Richard Owen in Rome
Corriere del Mezzogiorno
10 agosto 2007
A che servono spettacoli eccelsi se si violano i diritti?
di di Tony Stefanucci *
Intorno alle vicende del Teatro di San Carlo, quelli che devono stanno già facendo quadrato magnificando in termini superlativi, gli «eccelsi» risultati ottenuti artisticamente a giustificazione dei debiti accumulati dalla Fondazione. Personalmente sono nel coro di quelli che sostengono che i soldi spesi per la cultura non sono mai abbastanza, ma non a tutti i costi e non a danno degli altri.
Apprendo dai giornali (che per me ormai fuori del gioco, non avendone altre, sono l’unica fonte di informazione attendibile) della quantità e della natura dei debiti accumulati dal San Carlo. Non mi preoccupa tanto la quantità, che merita certamente anche più di una oculata e scientifica riflessione, ma la natura di essi è veramente preoccupante. Stando ai giornali che ne riferiscono in dettaglio, il debito ammonterebbe a circa 25 milioni di euro (pari a circa 50 miliardi di vecchie lire, che fa un po’ più effetto) la maggior parte dei quali riguardano il mancato versamento dei contributi previdenziali, cioè il San Carlo ha fatto degli spettacoli, sia pure «eccelsi » con i soldi dei contributi previdenziali dei suoi dipendenti. Un tempo questo sarebbe stato pane per i denti della sinistra politica e sindacale, che avrebbe schierato in campo tutte le forze disponibili armate di roncole e martelli per mettere a ferro e a fuoco l’Amministrazione. Come cambiano i tempi. Le cose stanno più o meno così: il Teatro di San Carlo è una fondazione a totale finanziamento pubblico-privato, ivi compresi abbonamenti e sbigliettamento. Questi finanziamenti devono coprire le spese carenti della struttura, gli stipendi dei dipendenti, le parcelle professionali a cantanti, direttori di orchestra, registi, scenografi, costumisti ecc. «Tutti eccelsi» (questo aggettivo superlativo non l’ho mai sentito usare per una Margherita Walman o per un George Wachevich) ma forse sarebbe meglio che fossero un po’ meno «eccelsi », ma più competenti nello specifico. I conti poi degli allestimenti dovrebbero essere limitati alle sole forniture di materiale in quanto la forza lavoro interna, specializzata per questo, provvede alla realizzazione e alla esecuzione degli spettacoli.
Gli stipendi dei dipendenti vengono tassati a monte e in questa decurtazione, dal lordo al netto, sono compresi i contributi previdenziali che l’azienda trattiene e versa per conto del dipendente qualora questi dovesse distrarsene. Questa distrazione che spesso avviene in categorie non dipendenti si chiama, mi pare, evasione e viene perseguita per legge.
Stessa cosa credo che avvenga dalle piccole alle grandi imprese: se il salumiere che ha alle dipendenze un commesso e non gli versa i contributi previdenziali credo sia perseguibile per legge. E qui sorge spontanea e preoccupante la domanda: se l’Amministrazione di una fondazione come il San Carlo, a finanziamento pubblico- privato distrae circa 25 milioni di euro pari a circa 50 miliardi di vecchie lire, destinati alla copertura dei contributi previdenziali (peraltro già versati dai dipendenti) — per fare spettacoli «eccelsi» — ma senza avere nessuna possibilità presente o prospettiva futura di ripianare la distrazione, come dimostra il provvidenziale e forse pianificato commissariamento che cosa gli succede?
| Fondo di previdenza integrativa, ecco il deficit del San Carlo | |
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| Scritto da Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno | |
| sabato 11 agosto 2007 | |
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«Sarebbe utile affondare le mani nel fondo integrativo di previdenza del San Carlo. Da lì potrebbe venir fuori qualche sorpresa», suggerisce Marco De Rosa, capo del personale del Massimo napoletano. E quel fondo, una qualche sorpresa - soprattutto dal punto di vista economico - la rivela; più, forse, dell'elenco delle consulenze stipulate dal soprintedente Gioacchino Lanza Tomasi, che pure hanno una loro consistenza: 20, in tutto, per un impegno economico di circa 900mila euro. Tutte, per bocca del commissario Salvatore Nastasi, saranno «risolte» al 30 settembre prossimo. Conviene, tuttavia, andare con ordine.
IL FONDO PREVIDENZIALE - Partiamo dai dati del bilancio 2006. Tra i valori a breve termine, i crediti ammontano a 5,7 milioni di euro, mentre i debiti sono pari a 30,7 milioni, ricomprendendo debiti verso enti previdenziali (Enpals) e erario già scaduti per 17 milioni; a medio e lungo termine, invece, i debiti verso dipendenti per indennità di tfr e similari (tenete a mente questa dicitura) ammontano a 29,6 milioni. E' fra le indennità che si scova la stranezza del fondo previdenziale integrativo, che ogni anno assorbe dalle casse del teatro due milioni di euro. Occorre, qui, fare un passo indietro. Il fondo integrativo (un gruzzolo che i dipendenti del San Carlo mettevano da parte ogni anno da affiancare alla pensione) nasce da un accordo stipulato negli anni 70. Un fondo che avrebbe dovuto essere costituito da soldi versati dai lavoratori (4% dello stipendio) e dal teatro (altro 4%). Inoltre, l'iscrizione dei lavoratori alla previdenza integrativa è stata chiusa nel 1984. «Oggi il problema è che quel fondo — dice De Rosa — non ha fondi. E per rimpinguarlo il teatro sborsa ogni anno due milioni di euro, a fronte dei 25mila che i restanti dipendenti versano». In pratica, il «fondo che non ha fondi» deve pagare la pensione integrativa (il 30% dell'ultimo stipendio)ai circa 200 lavoratori messi a riposo dal '70 a oggi. E non avendo risorse le assorbe direttamente dalle casse del San Carlo (i due milioni). E a nulla servono i 25mila euro versati da quei pochi dipendenti ancora iscritti alla previdenza integrativa e ancora al lavoro. Perché le risorse del fondo non ci sono? «Che le posso dire? Ci troviamo — afferma De Rosa — in presenza di un debito che spostiamo in avanti nel tempo e che non ripianeremmo neanche in 30 anni».
LE CONSULENZE - De Rosa prende posto alla direzione del Personale nel novembre del 2003. Oggi ha 36 anni e in tasca un contratto da dirigente a tempo determinato, scadutogli nel 2006 e rinnovato fino al 2009. I conti li conosce a menadito; ed anche i consulenti, nominati e «assunti » direttamente dal soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi. «L'elenco dei consulenti — ricorda De Rosa — non è sterminato: in tutto sono 20. E costano all'anno circa 900mila euro. La consulenza più costosa non arriva ai 90mila euro». I NOMI - Fra i consulenti troviamo: Mariano Apicella (direttore generale), Alessio Vlad (direttore artistico), Filippo Arrivi (responsabile dei rapporti con la stampa), Raffaella Tramontano (capo ufficio stampa), Emanuela Spedaliere (sponsoring), Laura Valente (Ufficio edizioni), Marco Ozbic (direttore del coro), Carmelo Columbro (altro direttore del coro) , Susy Romano (responsabile Rapporti istituzionali), Jeffrey Tate (direttore musicale), Francesco Rosa (direttore musicale palcoscenico), Sandro Bonelli (segretario artistico), Anna Razzi (direttrice scuola e corpo di ballo), Stefania Rinaldi (direttrice coro voci bianche), Giuseppe Signoriello (fiscalista e tributarista). A questo elenco devono aggiungersi gli orchestrali esterni chiamati a sostituire quelli alle dipendenze del San Carlo durante la normale programmazione del teatro (una consuetudine che nel mondo sinfonico chiamano «alternanze in orchestra »). Ebbene, queste consulenze avranno un termine. Perentorio: il 30 settembre prossimo, ha detto Nastasi. E' possibile prevedere che dal primo di ottobre parta una valanga di risorse? E' un rischio serio e tutt'altro che peregrino. «E' un segnale forte quello del commissario», commenta De Rosa. «Diciamo che è ragionevole abbassare il numero dei consulenti, 4 o 5 in meno non sarebbero un danno per il teatro. Sugli eventuali ricorsi non posso dir nulla, Penso piuttosto che quella di Nastasi potrebbe essere una maniera per ridiscutere economicamente alcuni accordi ». LA POLITICA - Sulla vicenda del San Carlo «si piangono lacrime di coccodrillo » dicono i consiglieri comunali della Margherita Mastranzo, Montemarano, Russo e Benincasa. «Bufere agostane», risponde la sindaca Iervolino. «Il caldo di ferragosto fa brutti scherzi. Questa volta li ha fatti anche ai consiglieri di Dl che sparano a zero sul San Carlo con giudizi che sfiorano l'inverosimile». Repubblica - Napoli Rompo il silenzio sul San Carlo Caro direttore, dal maggio scorso mi sono astenuto dall´intervenire sulla Fondazione Teatro di San Carlo. E a ragione veduta. Il Sindaco e l´onorevole Tessitore avevano in corso una serie di contatti con aziende nazionali di primo livello e non è opportuno turbare il guidatore. Iervolino: «I conti in rosso li ho trovati, non sono stata certamente io a farli» NAPOLI — C’è rimasta male. Ma per lei non è stata una sorpresa, perché con Rutelli aveva parlato già due volte nei giorni scorsi, sebbene la sindaca avesse chiamato il ministro per cercare in extremis di evitare il commissariamento. Niente. Il giorno della nomina del commissario, il sentimento della sindaca Iervolino, presidente del San Carlo, è diviso a metà tra lo sconforto e la speranza: lo sconforto, di non essere riuscita a evitare il commissariamento; la speranza, che il commissario salvi definitivamente il teatro. «Il ministro ha ritenuto che ci fossero gli estremi per commissariare perché — dice — non siamo riusciti a sanare i debiti, debiti che però, sia chiaro, non ho fatto io ma che ho trovato». |
Nella città della camorra è in crisi anche il teatro che i soldati inglesi salvarono dalla distruzione nel 1943

A financial crisis is threatening the future of Europe’s oldest opera house, a Neopolitan cultural icon rescued from ruin during the Second World War by occupying British Forces. The San Carlo theatre has been placed under government control because of near bankcruptcy, a plight widely viewed as a metaphor for the city’s decline in the face of rising crime and Mafia dominance. Francesco Rutelli, the Culture Minister, said that he had dispatched an “extraordinary commissar” from Rome to take over the theatre, arguably the most beautiful opera house in Europe, which is running a budget deficit of €20 million (£13.5 million). “This humiliation is symptomatic of a city in an advanced state of decomposition,” Roberto De Simone, noted composer and former artistic director of the San Carlo, said. “It symbolises the collapse of Naples itself.” The crisis at the theatre comes as bloody gang warfare returns to the streets of Naples. Yesterday two members of the Camorra, the Naples Mafia, were murdered while driving, with the killers drawing alongside and opening fire. Police said that the killings were part of a ruthless war between Camorra clans over drugs, arms trafficking and protection rackets. Last year the centre-left government of Romano Prodi announced a “crackdown on crime” in Naples but resisted calls for the army to be deployed. Rosa Russo Iervolino, the mayor, said that the situation remained “dramatic”, with the Camorra carrying out vendettas in the city centre as well as in the grim suburbs. The San Carlo, founded in 1737 next to the Royal Palace overlooking the Bay of Naples, has always been the gathering place for the social elite. Stendhal, the French writer, observed in 1817 that the San Carlo “dazzles the eye and enraptures the soul”. It was rescued from ruin in 1943 by British troops, who staged not only revues but also 30 operas. Its debts have mounted, however, with €133,000 spent on costumes in the first three months of this year and €54,000 on hairdressing. Mr Rutelli said that he had no option but to dismiss the board – chaired by Mrs Iervolino – and put Salvatore Nastasi, a senior ministry official, in charge to “sort things out”. Gioacchino Lanza Tomasi, the Superintendent of the San Carlo, has won praise for his attempts to raise its profile, with an acclaimed production at the start of the current season of Verdi’s Falstaff, starring Ambrogio Maestri and conducted by Jeffrey Tate, the theatre’s English musical director. Mr de Simone said that all Italian opera houses had struggled since a law was passed in 1996 that put them in the hands of semi-private foundations and reduced state subsidies sharply. But Naples suffered from a “general malaise”, with its institutions in the hands of a “powerful clique which does not face realities”. Mario Martone, who was to have directed Rossini’s Torvaldo e Dorliska next month, said that the production faced cancellation. Gloria Mazza, spokeswoman for the 366 employees, said that although Mr Nastasi had assured them he was not an executioner they feared job losses that would be “another blow to the city”. Mrs Iervolino said that she had toured Italy searching for wealthy sponsors to “save the San Carlo”. “If control is not handed back to us within six months I shall personally picket the Culture Ministry,” she said. Roberto Saviano, a Neapolitan writer whose bestselling novel on the Camorra, entitled Gomorrah, is to be made into a film, said that the city’s problem was not only that it was the “world capital” of the cocaine trade but also that police were apparently powerless against the clan system.
| Segnali di declino nella città della mafia | |
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| Scritto da Richard Owen da The Times | |
| mercoledì 08 agosto 2007 | |
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Una crisi finanziaria minaccia il futuro della più antica "Opera House" d'Europa, icona culturale di Napoli, salvata dalla rovina durante la seconda guerra mondiale dalle forze di occupazione britanniche. Il teatro San Carlo è stato posto sotto il diretto controllo dello Stato a causa della oramai vicina bancarotta. Una situazione difficile, metafora del declino della città di fronte all'aumento del crimine e del dominio della mafia. Francesco Rutelli, il Ministro della Cultura, ha spedito un "commissario straordinario" da Roma per assumere la direzione del teatro, probabilmente il più bello d'Europa, che sta subendo un disavanzo di bilancio di 20 milioni di euro (13.5 milioni di sterline). "Questa umiliazione è sintomatica di una città in uno stato avanzato di decomposizione," dice Roberto De Simone, celebre compositore ed ex direttore artistico del San Carlo. "E' il simbolo del crollo della stessa Napoli".
La crisi del teatro arriva mentre la sanguinaria guerra delle gang ritorna nelle strade di Napoli. Ieri due affiliati della Camorra, la Mafia di Napoli, sono stati assassinati mentre guidavano, con gli assassini che li hanno affiancati ed hanno aperto il fuoco. La polizia dice che le uccisioni fanno parte di una spietata guerra tra i clan per lo spaccio di droga, il traffico di armi e il racket.
L'anno scorso, il governo di centrosinistra di Romano Prodi ha annunciato un "giro di vite contro il crimine” a Napoli ma ha resistito alla richiesta di inviare l'esercito. Rosa Russo Iervolino, il sindaco, dice che la situazione è rimasta “drammatica”, con la Camorra che compie le sue vendette sia nel centro della città che nella scura periferia. Il San Carlo, costruito nel 1737 di fianco al Palazzo Reale e di fronte al golfo di Napoli, è stato sempre luogo di incontro delle elìte culturali. Stendhal, lo scrittore francese, osservava nel 1817 che il San Carlo “abbaglia l'occhio e cattura l'anima”. Venne salvato dalla distruzione nel 1943 dalle truppe britanniche, che vi organizzarono non soltanto alcune riviste ma anche da 30 opere. I suoi debiti sono tuttavia cresciuti, con 133.000 euro spesi per i costumi nei primi tre mesi di questo anno e 54.000 euro per il lavoro dei parrucchieri. Il sig. Rutelli ha detto che non c'era altra soluzione che esonerare il consiglio di amministrazione – presieduto dalla sig.ra Iervolino – e inviare Salvatore Nastasi, un alto funzionario del ministero, come commissario "per mettere le cose in ordine". Gioacchino Lanza Tomasi, il Sovrintendente del San Carlo, è da elogiare per il suo tentativo di risollevare la situazione con la produzione di inizio stagione molto applaudita del Falstaff di Verdi, con Ambrogio Maestri e condotta da Jeffrey Tate, il direttore musicale inglese del teatro. Il sig. de Simone dice che tutti i teatri italiani hanno lottato contro una legge approvata nel 1996 che li mette nelle mani di fondazioni semi-private riducendo sensibilmente le sovvenzioni statali. Ma Napoli soffre "di un malessere generale”, con le istituzioni nelle mani "di una cricca potente che non affronta la realtà". Mario Martone, che doveva dirigere il "Torvaldo e Dorliska" di Rossini il mese prossimo, dice che la produzione ne ha disposto l'annullamento. Gloria Mazza, a nome dei 366 impiegati, dice che, anche se il sig. Nastasi li ha rassicurati di non essere un liquidatore, temono lo stesso dei licenziamenti che sarebbero "un altro colpo alla città". La sig.ra Iervolino dice di aver girato tutta l'Italia alla ricerca di sponsor danarosi "per conservare il San Carlo". E aggiunge, "se il controllo non passerà nuovamente a noi entro sei mesi, bacchetterò personalmente il ministero della cultura”. Roberto Saviano, uno scrittore napoletano il cui vendutissimo romanzo sulla Camorra, intitolato Gomorrah, sta per diventare un film, sostiene che il problema della città non consiste soltanto nell'essere "la capitale del mondo" del commercio di cocaina ma anche che la polizia sembra non avere alcun potere contro il sistema dei clan. |
| Il Teatro San Carlo di Napoli commissariato per sei mesi dal ministro Rutelli | |
La nomina di Salvatore Nastasi, direttore generale per lo spettacolo dal vivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a Commissario straordinario della Fondazione Teatro San Carlo di Napoli proferita dal ministro Francesco Rutelli, è stata resa nota ieri pomeriggio, scatenando reazioni da tutti i fronti.Il provvedimento che, ha spiegato il ministro, "si è reso necessario in attuazione delle disposizioni previste dalla legge 31 marzo 2005 n. 43 peraltro espressamente richiamate nel parere che il collegio sindacale della Fondazione ha reso sul conto consuntivo 2006", sarà in vigore "per un periodo di sei mesi e comunque non oltre la ricostituzione del consiglio di amministrazione". "Tale atto dovuto - ha detto Rutelli - non deve pertanto far venire meno, ma confermare, lo spirito di collaborazione con coloro, ed in particolare l'Amministrazione Comunale, i quali si sono utilmente adoperati per far conseguire a questa prestigiosa istituzione culturale il pareggio di bilancio già nell'esercizio 2007". "E' l'ennesimo schiaffo a Napoli, in un settore che certamente non lo merita", ha commentato Fulvio Tessitore, deputato diessino e da dieci anni vicepresidente della Fondazione del Teatro San Carlo. "Il ministro Urbani - ricorda - in una situazione anche peggiore della attuale disse che non avrebbe mai fatto una scelta simile, e mantenne questa posizione. Ora, invece, con un Governo amico...". Tessitore riconosce che la decisione del ministero è avvenuta in base a una norma di legge: dal 2005 esiste l'obbligo della nomina di un commissario in una Fondazione lirica se una situazione di deficit si protrae per due anni. Tuttavia "è un provvedimento inopportuno, ed è curioso", dice, "che venga preso proprio quando il sindaco Iervolino ed io eravamo riusciti ad assicurare importanti risorse private per il futuro del teatro napoletano: due milioni di euro da Banca Intesa, un milione dall'Unione industriali, il sostegno dell'Eni per il Parsifal, tre milioni di euro da un industriale privato di cui a questo punto è inutile fare il nome". E poi, un milione dalla Regione e una ricapitalizzazione da parte dello stesso Comune. "Spero che il ministero ora sia più bravo di noi, ma ho qualche dubbio. Se il commissario riuscirà a conservare gli investimenti dei privati, buon per lui: ma in me prevale, anche qui, qualche dubbio". Il deputato sottolinea tra l'altro come per il 2007 e il 2008 si fosse riusciti a garantire il pareggio di bilancio del San Carlo, con una attenta politica di economie, dopo anni di deficit causato anche dalla riduzione del Fus: "Proprio negli ultimi due anni, il nostro disavanzo era stato pari al taglio delle risorse del Fondo". La decisione comunque era già nell'aria, tanto che lo stesso Tessitore rivela oggi di aver presentato al sindaco le proprie dimissioni da vicepresidente lo scorso 29 luglio, con una lettera che non era stata resa pubblica. L'ex rettore della Federico II evidenzia, con rammarico, l'alta qualità artistica che il San Carlo, malgrado le difficoltà di bilancio, era riuscito a mantenere negli ultimi anni, "ottenendo consensi a livello nazionale e internazionale". "In parte - riconosce Tessitore - meritiamo quello che è successo, per una serie di errori che sono stati commessi. Ma stupisce che si sia determinata all'improvviso questa decisione: a luglio eravamo stati, il sindaco e io, due volte al ministero proprio per illustrare, documenti alla mano, i passi avanti compiuti per risanare i conti'. Tessitore collega la vicenda al San Carlo a un clima complessivo, nella politica nazionale, non favorevole per Napoli: "Pensiamo solo al voto traversale di ieri alla Camera, per lo spostamento dalla Campania a Venezia dell'assemblaggio del Superjet 100 dell'Alenia". Per il coordinatore regionale di Forza Italia, Nicola Cosentino, la nomina di un commissario straordinario per il Teatro San Carlo "è l'ennesimo brutto colpo che il centrosinistra sferra all'immagine di Napoli già duramente messa alla prova dall'emergenza rifiuti e dalla criminalità". "Limitarsi ancora a parlare di fallimento politico, alla luce di ciò che sta accadendo, potrebbe rivelarsi fuorviante, rispetto all'entità del danno prodotto. Il prezzo che oggi sono chiamati a pagare i napoletani - denuncia il parlamentare di Forza Italia - è quello imposto dal dilettantismo di una classe politica sprecona e incapace, la cui permanenza ai vertici delle istituzioni non è più tollerabile né giustificabile". "Quel che oggi condanna Forza Italia non è solo un metodo, ma l'idea stessa di 'cosa pubblica' che il centrosinistra ha imposto a Napoli e più in generale alla Campania - dichiara Cosentino -. Una prassi che, consolidata nel tempo, non ha prodotto solo fantasmi ma veri e propri mostri, con i quali oggi siamo tutti chiamati a confrontarci". Il coordinatore regionale di Forza Italia sottolinea che "il San Carlo non è solo un teatro, ma un pezzo importante della storia di Napoli". Un teatro, dice l'esponente di Forza Italia, che "prima ancora di un'operazione di pulizia contabile, necessita di un serio intervento di recupero dell'immagine". "Al neo commissario Nastasi - conclude - gli auguri di riuscire in ciò che il sindaco-presidente, e i suoi predecessori hanno miseramente e ingiustificatamente fallito". Per il dirigente nazionale di An, Amedeo Laboccetta, la nomina di un commissario straordinario per il teatro San Carlo rappresenta una "battaglia vinta per Alleanza Nazionale". "Il sottoscritto ed An hanno finalmente vinto la battaglia ingaggiata nell'interesse del Teatro San Carlo - afferma Laboccetta - Nel ringraziare il ministro Rutelli per essere stato lungimirante ed averci visto giusto commissariando Lanza Tomasi, rinnovo tutto l'impegno del partito e del centrodestra a vigilare ed a collaborare per il rilancio del Massimo partenopeo coinvolgendo anche i privati e la società civile". "La decisione del ministro Rutelli non equivale ad una liquidazione del teatro San Carlo". Ne è convinto il sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi che lunedì mattina incontrerà, Salvatore Nastasi, nominato commissario straordinario della Fondazione Teatro San Carlo per il passaggio di consegne, poiché con la nomina del commissario decadono automaticamente anche il sovrintendente e i consulenti. "Confido che il governo avrà molto rispetto del San Carlo", aggiunge ancora Lanza Tomasi rimarcando però che per il teatro massimo cittadino c'è stata "più attenzione a livello nazionale e internazionale di quanta si è registrata in città". "L'augurio è che il Teatro venga effettivamente rilanciato, continuando a garantire la qualità della produzione e la salvaguardia dei livelli occupazionali", afferma il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, finora presidente della Fondazione Teatro San Carlo, in una nota diffusa per commentare la nomina. "Abbiamo preso atto - spiega Iervolino, nella dichiarazione firmata anche dal vicepresidente della Fondazione, l'on. Fulvio Tessitore - della decisione del ministro per lo Spettacolo di commissariare per sei mesi il Teatro San Carlo. Come tutti sanno e come i documenti contabili attestano, in questi ultimi mesi il Consiglio di amministrazione ha svolto un ruolo positivo per consolidare la situazione patrimoniale del Teatro e per predisporre le condizioni per un suo forte rilancio, raggiungendo il pareggio del bilancio sia per l'esercizio finanziario 2007 che per quello 2008. Tutto ciò non è stato ritenuto sufficiente dal ministero che ha deciso di intervenire direttamente". "Ci auguriamo che tale decisione produca effetti positivi per il teatro. Desideriamo ringraziare il presidente della Regione, il presidente della Provincia ed il Comune di Napoli che non hanno mai fatto mancare il loro appoggio al nostro Massimo", conclude la nota. "La crisi del teatro San Carlo è giunta al culmine: le continue perdite cumulate e la mancanza di un solido ed affidabile piano strategico-strutturale ha costretto il ministro Rutelli a nominare Salvatore Nastasi Commissario Straordinario della Fondazione Teatro di San Carlo per un periodo massimo di sei mesi". Lo afferma, in una nota, il capogruppo di Forza Italia al Comune di Napoli Salvatore Varriale. "E' ormai evidente, - continua Varriale - che i proclami del Sindaco Iervolino servivano solo a prendere tempo e a ritardare l'inevitabile conseguenza, infatti, nessun investitore serio si sarebbe buttato a capofitto in una situazione come quella del San Carlo". "Neanche la Delibera di Giunta Comunale n.628 del 15 febbraio 2007, di conferimento delle unita' immobiliari al Teatro San Carlo (valore 5 milioni di Euro) è servita a nulla. Il Sindaco - sottolinea Varriale - invece di attivarsi, per porre in essere un programma di interventi strutturali ha negato l'evidenza dicendo che il Teatro San Carlo non era in crisi, affidandosi a rimedi tappabuchi come il contributo di 1,5 milioni di Euro e bacchettando imprenditori locali, Eni, e Banca Intesa i quali giustamente prima di investire volevano vederci chiaro". "Spero - conclude Varriale - che la nomina di un Commissario per il periodo massimo di sei mesi ai sensi dell'art.21 D.Lgs.367 del 29/06/1996 serva ad uscire dalla logica delle 'misure tampone' e permetta di predisporre un piano industriale per il rilancio del più antico Teatro Lirico d'Europa dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco". |
Con un decreto del 1 agosto il Ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli ha commissariato il Teatro San Carlo di Napoli. All'origine del provvedimento la situazione debitoria del teatro, che ha chiuso in passivo due bilanci di seguito. H buco di oltre quattro milioni di euro nel conto consuntivo 2006 ha spinto il collegio sindacale del teatro a segnalare al ministero l'esistenza delle condizioni previste dalla legge 31 marzo 2005 n. 43; di qui la decisione del commissariamento, che una nota del ministero indica come un «atto dovuto». Diverso il parere dei vertici del teatro. Secondo il sovrintendente Gioacchino Lanza Tornasi la scelta era discrezionale del ministro, non inevitabile. Ancora più esplicito il vicepresidente Fulvio Tessitore, secondo il quale «il ministro Urbani in una situazione anche peggiore della attuale disse che non avrebbe mai fatto una scelta simile... E questo sarebbe un governo amico?». Certamente il commissariamento costituisce uno smacco per l'immagine della città, ed è discutibile che aiuti la situazione del teatro. D bilancio previsionale 2007, infatti, è in pareggio, e l'intensa attività di Tessitore e del sindaco Jervolino aveva guadagnato l'appoggio di molti sponsor -Banca Intesa-San Paolo, Erri, Unione industriale di Napoli - che ora è messo in pericolo proprio a causa della gestione commissariale. Spetterà al commissario Salvatore Nastasi, giovanissimo direttore generale dello spettacolo e già commissario anche al Maggio Musicale Fiorentino, riannodare le fila di questi accordi entro i prossimi sei mesi.
Il fatto paradossale è che i vertici azzerati - ma Lanza Tornasi rimarrà forse come consulente - pur nelle molte difficoltà gestionali hanno garantito al San Carlo una programmazione di qualità, capace di coinvolgere artisti di livello internazionale e di riqualificare gli organici. Il deficit nasce da gestioni precedenti, e viene fortemente aggravato negli ultimi anni dalle continue erosioni al Fondo Unico per lo Spettacolo da parte del governo di centro-destra. Non a caso lo stesso ministro Rutelli indica come soluzione «una norma nella Finanziaria per salvare il teatro San Carlo». Ma, se la soluzione è quella dell'intervento pubblico, la morale che occorre trarre da questa vicenda è più generale: il San Carlo, teatro che serve un territorio dove è assente la grande imprenditoria del nord, è vittima in realtà di una legge inefficace, quella che nel 1996 trasformò gli enti lirici in fondazioni private, diminuendo le risorse pubbliche senza garantire gli strumenti per il reperimento delle risorse private. Una legge che dovrebbe essere realisticamente ripensata
| Napoli: Teatro S. Carlo commissariato |
| Rutelli, Provvedimento in attuazione della legge" |
(ANSA) - ROMA, 3 AGO - Il Ministro, Francesco Rutelli, ha nominato Salvatore Nastasi Commissario straordinario della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli. Il provvedimento - ha spiegato Rutelli - si e' reso necessario 'in attuazione delle disposizioni previste dalla legge 31 marzo 2005 n. 43. Tale atto conferma lo spirito di collaborazione con coloro i quali si sono adoperati per far conseguire a questa prestigiosa istituzione culturale il pareggio di bilancio gia' nel 2007'. |
NAPOLI - Salvatore Nastasi. commissario al San Carlo
ANGELO CAROTENUTO
SABATO, 04 AGOSTO 2007 LA REPUBBLICA, NAPOLI
Il neo commissario è lo stesso funzionario che ha detto sì a Napoli come sede del festival del teatro: "Sono ottimista"
Nastasi: "Farò come a Firenze"
Lanza Tomasi: "Nessuno spreco, ma tante approssimazioni"
Sciarelli: "Bisognerà puntare sulla qualificazione dei dipendenti, sono sicuro che si salveranno i posti di lavoro"
Il sovrintendente: "C´è stata più attenzione all´estero che in città Se un´azienda non produce abbastanza, o fallisce o deve vendere"
Il commissario che non ama le prime. «Non ci vado mai. Serate da vip. Non le frequento». Il commissario del San Carlo è lo stesso funzionario che ha detto sì a Napoli come sede del Festival del teatro. «Progetto meraviglioso». Salvatore Nastasi era alla guida della commissione giudicante. Gli piace partire da lì. «Se una città merita un evento del genere con un progetto come quello - dice - mostrandosi attiva e vivace, credo proprio che non abbia nulla da temere. Non ci saranno problemi. Sono ottimista», dice. È al mare. Rutelli in linea gli dà la notizia. Nastasi spezza le ferie e dopodomani è in teatro.
«Incontro Lanza Tomasi. Sarà un passaggio tecnico. Ma voglio entrare in punta di piedi. Come a Firenze».
Firenze, cioè il Maggio. Il suo precedente compito. «Non ho fatto tutto da solo. Lì il lavoro fu mio, del sindaco, del presidente della Provincia. Era interesse della città e dello Stato italiano risollevare il teatro. La stessa cosa vale per il San Carlo. Sono un funzionario dello Stato. Per me è un grande onore lavorare a Napoli, in un momento come questo, fatto di rapporti molto stretti con la sua cultura. Il ministro, come fece a suo tempo Buttiglione per Firenze, mi ha chiesto se ero disponibile. Ho detto sì».
È stato tre volte al San Carlo nella stagione scorsa. «Ho visto un bellissimo Candide, il Falstaff e il Werther. Nessuna sorpresa. Lanza Tomasi allestisce sempre stagioni di alto livello».
In Lanza Tomasi invece viene prima l´amarezza. «Se una città non risponde, diventa tutto più difficile: c´è stata più attenzione a livello nazionale e internazionale». Poi il rimpianto. «Abbiamo avuto continui tagli senza fondi sostitutivi. Ora eravamo sul punto di avere dei soci. L´azione del governo colpisce il cda nel momento in cui qualche luce sul piano finanziario si cominciava a intravedere», dice il sovrintendente del teatro. Lo sarà fino a lunedì, giorno del passaggio di consegne. Un´idea se l´è fatta: «Questa storia rientra in un quadro generale di rapporti non semplici fra Napoli e il governo».
Il governo amico di cui parlava la Iervolino in campagna elettorale. «Penso che il sindaco fosse convinto di aver scongiurato l´ipotesi - il pensiero di Lanza Tomasi - evidentemente non c´erano le condizioni». Ottimismo, però. «Non è una liquidazione. Se esistono problemi di tesoreria, credo che il governo interverrà, o farà pressioni perché qualcuno intervenga. Serve uno screening alla situazione amministrativa. La prima cosa da vedere è la tesoreria. Non c´è nulla fuori norma, non ci sono sprechi. Ma il San Carlo - continua il sovrintendente - andava verso questa situazione da due anni. Per rigidità. Per tante approssimazioni. Penso ai 2 milioni l´anno che si spendono per il fondo pensioni. All´epoca si pensava che fosse una faccenda statale, e che qualcuno avrebbe pagato. Ma se passano 9 anni e nessuno interviene, quel debito rimane. Nelle aziende si fanno i conti. Se una ditta non mette abbastanza merci sul mercato, o fallisce o deve vendere».
Nessuno schiaffo alla città. Così dice Arnaldo Sciarelli, commissario straordinario di Arcus, la società per lo sviluppo dell´arte, della cultura e dello spettacolo di cui è azionista il ministero dell´Economia: i diritti dell´azionista sono esercitati dal ministero per i Beni e le attività culturali. Sciarelli è napoletano.
Una scelta di Rutelli. Assicura: «Rutelli ama Napoli. Su questo punto non si discute. L´ha dimostrato anche con la decisione presa per l´assegnazione del Festival del teatro. Nessun affronto. Il ministero ha preso atto delle indicazioni del collegio sindacale. Ha preso atto delle banche lontane dal teatro. Ha preso atto dell´incapacità dei privati napoletani di occuparsi del teatro. Privati che, dopo le promesse, non mi risulta abbiano tirato fuori dei soldi». Nastasi, per Sciarelli, è l´uomo giusto.
«S´è già occupato del Maggio fiorentino. Non è un uomo di sinistra, dunque è pure una garanzia per l´opposizione. Viene da una famiglia di servitori dello Stato. Bisognerà puntare sulla qualificazione dei dipendenti, provare a ridurre i costi. Sono sicuro che si provvederà a tutelare i posti di lavoro, eliminando le spese inutili».
VIVA SILVIO....................