Lissner: "Qui va in scena la schizofrenia"
"Siamo i migliori, ci vuole una legge di riforma che riconosca alla Scala il ruolo che ha, come accade a Vienna e Londra"
di Paolo Zonca
Stephane Lissner
Dopo un mese di trattative, dibattiti, minacce di scioperi e di contestazioni, la "prima" della Scala è salva, e stasera il sipario si alza sul Tristan und Isolde di Wagner. Una vittoria importante, certo, per il sovrintendente Stéphane Lissner, che ha gestito la crisi della Scala con moderazione. Ora, però, comincia per lui una doppia partita: da una parte c´è la discussione sul contratto integrativo aziendale, che inizierà il 17 dicembre. Dall´altra c´è una sfida ancora più importante: quella di ottenere dal ministero il riconoscimento della Scala come teatro nazionale.
«Quanto è accaduto in queste settimane solleva un interrogativo: siamo sicuri che tutte le fondazioni sono uguali? Non credo» dice Lissner. «A chi vengono fatte richieste per tournée in tutto il mondo? Alla Scala. Chi ha aumentato la produttività passando da
Il primo ostacolo è
«È una legge che pone dei vincoli. Tutta la vertenza mette in luce che
A cosa sta pensando?
«Ci vuole una legge di riforma che riconosca alla Scala il ruolo di teatro nazionale, come accade all´Opera di Vienna, al Covent Garden, come è successo in Francia per il Théatre d´Europe. Non pretendo che si faccia subito: ci vuole del tempo, almeno quattro o cinque anni, e io sono a Milano da due e mezzo. Nel passato ci hanno provato Ghiringhelli, Badini, Fontana. Ci sto provando anch´io. Forse ci riuscirà il mio successore. Mi piacerebbe che fosse un regalo per il 2011, per i 150 anni dell´unità d´Italia. Ma una cosa deve essere chiara: un giorno sarà troppo tardi per questo teatro».
Lei si è molto speso presso il ministero, e il 10 dicembre si discuterà a Roma un testo di modifica della legge. Non ha paura delle lungaggini burocratiche, dei ritardi?
«Il ministero ha preso un impegno, e io mi fido. Penso che entro dicembre sarà cambiata. Se questo non accadesse,
In questo caso si dimetterebbe?
«Non sono abituato a usare il ricatto: non dico, o ottengo questo, o me ne vado. Certo, però, si creerebbero grossi problemi».
La sospensione dei contributi della Pirelli può creare difficoltà finanziarie al teatro?
«Sono molto pragmatico: si tratta di 2,7 milioni di euro in meno per il 2008. La differenza andrà coperta con altri sponsor. Intanto c´è una buona notizia: l´azienda Mapei entra come socio fondatore con 5,2 milioni di euro per quattro anni. Ne troveremo altri. C´è chi pensa che ci sia disinteresse per
La vertenza degli ultimi giorni ha minato l´unità del teatro?
«Si è creata una certa schizofrenia: gli orchestrali che contestano sono gli stessi che poi suonano Wagner benissimo, e lo dice anche Barenboim. Io quella schizofrenia vorrei diminuirla. Soprattutto credo che si debba evitare che una parte del teatro si accanisca contro l´altra, che gli uni pensino che solo altri siano privilegiati».
Nell´assemblea di martedì, c´è chi ha proposto che il 7 dicembre sia tolto dal calendario sindacale. È d´accordo?
«Non dico né sì né no, ma la presenza del 7 dicembre ha qualcosa di deviante e danneggia le relazioni sindacali. Invece dovrebbe essere semplicemente un inizio di stagione. In un rapporto adulto tra teatro e lavoratori si potrebbe decidere insieme che è un´arma di pressione che non giova a nessuno».
Cosa pensa della protesta con il lutto al braccio?
«In un mondo dove ci sono tante morti dolorose, mi sembrerebbe di cattivo gusto. Spero che decidano di non farlo».
(07 dicembre 2007)
