Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
domenica, 14 ottobre 2007

Il San Carlo non deve morire

Luca Del Fra
l'Unità 13/10/2007

Chiuderà il Teatro San Carlo di Napoli? La domanda la pone un lettore - la sua missiva è stata pubblicata ieri - e ha la sua urgenza. Da quando con un decreto del primo agosto il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha commissariato il teatro partenopeo, la situazione non sembra chiarirsi, anzi si è avviata verso uno stallo surreale. Le dichiarazioni d'intenti piovono da più parti e lo stesso Ministro in visita a Napoli per il neonato Teatro Festival Italia ha affermato: «Vogliamo restituire al San Carlo una amministrazione efficiente e il commissario Nastasi sta lavorando per uscire da questa crisi», per poi accomodarsi nella platea del teatro e assistere a uno spettacolo d'incantatori indiani di serpenti. Nel frattempo l'ex sovrintendente Gioachino Lanza Tornasi, che dopo il commissariamento era rimasto come consulente, si è dimesso il 30 settembre e durante la presentazione della stagione che si aprirà a dicembre ha dichiarato: «Qui oggi non c'è nessun rappresentante degli enti territoriali. La condizione napoletana non è di solidarietà, e dunque lascio». L'amarezza di Lanza è comprensibile, ma qual è la vera situazione del San Carlo? Il commissariamento di agosto trovava giustificazione ufficiale negli oltre 4 milioni di euro di passivo nel bilancio consuntivo 2006, ma i mali del San Carlo hanno radici più profonde: infatti, ciò che dovrebbe preoccupare di più è un debito di oltre 37 milioni di euro, a fronte di 5,7 milioni di crediti. Occorre tenere presente che i debiti a medio e lungo termine ammontano a 29,6 milioni, e una buona parte di questi dipendono da un Fondo Pensioni istituito negli anni 70, che essendo un Fondo senza fondi deve essere pagato dal teatro e costa oltre 2,5 milioni di euro l'anno (cifra cospicua paragonata ai 7 milioni di costi artistici della stagione, cioè le spese per gli spettacoli). Si aggiungano i tagli alla cultura del governo Berlusconi nella Finanziaria del 2006, per cui il San Carlo è stato deprivato dallo stato di 6 milioni di euro e si ha un quadro della situazione, ulteriormente peggiorata da un altro paradosso italico: il San Carlo non è proprietario del San Carlo, cioè la Fondazione San Carlo di Napoli non possiede il teatro ma ne è solo usufruttuaria e dunque lo stabile non fa parte del patrimonio. Ma in realtà la situazione di questa storica istituzione partenopea è incomprensibile se non è inquadrata nel passaggio alla gestione privata dei grandi teatri d'opera italiani, oggi Fondazioni, prima Enti lirici. La legge Veltroni-Melandri, ispirata alla Scala, ha avuto conseguenze sfavorevoli per le altre Fondazioni, in particolare quelle meridionali. L'apporto dei privati alla cultura è stato deludente, e la legge, anche al di là delle sue intenzioni, si è dimostrata un alibi per un progressivo disimpegno dello stato. Così oggi le Fondazioni che riescono a vivacchiare sono quelle supportate energicamente da Regioni, Province e Comuni di appartenenza. Purtroppo una politica localistica e un po' cieca ha preferito sponsorizzare più che altro manifestazioni canzonettistiche o di chiaro stampo populista e auto-promozionale dell'amministratore di turno, abbandonando storiche istituzioni sulle quali i pochi privati disposti a investire non di rado vogliono allungare le mani. A questo punto è giusto rispondere ai dubbi del nostro lettore facendo una previsione: no, il Teatro San Carlo non chiuderà. Nei meandri parlamentari della legge Finanziaria del 2008 si troverà una maggioranza trasversale per votare un emendamento che lo salvi. Ovvio, sarà una pezza e non un vero risanamento e avrà anche un prezzo politico: al posto di un uomo di cultura come Lanza Tornasi, che è pure di sinistra, si sceglierà un travet, se non di destra almeno vacillante tra le due ali.
Il Mattino di Napoli in data 13 settembre ha fatto il toto nomine: Filipppo Zigante, Renzo Giacchieri, Canessa Jr e Maurizio Pietrantonio. Se i nomi fossero questi occorrerebbe chiedersi: può da loro venire una buona notizia per il teatro fondato dai Borbone?


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venerdì, 12 ottobre 2007

NO ALLA CHIUSURA DEI CORPI DI BALLO

Roma, 11 ott.- (Adnkronos) - ''Recentissimi pesanti segnali ci arrivano da piu' parti a riprova di quanto denunciato nei mesi scorsi dalle organizzazioni sindacali: molte compagnie di balletto delle Fondazioni Liriche italiane rischiano la chiusura. Pur registrando positive discontinuita' rispetto alla precedente legislatura di centro destra nella stesura della legge di bilancio, sia nel parziale reintegro del FUS (peraltro ancora distante dai parametri di investimento europei), sia con l'introduzione di ''agevolazioni'' di natura fiscale per chi investe in cultura, permangono e si aggravano linee di tendenza negative verso il settore della danza e dei corpi di ballo''. E' quanto riporta un comunicato sindacale unitario di di Slc-Cgil,Fistel-Cisl,Uil Com-Uil,Fial-Cisal.
''Infatti, nonostante che i disegni di leggi di sistema definiti per il settore dello spettacolo dal vivo abbiano al loro centro proposte chiare di inclusivita' di tutte le forme di espressione artistiche, e' sempre piu' palese -secondo i sindacati- il procedere verso la soppressione in Italia della danza e del balletto come espressione culturale e professionale. Ne sono riprova i pesanti recenti segnali che ci arrivano da piu' parti. Ad esempio-citano i sindacati- al S. Carlo di Napoli i gravi problemi di bilancio che hanno portato al commissariamento, pare si debbano risolvere con l'eliminazione della compagnia di Balletto. All'Arena di Verona si prospettano tagli all'organico funzionale del Ballo.Al Comunale di Firenze con esodi ritenuti , magicamente risolutivi, si eliminano posti di lavoro''.
''Mettendo in predicato sia l'occupazione stabile che quella di natura occasionale, di fatto, con pretesti palesemente inesistenti, si vuole procedere continuando nella chiusura delle compagnie di balletto delle fondazioni lirico-sinfoniche senza alcun motivo, ne' di natura economica (e' ampiamente dimostrato che i corpi di ballo non sono ''un costo'' ne' tanto meno la causa dei problemi delle fondazioni), ne' artistico (la richiesta di spettacoli di danza-balletto e' in continua crescita con pubblico in costante aumento). Riteniamo non sia piu' procrastinabile- concludono i sindacati- l'attivazione di un tavolo concertativo di Settore per affrontare con la dovuta serieta' le problematiche inerenti la scuola-formazione, le tutele e diritti nel lavoro, i peculiari aspetti previdenziali, dentro una cornice legislativa (in tal senso vi sono utili proposte di legge parlamentari) che sia rispondente e garante di futuro professionale definito e dignitoso, in particolare per quei giovani che dedicano molti anni della loro formazione al difficile studio di quest 'arte che e' sicuramente un importantissimo patrimonio identitario della nostra storia e cultura e da noi ''esportato'' in Europa e nel mondo''.

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giovedì, 11 ottobre 2007

«È scherzo od è follia?»

OGGI IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO SCRIVE :

Rutelli: «Napoli all’altezza delle attese Ma la manifestazione resta itinerante» - 11/10/2007
«Il prologo del Festival dimostra di essere all’altezza delle aspettative. Napoli sarà in questi giorni una capitale internazionale del teatro, come Edimburgo e Avignone. Questo è un messaggio prezioso per e dalla città». Con toni incoraggianti Francesco Rutelli commenta i primi passi mossi dal neonato Festival Teatro Italia.Manon promette nulla per il futuro: «Trasformarlo in una manifestazione stabile? Resterà itinerante, tra tre anni bandiremo una nuova gara». Dal canto suo, Bassolino non si lascia scoraggiare e rilancia: «Abbiamo acquisito un know how, resterà un nostro patrimonio e continueremo a fare un nostro festival oltre a gareggiare per il nuovo bando. Cercando di far valere un’argomentazione precisa: i festival di cinema hanno sedi stabili, perché non fare altrettanto per il teatro?». Nessuna divergenza, comunque, al battesimo della manifestazione ieri al Porto. Solo dialettica per costruire: «Bisogna seminare», aggiunge Rutelli, «per ottenere l’attenzione delle nuove generazioni». Il ministro dei beni e delle attività culturali è arrivato addirittura in anticipo rispetto all’orario fissato per l’incontro con la stampa nella Cittadella dello spettacolo costruita sulla spianata della Stazione Marittima. Con un completo tabacco, per nulla ministeriale, il passo svelto e il consueto sorriso disteso, si è precipitato per prima cosa all’Info Point sistemato all’ingresso dove ha stretto la mano a tutti i ragazzi al lavoro in quello stand. «Come vanno le prenotazioni e gli arrivi?», si è subito informato, immediatamente confortato dai cenni positivi dei suoi giovani interlocutori. Rappresentanza di quel target under 40 più ampio, a cui dal primo momento Rutelli ha voluto destinare questo primo festival nazionale del teatro mai organizzato in Italia. Non a caso ha chiesto poi di visitare la Tenda 1, dove per tre sere la sezione «Nuove sensibilità» proporrà ben trenta studi di altrettanti spettacoli di giovani compagnie italiane. A Rutelli tocca in sorta di vedere le prove di «Machine Infernale», dei napoletani Plastique Teatro sistemati sul palco 5, se ne compiace prima di infilarsi nella nave-ostello. All’incontro con il ministro partecipa anche il commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi. Dunque, l’occasione è ghiotta per chiedere lumi sulla situazione del Massimo. «Non neghiamolo», dice Rutelli, «si tratta di scalare una montagna. Ma stiamo lavorando, sono molto soddisfatto di Nastasi. Un prolungamento del suo incarico? Vedremo... Intanto ho chiesto l’impegno del parlamento e degli enti locali, mentre stasera gli industriali napoletani staccheranno il primo assegno da un milione». Leggi speciali per il San Carlo, per la verità, non se ne vedranno, «per non suscitare le giuste ire delle fondazioni liriche che hanno i bilanci in pareggio. Il prestigio del San Carlo ci sta a cuore.Male istituzioni culturali debbono avere i conti in ordine, il paese lo pretende. La buona amministrazione ordinaria va insieme alla qualità della programmazione». Dopo aver visitato la nave che ospita circa mille addetti ai lavori c’è la foto di rito con gli artisti indiani che ridono divertiti. «I protagonisti del mio spettacolo», spiega il regista Roysten Abel, «sono persone molto semplici, hanno preso per la prima volta l’aereo, hanno visto per la prima volta un porto e sempre per la prima volta hanno dormito su una nave così grande e suonato in un teatro d’opera imponente come il San Carlo. Al punto da credere d’aver ammirato cose che nemmeno le loro divinità si sono mai sognate di immaginare». Un altro prestigioso artista indiano, Anish Kapoor, attualmente impegnato nella realizzazione della stazione della Metropolitana di Monte Sant’Angelo, ha più volte ripetuto di trovare Napoli una città molto familiare. «Ha ragione», aggiunge Abel, «quando provo ad attraversare la strada e nessuno si ferma, mi sento davvero a casa.Maa parte gli scherzi, la gente si somiglia nei tratti migliori, nella spontaneità, nell’estreversione. Quando lavorai con il mio amico Davide Iodice al progetto ‘‘Dammi almeno un raggio di sole’’ su Fellini a Sant’Arcangelo, non ebbi alcun problema, con lui e con tutti gli altri attori napoletani». Intanto Rutelli si sposta ai Quartieri Spagnoli per una tappa all’associazione Sabu che ha riqualificato il rifugio antiaereo di largo Baracche. Qui per il ministro c’è un assaggio dello spettacolo «Io, Clitemnestra. Il verdetto» con Cristina Donadio, tratto dal lavoro di Valeria Parrella, e poi una breve passeggiata con shopping, caffè e gelato allo stracciatella, in attesa della prima al San Carlo, appuntamento più atteso della giornata. Al Madre invece va in scena «Journey to the moon & 9 drawings for projection», il film d’animazione diWilliam Kentridge realizzato in studio con pazienti cancellature manuali di ciascun disegno a carboncino. Il supporto musicale dell’Archimia Quartet rende ancora più suggestivo il raffinato spettacolo (prodotto anche dalla gallerista napoletana Lia Rumma), ma gli spettatori qui scarseggiano, nonostante l’accattivante aperitivo con «finger foods» offerto negli spazi del bar, in sintonia con quanto accade nei musei di tutto il mondo. Del resto anche nei padiglioni del Porto, dove si possono visionare i film su Carmelo Bene, almeno in mattinata c’erano pochi curiosi. Meno male che lo spettacolo al Nuovo è affollato. E anche la coloratissima prima al San Carlo richiama tanti spettatori — dagli habituè dei teatri di ricerca, che sfoggiano look «alternativo», ai frequentatori del Massimo, tutti in ghingheri — e fa chiudere con soddisfazione il sipario su questa prima giornata di festival.
Mirella Armiero, Stefano de Stefano

Vogliamo solo ricordare che la decisione dell'Unione degli Industriali di Napoli di versare 1 milione di euro al Teatro San Carlo è stata comunicata ufficialmente all'ex presidente della Fondazione il giorno 4 luglio 2007 e cioè un mese prima del commissariamento,ringraziamo dunque il Ministro per il suo impegno a sostegno della Fondazione Teatro di San Carlo !


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Proud Opera-Mom of Pietro Spagnoli