Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
domenica, 25 novembre 2007

Napoli-Milano 1-0

Sandro Malatesta del Fials, il sindacato che riunisce gli orchestrali

«Scala, proposta di Rutelli non è soluzione»

«La sua lettera ha complicato le cose: i problemi di Milano si risolvono a Milano. Serve un emendamento alla Finanziaria sull'integrativo»

 

«Quella proposta da Rutelli non è una soluzione. La gente qui alla Scala è arrabbiata». Sandro Malatesta del Fials, il sindacato che riunisce buona parte degli orchestrali, non usa mezze misure per liquidare l'invito del vicepremier a evitare scioperi per aprire martedì un tavolo nazionale sul contratto e quelli locali sull'integrativo a partire dal primo gennaio. Sabato i sindacati interni del teatro si troveranno per discutere della lettera inviata dal ministro, ma Malatesta ha già le idee chiare. «Io andrò a dire quello che pensano i lavoratori. Rutelli ha fatto arrabbiare molti di loro perché pone problemi che non sono i nostri: qui la produttività è già aumentata». Per il sindacalista la lettera di Rutelli «ha addirittura complicato le cose: i problemi di Milano si risolvono a Milano e se la direzione non lo capisce, sbaglia». A suo avviso non servono un tavolo nazionale e una revisione della legge Asciutti quanto piuttosto un emendamento alla Finanziaria che sblocchi le cose perché «la gente ha seguito i lavori sull'integrativo per mesi e ha ragione di chiedere».

SGARBI VS MORATTI - Gli altri sindacati mantengono qualche cautela in più nelle dichiarazioni in vista della riunione di sabato (che serve a preparare il coordinamento nazionale di lunedì). Il primo a rompere gli indugi in mattinata è stato l'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, che ha detto di considerare quella del vicepremier «una soluzione che non risolve». Affermazione per nulla condivisa dal sindaco Moratti, presidente della fondazione Scala, che, dopo le dichiarazioni di Sgarbi, ha scritto un comunicato per sottolineare il suo «apprezzamento» dell'impegno di Rutelli alla ricerca di una corretta soluzione ai problemi sollevati dalle rappresentanze sindacali della Scala e degli altri teatri lirici. Anche la riunione dell'Anfols (Associazione nazionale fondazioni liriche e sinfoniche), a cui ha partecipato il sovrintendente Lissner, ha dato un giudizio positivo dell'iniziativa del ministro.

23 novembre 2007

 

 


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mercoledì, 21 novembre 2007

FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE: IL FUTURO È ALL’INSEGNA DELLA RESPONSABILITÀ E DELL’EQUILIBRIO

Pubblicato il 09/11/2007 DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI

In relazione allo sciopero proclamato dai lavoratori del Teatro “La Scala” di Milano e che impedisce questa sera l’esecuzione del “Requiem” di Verdi con la direzione del maestro Daniel Barenboim, l’ufficio stampa del Ministero dei beni e delle attività culturali comunica quanto segue:

  1. la mancanza di una piattaforma contrattuale, peraltro già sollecitata dal Ss. di Stato Elena Montecchi da ultimo nel luglio di quest’anno, e dunque di un quadro negoziale definito tra le parti nel rispetto delle loro autonome prerogative, ha sinora impedito al Governo ogni valutazione in merito all’esigenza di eventuali modifiche alla normativa vigente, la quale detta specifici vincoli e condizioni alla contrattazione integrativa aziendale;
  2. sulla scorta del vigente quadro normativo, che prevede la piena autonomia anche patrimoniale delle Fondazioni lirico sinfoniche e che pone precisi limiti e condizioni alla contrattazione integrativa aziendale delle suddette Fondazioni, nonchè in assenza della necessaria piattaforma nazionale, esula dalle prerogative del Governo la possibilità di autorizzare specifici impegni unilaterali i quali, peraltro, necessitano di un ben più ampio e chiaro quadro di riferimento;
  3. qualsivoglia ulteriore misura che, nell’ambito della propria autonomia, le parti intendano proporre, laddove comportante l’incremento a regime dell’attuale struttura dei costi, non può non trovare un più generale avallo nella compatibilità economica e finanziaria dell’intero sistema delle fondazioni lirico sinfoniche e negli indirizzi nazionali di controllo della spesa pubblica;
  4. a quest’ultimo riguardo, il progressivo seppur ancora insufficiente reintegro del Fondo Unico dello Spettacolo, non può presupporre motivo per legittimare generiche aspettative, essendo tra l’altro legate alla sussistenza delle auspicate piattaforme.

LA VERTENZA ALLA SCALA -COMUNICATO

Dopo la rottura della trattativa iniziata ormai da diversi mesi per il rinnovo del contratto aziendale, avvenuta nel merito delle rivendicazioni proprie di questi contratti (orari, organici, normativa, salario) e lo sciopero del 9 novembre, le O.O.S.S. e le R.S.A. ed i lavoratori tutti si attendevano una disponibilità alla ripresa della trattativa stessa.
Nella giornata odierna ci è stato comunicato dalla Sovrintendenza, dopo una verifica con il Ministero competente, la non volontà di ripresa del tavolo
negoziale, anche per via del veto specifico del ministro Rutelli ed a causa della legge n.43 (ex decreto Asciutti)
Proprio questi impedimenti legislativi le O.O.S.S. e le R.S.A.contestano da tempo, in quanto impedimenti di dubbia legittimità ed oggi usati  strumentalmente onde impedire le effettive prerogative di una
contrattazione.
Eppure da tempo, in più sedi ed a più riprese, sin dal 5 ottobre 2006, ci vennero fornite ampie rassicurazioni circa la volontà di attuare un confronto e di onorarne i risultati.
Questo incomprensibile e burocratico diniego al confronto non lascia altra strada che quella della proclamazione dello sciopero sulla seconda prestazione della giornata del 17 novembre 2007, relativamente a tutte le attività programmate dal Teatro alla Scala, in sede e fuori sede.
Le Segreterie Territoriali
Le RSA del Teatro alla Scala
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL

I SINDACATI NAZIONALI - ROMA 15 NOVEMBRE 2007 

COORDINAMENTO NAZIONALE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

 

Esprimiamo apprezzamento per le quantità economiche previste ad integrazione ed implementazione del FUS che è un tangibile segno di controtendenza e forte discontinuità rispetto alla passata legislatura.

Riteniamo negativo ed errato intervenire in termini parziali sulla L.367/96 in modo non organico in ogni Finanziaria., o con percorsi legislativi impropri; è urgente, quindi, strutturare una iniziativa sindacale, da interfacciarsi con le Istituzioni tesa a fare un approfondito bilancio sugli effetti, a dieci anni dalla trasformazione degli Enti e ad indicare percorsi per mantenere unicità delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Necessita urgentemente una definizione di un corpo normativo-legislativo compiuto ed appropriato sia per le Fondazioni sia per tutto il Comparto Musica dentro a coordinate definite in una strutturata riforma di Sistema per il Settore dello Spettacolo dal vivo.

In particolare è totalmente inaccettabile ogni iniziativa di smobilitare, chiudere o ridurre la consistenza dei corpi di ballo e la produzione di balletto in Italia (come segnalato anche recentemente nei nostri comunicati) Troppo spesso non sono rispettati i fini istituzionale e culturali delle Fondazioni, tra i quali rientrano a pieno titolo le attività di danza-balletto. La presenza o meno nei cartelloni di titoli di balletto prodotti dalle Fondazioni è lasciato al totale arbitrio e agli estemporanei interessi di singoli. Pertanto già nella Legge Finanziaria in discussione vanno introdotte modifiche all’art 49 bis ( testo Senato) che assegnino fondi specifici a sostegno delle attività di danza effettuati  dai corpi di ballo stabili delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Consideriamo pesantemente negativa l’invasività legislativa che limita le nostre prerogative negoziali di primo e di secondo livello e ricusiamo tutti gli interventi impropri operati in questi anni (L.72 – L. 43, etc.), in particolare quelli riguardanti la contrattazione decentrata che, fatti salvi i principi relativi alla parità di bilancio e il non contrattare materie deputate alle prerogative di normazione nazionale, deve essere resa compiutamente agibile.

Il rinnovo del CCNL deve esplicitarsi e trovare equilibrate soluzioni nel tavolo di confronto naturale rappresentato dalle parti sociali e deve essere ricondotto alle proprie finalità per divenire elemento di solidarietà dell’insieme delle Fondazioni Lirico Sinfoniche e non solo.

Giudichiamo positiva la disponibilità espressa istituzionalmente di attivare al più presto un Tavolo Interministeriale  per affrontare le problematiche previdenziali e quelle relative agli ammortizzatori sociali per l’intero Settore dello Spettacolo. E’ improrogabile un intervento specifico a salvaguardia della professione di tersicoreo per la quale non è prevista dal 1 gennaio 2008 alcuna deroga rispetto alla normativa generale. Si condividono, a tal proposito, le iniziative legislative di natura parlamentare, in particolare i contenuti del PDL 2815 e del DDL 1762 sui quali si conferma il giudizio positivo già espresso dai Sindacati di categoria.

 

Esprimiamo solidarietà ai lavoratori della Scala impegnati a riaffermare titolarità imprescindibili, quali quelle negoziali, e ribadiamo che non possono assolutamente realizzarsi soluzioni di surroga di erogazioni unilaterali in pieno contrasto con l’agibilità negoziale collettiva nella contrattazione decentrata. 

Per le motivazioni che precedono, facendo seguito allo stato di agitazione dichiarato, il Coordinamento Nazionale proclama una giornata di sciopero nazionale per l’accoglimento delle richieste sopra esposte e per  l’abrogazione della legge 43 (Asciutti) e per sostenere compiutamente lo “sblocco” delle assunzioni nel rispetto delle piante organiche funzionali (art. 49 bis citato), con iniziativa pubblica da tenersi a Napoli.

Inoltre sono proclamate ulteriori giornate di sciopero articolato nelle realtà decentrate da tenersi in concomitanza delle prime rappresentazioni teatrali e da gestire sulle programmazioni territoriali delle singole Fondazioni Lirico Sinfoniche a partire dalla data odierna.

LE SEGRETERIE NAZIONALI SLC CGIL - FISTeL CISL-UILCOM UIL - FIALS CISAL

LA FINANZIARIA 2008

Art. 49-bis
(Disposizioni in materia di fondazioni lirico-sinfoniche)
1. Al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all’articolo 12, comma 5, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«una sola volta»;
b) all’articolo 21, comma 1, la lettera b), e` sostituita dalla seguente:
"b) dispone in ogni caso lo scioglimento del consiglio di amministrazione
della fondazione quando i conti economici di due esercizi consecutivi
chiudono con una perdita del periodo complessivamente superiore
al 30 per cento del patrimonio disponibile, ovvero sono previste perdite
del patrimonio disponibile di analoga gravita`";
c) all’articolo 21, comma 2, le parole «comunque non superiore a
sei mesi,» sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a sei mesi,
rinnovabile
una sola volta».
2. Le modifiche di cui al comma 1, lettere a) e c) entrano in vigore a
decorrere dal 1º gennaio 2008. I commissari ed i consiglieri di
amministrazione che abbiano gia` superato il limite del mandato decadono con
l’approvazione del bilancio dell’anno 2007.
3. La modifica di cui al comma 1, lettera b), entra in vigore dal 1
gennaio 2009 e prende in considerazione, in sede di prima applicazione,
gli esercizi degli anni 2008-2009.
4. Per gli anni 2008, 2009 e 2010 alle fondazioni lirico-sinfoniche e`
fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato.
Possono essere effettuate assunzioni a tempo indeterminato di personale
artistico e tecnico per i posti specificatamente vacanti nell’organico
funzionale approvato, esclusivamente al fine di sopperire a comprovate
esigenze produttive, previa autorizzazione del Ministero vigilante. Per il
medesimo periodo il personale a tempo determinato non puo` superare il
15 per cento dell’organico funzionale approvato.
26 Ottobre 2007 – 611 – 5ª Commissione
5. E`costituito presso il Ministero per i beni e le attivita` culturali un
fondo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 al
fine di:
a) contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche
soggette ad amministrazione straordinaria ai sensi dell’art. 21 del decreto
legislativo 29 giugno 1996, n.367
;
b) contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche
che abbiano chiuso almeno in pareggio il conto economico degli ultimi
due esercizi, ma presentino nell’ultimo bilancio approvato un patrimonio
netto inferiore a quello indisponibile e propongano adeguati piani
di risanamento al Ministero per i beni e le attivita` culturali, nonche´ di
quelle gia` sottoposte ad amministrazione straordinaria nel corso dei
predetti
due esercizi che non abbiano ancora terminato la ricapitalizzazione.
6. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita` culturali non
avente natura regolamentare il fondo di cui al comma 5 e` ripartito fra
tutti gli aventi diritto in proporzione delle differenze negative fra patrimonio
netto e patrimonio indisponibile, calcolate nella loro totalita`, e delle
altre perdite del patrimonio netto, calcolate nella meta` del loro valore. Il
predetto decreto e` adottato entro il 30 giugno di ogni anno a seguito dell’approvazione
da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche dei bilanci consuntivi
dell’esercizio precedente e della presentazione di adeguati piani di
risanamento di cui al comma 5. Decorso tale termine, il decreto e` comunque
adottato escludendo dal riparto le fondazioni che non abbiano presentato
il bilancio consuntivo e il prescritto piano di risanamento.
7. Al fine di incentivare il buon andamento e l’imprenditorialita` delle
fondazioni liricosinfoniche, all’articolo 24 del decreto legislativo 29
giugno1996, n. 367, e successive modificazioni, e` aggiunto, in fine, il seguente
periodo: "Gli interventi di riduzione delle spese sono individuati
nel rapporto tra entita` della attivita` consuntivata e costi della
produzione nell’anno precedente la ripartizione, nonche´ nell’andamento positivo dei
rapporti tra ricavi della biglietteria e costi della produzione consuntivati
negli ultimi due esercizi precedenti la ripartizione"».
Conseguentemente, alla Tabella A, alla voce: Ministero dell’economia
e delle finanze, apportare le seguenti variazioni:
2008: – 20.000;
2009: – 20.000;
2010: – 20.000.

IL COMMENTO DEI GIORNALISTI

DATI DEL DEFICIT

San Carlo, il passivo è di 29 milioni

Il commissario Nastasi incontra i sindacati. Perdite per oltre 17 milioni assorbite nei bilanci secondo la Price Watherhouse
Donatella Longobardi  Il Mattino 21 novembre

Dopo mesi di attesa, ci sono le cifre. Il San Carlo ha un passivo di 29 milioni di euro: 16 per i debiti con l’Empals, 1 per vari tributi, 5 per un mutuo con la Bnl e 7 per il Tfr. Lo ha stabilito la Price Watherhouse, che ha cerificato la contabilità della Fondazione alla data dell’ingresso del commissario, il 3 agosto scorso. Questo buco potrà essere coperto dai fondi stanziati dalla Finanziaria per le Fondazioni commissariate. Sempre grazie alla Finanziaria, attualmente alla Camera, sarà anche possibile diluire nel tempo il pagamento dei debiti con l’Enpals. S’inizia, dunque, a intravedere una via d’uscita nella lunga crisi del teatro, da anni in una situazione di estrema precarietà. Lo ha comunicato ieri ai sindacati il commissario Salvatore Nastasi, che alla fine è sembrato abbastanza soddisfatto dall’esito della riunione. Ancora indecisione, invece, per la prossima «prima» del «Parsifal» il 2 dicembre, serata non di gala ma di normale abbonamento, cui dovrebbero prender parte, tra gli altri, il presidente Napolitano e il ministro per la Cultura, Rutelli. Secondo una agitazione sindacale decisa a livello nazionale, infatti, tutti i teatri lirici italiani dovrebbero scioperare il giorno della «prima» contro il decreto Asciutti che lo scorso anno apportò una serie di modifiche alle Fondazioni. A Napoli si dovrebbe anche svolgere una manifestazione nazionale dei sindacati di categoria, anche se proprio ora i problemi del teatro napoletano vedono una schiarita grazie all’intervento del governo. Più complessa, invece, la situazione alla Scala di Milano, dove i sindacati sollecitano l’approvazione di un integrativo che non può essere varato in assenza del nuovo contratto di lavoro del settore, scaduto da due anni.La questione divide i sindacati napoletani. Se la Cgil, infatti, dà appoggio alla posizione nazionale, da altre sigle arrivano i distinguo. Salvatore Luisi, segretario generale del Fistel Cisl, infatti, teme un «autogol». «Dobbiamo fare chiarezza - dice - e non farci strumentalizzare perché lo sciopero è sul decreto Asciutti, non su altri temi». Nettamente contraria la Uilcom con Domenico Cascone: «Dobbiamo tener presente la fase molto delicata che attraversa il teatro, non dimenticare che c’è un commissario». «È tutto da decidere su come attrezzarsi», osserva invece Franco Spizzica, della Fials Cisal, soddisfatto peraltro dagli esiti dell’incontro con Nastasi che ha annunciato di voler predisporre al più presto una pianificazione anche ecomomica fino al 2010, comprese le trasferte all’estero (Cina, Giappone) e le stagioni estive. In programma l’incremento delle produzioni - si riparla, per questo, di interventi struttuali al palcoscenico - e soprattutto del balletto, in questi ultimi anni limitato ad un solo spettacolo l’anno. «Ma abbiamo chiesto di coinvolgerci di più anche sui problemi quotidiani», aggiunge Mario La Penna della Uil, con contatti frequenti con la Rsu aziendale (tra le richieste del personale che pare si possano presto soddisfare, ci sono parcheggi da destinare anche al pubblico). L’importante, comunque, è che «finalmente, per la prima volta, abbiamo ottenuto attenzione massima sugli interventi», dice Barba, della Slc Cgil, mentre Uil e Cisl ricordano di aver spesso denunciato l’aggravarsi della spesa con il varo di allestimenti molto costosi, lo stesso dato rilevato dalla Price Watherhouse. Secondo la società internazionale di contabilità e revisione finanziaria, che ha setacciato i conti del teatro napoletano, infatti, le perdite assorbite nei bilanci sono di 17 milioni e mezzo. Un disavanzo aumentato vertiginosamente negli ultimi anni, quando sono state varate produzioni di grande valore artistico ma dai costi altissimi, che hanno contribuito ad intaccare ulteriormente la precaria situazione finanziaria fino ad azzerare la differenza tra il patrimonio del teatro e le passività, un fatto questo che ha determinato il commissariamento. Anche se la «fragilità patrimoniale» della Fondazione risale già alla sua nascita, nel 1998. E a un problema di fondo perché nel patrimonio della Fondazione San Carlo venne inserito il «valore d’uso» del teatro e non il valore effettivo dello stabile, preziosissimo, di proprietà del demanio.

LA PAROLA AI LAVORATORI ADESSO.......CHE FARE ?

                   

 


 

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Proud Opera-Mom of Pietro Spagnoli