Domenica 30 Aprile ore 20.00 presso ingresso principale Teatro Massimo
concerto lirico-sinfonico
“…per sensibilizzare l’opinione pubblica e le forze politiche sulle problematiche sofferte dal settore musica e spettacolo a seguito del gravoso taglio ai finanziamenti pubblici.”
Con la partecipazione straordinaria dei musicisti delle fondazioni liriche ed enti di tradizione musicale italiani.
La cittadinanza e le forze politiche sono invitate.
COMUNICATO dei LAVORATORI
I lavoratori del teatro Massimo di Palermo, da mesi in lotta per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per il futuro del teatro, indicono per il giorno 30 APRILE 2006 (ore 20.00) una manifestazione-concerto pubblica, che si terrà davanti al teatro stesso.
Il contributo artistico e professionale offerto dai colleghi delle altre fondazioni lirico-sinfoniche presenti alla manifestazione, sottolinea l’interesse nazionale all’evento, e le conseguenti considerazioni rivolte alle segreterie sindacali nazionali, e al nuovo Esecutivo che si appresta a governare il paese:
Il ripristino immediato dei finanziamenti pubblici attraverso il reintegro del Fondo Unico per lo Spettacolo, condizione minima e necessaria alla sopravvivenza della cultura musicale.
Una decisa modifica nei criteri di nomina delle figure apicali, chiamate ad amministrare i teatri, che consideri prioritariamente ed inequivocabilmente l’attitudine e l’ idoneità professionale, requisiti indispensabili per una gestione idonea e virtuosa. I parametri primari della buona gestione non potranno prescindere da: quantità e qualità degli spettacoli, mantenimento dei livelli occupazionali e retributivi, pareggio di bilancio, spese artistiche e di allestimento “sensate”, triennalità (almeno!!) dei progetti artistici, responsabilità personale e “partecipata” degli amministratori, ove inadempienti.
Contestualmente al ripristino dei finanziamenti, riteniamo imprescindibile l’abrogazione immediata del famigerato “emendamento Asciutti” contenuto nella legge n. 30/2005, e del blocco delle assunzioni successivamente stabilito dalla legge finanziaria.
Tale abrogazione integrale è, secondo noi, condizione irrinunciabile per l’avvio di qualunque discussione o trattativa, relativa sia al rinnovo del CCNL che alla riforma del settore. Il rinnovamento contrattuale e legislativo da tutti auspicato, non potrà avere alcuna concreta aspettativa di vita senza un effettivo (non formale) coinvolgimento di tutti gli interessati, e tra questi sarebbe esiziale trascurare “il soggetto” che da anni denuncia diseconomie e sprechi.Invitiamo:
I sindaci-presidenti ed i consigli di amministrazione proiezione della politica, a garantire il legame diretto tra gestione della cosa pubblica e riscontro sistematico con la collettività.
Diamo per scontato che nella volontà politica del nuovo governo vi sia l’obiettivo della salvaguardia della cultura e dell’identità del paese, di cui il teatro musicale costituisce un segmento strategico come risorsa di crescita civile e spirituale, individuale e collettiva; come risorsa occupazionale; come risorsa economica integrabile, (con punte di massima eccellenza) al turismo, all’utenza dei musei, al patrimonio architettonico e monumentale del bel paese.
I lavoratori e molti cittadini si aspettano una chiara riconferma dell’impegno dello stato per la valorizzazione e la salvaguardia di tale patrimonio, costituito nel caso della musica, primariamente dalla formazione e dalla professionalità acquisita dagli artisti con enorme sacrificio.
Vi consiglio la lettura di questo post , troppo forte !!!
«Al governo chiediamo soldi per la musica»
Il Mattino 18/04/2006
Andrea Santini Passate le elezioni, si alzano le invocazioni d'aiuto delle fondazioni lirico-sinfoniche per fermare la cris che ha costretto numerosi teatri a rinunciare a parte della programmazione a causa degli tagli al Fus, il Fondo unitario dello spettacolo. «Nel programma della coalizione di centro-sinistra - dichiara Gioacchino Lanza Tomasi, sovrintendente del San Carlo di Napoli (si fa il suo nome come possibile sottosegretario al ministero per i Beni culturali) - si parla del reintegro dei finanziamenti statali al Fus ai livelli previsti nel 2001: questo ci aspettiamo, come misura immediata, dal nuovo Governo. E forse è necessario portare avanti un'indagine su come viene gestita la musica in Europa, al fine di comprendere eventuali errori. Io non credo che la musica in Italia sia mal gestita, il problema è che nel 2006 c’è stato un aggravio di debito causato da ciò che è venuto a mancare con la Finanziaria». E Maurizio Pietrantonio, sovrintendente a Cagliari: «Dal prossimo Governo non ci aspettiamo solo i fondi, ma una riforma normativa, una legge quadro sulle fondazioni. L'attenzione da parte del Governo deve essere immediata, perché la situazione odierna non ci permette di affrontare il 2007». Infine, Francesco Giambrone, sovrintendente della fondazione Maggio Musicale Fiorentino: «Abbiamo bisogno di un ministro forte e competente che sappia di cosa si sta parlando e che rappresenti un interlocutore vero per il mondo della cultura. Le risorse riservate allo spettacolo dal vivo devono tornare alla quota del 2001».
Euro Mayday con tutti i lavoratori e precari dello spettacolo.
1° maggio Milano Porta Ticinese ore 15 con il carro dei lavoratori autorganizzati dello spettacolo

DAL BLOG DEI LAVORATORI DELLA SCALA
Non che le cose siano inevitabili, semplicemente sono. L’inevitabile è – di solito- qualcosa che abbiamo deciso di non evitare.
L’esercizio del potere affonda le sue radici proprio in questo principio. Il potere si maschera di destino, sostiene di essere eterno, (inevitabile) e molta gente scende dalla speranza come se questa non fosse altro che uno stanco ronzino che ormai non porta da nessuna parte.
Il potere identifica prezzo e valore. Dimmi quanto ti pagano e ti dirò quanto vali.
Ma ci sono valori che vanno al di là di qualsiasi quotazione di mercato. Non ci sono compratori, perché non sono stati messi in vendita. Restano fuori dal bancone, e per questo, riescono a volte a sopravvivere.
Caparbiamente vivi, questi valori sono l’energia che muove i muscoli segreti della società civile. Provengono dalla memoria più antica e dal più antico senso comune.
Ma questa società che ci siamo creati a nostra immagine e somiglianza, questa nostra civiltà del si salvi chi può e del ad ognuno il suo, malata di amnesia, sembra avere smarrito il senso comunitario, che sarebbe poi il padre del senso comune.
Credo non esista, almeno entro i confini del campo artistico, un ordine più fortemente stratificato che quello trovabile all’interno dei teatri lirici. Di tutti i teatri lirici italiani. Qui in vigore non è quella rigida gerarchia del talento, di cui si lamentava Süskind né Il contrabbasso, ma la tragica e a volte comica strategia del potere, quello grande e quello spicciolo, quello inevitabile e quello del quale si potrebbe fare a meno semplicemente rinunciando a perpetuare un vecchio disegno di meschinità collettiva.
Tranne in pochi casi, all’apice della piramide, l’individuo cessa nella sua funzione di individuo per fare spazio alla potenzialità della sua rappresentanza. C’è chi fa costanti prodigi di agilità dorsale (Le parole sono di Cyrano de Bergerac) pur di assicurarsi un proprio pezzo di paradiso, che tradotto in soldoni altro non è che un posticino al caldo dal quale far subire ai sottoposti quello che una volta qualcuno ha fatto subire a lui.
Non è questo il principio fondante di quella aberrazione casermaria che prendeva il nome di nonnismo?
E tranne qualche momento di esaltata fratellanza da opporre ai pericoli provenienti dall’esterno, una generalizzata diffidenza sembra contrapporre in fazioni i membri di una piccola comunità per la quale il rimanere insieme sarebbe invece quasi una condizione sine-qua-non alla propria sussistenza.
Eppure questa unità è stata - in un passato recente – la forza con la quale si è riusciti a scalfire la corazza di un potere che sembrava imbattibile.
E perfino all’interno della Scala è sembrato prendere forza un sentimento che in qualche modo inneggiava ad una unità di sforzi e di valori in difesa di qualcosa che stava a tutti a cuore.
E sono volate parole che facevano ben sperare, perché si parlava della salvaguardia di un bene che ciascuno considerava proprio ed anche dell’altro.
Cum-panis. Mangiamo dello stesso pane, quindi sei mio fratello. Al di là delle logiche di mercato, della busta paga, della tua precarietà o delle mie certezze, del mio poco a poco e del tuo un tanto all’etto.
Compagno. Compañero. Compagnons des mauves jours…
Ma a volte basta poco per mandare in frantumi qualche secolo di metafisica della solidarietà.
Succede, per esempio, con l’avvicinarsi della prova generale di un’opera qualsiasi. Di qualsiasi prova generale. Ecco che una sorta di guerra, intestina e casalinga, (di vecchia memoria, quindi inevitabile) per la distribuzione o la spartizione dei biglietti d’invito, prende all’improvviso avvio.
Patapùm.
In un attimo cade nel dimenticatoio ogni appello all’unità di tutti per la difesa del bene comune.
E’ roba di poco conto, d’accordo, e poi abbiamo tutti la bandiera della pace sul balcone, e nessuno si strapperà le vesti per un biglietto non arrivato o disperso chissà dove, ma sono proprio i piccoli gesti quotidiani a dare corpo all’andatura che ci fa muovere ( ed andare) nella vita.
E’ così risorgono, quasi dal nulla, le vecchie logore categorie, in inevitabili discussioni lungo i corridoi; le prese di posizione, la divisione classistica e spettinata degli essere umani in detentori o meno di diritti in base a codici e codicilli che farebbero un baffo al manuale Cencelli della politica nostrana.
In epoche remote, proprio all’alba dei tempi, quando eravamo le bestiole più vulnerabili dell’intera zoologia terrestre, quando non andavamo al di là della categoria di pasto facile alla tavola dei nostri voraci vicini , siamo stati capaci di sopravvivere, contro ogni previsione, perché siamo stati capaci di difenderci e di condividere le risorse. Oggi, sarebbe proprio il momento di ricordare quelle vecchie lezioni del senso comune.
Qual è la parola più ascoltata e più pronunciata al mondo, in quasi tutte le lingue? La parola Io. Io, io, io. Ma uno studioso delle lingue indigene americane, Carlos Lenkersdorf, ha svelato che la parola più usata da alcune comunità indigene precolombiane, quella che sta al centro del loro dire e vivere, quella che ha permesso loro di sopravvivere in un mondo che cercava di annientarli è la parola Noi.
Nel Chiapas, noi si dice Tik.
Forse è arrivato il momento di imparare a pronunciarla, questa parola. Tik. Tik. Tik.
Danilo Fernàndez http://lavoratoriscala.splinder.com/
IL MATTINO 8/4/2006
Ben quattro riconoscimenti del Premio Abbiati, assegnati ogni anno dalla critica musicale italiana, sono andati al San Carlo. Innanzitutto il premio alle scene, di Giulio Paolini, e ai costumi, di Giovanna Buzzi, per «La Valkiria» (proposta nella stagione 2004/05). «Sono particolarmente felice per questi riconoscimenti», commenta il sovrintendente Lanza Tomasi, «che premiano il modo nuovo di proporre gli allestimenti. L’unione della grande opera con i più famosi artisti è la nostra carta di presentazione». Ai due riconoscimenti si aggiungono quello per il festival internazionale di musica sacra «Anima Mundi» a Pisa, inaugurato dall'orchestra e il coro del San Carlo con le «Cantate per San Gennaro» di Paisiello e Cimarosa nella revisione di De Simone, e il premio speciale a «Elegy for young lovers» di Hans Werner Henze, coprodotto dal San Carlo e dal teatro delle Muse di Ancora, in un allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi.
http://www.criticimusicali.it/html/modules/news/article.php?storyid=25
Vi invitiamo a visitare il sito dei lavoratori della Scala , troverete un bel messaggio di solidarietà da parte delle Rsa verso i precari del Massimo di Palermo
Il Sottoscala http://lavoratoriscala.splinder.com