Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
martedì, 28 novembre 2006

 

COMUNICATO 

 

L’assemblea generale dei lavoratori della Fondazione Teatro di  San Carlo, unitamente alla RSU e alle Segreterie Territoriali/Regionali ,

venuta a conoscenza delle proposte dell’ANFOLS in tema di CCNL,

 

                          CHIEDE CON FORZA

 

 alle Segreterie Nazionali di rigettare qualsiasi forma di trattativa di rinnovo contrattuale se non preceduta dall’abrogazione della legge 43/2005

 (emendamento “Asciutti”).

 

Napoli, 23 Novembre 2006


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categorie: comunicati

Scala, i musicisti: Basta sprechi, Aida troppo cara
Corriere della Sera, Milano, 28/11/2006

Una lettera aperta contro Letizia Moratti e Francesco Rutelli. Firmatario, un gruppo di musicisti. Oggetto: protestare contro i costi della nuova «Aida» firmata da Franco Zeffirelli, che di recente ha dichiaralo: «Quando il Sovrintendente Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al teatro due milioni di euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963, ma per una inaugurazione non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera». I firmatari si domandano se l'enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l'altro un tetto di 120 mila euro per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico. Inoltre, si legge ancora nella lettera. «Nel 2006 è lecito per un teatro, sia pure prestigioso come quello della Scala, investire tali risorse per una nuova produzione che more solito non potrà essere noleggiata e messa in circuito in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?»


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categorie: rassegna stampa
domenica, 26 novembre 2006

“Lettera aperta” di Almerindo d’Amato

 Sull’Aida Kolossal di Zeffirelli alla Scala 

Roma 23/11/2006

Lettera aperta   di    Almerindo d’Amato 

 sottoscritta da altri illustri musicisti:        

Lia De Barberiis

Giuseppe Giglio

Pieralberto Biondi

Donella D’Alessio

Luisa De Robertis

Gloria Lanni                         

Francesco Telli

Francesco Carotenuto 

 A La Repubblica ed altri Quotidiani

Al SindacoPresidente del Teatro La Scala

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio

Al Ministro dei Beni Culturali

Al Presidente della Regione Lombardia

Alla Direzione Generale dello Spettacolo

Roma 

Nella rubrica“Spettacoli e TV” (pag.47) del quotidiano La Repubblica di martedì 21 novembre 2006, all’interno di un articolo di presentazione della prossima inaugurazione della stagione scaligera, appare virgolettata una frase pronunciata dal regista Franco Zeffirelli degna di essere approfondita e, verificatane la autenticità, chiarita per una attenta riflessione: 

“Confesso -  dice il regista - che, quando il Sovrintendente Stéphane Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al Teatro due milioni di Euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963 alla Scala, ma, per una inaugurazione, non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera, ma che al tempo stesso sbaragliasse certe convenzioni sceniche. D’altronde, chi altri avrebbe potuto? Sono una vecchia iena ancora capace di mordere. Dopo la morte di Strehler, sono rimasto l’unico regista ad amare davvero l’opera.” 

A parte le affermazioni di merito artistico, i dati forniti dal M° Zeffirelli suscitano alcune non contestabili deduzioni: 1) esiste nei magazzini una precedente Aida curata da Franco Zeffirelli.  Ne consegue che è stata conservata, con tutti gli onerosi costi relativi, una produzione totalmente inutilizzata, tanto è che, nel lontano 1985, la stagione del Teatro alla Scala fu inaugurata con una nuova produzione di  Aida, firmata dal regista Ronconi.

2) La nuova produzione costerebbe ben 2 milioni di euro ! Ovvero, se il M° Zeffirelli ha invece inteso dire che ricostruendo la vecchia produzione si sarebbero risparmiati due milioni di Euro rispetto alla nuova, è legittimo dedurre che quest’ultima costerà in realtà ancora di più !!

3) Fermo restando l’incontestata stima di cui è tributario il regista Zeffirelli, viene però da chiedersi se l’enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala, sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del Ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l’altro un tetto di ben E.120.000 per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico.

Inoltre, nell’anno 2006, contrassegnato dal complessivo taglio del 40% del Fondo Unico per lo Spettacolo, è lecito per un teatro sia pure prestigioso come La Scala investire tali risorse per una nuova produzione che – more solito - non potrà essere noleggiata e circuitare in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?

Ultima considerazione: per quale motivo secondo gli attuali dirigenti della Scala “per una inaugurazione non avrebbe avuto senso” fare quello che ad esempio ha fatto il Teatro Metropolitan di New York quando nell’anno 2004 inaugurava la propria stagione con Otello riprendendo una bellissima produzione di dieci anni prima? Forse una Fondazione lirica italiana, che sopravvive con fondi pubblici, ha meno obblighi nei confronti del suo finanziatore di quanti ne abbia, invece, un altro importantissimo teatro che deve rispondere solo ai propri sostenitori privati ?  Anziché ridurre le produzioni, annullare commissioni di Opere nuove e lesinare i compensi minimi, non è assolutamente doveroso e più che mai ragionevole nella gestione delle Fondazioni oggi evitare sperperi sproporzionati, dando esempio di funzionalità economica, con allestimenti mirati all’essenzialità drammatica dell’opera lirica ? Senza distrattive digressioni, vale più che mai l’ammonimento di Antonio Salieri

Innanzi tutto la Musica”! 

Finchè lo Stato e gli Enti pubblici continueranno a finanziare senza regole ineludibili Fondazioni con finalità pubbliche, gestite in regime di autonomia privatistica irresponsabile, non si salverà la sopravvivenza e l’equilibrio sociale delle strutture  artistiche del Paese !  

Per la mia lunga esperienza di musicista, e recentemente di Consigliere di Amministrazione del Teatro Verdi di Trieste, porto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Autorità dello Stato, le esposte riflessioni emerse, in aperto scambio di valutazioni con altri illustri artisti indicati, direttori di orchestra, compositori e pianisti, nell’occasione della comune partecipazione  alle Commissioni giudicatrici della 29.ma edizione del Premio internazionale di Composizione ed Interpretazione “Valentino Bucchi” 

                                                                           Almerindo d’Amato

                             

 

 

 

 


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categorie: varie
venerdì, 17 novembre 2006

Nun chiammà triste,ca peggio te vène...(non lamentarti del male che ti verrà peggio!)...

Temi che DOVRANNO essere oggetto di esame e confronto sindacale in sede di trattative di rinnovo contrattuale per la disciplina normativa dei rapporti di lavoro del personale dipendente delle Fondazioni lirico-sinfoniche
Per visualizzare il documento completo clicca sull'icona
piattaforma e nuove proposte ccnl
TESTO INTEGRALE:
1.Adozione di nuovi moduli organizzativi tesi alla eliminazione delle esistenti rigidità contrattuali ed al perseguimento delle migliori condizioni di produttività, competitività, e qualità dell'attività produttiva.Definizione dei criteri di articolazione dell'orario di lavoro ai sensi della L.66/2003
2.Individuazione di nuove forme occupazionali e rimeditazione di quelle esistenti al fine di assicurare l'ottimale utilizzazione del personale nel rispetto delle ineliminabili esigenze artistiche delle Fondazioni e della professionalità dei lavoratori.
3.possibile revisione dei criteri organizzativi delle prestazioni lavorative ai fini di una corretta affermazione dei principi di flessibilità e fungibilità delle mansioni
4.riesame dei vigenti accordi in materia di verifiche professionali e di autorizzazioni allo svolgimento di attività di lavoro autonomo o professionale.
5.verifica degli accordi integrativi aziendali in essere ed individuazione delle materie e degli istituti oggetto di possibile trattativa nelle future pattuizioni aziendali.
6. rivisitazione dell'istituto degli organici funzionali e del sistema delle "alternanze".
7.agibilità del ricorso a forme di esternalizzazione produttiva nel rispetto delle vigenti norme di tutela e nella confermata attenzione alla esigenza dell'ottimizzazione delle capacità produttive interne.
8. individuazione di possibili schemi operativi in tema di previdenza complementare nel contesto del nuovo quadro legislativo in materia
9. riesame di una serie di istituti normativi contrattuali di cui la passata esperienza applicativa ha dimostrato la necessità di una adeguata revisione (trattamento di malattia, infortuni sul lavoro, diritto di precedenza, per i contratti a termine delle categorie artistiche, mutamento di mansioni, trasferte, strumenti speciali ed affini ecc....)
Dal blog delle infoiate torinesi copiamo ed incolliamo una appropriata semi-seria e
semi-fantascientifica interpretazione del documento :
PREMESSA SULLA REALTA' REGIO-TORINO
a) la regione ci dà molti soldi a patto che andiamo in giro per il piemonte a fare titoli d'opera
b) la superfondazione stabile-regio, di futura formazione, prevede ESPLICITAMENTE che uno degli scopi principali della sua costituzione sia farci andare in giro per il piemonte (cosa che lo stabile con la prosa fa ormai da molti anni)
c) con l'attuale CCNL, disegnato sulle esigenze di teatri stabili che fanno attività in sede e solo occasionalmente in tour, le rigidità sono eccessive per poter aumentare più di tanto i titoli da fare in giro in regione, e invece nella nostra palla di cristallo intravediamo che si vorrà arrivare ad almeno quattro titoli all'anno (è un'idea nostra, non sappiamo se pessimista o ottimista)
d) dulcis in fundo, ricordiamoci che un anno fa, ai tempi del camper, ci agitammo molto quando un uccellino ci disse che si intendeva risanare i bilanci facendo appunto i teatrini regionali. ebbene, hanno cominciato e non si fermeranno qui; e temiamo che Vergnano abbia contrabbandato quest'ideona anche a quelle fondazioni, e sono la maggioranza, che non avendo l'importanza storico-artistica delle istituzioni principali come Scala e Opera di Roma devono trovare un modo di sopravvivere. qual è la ricetta-vergnano? semplice: invece di puntare su spettacoli di qualità a costi ottimizzati, si fa il carrozzone e così si ciucciano risorse agli enti locali.


    1 . Adozione di nuovi moduli organizzativi tesi alla eliminazione delle       esistenti rigidità contrattuali ed al perseguimento delle migliori condizioni di
         produttività, competitività e qualità dell'attività produttiva. Definizione dei   criteri di articolazione dell'orario di lavoro ai sensi delÌa legge 66/20011;

la legge 66 (2003 e non 20011, a meno che non si tratti della legge sui diritti televisivi che con noi c'entra come i cavoli a merenda) deriva da una direttiva europea, e fra le altre cose obbliga il datore di lavoro (di qualunque tipo di lavoro) a prevedere 11 ore di riposo continuative ogni 24 ore. per noi artisti è difficile che sia un problema, allo stato attuale, mentre lo è già per l'orario dei tecnici quando ad esempio fanno spettacolo la sera e poi il turno del mattino, che per loro comincia molto presto; ma diventerà un problema anche per noi quando una grossa percentuale della nostra attività sarà in decentramento e si tornerà a casa all'una-le due di notte dalle nebbie della padania: perché ora si risolve mettendo a riposo gli artisti il giorno dopo la recita, ma alla lunga è dispendioso. per farci lavorare tutti i giorni pur rincasando tardi la notte dovranno fare un accordo che superi l'obbligo della legge 66.

    2 .
individuazione di nuove forme occupazionali e rimeditazione di quelle esistenti al fine di assicurare l'ottimale utilizzazione del personale, nel rispetto delle ineliminabili esigenze artistiche delle Fondazioni e della professionalità dei  Iavoratori;

questa cosa qui è un po' spaventosa, e detta così può voler dire un po' tutto. nuove forme occupazionali, cioè cosa? nel senso delle nuove forme contrattuali? co.co.co? co.co.pro? coccodè? e rimeditazione di quelle esistenti, cioè nemmeno le situazioni esistenti sono garantite? non vogliamo pensarlo...

   
3 . possibile revisione dei criteri organizzativi delle prestazioni lavorative ai flni di una corretta affermazione dei principi di flessibilità e fungibilità delle mansioni;

fungibilità è una parola orrenda. abbiamo dovuto cercarla sul dizionario. ci sembra voglia dire che le mansioni devono essere intercambiabili. flessibili e intercambiabili: quando non si canta si puliscono i cessi, forse.

    
4 . riesame dei vigenti accordi in materia di verifiche professionali e di
  autorizzazioni allo svolgimento di attività di lavoro autonomo e       professionale;

ovvero il regime del terrore: la nostra professionalità potrà essere messa alla prova ogniqualvolta negheremo un lavoretto di bocca al nostro responsabile, o romperemo i maroni come RSU, o cose così. la verifica libera porta alla ricattabilità. ciò non è male: è malissimo.

e inoltre: che significa "riesame degli accordi sulle autorizzazioni all'attività di lavoro autonomo"? che non ci vogliono più permettere di svolgere attività musicale fuori dal teatro? o che se vogliamo avere un'attività (e probabilmente vogliamo, dato che i musicisti vogliono far musica) dobbiamo ad esempio, buttandola lì a caso, rinunciare alla stabilità ed aderire ad una cooperativa, cioè o sempre dipendenti o sempre autonomi?


    
5 . verifica degli accordi integrativi aziendali in essere ed individuazione delle materie e degli istituti oggetto di possibile trattativa nelle future pattuizioni aziendali;

e va be', lo sappiamo che vogliono rimettere mano agli integrativi. in peggio, è ovvio.

    
6 . rivisitazione dell'istituto degli organici funzionali e del sistema delle ''alternanze";

alternanze? questa parola non appare nel contratto nazionale; invece gli organici funzionali sono quella cosa che ancora impedisce che i teatri si trasformino nel "progetto-parma", ovvero pochissimi assunti negli uffici e tutti gli organici ingaggiati a seconda della produzione.

    
7 . agibilità del ricorso a forme di esternalizzazione produttiva nel rispetto delle vigenti norme di tutela  e nella confemata attenzione alla esigenza dell'ottimizzazione delle capacità produttive interne;

ecco, questo è un punto importantissimo e non dobbiamo fare l'errore di sottovalutarlo. l'esternalizzazione del lavoro era regolata in maniera estremamente rigida prima della legge biagi; poi è stata praticamente liberalizzata. ora, che significa esternalizzazione? significa, per fare un esempio, che noi abbiamo un reparto elettricisti-fonici, ma per montare la parte fonica di un nostro concerto, per esempio all'aperto, chiamiamo un service esterno, cioè una ditta o una cooperativa. o, altro esempio, abbiamo un coro e un'orchestra, ma per fare un titolo della stagione ne chiamiamo altri da fuori. per dirla tutta, "il Naso" di Sostakovic è un caso di esternalizzazione mascherata da scambio culturale. l'esternalizzazione secondo noi è il male. perché? ma perché oggi chiamiamo il teatro di san pietroburgo, che fa il suo lavoro per quindici giorni e poi torna a casa; ma domani chiamiamo il coro cooperativa Distocazzo e gli facciamo fare due cantate di Bach pagandolo una miseria e facendolo lavorare dieci ore al giorno sotto la neve (tanto sono precari e non hanno diritti), mentre il nostro coro è a chiusa pesio a fare Traviata al pianoforte a costo zero grazie al CCNL da noi precedentemente creato; dopodomani, avendo mantenuto il blocco delle assunzioni per sempre, rimpolpiamo il nostro coro ormai anziano e decimato dai pensionamenti facendo ricorso ad una cooperativa qualsivoglia, magari sempre la Stocazzo, magari la Staminchia, e per il Nabucco tutte e due insieme.


     8 . individuazione di possibili schemi operativi in tema di previdenza complementare nel contesto del nuovo quadro legislativo in materia;
tradotto in italiano: ci vogliono fottere il tfr.

     9 . riesame di una serie di istituti normativi contrattuali di cui Ia passata
           esperienza applicativa ha dimostrato la necessità di un'adeguata revisione (trattamento di malattia, infortuni sul lavoro, diritti di precedenza per i contratti a termine delle categorie artistiche, mutamento di mansioni, trasferte,  strumenti speciali ed affini, etc....).

le prime due voci, quelle in grassetto, sono diritti importantissimi. che significa riesame degli infortuni sul lavoro? attenzione, noi tendiamo a dimenticarcene, ma il lavoro in palcoscenico è fra i più pericolosi (anche se ammettiamo che la miniera e l'altoforno sono peggio). sia noi che i tecnici dovremmo, per legge, andare sempre in scena (sempre, prove e recite) con l'elmetto quello giallo e le calzature antinfortunistiche. deroghiamo, certo, e il perché è ovvio; ma a nostro rischio. questo solo per fare un esempio. c'è gente che si fulmina, che si brucia, che si tronca un dito in falegnameria, che cade da un ponte, che viene schiacciata da una quinta; speriamo che il "riesame dell'istituto dell'infortunio" non vorrà dire qualcosa a sfavore dei lavoratori.... ma abbiamo come il sospetto che sì, chissà perché.
per finire: rivediamo naturalmente anche l'istituto delle trasferte, no??? altrimenti fare il carrozzone costa troppo. altro che 80 euro al giorno, ti diamo il pullman e un panino e devi anche dirci grazie.


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categorie: varie
Proud Opera-Mom of Pietro Spagnoli