi non ci rimettono di tasca.
Sembra facile a parole ma risolvere tutti questi problemi è stato veramente complicato.
Spero solo che l'impegno che abbiamo profuso a Cagliari per partecipare così numerosi abbia come riscontro un analoga partecipazione di massa dei lavoratori degli altri teatri sicuramente più agevolati di noi per raggiungere Torino.
Un caro saluto da Angelo Cocco

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categorie: varie
sabato, 18 febbraio 2006

manifestazione di Torino

COMUNICATO STAMPA

In occasione dell'attivo unitario del Settore dello Spettacolo, indetto dalle sigle sindacali firmatarie del contratto nazionale per lunedì 20 febbraio presso il Teatro Regio di Torino, le artiste del Coro del Teatro Regio impegnate nello sciopero della fame contro la politica culturale dell'attuale Governo incontreranno i colleghi delle altre Fondazioni liriche, impegnati in tutta Italia in analoghe forme di lotta. Da questo incontro nascerà una sinergia nazionale che porterà la protesta mediante sciopero della fame a concatenarsi attraverso tutto il territorio, con adesioni simultanee nei vari teatri lirici italiani.All'attivo unitario, in programma alle ore 14 presso la Sala lirico del Teatro Regio, parteciperanno diversi esponenti del mondo politico e culturale oltre a numerose delegazioni di lavoratori provenienti da tutte le Fondazioni liriche italiane.I lavori saranno preceduti da una manifestazione pacifica , musicale ed artistica, dei lavoratori in piazzetta Mollino, a lato del Teatro Regio.

Il Comitato dello Sciopero della Fame del Teatro Regio di Torino

Il Movimento Spontaneo dei Dipendenti delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche Italiane

laterradeicachi@gmail.com


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DAL TEATRO ALLA SCALA

TEATRO: LAVORATORI SCALA APPOGGIANO PROTESTA AL REGIO TORINO
(AGE) MILANO - I lavoratori della Scala di Milano appoggiano la protesta dei colleghi del Regio di Torino. Dopo essersi riuniti in assemblea, i lavoratori della Scala hanno diffuso oggi una nota in cui affermano di condividere "i contenuti della manifestazione sindacale indetta al Teatro Regio di Torino dal Coordinamento Lavoratori della Produzione Culturale e dalle Segreterie Nazionali di Categoria". In particolare, l'assemblea ritiene "prioritario in questa fase - si legge in un comunicato - richiedere l'intervento straordinario del Governo per garantire le retribuzioni e i livelli occupazionali, nonché l'attività artistica per i prossimi mesi, dopo i pesanti tagli operati dalla Finanziaria al Fondo Unico dello Spettacolo". I lavoratori della Scala chiedono quindi l'attivazione immediata di un tavolo di trattative "per definire - continua il documento - i recuperi salariali del secondo biennio contrattuale (2004-2005) ed il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro delle fondazioni lirico-sinfoniche, sollecitando la Sovrintendenza della Scala ad attivarsi per trovare le soluzioni più idonee". Nella stessa nota, i lavoratori scaligeri valutano la situazione in seno al Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Scala ed esprimono "disappunto per il rifiuto del CdA ad accogliere la disponibilità della Provincia di Milano ad entrare nella gestione del Teatro". "Un ingresso - si legge nella nota - che garantirebbe un rilevante apporto economico in una fase di grave difficoltà determinata dai tagli previsti dalla finanziaria". (AGE) RED-CENT

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categorie: varie
venerdì, 17 febbraio 2006

RITORNO AL PASSATO...

GIOVEDI' 12 GENNAIO 2006

Circa un mese fa un gruppo di lavoratori(amministrativi e tecnici) improvvisamente si riscopriva difensore del teatro s.carlo,giudicava dannoso lo sciopero del 13 gennaio indetto dalla rsu per i motivi che ben conoscete, e chiedeva a grandissima voce la dimissione, sì del sovrintendente, ma, SOPRATTUTTO DELLA RSU...il risultato finale? Lo sciopero fu annullato, Lanza Tommasi è ancora saldamente in sella, la rsu è dimissionaria.A suo tempo abbiamo proposto il seguente indovinello che oggi ,come non mai,sentiamo di rinnovare: "Secondo voi, questo "movimento di lavoratori liberi in difesa del teatro di s.carlo" chi sta difendendo? "

VENERDI' 17 FEBBRAIO 2006 ore 16 - ASSEMBLEA GENERALE DEI LAVORATORI

ORDINE DEL GIORNO:MANIFESTAZIONE DI TORINO,VALUTAZIONI SINDACALI SUGLI ESITI DELL'ULTIMO CDA,VARIE ED EVENTUALI

Nonostante l'ntervento del segretario nazionale Slc Cgil Silvano Conti la platea era semivuota,una quarantina di persone circa,erronea scelta dell'orario si è detto !!!

A prescindere dalle problematiche nazionali che tutti ben conosciamo e condividiamo e che vedrà presente a Torino una delegazione napoletana,il secondo punto all'ordine del giorno doveva essere altrettanto interessante per i lavoratori poichè dal 12 gennaio ad oggi ,tranne l'intesa associativa con l'unione industriali che tra l'altro non si è ancora tradotta in un intervento economico,nulla è cambiato.Quale sarà il futuro del teatro di San Carlo e dei suoi lavoratori è ancora assolutamente incerto,si è solo a conoscenza del fatto che per il bilancio preventivo 2006  è previsto un passivo di circa 7 milioni di euro ma i lavoratori non sono stati informati ,se non da indiscrezioni trapelate nei corridoi,sulle misure che il cda intende adottare per affrontare questa disastrosa situazione.

CONCLUSIONI

Durante  l'assemblea del 12 gennaio i LIBERI lavoratori chiedevano le dimissioni di LANZA e della RSU che indiceva uno sciopero NON CONCORDATO CON LA BASE contro le sue scelte .

Venerdì 17 febbraio,nel Teatro di San Carlo la platea è semivuota,non esiste più una rsu nè si parla di nuove elezioni,almeno per il momento.Il Prof.Lanza oltre ad essere ben attaccato alla sua poltrona si è scelto anche un nuovo consulente artistico,a tre mesi dalla scadenza del suo mandato.

E i LIBERI lavoratori ?... sono spariti o tacciono e chi tace.......


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categorie: varie
mercoledì, 15 febbraio 2006

TORINO 20 FEBBRAIO 2006

Il mondo dei lavoratori dello spettacolo manifesta contro una politica poco attenta all'arte e alla cultura.La Manifestazione Nazionale dello Spettacolo si terrà a Torino il 20 febbraio 2006 alle ore 11,30 nella piazzetta del Teatro. La manifestazione è stata organizzata dalle segreterie nazionali SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL FIALS CISAL.L'attivo unitario del Settore dello Spettacolo 2006 avrà inizio alle ore 14.00 al Teatro Regio, in Piazza Castello, 215. I lavori che saranno aperti da una breve relazione introduttiva unitaria dovranno prevedere interventi delle strutture e dei lavoratori dei luoghi di lavoro e saranno conclusi dai contributi dei parlamentari responsabili per i rispettivi partiti dell’area culturale. A tutt’oggi hanno dato la loro disponibilità i seguenti parlamentari: Senatrice Vittoria Franco - DS On. Titti De Simone - Rifondazione Comunista On. Gabriella Pistone –PDCI On. Andrea Colasio –Margherita. Ingresso libero fino a esaurimento posti


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categorie: manifestazioni

CERTA E' SOLO LA NUOVA CONSULENZA ED IL FUTURO DEL TEATRO E DEI SUOI DIPENDENTI?...

IL MATTINO 15/2/2006

IL CDA DEL TEATRO

Donatella Longobardi Conti in rosso al San Carlo. Così Alessio Vlad, che doveva essere nominato direttore artistico diventa solo «consulente» del teatro. «Ma è una cosa normale, visto che a giugno è prevista delle cariche e il direttore artistico decade con il sovrintendente», spiega Lanza Tomasi, come a voler chiarire che sulla decisione non ha pesato la dura presa di posizione della Uil dell’altro giorno contro la nomina e gli sprechi. «Vlad entra in teatro e poi eventualmente, con il rinnovo degli organi, si può ipotizzare la sua direzione artistica, sempre che io resti alla sovrintendenza», aggiunge Lanza. E il neo-consulente figlio di Roman Vlad, grato, dice di accogliere «questa nomina con la consapevolezza del lavoro che mi attende e della storia e delle tradizioni del teatro più bello del mondo». Precisa però che, a causa di impegni precedenti, sarà disponibile da aprile: «È evidente - aggiunge - che la parte economica che mi riguarda avrà inizio da quella data, è anche un modo per contribuire, in questo momento difficile, nel mio piccolo, a ridurre le spese». Ieri sera il consiglio di amministrazione della Fondazione, presieduta dal sindaco Iervolino, ha discusso le linee di massima del bilancio consuntivo del 2005 e il preventivo 2006. Si attende ora la relazione dei revisori dei conti e un’ulteriore seduta del cda per l’approvazione. Acquisito al patrimonio del teatro lo storico Palazzo Cavalcanti, donato dal Comune, che con il suo valore (tre milioni e settecentomila euro) dà una boccata d’ossigeno alle esauste casse del teatro. La riunione è stata lunga, articolata, per discutere soprattutto sula delicata situazione economica del teatro. S’è parlato anche della prossima stagione estiva che sarà finanziata da Regione e Provincia. Si faranno sia la «Cavalleria rusticana» con la regia di Scaparro a Baia sia una «Madama Butterfly» all’Arena Flegrea, dove si spera di replicare il successo riportato dalla «Bohème», due anni fa. In base agli ultimi dati il «buco» è di circa 17 milioni di euro e comprende la somma dei disavanzi dal 2000 al 2004 cui si aggiungono, per il 2005, mancati recuperi del Fus rispetto agli anni precedenti di 3 milioni e centomila euro. Mentre il taglio della Finanziaria sul 2006 incide in negativo per tre milioni e centomila euro. Una situazione davvero molto difficile dalla quale altri teatri italiani in condizioni simili sono usciti attraverso il commissariamento (Maggio Musicale Fiorentino) o dtrastici tagli anche alla produzione (Carlo Felice di genova). Una strada sempre osteggiata dal sovrintendente Lanza Tomasi, che che ne fa una questione di rispetto per il pubblico. D’altra parte, gli incassi di biglietteria rappresentano una entrata considerevole per il teatro, circa 5 milioni di euro ogni anno cui, si devono aggiungere un milione e 600mila euro di sponsor. «Ma speriamo che si concreti presto anche l’ingresso nella Fondazione di imprenditori privati», ha detto Lanza Tomasi «l’incontro avuto con l’Unione Industriali ci fa ben sperare in questo senso». Comunque, per il primo semestre di quest’anno non ci dovrebbero essere problemi: «Nonostante tutto - spiega Lanza - c’è un certo ottimismo. L’acquisizione al patrimonio di Palazzo Cavalcanti ci dà una buona possibilità di ripresa. Ma certo, è impossibile pensare di realizzare una stagione 2007 con queste somme a disposizione».


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categorie: rassegna stampa

ECONOMIA DELLA CULTURA

NASCE IL SITO MOVE ON 1X100 "PER UN’ECONOMIA DELLA CULTURA" 

La Cultura è una risorsa.
Perchè la Cultura diventi una risorsa occorre investire e quindi reperire fondi. A questa istanza la maggior parte dei governi degli ultimi anni risponde che i soldi non ci sono e che se bisogna effettuare tagli meglio tagliare nella cultura, nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione piuttosto che negli “importanti settori della vita
pubblica”.
Ma andiamo a guardare i numeri degli investimenti delle aziende nella florida industria culturale, quella dei media, che si aggirano solo in Italia nel 2005 in 9 miliardi di euro, quasi la metà della manovra finanziaria.
Tali dati dimostrano due cose:
a) che il denaro c’è, che le imprese lo spendono se ravvedono un utile, e che le stesse riscontrano un utile immediato nell’autopromozione mediante la pubblicità. Questo significa che le imprese potrebbero investire altrettanto denaro in forme di autopromozione diverse se fossero incentivate a farlo,
quali per esempio le sponsorizzazioni a eventi culturali, se potessero dedurle dal bilancio come invece possono fare se investono in pubblicità.
Oggi è infatti possibile per un’azienda detrarre le spese per una pubblicità ma non il contributo a un’associazione culturale, se non solo in casi particolari e secondo normative complesse e farraginose (vedi la legge Urbani).
b) che un tale movimento di denaro (e parliamo solo di investimenti pubblicitari nei media) produce un gettito fiscale pari a quasi un miliardo di euro se si considera unicamente l’iva sulle transazioni, pari cioè a quasi tre volte la somma destinata alla cultura dall’ultima manovra finanziaria.
Da qui la proposta di 1x100, che si rivolge alla politica e alle imprese.
Ai politici chiediamo di farsi promotori di una legge che agisca in due direzioni:
1) Da una parte finanzi direttamente la cultura, indirizzando fondi già disponibili, senza cioè creare nuove tasse che sarebbero un deterrente agli investimenti privati.
Il Move On propone di impiegare una quota dei proventi del gettito fiscale degli investimenti pubblicitari nei media per creare un fondo speciale non intaccabile dalle manovre di bilancio.
Un’operazione questa oltre che legittima da un punto di vista costituzionale, opportuna e giusta, visto è proprio l’industria dei media che, per fornire un prodotto qualificato e interessante, attinge proprio alle risorse creative che sono uno dei risultati della formazione e dell’innovazione culturale.
2) favorire gli investimenti privati nel settore promuovendo agevolazioni fiscali reali alle imprese. Il minor introito derivante dalle agevolazioni sarebbe largamente compensato dall’indotto generato.
L’altro interlocutore del Move On sono proprio le imprese perchè comprendano che per produrre innovazione e sviluppo è indispensabile investire in cultura. Infatti solo se si creano le condizioni e le occasioni di sperimentazione e di espressione
delle migliori energie creative si favorisce il movimento di idee necessarie a mettere in moto il circolo virtuoso che in questa fase storica nel nostro paese sembra essersi arrestato.
Per ulteriori informazioni vedi il sito: http://www.1x100.net 


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domenica, 12 febbraio 2006

LEGGE 194

Ottantamila in piazza per la 194 - 12/02/2006
«Le donne son tornate»: delegazioni da tutt’Italia in corteo a Napoli
Napoli bissa il successo della manifestazione milanese in difesa della 194. Oltre ottantamila in piazza. Un corteo lungo e colorato ha sfilato da piazza del Plebiscito fino a piazza Matteotti. Presenti delegazioni dei consultori, dei sindacati, dei partiti, tantissima la gente comune, venuta da molte parti d’Italia. Parzialmente cambiati gli slogan delle «streghe» degli anni Settanta: dopo il tradizionale «tremate, tremate», le manifestanti urlavano «le donne son tornate». Tra gli altri, in piazza si sono visti Francesco Caruso e don Vitaliano Della Sala. Particolarmente apprezzate le performance aperte da Isa Danieli. Le organizzatrici hanno detto che anche la sindaca Iervolino ha inviato un saluto.Brandolini


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sabato, 11 febbraio 2006

IL "POTENZIALE" DIRETTORE ARTISTICO...

ALESSIO VLAD

Direttore d’orchestra, compositore, organizzatore musicale.nasce a Roma, inizia gli studi di Composizione al Conservatorio di S. Cecilia perfezionandosi poi in Direzione d’Orchestra con Franco Ferrara, Sergiu Celibidache e Bruno Campanella.Ha studiato successivamente con Leonard Bernstein assistendo poi il Maestro in numerose produzioni presso alcune delle più importanti orchestre del mondo.Dopo essere stato Maestro Sostituto al festival di Spoleto e al teatro dell’Opera di Roma su invito di Werner Henze ha debuttato come direttore d’orchestra al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.Da allora ha collaborato con orchestre italiane (Teatro Comunale di Bologna, Opera di Roam, Teatro Massimo di Palermo, teatro Lirico di Cagliari, Orchestra Toscanini, Orchestra Sinfonica Siciliana, Orchestra Rai di Torino) ed europee (Schleswig-Holstein Philarmonie, Philarmonie der Natinen, Dresden Philarmonie, Weimar Sttatskapelle).Ha avuto inoltre una intensa attività discografica con l’Orchestra da Camera di Santa Cecilia incidendo musiche di Puccini, Catalani, Pergolesi, Vivaldi.Come compositore ha collaborato per il teatro ed il cinema con registi come Cristina Comencini (“Vai dove ti porta il cuore”, “Liberate i pesci”), come Bernardo Bertolucci (“L’Assedio” Globo d’Oro per la migliore colonna sonora italiana del 1999), Franco Zeffirelli (“Sei personaggi in cerca d’autore”, “Storia di una capinera”, “Jane Eyre”, “Un the con Mussolini”, “Callas for ever”), Giorgio Ferrara (“Tosca e altre due”).Dal 1991 è direttore artistico di “Ravello Città della Musica” dove ha creato un’orchestra giovanile collaborando con artisti come Frank Peter Zimmerman, Katia e Mariella Labeque, Misha Maisky, Aldo Ciccolini, Michele Campanella e altri ancora.

Fa parte del Comitato Artistico dell’Accademia Filarmonica Romana.

Nel 1999 è stato direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo .Dal 1999 al 2002 è stato direttore artistico del Teatro Carlo Felice di Genova.


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IL MATTINO 11/2/2005

«Il teatro di San Carlo e la cultura napoletana». È questo il tema della sesta riunione dell’Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia in programma stamane (ore 10.30) a Palazzo Marigliano. Alla manifestazione, organizzata dall’Istituto per gli studi filosofici interverranno il sovrintendente Lanza Tomasi, il presidente di Italia Nostra per la Regione, Guido Donatore, e l’avvocato Gerardo Marotta. Un argomento di grande attualità dunque, alla luce dei tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo, che hanno penalizzato non poco il nostro Lirico che denuncia un deficit di circa 17 milioni di euro. Anche di questo si parlerà in teatro martedì, dove è stato convocato il consiglio di amministrazione sotto la presidenza del sindaco Iervolino. All’ordine del giorno il bilancio preventivo per il 2006, che potrebbe riservare qualche sorpresa. Non è facile, infatti, far quadrare i conti visto che il disavanzo di quest’anno si aggirerebbe intorno ai 5 milioni e 500 mila euro. Tagli? Finora Lanza Tomasi ha sempre detto di non voler penalizzare la produzione. Tanto che ora si parla anche di una stagione estiva con una «Cavalleria Rusticana» a Baia con la regia di Maurizio Scaparro e il ritorno all’Arena Flegrea, dove l’anno scorso ebbe un grandissimo successo «Bohème». Tra i temi in discussione anche la nomina di un direttore artistico. Già da gennaio Giandomenico Vaccari ha lasciato l’incarico per assumere la sovrintendenza a Bari. E ora si riparla di un direttore, nonostante che a giugno l’intero cda del teatro sia in scadenza. Tra i papabili, Alessio Vlad, già al Carlo Felice di Genova e oggi ad Ancona. Il teatro, però, non si ferma. In attesa del trittico mozartiano firmato da Martone, domani saranno protagonisti gli anziani e i giovani delle scuole di Miano e Secondigliano (per molti si tratta della prima volta al San Carlo). Alle ore 18 lo spettacolo «Omaggio a Salvatore Di Giacomo» con il coro diretto da Carmelo Columbro, voci recitanti Lello Giulivo e Florance Forin.D.L.

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giovedì, 09 febbraio 2006

DOCUMENTARIO

QUESTA SERA ALLE 23,30  SU RETE 4   LE "INFOIATE" TORINESI AGLI STATI GENERALI DELLO SPETTACOLO DEL 29/11/2005


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martedì, 07 febbraio 2006

LA CALUNNIA E' UN VENTICELLO...

di Lorella Pieralli
Calunnia, calunnia, alla fine qualcosa resta...pare questa la leva di fondo che spinge in questi giorni una serie di personaggi autorevoli, o presunti tali, a inoltrarsi sul terreno scivoloso dei dati. Stiamo parlando ancora della presunta crisi delle Fondazioni lirico-sinfoniche, cioè dei teatri d’opera italiani.
Musicologi, Sovrintendenti, economisti su vari organi di stampa, da Torino a Palermo, passando per Napoli,  hanno impresso una vistosa accelerazione  a quello che non è (ahimè la par condicio) un dibattito ma un monologo...Pare insomma che il settore sia in grave crisi e che la colpa di tale crisi sia da attribuire a null’altro che ai faraonici stipendi dei dipendenti.
Cerchiamo di capirci qualcosa: il Governo ha di fatto dimezzato il finanziamento del fondo unico dello spettacolo, mettendo in ginocchio tutta la musica, ma non solo: anche il cinema, il teatro di prosa e quant’altro.
Tale “strategia” è stata pubblicamente giustificata dal presidente del consiglio in persona con un teorema secondo il quale, essendo la cultura tutta in mano alla sinistra, si può pure farne a meno.
Non molti giorni fa, l’associazione dei Sovrintendenti (anfols) ha tenuto una conferenza stampa presso l’Opera di Roma in cui ha presentato una scarna cartella dati, dove comunque emergeva  un bilancio tutt’altro che scoraggiante della produzione e dell’afflusso di pubblico entrambi in aumento!E la crisi?
Quando un settore è in crisi, nel campo della produzione industriale ad esempio, di solito la domanda cala, il prodotto non interessa più come prima, e quindi la sovrapproduzione rimane invenduta e il suo valore di mercato scende. Secondo i dati forniti quindi, non si può dichiarare in crisi un settore in crescita ma tant’è. Siamo al paradosso. E’ un vero peccato tra l’altro non poter conoscere i dati disaggregati teatro per teatro, in modo da poter valutare l’operato dei singoli Sovrintendenti, per capire chi ha operato meglio o peggio.
Si favoleggia  di privilegi e stipendi da sogno dei dipendenti, ma la media europea invocata da più parti non viene resa nota, lasciando spazio al dubbio che orchestrali e coristi italiani non siano poi realmente al di sopra di tale fantomatica media. Anzi alla conferenza stampa in questione il presidente dell’Anfols Vergnano ha dichiarato davanti ai giornalisti che gli stipendi italiano sono nella media.
L’eco di questa affermazione però si frange contro quelle di segno contrario espresse ad esempio da Sandro Cappelletto, o da G.Lanza Tomasi che continuano non solo a sostenere il contrario ma a proporre, come medicina miracolosa, il taglio degli stipendi e a chiedere un mandato (non si capisce a chi) per presentare piani industriali in un contesto che per definizione industriale non è, non può essere e , speriamo, non sarà mai. Per converso si difendono i costi degli allestimenti, si omettono nel fornire cifre, i costi dei cachet degli artisti, che sono, quelli sì, davvero rilevanti e superiori di un bel po’ alla media Europea, come candidamente ammesso da Zubin Metha.Tanto da spingere il ministero a emanare un calmiere.
Ci si guarda bene dallo spiegare invece che le orchestre, i cori, i corpi di ballo sono la materia prima di questa industria culturale, senza la quale andare ogni sera in scena sarebbe alquanto arduo, di conseguenza prelevare soldi dagli stipendi dei suddetti corpi artistici per sanare una cattiva gestione che risale a ben prima dei recenti tagli, ci pare quanto meno singolare. Val la pena di ricordare che i deficit vertiginosi dei nostri teatri d’opera sono stati una costante ininterrotta indipendentemente dall’entità del finanziamento: vuol dire che qualunque cifra lo stato, e di recente i privati, abbiano elargito,si è speso di più. I cachet dei cantanti, dei registi, dei direttori, con l’avvento dell’euro sono raddoppiati  e con essi gli introiti delle agenzie...Agenzie le quali dettano i cartelloni secondo le proprie convenienze e disponibilità, costringendo i teatri a programmare non sulla base delle proprie risorse umane, professionali, organizzative che potrebbero essere così ottimizzate, per usare un termine aziendalistico. I suddetti artisti hanno, nel 90% dei casi, la residenza e il conto corrente a Montecarlo e le agenzie che li rappresentano agiscono liberamente in totale assenza di qualunque regolamentazione, per dirne una, di antitrust,ciò che potrebbe spiegare la differenza rilevante dei cachet italiani rispetto al resto d’Europa con la verifica se esista o meno un “cartello”. Siamo il paese dei balocchi, di lusso. In questo senso interessante sarebbe una lettura comparata dei bilanci delle fondazioni, peccato che questo sia reso impossibile dalla disomogeneità della loro struttura anch’essa non soggetta ad alcuna regolamentazione. L’incidenza media dei costi del personale rispetto a quelli artistici è attualmente del 57% del finanziamento pubblico (dati anfols) per i primi. Se si considera che il finanziamento pubblico è calato progressivamente negli anni o nel migliore dei casi non ha avuto l’incremento  a compensazione dell’inflazione, è evidente che l’incidenza dei costi del personale è salita non tanto per effetto degli aumenti di stipendio ma per effetto del calo del finanziamento. Per finirla: invece di chiedere mano libera per abbassare le retribuzioni dei lavoratori, sarebbe forse il caso di portare alla decenza il sistema delle agenzie, sostituire finalmente questi Sovrintendenti che si sono dimostrati nei fatti incapaci di gestire, allevare dentro i teatri una classe dirigente capace di dare un futuro al patrimonio dell’Opera Italiana che ha oramai più fortuna nel resto del mondo che nel suo paese d’origine...Al di là del necessario ripristino del Fondo per lo spettacolo, sembra quindi improcrastinabile una vera riforma sulla quale però né il sindacato né la sinistra pare aver nulla da dire. Un silenzio assordante.E se gli interlocutori di chi dovrà farla questa riforma sono proprio quelli che hanno fatto i “buchi” immaginiamoci le conseguenze: lasciare  inalterata una discrezionalità già incredibile per gestire con il vestito da Manager privati i denari dei contribuenti ( e dei lavoratori).Insomma, cambiare tutto per non cambiare nulla.

http://www.articolo21.info/notizia.php?id=3073


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sabato, 04 febbraio 2006

BRAVO SILVIO , ANCORA UNA VOLTA SUL TIMES !

THE TIMES 3/2/2006

National pride is muted as opera runs out of notes


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giovedì, 02 febbraio 2006

COMUNICATO SINDACALE

Roma,2  febbraio 2006

Alle Segreterie Regionali e Territoriali SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL FIALS CISAL

Cari compagni e amici,perno della discussione del coordinamento unitario del comparto musica del 30 gennaio u.s., è stata la profonda crisi che investe la produzione culturale e lo spettacolo nel suo insieme e le iniziative che il sindacato intende mettere in campo coerentemente con le indicazione scaturite dal Coordinamento del 16 gennaio.La problematicità della situazione, indotta dai tagli indiscriminati ai finanziamenti e dal proliferare di quelle che potremmo definire vere e proprie incursioni parlamentari sul mondo della musica, si manifesta, nel settore, con caratteristiche del tutto peculiari: tagli alle produzioni, riduzione degli organici, incertezza sulle retribuzioni, riduzione delle stagioni concertistiche delle ICO, messa in discussione delle garanzie contrattuali, interferenza legislativa sulle competenze negoziali, disinvolte iniziative di natura previdenziale, che mascherate da provvedimenti a favore dei tersicorei, mirano di fatto all’eliminazione dei corpi di ballo.Una situazione di difficile governo che, negli altri settori, la cui occupazione è prevalentemente di natura intermittente, si sta già traducendo, drammaticamente, in disoccupazione.Il coordinamento, pur consapevole della difficoltà derivante dalla fase di fine legislatura, dai danni prodotti dall’attuale finanziaria, nel rivendicare un riposizionamento del FUS ai livelli del 2001 e una revisione totale delle politiche di contribuzione pubblica ai vari livelli,  chiede un immediato  intervento di finanziamento straordinario a sostegno e per la sopravvivenza dell’intero Settore e l’apertura di un urgente tavolo di confronto presso la Presidenza del Consiglio.Le ricorrenti voci riguardanti la proclamazione dello stato di crisi del settore, indotta dalla riduzione delle pubbliche risorse, ci vede fortemente scettici, poiché, condividerne le motivazioni equivarrebbe a riconoscere, implicitamente, la giustezza del parallelismo tra tagli e stato di crisi.Diverso il ragionamento riguardante l’adozione di provvedimenti tesi alla tutela del settore e di chi vi lavora, se accompagnati da investimenti per la tenuta e lo sviluppo del comparto.Una fase, questa, di assoluta emergenza che necessita come non mai di grande determinazione ma di altrettanto equilibrio rifuggendo da tentazioni semplicistiche quanto improduttive.Il percorso di mobilitazione, che dovrà realizzarsi attraverso presidi aziendali dal forte contenuto simbolico o da  iniziative territoriali da effettuarsi dal 14 febbraio in poi, e che culminerà nella grande manifestazione pubblica del 20 febbraio a Torino (alla quale abbiamo invitato i rappresentanti culturali delle forze politiche di maggioranza e opposizione), dovrà essere affiancato  dall’attivazione di tavoli di concertazione sul territorio tra le parti sociali e le istituzioni locali.Appare del tutto evidente che la riuscita della manifestazione a sostegno delle nostre rivendicazioni dipenda dalla capacità di  mobilitazione dell’intero settore.

LE SEGRETERIE NAZIONALI


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IL PENSIERO DI UN ANONIMO MILANESE...

LO STATO DELL'ARTE

Anche a Milano iniziarono i prof. dell'Università Bocconi(i Chicago-boys meneghini)a parlare di aziendalizzazione, managerialità.. e altre stronzate dell'ideologia liberista.
Fontana subito se ne invaghì e su e giù da Milano a Roma dal governo di centro sinistra a farsi fare la famigerata legge 367 sulle Fondazioni
Era il periodo "privato è bello" e Muti spingeva con l'orchestra per la legge sul doppio lavoro artistico, venne LA FILARMONICA-Mediaset e spari la stagione concertistica Scala.
Arrivarono finalmente i menagers e dopo averla usata affondarono la Scala di debiti.
Al boccone finale 2005 si ruppero i denti: Muti chiama il sovraintendente a lui gradito (Meli);di Fontana -menager non sapeva più che farsene.
Fatta la fotografia del7 dic. con Scala "rinnovata"per i media, la notte dei lunghi coltelli, il golpe prima del rinnovo del cda.
...arrivano e straparlano di + spettacoli al teatro fabbrica di bulloni o juke-box dal vivo e distruggono il teatro insieme di arti.
Meli (luglio 2005) lancia il modello Parma con solo 18 dipendenti(l'anti-Scala)chiama giornalisti di famiglia, come il padrino, in ristorante a Roma e parla delle magnificenze delle cooperative da estendere ovunque.
Uno alla volta, fin'ora, tutti insieme domani (se dovesse permanere il capo massone)il teatro senza dipendenti, 5 "fondazioni di eccellenza", il resto alle regioni, chi è ricco si salvi!


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mercoledì, 01 febbraio 2006

IL RISVEGLIO...

 COMUNICATO STAMPA Le dichiarazioni rilasciate sui quotidiani dal sovrintendente Prof. Lanza Tomasi e dal Prof. Fulvio Tessitore impongono che le Organizzazioni sindacali di categoria CGIL CISL E UIL rispondano su alcuni punti,meritevoli di precisazioni.Prima,però,di entrare nel merito,ci preme sottolineare per evitare strumentali interpretazioni,che l’obiettivo che si pone il Sindacato non è quello di alimentare polemiche,in un momento così difficile in cui versa il Teatro,ma ha il dovere etico di difendere e salvaguardare il patrimonio artistico e culturale della Fondazione e di conseguenza tutti i suoi dipendenti,i quali non possono pagare per errori commessi da altri.Fatta questa doverosa premessa si rispedisce al mittente l’affermazione del Prof. Tessitore;in particolare ,dove dichiara che nel Teatro di San Carlo non solo non ci sono sprechi,ma addirittura sostiene che chi dice il contrario mente.Il riferimento ,è evidente,è indirizzato al Sindacato.Infatti è da tempo e in più occasioni che le Organizzazioni sindacali denunciano sprechi(evitabilissimi) che la gestione del Teatro continua a mantenere,indipendentemente dalla crisi,dovuta ai tagli al Fus e non solo,utilizzando politiche e logiche del passato.Quello che emerge dalle dichiarazioni di Lanza Tomasi e Tessitore è solo una comprensibile difesa del proprio operato.Dalle loro interviste ci sarebbe piaciuto sapere,per esempio,l’incidenza dell’80% del costo del lavoro come viene calcolato.E’ forse comprensivo dei numerosi contratti professionali,spese di mantenimento di alcuni dirigenti?E non è forse vero che si ricorre continuamente ad appalti esterni,quando potrebbero essere utilizzate risorse interne?E sulle scenografie non è altrettanto vero che esiste un patrimonio enorme di allestimenti fatti giacere nei depositi e mai più utilizzati,ricorrendo continuamente al nuovo?Si potrebbe continuare ,ma la nostra risposta è sì una denuncia ma allo stesso tempo un appello rivolto al Governo,agli Enti locali e ai Privati,che devono continuare a finanziare la fondazione,ma allo stesso tempo pretendere gestioni più accorte e soprattutto rispondenti alla realtà del momento.Il Prof. Tessitore più di chiunque altro dovrebbe conoscere i fatti,essendo lui impegnato nel Teatro da molti anni,e la crisi economica parte da lontano,ed è qui che Lanza Tomasi dice il giusto.Per concludere,nel confermare l’esigenza di un incontro urgente sui temi sollevati,già formalizzata con richiesta del 31 gennaio c.a.,il Sindacato continuerà a denunciare politiche gestionali non finalizzate a restituire immagine al Teatro di San Carlo,e tranquillità a tutti coloro che vi lavorano. 

Napoli,li 1/2/2006  LE SEGRETERIE REGIONALI  SLC CGIL-FISTEL CISL-UILCOM UIL-FIALS CISAL


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FUORI LA RICETTA

Se l'amministratore di un ente lirico si arrende di fronte ad una ridda di congetture e di cifre in rosso e chiede pubblicamente aiuto, è chiaro che gli viene consigliato di farsi affiancare da un esperto nel settore manageriale. Vogliamo sperare che tale insufficienza non sia dovuta agli introiti più scarsi del soprintendente del s. Carlo rispetto a quello della Scala. Tuttavia il sospetto che Lanza Tommasi un portentoso asso nella manica ce l’abbia nonostante tutto stenta a svanire, se è vero che gli è stato negato questo mandato di risolvere i problemi che affiggono il settore, problemi con cui egli dichiara di aver lunga dimestichezza. Premesso che non si è capito bene se per lui sia un fatto positivo oppure no che il mondo dello statuto dei lavoratori sia finito in soffitta, non si capisce bene a questo punto, se l’accelerazione che egli auspica sia quella destinata a spingere sia i lavoratori, sia gli elettori (che purtroppo ancora contano di tanto in tanto) definitivamente fuori dalla finestra.
È forse questa la sua visione del grande statista?
Perché non espone con la stessa chiarezza con cui ha chiarito le dimensioni del problema, la sua ricetta, soprattutto quella relativa alle conflittualità?

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Proud Opera-Mom of Pietro Spagnoli