Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
giovedì, 30 marzo 2006

A FIRENZE STIPENDI RIDOTTI

E al Maggio fiorentino stipendi ridotti del 7%
Il Sole 24 ore 30-MAR-2006

E il primo del genere nel settore delle fondazioni liriche e potrebbe diventare un modello di concertazione per affrontare la crisi. L'intesa raggiunta qualche giorno fa al Maggio musicale fiorentino tra il commissario Salvatore Nastasi e Cgil, Cisl e Uil (che rappresentano la maggioranza dei lavoratori) prevede tre punti principali: la sospensione per il 2006 e 2007 di alcune voci della parte variabile dello stipendio (in media il 7% della retribuzione); il monitoraggio del budget della fondazione nel corso dell'anno (cioè un tavolo aperto anche ai dipendenti che potranno controllare l'andamento dei conti); la creazione di un fondo speciale vincolato di 3,2 milioni per finanziare l'uscita volontaria dal lavoro di almeno 40 unità, fino a un massimo di 70, tra il personale della fondazione. A questi sono destinate in media 10 mensilità di stipendio che si aggiungono al Tfr. A seconda del numero di uscite, il taglio dei costi sarà compreso tra 2,5 e 4 milioni.
Oggi i dipendenti della Fondazione fiorentina sono quasi 500: almeno 50 hanno raggiunto o raggiungeranno tra breve i requisiti
per la pensione di anzianità
. Anche per incentivarne l'uscita anticipata, la Fondazione Cassa di risparmio di Firenze metterà a disposizione 4,5 milioni di euro nel biennio 2006-2007 destinati a misure straordinarie di contenimento delle spese.
Il Maggio musicale, commissariato dal 9 settembre scorso e ora in regime di prorogatio, dopo la nomina di Francesco Giambrone a sovrintendente, in attesa che vengano designati tutti i membri del cda, ha chiuso il bilancio 2005 con una perdita di 7 milioni. Nel frattempo, però, il commissario Nastasi ha ottenuto il rinnovo delle linee di credito e un aumento di 2 milioni dei contributi di Regione, Provincia e Comune. Ulteriori interventi hanno poi consentito di chiudere in pareggio (nonostante il taglio di 4 milioni di contributi Fus) il budget 2006: la programmazione artistica è stata tagliata (per 2 milioni di euro), i costi del personale (premio di risultato e accordi economici del 2004) si sono ridotti di 1,5 milioni, infine è stato venduto un immobile di proprietà.


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sabato, 25 marzo 2006

ritenta sarai più fortunato.........

IL MATTINO 25 MARZO 2006

DALL'ORCHESTRA UN DOCUMENTO DI SFIDUCIA

Il documento è affisso all’ingresso degli artisti. Sotto, ci sono i nomi e le firme di quei professori dell’orchestra del San Carlo che hanno sottoscritto la sfiducia al sovrintendente Lanza Tomasi e alla classe dirigente del teatro e l’hanno inviata al sindaco-presidente del cda, Regione e Provincia. Gli orchestrali, meno della metà dell’organico, denunciano «uno stato di disagio e di preoccupazione derivante da una politica gestionale inadeguata e penalizzante». Temi di cui si discute in teatro dove i tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo, hanno inferto un duro colpo alle già asfittiche casse. E la preoccupazione per il futuro tocca non solo i precari e l’indotto, ma anche le stesse masse artistiche. Così, in assenza di una rappresentanza sindacale interna, il disagio è stato messo nero su bianco nel documento degli orchestrali che, frutto di una lunga gestazione, tocca vari problemi, dalla politica di spesa alla tournée in Cina con la Nuova Scarlatti all’assenza di progetti per sviluppare il turismo sul territorio, all’utilizzo delle professionalità interne. Da qui la richiesta di non riconfermare l’attuale sovrintendente per il prossimo mandato. Scarno il commento di Lanza: «Quanto affermato in questo documento non risponde alla verità. Non è vero che il San Carlo ha perso prestigio, né in Italia né all’estero. Anzi, negli ultimi tempi abbiamo avuto risultati superiori a quelli di anni precedenti. Per Mozart abbiamo il tutto esaurito, ma anche il “Fidelio” è stato un successo». d.l.


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venerdì, 24 marzo 2006

I LAVORATORI DEL VERDI INCONTRANO FINI

Alla cortese attenzione dell’on.GIANFRANCO FINI Vice Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana

In occasione della Sua venuta a Trieste e nel nostro Teatro, nel porgerLe il saluto a nome delle

Maestranze, sentiamo il bisogno di comunicare a Lei il disagio e la profonda preoccupazione

che attanagliano i dipendenti di questa Fondazione a seguito dei tagli apportati dal Governo in

carica al Fondo Unico dello Spettacolo.

Il Teatro che oggi La ospita è dal 1801, anno della sua costruzione,un punto di riferimento nella

ricca  vita culturale della Città e di tutta la Regione dal dopoguerra ai nostri giorni.

Su questo palcoscenico si sono avvicendati grandi direttori d’orchestra, acclamati cantanti lirici,

illustri musicisti, dando vita sera dopo sera alla grande Musica sinfonica o alla magia del Teatro

Musicale, rinsaldando, anno dopo anno, il legame fortissimo che unisce il Teatro alla gente di questa città, della Regione e dei paesi contermini.

Ad oggi il Teatro “G.Verdi” di Trieste si colloca, nella classifica delle Fondazioni lirico sinfoniche,

al II  posto per sbigliettamento (rapporto tra i biglietti venduti e popolazione), al III posto per volume di produzione, mentre è all’undicesima posizione per personale impiegato.

La vocazione di Città della Scienza e della Cultura che da tempo Trieste insegue e che con successo

da qualche anno sta concretizzando, non può prescindere  da un’ offerta forte e di grande qualità

anche per la Lirica, il genere d’arte che nel mondo intero si identifica col nostro Paese.

Il nostro Teatro, grazie alla sua particolare collocazione geografica, di frontiera fino a qualche

anno fa, al centro dell’Europa oggi, aspira ad un ruolo di “ponte” culturale tra l’Italia e i Paesi

vicini, tra noi e la Comunità italiana di Slovenia e Croazia.

Purtroppo a causa dei tagli al F.U.S. tutto ciò rischia di essere gravemente compromesso, le nostre

aspirazioni  vanificate e il futuro di noi lavoratori trascinato in un declino drammatico.

Gli effetti dei drastici provvedimenti del Governo sulla sopravvivenza dello Spettacolo dal vivo

in Italia, provvedimenti senza precedenti e che in termini percentuali non hanno riscontro in altri settori, hanno già colpito la programmazione della nostra Fondazione che ha dovuto cancellarne

buona parte, ma , ciò che più ci preoccupa, ha intaccato drammaticamente i livelli occupazionali.

Oltre che negli aspetti economici, i lavoratori del Teatro vivono questa situazione come una profonda ferita alla dignità del loro lavoro, umiliato da una concezione che è miope non solo sotto

il profilo culturale,ma anche perché non ne capisce il valore di investimento economico: la nostra professionalità sostiene, assieme alle attività e ai beni culturali che contribuiscono a rendere unico

questo Paese, l’intera economia di una città che punta ad essere centro internazionale di scienza

e cultura ad alto interesse turistico.

In considerazione di quanto esposto ci sia permesso sollecitare un Suo intervento che consenta una

rapida  erogazione del contributo dal fondo ARCUS, che ci darebbe modo di realizzare il Festival

Internazionale dell’Operetta, storico e tradizionale appuntamento estivo del Teatro “G.Verdi” che,

da  quasi 40 anni, richiama pubblico da ogni parte d’Italia e d’Europa.

Nell’incontro che abbiamo avuto con il Viceministro On.Martusciello, ci è stato assicurato un formale impegno a favore della nostra Fondazione in tale direzione.

Analoghe prospettive ci sono state ribadite dal nostro Sovrintendente, dott. Zimolo, che ci ha riferito di stretti contatti, a identiche finalità,con il Ministero competente.

I lavoratori del Teatro “G.Verdi” di Trieste si uniscono alla protesta di tutti i teatri italiani nel chiedere a Lei, autorevole rappresentante del Governo, un impegno a cancellare i tagli apportati al F.U.S. , a ripristinare risorse che consentano la vita del Teatro Lirico in Italia, riportando la cultura musicale del nostro Paese ad un livello che ci consenta di sentirci pari in Europa.

Distinti saluti

 

I Rappresentanti R.S.U. del Teatro “G.Verdi”


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giovedì, 23 marzo 2006

LA PROTESTA DEI PRECARI DI PALERMO

IL GRILLO "CANTANTE"

 

 


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mercoledì, 15 marzo 2006

I PRECARI DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

FORZA ITALIA !!!!!!!!!

QUESTO E' IL FUTURO DEI LAVORATORI DEL TEATRO D'OPERA,UNA VOLTA ORGOGLIO DELL'INTERA NAZIONE ...

Comunicato degli artisti del coro del Teatro Massimo 

I dieci artisti del coro che a partire dal giorno 15/3/2006 hanno dato vita alla protesta che consiste nell’auto-incatenamento all’ingresso del Teatro Massimo, desiderano far sapere all’opinione pubblica che: 

·        Il nostro rapporto di lavoro col Teatro è cominciato negli anni 1998/2000, per cui, alcuni di noi vantano un’anzianità anche di 8 anni.

·        Tutti, abbiamo sostenuto e superato brillantemente almeno tre esami (audizioni), conseguendo un titolo artistico preferenziale. 

·        Nel 2003, a seguito della stipula dell’integrativo aziendale abbiamo accettato, giudiziosamente,  la rinunzia totale ad una consistente voce della retribuzione (integrativo); questo è stato il nostro sofferto, silenzioso e pacifico contributo per consentire alla Fondazione di superare la difficile congiuntura finanziaria del momento (anno 2003); e posticipare di conseguenza, il meritato titolo alla stabilità. 

·        Nel corso del 2005 le parti avevano sancito un accordo col quale il nostro rapporto di lavoro, finalmente si sarebbe trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato. 

·        La legge Finanziaria ha introdotto la sospensione delle assunzioni nelle fondazioni lirico-sinfoniche per gli anni 2006 e 2007. 

·        Il 31 Dicembre 2005 i sindacati e la sovrintendenza avevano raggiunto faticosamente un’intesa consistente in un contratto a tempo determinato della durata di un anno, a parziale surroga della nostra stabilità, sospesa per effetto della finanziaria. 

·        La sovrintendenza, al fine di assicurare le produzioni più sontuose, ci ha offerto delle proroghe contrattuali (in taluni casi di appena 2 giorni!!), col solo intento di garantirsi opportunisticamente il personale necessario per appagare una mania da grandeur. 

·        Adesso che il picco stagionale è superato, e la fastosa e sgargiante produzione di Turandot è conclusa, la sovrintendenza non esita a metterci fuori con le professionalità che abbiamo sempre messo, col dovuto entusiasmo, a disposizione della fondazione in tutti questi anni. 

Riteniamo di non meritare questo trattamento, nonostante le gravi difficoltà che attraversa il settore. Non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità, e crediamo che sia odioso ed  iniquo che solo a noi venga chiesto un sacrificio così gravoso. Gli artisti del coro” disoccupati” (dopo 8 anni!!) del Teatro Massimo


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mercoledì, 08 marzo 2006

JEFFREY TATE

ECCO LE MIE NOZZE DI FIGARO ...

Se guarda indietro, vede almeno un centinaio di 'Cosi' fan tutte' Jeffrey Tate, che accenna all'opera con fare intimo, chiamandola ''la Cosi'''. Le sue ultime 'Nozze' invece, quelle di Figaro naturalmente, risalgono a una decina di anni fa: motivo per cui piace particolarmente al direttore inglese l'idea di riproporla al Teatro San Carlo di Napoli, il prossimo 9 marzo. Anche per il celebre servo di Beaumarchais, nella versione di Mozart-Da Ponte, il nuovo direttore musicale del teatro, succeduto a Gary Bertini, manifesta chiaramente un debole: ''Figaro e' innanzitutto umano. Chi viene a teatro a sentire quest'opera deve cercare questo - dice - la sua umanita'''. La stessa parola che viene in mente chiacchierando con lui, Tate, stanco e ancora disponibile, dopo una mattinata di prove in teatro, che svela la passione per il musical e la certezza che l'opera lirica sia ''un museo vivente, e non si deve disperare del fatto che cosi' continuera' a essere sempre''. Indossa un pullover rosa sgargiante, che fa festa al suo corpo provato. E ha un passato da medico, che ti sorprende alle spalle: perche' lui quella professione l'ha veramente esercitata. Jeffrey Tate oltre che molto talento, ha quello che l'uomo chiama di se stesso 'umano'. Nelle 'Nozze' non manca un aspetto tecnico difficile: ''I cantanti devono essere precisi, precisi, precisi - spiega usando le parole come fossero suoni su cui si insiste per produrre intensita' dinamica - Se fosse possibile in natura, chiederei loro di funzionare come un orologio, musicalmente''. Dall'altro lato, invece, serve la fluidita', l'estemporaneita' del consumato attore: ''Devono essere diretti, immediati per produrre l'effetto comico''. E riuscire a combinare queste due capacita', aggiunge tornando alle valutazioni di chi vive l'opera dal podio, bacchetta alla mano, ''e' certamente un tipo di virtuosismo''. Il regista delle 'Nozze' napoletane sara' Mario Martone. Tate lo apprezza perche' non e' uomo di solo cinema: ''Capisce fino in fondo il valore delle parole, che nel teatro contano molto piu' delle immagini, diversamente non mi troverei cosi' bene''. Il regista gli piace anche per l'insistenza sul fatto che gli attori restino seri, ''come nella grande comicita' accade - dice - non devono farsi coinvolgere dall'effetto comico. E' il pubblico che deve ridere''. Quest' opera e' difficile per l'orchestra, spiega poi: ''Perche' gli strumenti devono dominare il caleidoscopico mondo delle 'Nozze' con estrema rapidita'. Mozart ci ha messo dentro tutto quello che poteva: il pizzicato e il legato, il piano e tutta la gamma dinamica, e ha previsto passaggi rapidi, rapidissimi''. Quindi il maestro inglese si sofferma su un altro ingrediente efficace, a suo modo di vedere, dell'allestimento: ''Sono quasi tutti italiani - spiega - e questo e' molto importante in un testo del genere, perche' la parola deve essere chiara. Sia per chi ascolta, sia per chi parla''. Bisogna innanzitutto divertirsi, per potere far ridere. Infine, questo teatro: ha un'acustica fra le ''piu' belle del mondo'', dice. Un pubblico ''molto colto, che mi ha gia' ricevuto con grande calore a dicembre''. E un organico che ''semplicemente soffre, perche' mancano i soldi. Non si puo' tagliare il 30% dei fondi, anche se e' vero che occorre trovare sponsor privati. Qui oltre che dell'arte stiamo parlando della vita della gente''.

 http://www.ansa.it/turismocampania/notizie/fdg/200603021418233051/200603021418233051.html


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lunedì, 06 marzo 2006

CONVEGNO 6 MARZO 2006

BENI CULTURALI: CGIL E CISL, GRANDE RISORSA PER L'ITALIA NECESSARIO INVESTIRE
Roma, 6 mar (Adnkronos/Adnkronos Cultura)


I beni culturali, artistici, paesaggistici rappresentano l'attrattiva italiana e l'elemento di punta per la crescita economica e dell'immagine positiva dell'Italia all'estero. Sulla necessita' di investire sui beni culturali e, quindi, sul loro ministero Cgil e Cisl si sono incontrati oggi presso il Complesso monumentale del San Michele a Roma, nel convegno ''Beni culturali, una risorsa per la crescita civile, culturale e occupazionale. Quali risorse? Quale politica?''. Ricordando come il taglio di 130 milioni di euro al Fus (quando l'opera lirica italiana rappresenta, invece, l'eccellenza italiana in tutto il mondo) sia l'elemento indicativo delle concezioni che questo governo ha dei beni culturali, l'incontro ha voluto fare il punto sulla situazione individuando gli elementi negativi dell'attuale gestione.
Risorse troppo scarse (ormai si parla di oltre il 50% di assenza di tali risorse); gonfiamento delle dirigenze (dai quattro sottosegretari del governo Spadolini agli oltre quaranta di oggi) al quale non corrisponde un miglioramento del servizio; aumento della conflittualita' (tra dirigenza ed enti locali, tra potere centrale e periferico): a partire da questi elementi, emerge l'urgenza di semplificare la struttura del ministero e assicurare ai beni culturali almeno l'1% del Pil.


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sabato, 04 marzo 2006

A GIUGNO RECUPERO DEI TAGLI AL FUS "Più voti, meno tagli"

Roma, 3 marzo  Bono, più fondi alla cultura

«Prevediamo, entro la prossima legislatura, di triplicare lo stanziamento destinato alla cultura, portandolo all'1% del Pil»: a dichiararlo è Nicola Bono, sottosegretario ai Beni e Attività Culturali, parlamentare di An e unico politico al vertice del Ministero che si è occupato di spettacolo per cinque anni. Tra le altre priorità per la prossima legislatura indicate da Bono, sul "Giornale dello Spettacolo", ci sono: la legge per lo spettacolo dal vivo; la riforma del Fondo unico dello spettacolo (Fus); la definizione di nuove norme per il coinvolgimento dei privati nel sostegno ai beni e alle Attività culturali; la revisione dei meccanismi costitutivi delle fondazioni liriche. Sui tagli al Fus, Bono è convinto che «a giugno, in sede di assestamento di bilancio, quando si andrà a rivedere la situazione dei settori più in difficoltà, vi sarà un recupero considerevole della parte mancante del Fus". A proposito delle critiche ricevute per questi tagli, il sottosegretario le definisce: ingenerose e in molti casi strumentali perché non si considerano i fondi extra Fus».


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venerdì, 03 marzo 2006

" NOTE PULITE "

Carissimi lirici, qualcuno lo dica: la vostra macchina non funziona
_ di Giordano Montecchi
03/03/2006, L'Unità

Il balletto vergognoso dei tagli al Fondo unico per lo spettacolo va avanti da più mesi. Tagli disonesti prima ancora che sciagurati, oggetto di un tira e molla e di un'arte del sottogoverno nella quale questo governo è assolutamente imbattibile. Ricordate? Mazzata da 164 milioni. Bum!!! Buttiglione: mi dimetto! Contrordine: solo 64 milioni. Buttiglione: bisogna ridurre ancora! E difatti: 85 milioni! Buttiglione: ho fatto il possibile, non mi dimetto! Fischi e fine primo atto. La macelleria del Fus è il paradigma perfetto dell'ultimo Berlusconi: il guidatore è fuori di testa, guida all'impazzata e sbatte a ogni curva (con noi sul pullmann). Ma siccome questo guidatore ha sette vite come i gatti, e come i gatti ha l'istinto del cacciatore e del cascare sempre in piedi, ecco che Berlusconi si getta d'istinto là dove sa che c'è trippa. Mesi fa lo abbiamo visto cavalcare il tema dei teatri d'opera spendaccioni e parassiti, un tema popolare, anzi popolarissimo per quel 98% di italiani che in teatro non ci ha messo e non ci metterà mai piede. In due e due quattro lo si è visto scodellare un argomento che, sotto sotto, portava acqua a un bel repulisti in un mondo descritto come tutto ori, stucchi e fancazzismo. Chapeau signori, questa è l'arte del populismo: un' arte malefica, come il veleno di un serpente a sonagli. Ma per fortuna con le gambe corte. Sì, il gatto Berlusconi aveva fiutato l'aria, ma come gatto Silvestro si è dato la zappa sui piedi, improvvisando una sparata da incompetente. La Scala, dice, costa troppo perché ha troppi dipendenti. Lissner, il nuovo sovrintendente, ci ha messo cinque secondi o sei a dimostrare che quel signore in doppiopetto diceva fesserie. Eppure il problema resta. . NPerché in effetti i nostri teatri costano un' iradiddio, molto più che nel resto d'Europa. E in un paese che si dibatte fra difficoltà economiche enormi, che la popolazione avverte sulla propria pelle con un malcontento crescente, un mondo dello spettacolo dominato da sprechi e sperequazioni si trasforma facilmente in pomo della discordia, emblema di privilegi, groviglio di contraddizioni feroci. Un salto nel tempo. Parigi, 1648. Mazzarino governa la Francia col pugno di ferro. Al solito, c'è una guerra (la Guerra dei trent'anni) e la popolazione è stremata da tasse intollerabili. Ma a palazzo si mettono in scena gli spettacoli più sfarzosi che si siano mai visti. È la moda del momento: l'opera italiana, per la quale Mazzarino spende cifre da capogiro. Fra i nobili monta la Fronda e l'argomento più efficace per scatenare la rivolta furibonda del popolo contro il cardinale è proprio lo scandalo di quegli spettacoli che costano una fortuna. Mazzarino scappa da Parigi, nelle strade i parigini danno la caccia ai cantanti italiani, obiettivo più ambito: i castrati. Mazzarino tornerà, ma il destino dell'opera italiana in Francia è segnato.Nell'Italia del 2006, le mobilitazioni conto i tagli al Fus sono tanto doverose quanto reticenti, mentre i problemi restano sullo sfondo, minacce incombenti su un collasso annunciato. C'è bisogno di sottolineare la bizzarria di un paese le cui condizioni di vita regrediscono a livelli preoccupanti, nel quale hanno sede i teatri più sfarzosi e neo-feudali del mondo, e in difesa dei quali è sempre la sinistra a battersi nella sua veste di tradizionale paladina della cultura? Contrariamente a quanto ciancia Berlusconi, per la Scala come per le altre Fondazioni liriche il problema non è affatto il numero dei dipendenti. È il loro indice di produttività che è bassissimo. Non perché siano lavativi, ma perché la macchina non funziona. Produrre uno spettacolo d'opera in Italia costa almeno il doppio che all'estero, mentre a parità di dipendenti un teatro europeo produce due, tre, quattro volte più spettacoli di un ente lirico italiano, con biglietti che costano quasi la metà. Eppure il botteghino in Europa rappresenta il 20 o anche il 30% delle entrate, mentre in Italia (esclusa l'Arena di Verona) ci si ferma al 13%. E poi ci sono i cachet, il lato oscuro della faccenda, dominato dalle contrattazioni sottobanco fra teatri e agenzie di management nazionali o internazionali che fanno dell'Italia il paese di Bengodi per quasiasi artista metta piede in un nostro teatro. La decadenza inesorabile dei teatri italiani deriva in gran parte dall'asservimento a queste logiche affaristiche, da questo verminaio che nessuno vuole scoperchiare e sul quale Buttiglione vorrebbe ora mettere la ridicola foglia di fico del calmiere. Sarebbe davvero una beffa della storia che Berlusconi desse avvio a un «note pulite», spacciandosi come moralizzatore di questo mondo. Difficile crederlo: cane non morde cane. Ma il trasformismo di chi ci governa è al limite del mirabolante. E dunque rischiamo. Rischiamo che l'opportunismo più bieco pur di farla franca si impadronisca e faccia strazio di un tema delicatissimo che la sinistra conosce benissimo ma non ha mai avuto il coraggio di affrontare seriamente. Non sarebbe una novità purtroppo

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giovedì, 02 marzo 2006

RIDOTTI IN MUTANDE DAI TAGLI...

Straordinaria manifestazione di protesta al Conservatorio Pollini di Padova.
La settimana scorsa, assieme ad alcuni rappresentanti di altri Conservatori
del Veneto, l'orchestra degli allievi ha manifestato la sua più totale
disapprovazione contro i tagli del Ministero nei confronti di tutti gli
Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale, suonando un concerto in
mutande (i maschi) e in vestaglia da notte (nel caso delle ragazze).
Una protesta originale e di forte significato simbolico che ha visto i
musicisti eseguire solamente il 65% dello spettacolo, pari alla percentuale
dei contributi che rimane loro dopo l'approvazione della legge Finanziaria.
Una riduzione dei fondi che, ha dichiarato sui giornali locali il direttore
del Pollini Leopoldo Armellini, "costringe o a raddoppiare le tasse a
discapito degli studenti o a dover eliminare alcune proposte dell'offerta
didattica compromettendo un percorso formativo afflitto già da problemi di
spazi e dal sovraccarico di lavoro del personale docente e amministrativo".
Come sappiamo, la cultura ha rappresentato un bersaglio d'eccezione per le
politiche di taglio di questo Governo, il quale ha dimostrato tutta la sua
miopia e il suo disinteresse, proprio nei confronti di un elemento che da
sempre caratterizza la ricchezza e l'originalità del nostro paese.
Ricorderete che negli ultimi mesi dell'anno appena passato, gli enormi tagli
in Finanziaria hanno fatto scatenare la reazione dell'intero mondo della
cultura italiana, artisti, professionisti e operatori del settore, culminata
nel grande sciopero del 14 ottobre scorso a Roma.
Attori, artisti, registi, lavoratori del teatro, delle orchestre, della
danza, del cinema e della musica, si sono dati appuntamento per denunciare
quello che è stato definito un vero e proprio genocidio culturale,
caratterizzato da una forte riduzione del FUS (Fondo Unico dello
Spettacolo), passato da 464 a 300 milioni di euro. Un taglio così radicale
non l'aveva proposto nessuna legge Finanziaria. Si parla di 5.000 aziende e
60.000 posti di lavoro a rischio. Con questa politica la Scala e il Piccolo
di Milano dovranno rinunciare al 35% dei fondi statali, ma per restare nella
nostra regione, la Biennale e la Mostra del Cinema perderebbero il 40%, la
Fenice perderebbe 6 milioni di euro, così come l'Arena di Verona.
E' ora di invertire il senso di marcia. Questo governo ha scelto di non
valorizzare una delle più grandi risorse dell'Italia; con la politica di
questi anni il centrodestra ha lanciato il terribile messaggio che la
cultura deve essere gestita come una spesa e non come un investimento. Un
paese che non investe nelle proprie ricchezze culturali e artistiche
dimostra la volontà di non voler concedere alla sua gente la possibilità di
sapere e di comprendere.
Le forze di opposizione che si candidano al governo dei prossimi cinque anni
hanno il dovere di prospettare un disegno diverso di società. Un progetto e
un'idea di ampio respiro, che guardi al futuro, che permetta alle persone di
dedicarsi alla propria crescita culturale e umana, che educhi intelligenze e
che conceda spazi di espressone libera, che stimoli capacità critica. Solo
così si combatte l'indifferenza e l'ignoranza, veicoli privilegiati di un
certo sistema che per prosperare esige la passività delle persone. Ma per
fare questo servono risorse ed investimenti, serve una diversa politica di
spesa, che privilegi certi ambiti, penalizzandone altri. Speriamo davvero
sia così. Altrimenti, la prossima volta, dovremo assistere a concerti nudisti!

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categorie: manifestazioni
Proud Opera-Mom of Pietro Spagnoli