COMUNICATO
L’assemblea generale dei lavoratori della Fondazione Teatro di San Carlo, unitamente alla RSU e alle Segreterie Territoriali/Regionali ,
venuta a conoscenza delle proposte dell’ANFOLS in tema di CCNL,
CHIEDE CON FORZA
alle Segreterie Nazionali di rigettare qualsiasi forma di trattativa di rinnovo contrattuale se non preceduta dall’abrogazione della legge 43/2005
(emendamento “Asciutti”).
Napoli, 23 Novembre 2006
Una lettera aperta contro Letizia Moratti e Francesco Rutelli. Firmatario, un gruppo di musicisti. Oggetto: protestare contro i costi della nuova «Aida» firmata da Franco Zeffirelli, che di recente ha dichiaralo: «Quando il Sovrintendente Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al teatro due milioni di euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963, ma per una inaugurazione non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera». I firmatari si domandano se l'enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l'altro un tetto di 120 mila euro per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico. Inoltre, si legge ancora nella lettera. «Nel 2006 è lecito per un teatro, sia pure prestigioso come quello della Scala, investire tali risorse per una nuova produzione che more solito non potrà essere noleggiata e messa in circuito in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?»
Sull’Aida Kolossal di Zeffirelli alla Scala
Roma 23/11/2006
“Lettera aperta” di Almerindo d’Amato
sottoscritta da altri illustri musicisti:
Lia De Barberiis
Giuseppe Giglio
Pieralberto Biondi
Donella D’Alessio
Luisa De Robertis
Gloria Lanni
Francesco Telli
Francesco Carotenuto
A La Repubblica ed altri Quotidiani
Al SindacoPresidente del Teatro La Scala
Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio
Al Ministro dei Beni Culturali
Al Presidente della Regione Lombardia
Alla Direzione Generale dello Spettacolo
Roma
Nella rubrica“Spettacoli e TV” (pag.47) del quotidiano La Repubblica di martedì 21 novembre 2006, all’interno di un articolo di presentazione della prossima inaugurazione della stagione scaligera, appare virgolettata una frase pronunciata dal regista Franco Zeffirelli degna di essere approfondita e, verificatane la autenticità, chiarita per una attenta riflessione:
“Confesso - dice il regista - che, quando il Sovrintendente Stéphane Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al Teatro due milioni di Euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963 alla Scala, ma, per una inaugurazione, non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera, ma che al tempo stesso sbaragliasse certe convenzioni sceniche. D’altronde, chi altri avrebbe potuto? Sono una vecchia iena ancora capace di mordere. Dopo la morte di Strehler, sono rimasto l’unico regista ad amare davvero l’opera.”
A parte le affermazioni di merito artistico, i dati forniti dal M° Zeffirelli suscitano alcune non contestabili deduzioni: 1) esiste nei magazzini una precedente Aida curata da Franco Zeffirelli. Ne consegue che è stata conservata, con tutti gli onerosi costi relativi, una produzione totalmente inutilizzata, tanto è che, nel lontano 1985, la stagione del Teatro alla Scala fu inaugurata con una nuova produzione di Aida, firmata dal regista Ronconi.
2) La nuova produzione costerebbe ben 2 milioni di euro ! Ovvero, se il M° Zeffirelli ha invece inteso dire che ricostruendo la vecchia produzione si sarebbero risparmiati due milioni di Euro rispetto alla nuova, è legittimo dedurre che quest’ultima costerà in realtà ancora di più !!
3) Fermo restando l’incontestata stima di cui è tributario il regista Zeffirelli, viene però da chiedersi se l’enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala, sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del Ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l’altro un tetto di ben E.120.000 per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico.
Inoltre, nell’anno 2006, contrassegnato dal complessivo taglio del 40% del Fondo Unico per lo Spettacolo, è lecito per un teatro sia pure prestigioso come La Scala investire tali risorse per una nuova produzione che – more solito - non potrà essere noleggiata e circuitare in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?
Ultima considerazione: per quale motivo secondo gli attuali dirigenti della Scala “per una inaugurazione non avrebbe avuto senso” fare quello che ad esempio ha fatto il Teatro Metropolitan di New York quando nell’anno 2004 inaugurava la propria stagione con Otello riprendendo una bellissima produzione di dieci anni prima? Forse una Fondazione lirica italiana, che sopravvive con fondi pubblici, ha meno obblighi nei confronti del suo finanziatore di quanti ne abbia, invece, un altro importantissimo teatro che deve rispondere solo ai propri sostenitori privati ? Anziché ridurre le produzioni, annullare commissioni di Opere nuove e lesinare i compensi minimi, non è assolutamente doveroso e più che mai ragionevole nella gestione delle Fondazioni oggi evitare sperperi sproporzionati, dando esempio di funzionalità economica, con allestimenti mirati all’essenzialità drammatica dell’opera lirica ? Senza distrattive digressioni, vale più che mai l’ammonimento di Antonio Salieri
“Innanzi tutto la Musica”!
Finchè lo Stato e gli Enti pubblici continueranno a finanziare senza regole ineludibili Fondazioni con finalità pubbliche, gestite in regime di autonomia privatistica irresponsabile, non si salverà la sopravvivenza e l’equilibrio sociale delle strutture artistiche del Paese !
Per la mia lunga esperienza di musicista, e recentemente di Consigliere di Amministrazione del Teatro Verdi di Trieste, porto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Autorità dello Stato, le esposte riflessioni emerse, in aperto scambio di valutazioni con altri illustri artisti indicati, direttori di orchestra, compositori e pianisti, nell’occasione della comune partecipazione alle Commissioni giudicatrici della 29.ma edizione del Premio internazionale di Composizione ed Interpretazione “Valentino Bucchi”.
Almerindo d’Amato