Sull’Aida Kolossal di Zeffirelli alla Scala
Roma 23/11/2006
“Lettera aperta” di Almerindo d’Amato
sottoscritta da altri illustri musicisti:
Lia De Barberiis
Giuseppe Giglio
Pieralberto Biondi
Donella D’Alessio
Luisa De Robertis
Gloria Lanni
Francesco Telli
Francesco Carotenuto
A La Repubblica ed altri Quotidiani
Al SindacoPresidente del Teatro La Scala
Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio
Al Ministro dei Beni Culturali
Al Presidente della Regione Lombardia
Alla Direzione Generale dello Spettacolo
Roma
Nella rubrica“Spettacoli e TV” (pag.47) del quotidiano La Repubblica di martedì 21 novembre 2006, all’interno di un articolo di presentazione della prossima inaugurazione della stagione scaligera, appare virgolettata una frase pronunciata dal regista Franco Zeffirelli degna di essere approfondita e, verificatane la autenticità, chiarita per una attenta riflessione:
“Confesso - dice il regista - che, quando il Sovrintendente Stéphane Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al Teatro due milioni di Euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963 alla Scala, ma, per una inaugurazione, non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera, ma che al tempo stesso sbaragliasse certe convenzioni sceniche. D’altronde, chi altri avrebbe potuto? Sono una vecchia iena ancora capace di mordere. Dopo la morte di Strehler, sono rimasto l’unico regista ad amare davvero l’opera.”
A parte le affermazioni di merito artistico, i dati forniti dal M° Zeffirelli suscitano alcune non contestabili deduzioni: 1) esiste nei magazzini una precedente Aida curata da Franco Zeffirelli. Ne consegue che è stata conservata, con tutti gli onerosi costi relativi, una produzione totalmente inutilizzata, tanto è che, nel lontano 1985, la stagione del Teatro alla Scala fu inaugurata con una nuova produzione di Aida, firmata dal regista Ronconi.
2) La nuova produzione costerebbe ben 2 milioni di euro ! Ovvero, se il M° Zeffirelli ha invece inteso dire che ricostruendo la vecchia produzione si sarebbero risparmiati due milioni di Euro rispetto alla nuova, è legittimo dedurre che quest’ultima costerà in realtà ancora di più !!
3) Fermo restando l’incontestata stima di cui è tributario il regista Zeffirelli, viene però da chiedersi se l’enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala, sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del Ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l’altro un tetto di ben E.120.000 per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico.
Inoltre, nell’anno 2006, contrassegnato dal complessivo taglio del 40% del Fondo Unico per lo Spettacolo, è lecito per un teatro sia pure prestigioso come La Scala investire tali risorse per una nuova produzione che – more solito - non potrà essere noleggiata e circuitare in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?
Ultima considerazione: per quale motivo secondo gli attuali dirigenti della Scala “per una inaugurazione non avrebbe avuto senso” fare quello che ad esempio ha fatto il Teatro Metropolitan di New York quando nell’anno 2004 inaugurava la propria stagione con Otello riprendendo una bellissima produzione di dieci anni prima? Forse una Fondazione lirica italiana, che sopravvive con fondi pubblici, ha meno obblighi nei confronti del suo finanziatore di quanti ne abbia, invece, un altro importantissimo teatro che deve rispondere solo ai propri sostenitori privati ? Anziché ridurre le produzioni, annullare commissioni di Opere nuove e lesinare i compensi minimi, non è assolutamente doveroso e più che mai ragionevole nella gestione delle Fondazioni oggi evitare sperperi sproporzionati, dando esempio di funzionalità economica, con allestimenti mirati all’essenzialità drammatica dell’opera lirica ? Senza distrattive digressioni, vale più che mai l’ammonimento di Antonio Salieri
“Innanzi tutto la Musica”!
Finchè lo Stato e gli Enti pubblici continueranno a finanziare senza regole ineludibili Fondazioni con finalità pubbliche, gestite in regime di autonomia privatistica irresponsabile, non si salverà la sopravvivenza e l’equilibrio sociale delle strutture artistiche del Paese !
Per la mia lunga esperienza di musicista, e recentemente di Consigliere di Amministrazione del Teatro Verdi di Trieste, porto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Autorità dello Stato, le esposte riflessioni emerse, in aperto scambio di valutazioni con altri illustri artisti indicati, direttori di orchestra, compositori e pianisti, nell’occasione della comune partecipazione alle Commissioni giudicatrici della 29.ma edizione del Premio internazionale di Composizione ed Interpretazione “Valentino Bucchi”.
Almerindo d’Amato
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LISTA
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VOTI
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RSU
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RLS
SPETTANTI
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UILCOM.UIL/LIBERSIND
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96
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5
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1
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FISTeL – CISL
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69
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3
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1
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FIALS CISAL
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59
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3
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1
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SLC CGIL
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43
|
2
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0
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COBAS
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39
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1
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0
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UGL
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27
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1
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0
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UNA MODESTA PROPOSTA:MA FACCIAMOCI UN GARAGE! (di Alfonso Antoniozzi) Ma sì, ma perchè dobbiamo stare qui a perdere tempo dietro ai teatri lirici, che diciamoci la verità sono un baraccone insostenibile che ormai è imploso e che non aspetta altro che di esplodere facendo schizzare per tutta la città pezzi di corde vocali, note musicali, fogli di musica, archetti, cantinelle, praticabili e quant'altro li riempia da sempre, insieme a carte, cartacce, documenti, ritenute d'acconto, ruolini ENPALS e tutto l'ambaradan che la moderna amministrazione richiede per un efficiente funzionamento della baracca. Ma abbiate il coraggio di dirlo che non ve ne frega niente, che saremmo molto più utili alla società dietro un bancone di supermercato o a spalare merda nelle varie Fattorie televisive o, meglio, messi a pecora sulla Salaria per cinquanta euro a botta salvo sconti a militari e appassionati, tanto anche se non lo dite appare evidente lo stesso che la volontà neanche troppo nascosta è quella di farci chiudere baracca e burattini senza che nessuno alzi un dito a Roma e, peggio, senza che nessuno si assuma la responsabilità morale e materiale di buttarci tutti in mezzo a una strada. Coraggio, su, ditelo : della lirica non ce ne frega un beato piffero, ooooh, lo vedete che è liberatorio? E tanto peggio se il resto del mondo parla italiano anche (direi principalmente) grazie a Verdi, Puccini e compagni, se in questo esatto momento da qualche parte del globo viene rappresentata un'opera italiana, se ogni anno migliaia di giovani di tutto il mondo si innamorano della nostra musica, e studiano la nostra lingua, e cercano di cantare all'italiana, ma chi se ne frega, ma chiudiamoli questi teatri, cazzo! Chiudiamoli sul serio però, senza tagliare fondi con le varie finanziarie, senza questo sgocciolio di rubinetto sempre più esile, sempre più misero, che ci costringe a risparmiare settanta euro di scenografia per far quadrare il bilancio, che spinge i teatri a pagare con quaranta-sessanta giorni di ritardo, che mette tutti nella condizione non dico di fare sacrifici, sarebbe il minimo, ma di indebitarsi NOI con le banche perchè lo stato (minuscolo, minuscolo e basta) i soldi li sgancia PER QUALUNQUE ALTRA STRONZATA ma non per la lirica. Ma chi se ne frega di questi quattro pachidermi cerebrolesi che cantano Amami Alfredo, ma chi cazzo è Alfredo poi? Che non si capiscono le trame, diciamo la verità, e meno male che ci sono i sottotitoli, ma perchè non li doppiano IN I-TA-LIA-NO 'sti cantanti, che non si capisce perchè siano tanto speciali, che mi significa cantare a voce piena QUANDO CI STA IL MICROFONO!!! Siamo nel duemilasei, ohè, sveglia! E i coristi, e gli orchestrali, ma sarà mica un mestiere, il lavoro fa SU-DA-RE, porca miseria, mica è un divertimento, me lo dicono sempre i Carabinieri quando mi fermano per un controllo, che mestiere fa? Il cantante lirico. Vabbè, ma di mestiere!? PETTINO LE BAMBOLE ALLA FURGA, tutti i giorni dalle otto alle sei, perchè, che vi credete che escono pettinate da sole dalle macchine, no no, LE PETTINO IO, tutte io, va bene? Chiudiamo i teatri, chiudiamoli, abbiate pietà di noi, non manteneteci nell'illusione che gliene freghi ancora qualcosa a qualcuno, di star facendo qualcosa di buono, di essere capaci di toccare l'anima di chi ascolta, ma quale anima, l'anima LA TOCCA IL PAPA anche se quando parla sembra una delle Gemelle Kessler (quella più cattiva) chiudiamoli 'sti teatri, in fondo noi possiamo sempre provare ad aprire un bar, una tabaccheria, un tappeto su ponte santangelo, e coi teatri facciamoci UN BEL GARAGE, che di questo hanno bisogno le città, altro che di musica e di cultura, la musica la fa Povia coi piccioni, la cultura Marzullo, non scherziamo, altro che zumpappà, e annamo, su! FACCIAMOCI UN GARAGE multipiano, uno per città, che meraviglia, finalmente i centri storici decongestionati dalle auto, finalmente i diciasette piani di torre del Carlo Felice di Genova saranno utili alla comunità, tutti potranno entrare alla Scala (e in macchina!!!), il Petruzzelli lo ritirano su in una notte e forse allora a Piacenza sapranno dove cazzo è il Teatro Comunale visto che venti persone cui l'ho chiesto mi hanno risposto boh e lo sapeva solo un ecuadoregno di passaggio (il che rafforza la mia fede: la salvezza verrà dall'immigrazione!) FACCIAMOCI UN GARAGE! Noi ex lavoratori dello spettacolo lirico chiediamo solo, in cambio, un'agevolazione sui prezzi del mensile per parcheggiare il nostro furgone della porchetta in un posto che,in fondo, era casa nostra. |
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IL MATTINO 16/9/2006
Gioacchino Lanza Tomasi è stato riconfermato sovrintendente del teatro di San Carlo. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione del lirico napoletano riunito ieri sera sotto la guida del sindaco Iervolino, presidente della fondazione. Vicepresidente resta il senatore Fulvio Tessitore. Alessio Vlad, invece, nominato consulente la scorsa primavera, è il nuovo direttore artistico. Si completa così la dirigenza sancarliana dopo la scadenza degli incarichi, lo scorso mese di luglio. Una scadenza che ha coinciso con le elezioni amministrative e quindi anche con il rinnovo del Comune. Tessitore, peraltro, resta il rappresentante del Comune in seno al cda. Una scelta del sindaco che ha confermato fiducia nei suoi confronti visto il lavoro svolto in teatro negli ultimi anni. Mancano ancora, invece, i due rappresentanti della Regione, il cui iter per scegliere i nuovi consiglieri di amministrazione è abbastanza complesso. Nel nuovo cda della Fondazione San Carlo entrano anche il presidente della Provincia, Dino Di Palma (socio fondatore), Rosita Marchese e Geppina Gambardella Punzo, nominate dal ministro per i Beni Culturali Rutelli in rappresentanza del ministeroPer loro, ieri, il primo incontro ufficiale con il lirico napoletano. Tanto che gran parte della riunione del cda pare sia stata dedicata ad illustrare loro i problemi sul tappeto e soprattutto la difficile situazione economica. Non è un mistero, infatti, che il San Carlo, come molte altre Fondazioni liriche italiane, abbia i conti in rosso. Circa 18 milioni accumulati dal 2000 in poi, nonostante un sostanziale pareggio dei conti nel 2005 grazie anche all’acquisizione nel patrimonio del teatro di Palazzo Cavalcanti, dono del Comune. Le attenzioni sono puntate sul governo e sulla prossima Finanziaria che potrebbe integrare parte dei fondi del Fus, il fondo unico per lo spettacolo ridimensionato progressivamente negli ultimi anni (nel 2001 per il San Carlo era di 20 milioni, nel 2006 dovrebbe essere di 14 rispetto a un bilancio che oscilla intorno ai 35 milioni di euro). Lunedì, nel foyer del teatro, un incontro pubblico con Lanza e con i dirigenti del teatro. Si parlerà dei problemi del San Carlo, ma anche della nuova stagione ormai alle porte (inaugurazione della lirica il 2 dicembre con «Falstaff», sinfonica al via il 21 ottobre con l’orchestra diretta da Jeffrey Tate). La campagna di abbonamenti è già partita come pure una serie di nuove iniziative, tra cui un magazine che verrà inviato via e mail agli interessati e che, una volta rinnovato il sito sancarliano, sarà immesso on line ogni mese. Il numero ora in distribuzione (per riceverlo, scrivere all’indirizzo lettere@teatrosancarlo.it) è focalizzato sulla prossima produzione, «Il flauto magico» di Mozart con la regia, le scene e i costumi di William Kentridge, la cui «prima» è fissata per il 4 ottobre con una serata di gala. Nella stessa serata verrà esposto nel foyer un arazzo firmato dall’artista sudafricano che già nei mesi scorsi aveva esposto a Napoli, da Lia Rumma, alcuni dei suoi studi per l’opera mozartiana.
A futura memoria gennaio 2006 ...
Care amiche ed amici,
giro con piacere questo link che permette di raccogliere adesioni nella speranza di un nuovo corso della televisione, affinchè vi sia una maggiore presenza di programmi culturali di musica, opera e teatro. Proviamoci, costa solo un minuto
della nostra attenzione.
Invitiamo tutti quelli che non sono ancora in vacanza a visitare il sito del Teatro di San Carlo e a dare un'occhiata al "ferragostano"
Bando di Concorso Orchestra Stabile Teatro di San Carlo
E' possibile che l'articolo 9 del bando faccia riferimento al decreto Asciutti ignorando che il blocco delle assunzioni per il 2006 ed il 2007 è previsto dall'art. 614 del maxiemendamento all'attuale finanziaria e non dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 che le vietava invece solo per l'anno 2005 !!!!!!!!!!!!!
Legge 31 marzo 2005, n. 43"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione. Sanatoria degli effetti dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 280"
6. Per l'anno 2005, alle fondazioni lirico-sinfoniche e' fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato. Fino al medesimo termine, il personale a tempo determinato non puo' superare il quindici per cento dell'organico funzionale approvato. Hanno comunque facolta' di assumere personale a tempo indeterminato, nei limiti delle rispettive piante organiche e senza nuovi oneri o maggiori oneri per la finanza pubblica, le fondazioni con bilancio verificato dell'anno precedente almeno in pareggio.
COME SONO POSSIBILI QUESTE INESATTEZZE NEL TANTO FURTIVO E "VACANZIERO" BANDO ????1° Vola (2 posti) (scadenza 10 dicembre 2006)
Il Fus riavrà 150 milioni per il triennio 2006-2007
iI messaggero 1/7/2006
Il vicepremier e ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, ha ottenuto, per ripianare parzialmente i tagli subiti dal Fus, 50 milioni di euro l’anno per il triennio 2006-2008. «Ringrazio il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia ha detto . Le risorse per lo Spettacolo saranno accolte con piacere dal teatro, dalla musica, dal cinema e della danza. Ma bisogna sempre tenere presente, assieme al graduale ripristino dei fondi, la necessità di una riforma e la riduzione degli sprechi, due obiettivi sui quali ci confronteremo con tutte le realtà interessate». Un primo incontro con le associazioni sarà il 6 luglio. Quanto ai criteri per l' assegnazione dei fondi appena riacquisiti: «Vedremo, studieremo la situazione. Terremo conto delle emergenze ma anche delle priorità». «I fondi aggiuntivi ha precisato il Sottosegretario, Elena Montecchi non andranno a ripianare i debiti, ma serviranno a rendere più produttivi certi settori e a meglio promuovere le attività della cultura italiana all’estero. Ci responsabilizzano in maniera precisa,circa i criteri di assegnazione e utilizzazione».
«Ogni euro speso per la promozione della lingua e della cultura italiana è un investimento, ovvero un’azione in grado di produrre un effetto moltiplicatore in termini di interesse e di competitività del nostro Paese all’estero». ha detto il presidente della commissione cultura della Camera, Pietro Folena, all' Università per stranieri di Perugia, all’apertura della conferenza dei direttori degli Istituti italiani di cultura. A Milano, infine, l’annuncio che la Provincia verserà alla Fondazione Scala 5 milioni e 200 mila euro, prima tranche dei 10 milioni e 500 mila che occorrono per entrare nel Cda del teatro
CAVALLERIA RUSTICANA NELLE ANTICHE TERME DI BAIA

(ANSA) - NAPOLI, 15 GIU - Allestita per la prima volta nelle Antiche Terme Romane di Baia, ai Campi Flegrei, la 'Cavalleria Rusticana' di Pietro Mascagni. Quattro spettacoli dell'opera lirica, anticipati da un'anteprima l'11 luglio, hanno registrato la vendita di oltre 2000 biglietti. L'opera, che sara' inframmezzata anche da un concerto dedicato a Mozart, sembra aver conquistato anche numerosi turisti, visto che ad oggi sono circa 500 i pacchetti venduti.

E' nato il sito del movimento "NO FONDAZIONE" dei lavoratori del Teatro Bellini di Catania,di seguito il comunicato delle segreterie territoriali .
Teatro Massimo Bellini, il no alla fondazione
Le segreterie provinciali Ugl, Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Cisas, rispetto alla nomina di un commissario ad acta per la trasformazione in Fondazione dell’Ente autonomo Teatro Massimo Bellini di Catania, hanno ribadito la loro totale contrarietà verso tale iniziativa, denunciando la totale assenza di privati disposti a sostenere l’operazione, la latitanza politica ed economica del Comune di Catania e il limitato apporto finanziario da parte della Provincia di Catania. I sindacati hanno auspicato la ripresa di un confronto tra le parti attraverso un apposito incontro.
SAN CARLO - APPELLO PER SALVARE IL BALLO
Un incontro con i dirigenti del teatro prima della «prima» de «Il lago dei cigni», il 16 giugno. L’ha chiesta a gran voce l’assemblea dei lavoratori del San Carlo riunita soprattutto per lanciare un ennesimo Sos in favore del balletto. Dai programmi che circolano in teatro sembra che, come già per quest’anno, anche nel prossimo il ballo avrà in cartellone una sola produzione, «Oneghin», in febbraio, con il corpo di ballo sotto-utilizzato. Nel corso dell’assemblea, a tratti molto accesa, è stato deciso di avviare al più presto le procedure per l’elezione della nuova Rsu. Letto anche un documento dell’orchestra di qualche mese fa sulla gestione del sovrintendente. Nei prossimi giorni, comunque, dovranno rinnovarsi tutti gli incarichi, in quanto sono decaduti il cda, sovrintendente e direttore del ballo.
LISTA DEI MINISTRI ECCO LA NUOVA SQUADRA
Ministri senza portafoglio Vannino Chiti, Luigi Niccolais, Linda Lanzillotta, Emma Bonino, Giulio Santagata, Barbara Pollastrini, Giovanna Melandri e Rosy Bindi.
Ministri con portafoglio:
Affari Esteri Massimo D'Alema a cui andra' anche l'incarico di vice presidente del Consiglio, Beni culturali Francesco Rutelli, anche lui vice presidente, Interno Giuliano Amato, Giustizia Clemente Mastella, Difesa Arturo Parisi, Economia Tommaso Padoa Schioppa, Sviluppo e Coesione territoriale Pierluigi Bersani, Infrastutture Antonio Di Pietro, Trasporti Alessandro Bianchi, Politiche agricole e forestali Paolo De Castro, Lavoro Cesare Damiano, Comunicazioni Paolo Gentiloni, Salute Livia Turco, Istruzione Giuseppe Fioroni, Universita' e Ricerca Fabio Mussi, Solidarieta' Paolo Ferrero, Ambiente Pecoraro Scanio.
SOTTOSEGRETARI - MINISTERO DELLA CULTURA - Elena Montecchi; Andrea Marcucci; Daniell Mazzonis
E' nato il Blog del Concerto "Giacomo maggiore- Con un Coro nel Cuore" ,manifestazione annuale dei lavoratori del San Carlo dedicata agli artisti in quiescenza,voluta e promossa dalla mitica Margherita Pucillo,che quest'anno si terrà .....
CONCERTO GIACOMO MAGGIORE "CON UN CORO NEL CUORE"
TEATRO DI SAN CARLO
LUNEDI' 29 MAGGIO ORE 18
NON MANCATE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Vi consiglio la lettura di questo post , troppo forte !!!
IL MATTINO 8/4/2006
Ben quattro riconoscimenti del Premio Abbiati, assegnati ogni anno dalla critica musicale italiana, sono andati al San Carlo. Innanzitutto il premio alle scene, di Giulio Paolini, e ai costumi, di Giovanna Buzzi, per «La Valkiria» (proposta nella stagione 2004/05). «Sono particolarmente felice per questi riconoscimenti», commenta il sovrintendente Lanza Tomasi, «che premiano il modo nuovo di proporre gli allestimenti. L’unione della grande opera con i più famosi artisti è la nostra carta di presentazione». Ai due riconoscimenti si aggiungono quello per il festival internazionale di musica sacra «Anima Mundi» a Pisa, inaugurato dall'orchestra e il coro del San Carlo con le «Cantate per San Gennaro» di Paisiello e Cimarosa nella revisione di De Simone, e il premio speciale a «Elegy for young lovers» di Hans Werner Henze, coprodotto dal San Carlo e dal teatro delle Muse di Ancora, in un allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi.
http://www.criticimusicali.it/html/modules/news/article.php?storyid=25
Vi invitiamo a visitare il sito dei lavoratori della Scala , troverete un bel messaggio di solidarietà da parte delle Rsa verso i precari del Massimo di Palermo
Il Sottoscala http://lavoratoriscala.splinder.com
In occasione della Sua venuta a Trieste e nel nostro Teatro, nel porgerLe il saluto a nome delle
Maestranze, sentiamo il bisogno di comunicare a Lei il disagio e la profonda preoccupazione
che attanagliano i dipendenti di questa Fondazione a seguito dei tagli apportati dal Governo in
carica al Fondo Unico dello Spettacolo.
Il Teatro che oggi La ospita è dal 1801, anno della sua costruzione,un punto di riferimento nella
ricca vita culturale della Città e di tutta la Regione dal dopoguerra ai nostri giorni.
Su questo palcoscenico si sono avvicendati grandi direttori d’orchestra, acclamati cantanti lirici,
illustri musicisti, dando vita sera dopo sera alla grande Musica sinfonica o alla magia del Teatro
Musicale, rinsaldando, anno dopo anno, il legame fortissimo che unisce il Teatro alla gente di questa città, della Regione e dei paesi contermini.
Ad oggi il Teatro “G.Verdi” di Trieste si colloca, nella classifica delle Fondazioni lirico sinfoniche,
al II posto per sbigliettamento (rapporto tra i biglietti venduti e popolazione), al III posto per volume di produzione, mentre è all’undicesima posizione per personale impiegato.
La vocazione di Città della Scienza e della Cultura che da tempo Trieste insegue e che con successo
da qualche anno sta concretizzando, non può prescindere da un’ offerta forte e di grande qualità
anche per la Lirica, il genere d’arte che nel mondo intero si identifica col nostro Paese.
Il nostro Teatro, grazie alla sua particolare collocazione geografica, di frontiera fino a qualche
anno fa, al centro dell’Europa oggi, aspira ad un ruolo di “ponte” culturale tra l’Italia e i Paesi
vicini, tra noi e la Comunità italiana di Slovenia e Croazia.
Purtroppo a causa dei tagli al F.U.S. tutto ciò rischia di essere gravemente compromesso, le nostre
aspirazioni vanificate e il futuro di noi lavoratori trascinato in un declino drammatico.
Gli effetti dei drastici provvedimenti del Governo sulla sopravvivenza dello Spettacolo dal vivo
in Italia, provvedimenti senza precedenti e che in termini percentuali non hanno riscontro in altri settori, hanno già colpito la programmazione della nostra Fondazione che ha dovuto cancellarne
buona parte, ma , ciò che più ci preoccupa, ha intaccato drammaticamente i livelli occupazionali.
Oltre che negli aspetti economici, i lavoratori del Teatro vivono questa situazione come una profonda ferita alla dignità del loro lavoro, umiliato da una concezione che è miope non solo sotto
il profilo culturale,ma anche perché non ne capisce il valore di investimento economico: la nostra professionalità sostiene, assieme alle attività e ai beni culturali che contribuiscono a rendere unico
questo Paese, l’intera economia di una città che punta ad essere centro internazionale di scienza
e cultura ad alto interesse turistico.
In considerazione di quanto esposto ci sia permesso sollecitare un Suo intervento che consenta una
rapida erogazione del contributo dal fondo ARCUS, che ci darebbe modo di realizzare il Festival
Internazionale dell’Operetta, storico e tradizionale appuntamento estivo del Teatro “G.Verdi” che,
da quasi 40 anni, richiama pubblico da ogni parte d’Italia e d’Europa.
Nell’incontro che abbiamo avuto con il Viceministro On.Martusciello, ci è stato assicurato un formale impegno a favore della nostra Fondazione in tale direzione.
Analoghe prospettive ci sono state ribadite dal nostro Sovrintendente, dott. Zimolo, che ci ha riferito di stretti contatti, a identiche finalità,con il Ministero competente.
I lavoratori del Teatro “G.Verdi” di Trieste si uniscono alla protesta di tutti i teatri italiani nel chiedere a Lei, autorevole rappresentante del Governo, un impegno a cancellare i tagli apportati al F.U.S. , a ripristinare risorse che consentano la vita del Teatro Lirico in Italia, riportando la cultura musicale del nostro Paese ad un livello che ci consenta di sentirci pari in Europa.
Distinti saluti
ECCO LE MIE NOZZE DI FIGARO ...

Se guarda indietro, vede almeno un centinaio di 'Cosi' fan tutte' Jeffrey Tate, che accenna all'opera con fare intimo, chiamandola ''la Cosi'''. Le sue ultime 'Nozze' invece, quelle di Figaro naturalmente, risalgono a una decina di anni fa: motivo per cui piace particolarmente al direttore inglese l'idea di riproporla al Teatro San Carlo di Napoli, il prossimo 9 marzo. Anche per il celebre servo di Beaumarchais, nella versione di Mozart-Da Ponte, il nuovo direttore musicale del teatro, succeduto a Gary Bertini, manifesta chiaramente un debole: ''Figaro e' innanzitutto umano. Chi viene a teatro a sentire quest'opera deve cercare questo - dice - la sua umanita'''. La stessa parola che viene in mente chiacchierando con lui, Tate, stanco e ancora disponibile, dopo una mattinata di prove in teatro, che svela la passione per il musical e la certezza che l'opera lirica sia ''un museo vivente, e non si deve disperare del fatto che cosi' continuera' a essere sempre''. Indossa un pullover rosa sgargiante, che fa festa al suo corpo provato. E ha un passato da medico, che ti sorprende alle spalle: perche' lui quella professione l'ha veramente esercitata. Jeffrey Tate oltre che molto talento, ha quello che l'uomo chiama di se stesso 'umano'. Nelle 'Nozze' non manca un aspetto tecnico difficile: ''I cantanti devono essere precisi, precisi, precisi - spiega usando le parole come fossero suoni su cui si insiste per produrre intensita' dinamica - Se fosse possibile in natura, chiederei loro di funzionare come un orologio, musicalmente''. Dall'altro lato, invece, serve la fluidita', l'estemporaneita' del consumato attore: ''Devono essere diretti, immediati per produrre l'effetto comico''. E riuscire a combinare queste due capacita', aggiunge tornando alle valutazioni di chi vive l'opera dal podio, bacchetta alla mano, ''e' certamente un tipo di virtuosismo''. Il regista delle 'Nozze' napoletane sara' Mario Martone. Tate lo apprezza perche' non e' uomo di solo cinema: ''Capisce fino in fondo il valore delle parole, che nel teatro contano molto piu' delle immagini, diversamente non mi troverei cosi' bene''. Il regista gli piace anche per l'insistenza sul fatto che gli attori restino seri, ''come nella grande comicita' accade - dice - non devono farsi coinvolgere dall'effetto comico. E' il pubblico che deve ridere''. Quest' opera e' difficile per l'orchestra, spiega poi: ''Perche' gli strumenti devono dominare il caleidoscopico mondo delle 'Nozze' con estrema rapidita'. Mozart ci ha messo dentro tutto quello che poteva: il pizzicato e il legato, il piano e tutta la gamma dinamica, e ha previsto passaggi rapidi, rapidissimi''. Quindi il maestro inglese si sofferma su un altro ingrediente efficace, a suo modo di vedere, dell'allestimento: ''Sono quasi tutti italiani - spiega - e questo e' molto importante in un testo del genere, perche' la parola deve essere chiara. Sia per chi ascolta, sia per chi parla''. Bisogna innanzitutto divertirsi, per potere far ridere. Infine, questo teatro: ha un'acustica fra le ''piu' belle del mondo'', dice. Un pubblico ''molto colto, che mi ha gia' ricevuto con grande calore a dicembre''. E un organico che ''semplicemente soffre, perche' mancano i soldi. Non si puo' tagliare il 30% dei fondi, anche se e' vero che occorre trovare sponsor privati. Qui oltre che dell'arte stiamo parlando della vita della gente''.
http://www.ansa.it/turismocampania/notizie/fdg/200603021418233051/200603021418233051.html
BENI CULTURALI: CGIL E CISL, GRANDE RISORSA PER L'ITALIA NECESSARIO INVESTIRE
Roma, 6 mar (Adnkronos/Adnkronos Cultura)
I beni culturali, artistici, paesaggistici rappresentano l'attrattiva italiana e l'elemento di punta per la crescita economica e dell'immagine positiva dell'Italia all'estero. Sulla necessita' di investire sui beni culturali e, quindi, sul loro ministero Cgil e Cisl si sono incontrati oggi presso il Complesso monumentale del San Michele a Roma, nel convegno ''Beni culturali, una risorsa per la crescita civile, culturale e occupazionale. Quali risorse? Quale politica?''. Ricordando come il taglio di 130 milioni di euro al Fus (quando l'opera lirica italiana rappresenta, invece, l'eccellenza italiana in tutto il mondo) sia l'elemento indicativo delle concezioni che questo governo ha dei beni culturali, l'incontro ha voluto fare il punto sulla situazione individuando gli elementi negativi dell'attuale gestione.
Risorse troppo scarse (ormai si parla di oltre il 50% di assenza di tali risorse); gonfiamento delle dirigenze (dai quattro sottosegretari del governo Spadolini agli oltre quaranta di oggi) al quale non corrisponde un miglioramento del servizio; aumento della conflittualita' (tra dirigenza ed enti locali, tra potere centrale e periferico): a partire da questi elementi, emerge l'urgenza di semplificare la struttura del ministero e assicurare ai beni culturali almeno l'1% del Pil.
GIOVEDI' 12 GENNAIO 2006

Circa un mese fa un gruppo di lavoratori(amministrativi e tecnici) improvvisamente si riscopriva difensore del teatro s.carlo,giudicava dannoso lo sciopero del 13 gennaio indetto dalla rsu per i motivi che ben conoscete, e chiedeva a grandissima voce la dimissione, sì del sovrintendente, ma, SOPRATTUTTO DELLA RSU...il risultato finale? Lo sciopero fu annullato, Lanza Tommasi è ancora saldamente in sella, la rsu è dimissionaria.A suo tempo abbiamo proposto il seguente indovinello che oggi ,come non mai,sentiamo di rinnovare: "Secondo voi, questo "movimento di lavoratori liberi in difesa del teatro di s.carlo" chi sta difendendo? "
VENERDI' 17 FEBBRAIO 2006 ore 16 - ASSEMBLEA GENERALE DEI LAVORATORI
ORDINE DEL GIORNO:MANIFESTAZIONE DI TORINO,VALUTAZIONI SINDACALI SUGLI ESITI DELL'ULTIMO CDA,VARIE ED EVENTUALI
Nonostante l'ntervento del segretario nazionale Slc Cgil Silvano Conti la platea era semivuota,una quarantina di persone circa,erronea scelta dell'orario si è detto !!!
A prescindere dalle problematiche nazionali che tutti ben conosciamo e condividiamo e che vedrà presente a Torino una delegazione napoletana,il secondo punto all'ordine del giorno doveva essere altrettanto interessante per i lavoratori poichè dal 12 gennaio ad oggi ,tranne l'intesa associativa con l'unione industriali che tra l'altro non si è ancora tradotta in un intervento economico,nulla è cambiato.Quale sarà il futuro del teatro di San Carlo e dei suoi lavoratori è ancora assolutamente incerto,si è solo a conoscenza del fatto che per il bilancio preventivo 2006 è previsto un passivo di circa 7 milioni di euro ma i lavoratori non sono stati informati ,se non da indiscrezioni trapelate nei corridoi,sulle misure che il cda intende adottare per affrontare questa disastrosa situazione.
CONCLUSIONI
Durante l'assemblea del 12 gennaio i LIBERI lavoratori chiedevano le dimissioni di LANZA e della RSU che indiceva uno sciopero NON CONCORDATO CON LA BASE contro le sue scelte .
Venerdì 17 febbraio,nel Teatro di San Carlo la platea è semivuota,non esiste più una rsu nè si parla di nuove elezioni,almeno per il momento.Il Prof.Lanza oltre ad essere ben attaccato alla sua poltrona si è scelto anche un nuovo consulente artistico,a tre mesi dalla scadenza del suo mandato.
E i LIBERI lavoratori ?... sono spariti o tacciono e chi tace.......
NASCE IL SITO MOVE ON 1X100 "PER UN’ECONOMIA DELLA CULTURA"
La Cultura è una risorsa.
Perchè la Cultura diventi una risorsa occorre investire e quindi reperire fondi. A questa istanza la maggior parte dei governi degli ultimi anni risponde che i soldi non ci sono e che se bisogna effettuare tagli meglio tagliare nella cultura, nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione piuttosto che negli “importanti settori della vita
pubblica”.
Ma andiamo a guardare i numeri degli investimenti delle aziende nella florida industria culturale, quella dei media, che si aggirano solo in Italia nel 2005 in 9 miliardi di euro, quasi la metà della manovra finanziaria.
Tali dati dimostrano due cose:
a) che il denaro c’è, che le imprese lo spendono se ravvedono un utile, e che le stesse riscontrano un utile immediato nell’autopromozione mediante la pubblicità. Questo significa che le imprese potrebbero investire altrettanto denaro in forme di autopromozione diverse se fossero incentivate a farlo,
quali per esempio le sponsorizzazioni a eventi culturali, se potessero dedurle dal bilancio come invece possono fare se investono in pubblicità.
Oggi è infatti possibile per un’azienda detrarre le spese per una pubblicità ma non il contributo a un’associazione culturale, se non solo in casi particolari e secondo normative complesse e farraginose (vedi la legge Urbani).
b) che un tale movimento di denaro (e parliamo solo di investimenti pubblicitari nei media) produce un gettito fiscale pari a quasi un miliardo di euro se si considera unicamente l’iva sulle transazioni, pari cioè a quasi tre volte la somma destinata alla cultura dall’ultima manovra finanziaria.
Da qui la proposta di 1x100, che si rivolge alla politica e alle imprese.
Ai politici chiediamo di farsi promotori di una legge che agisca in due direzioni:
1) Da una parte finanzi direttamente la cultura, indirizzando fondi già disponibili, senza cioè creare nuove tasse che sarebbero un deterrente agli investimenti privati.
Il Move On propone di impiegare una quota dei proventi del gettito fiscale degli investimenti pubblicitari nei media per creare un fondo speciale non intaccabile dalle manovre di bilancio.
Un’operazione questa oltre che legittima da un punto di vista costituzionale, opportuna e giusta, visto è proprio l’industria dei media che, per fornire un prodotto qualificato e interessante, attinge proprio alle risorse creative che sono uno dei risultati della formazione e dell’innovazione culturale.
2) favorire gli investimenti privati nel settore promuovendo agevolazioni fiscali reali alle imprese. Il minor introito derivante dalle agevolazioni sarebbe largamente compensato dall’indotto generato.
L’altro interlocutore del Move On sono proprio le imprese perchè comprendano che per produrre innovazione e sviluppo è indispensabile investire in cultura. Infatti solo se si creano le condizioni e le occasioni di sperimentazione e di espressione
delle migliori energie creative si favorisce il movimento di idee necessarie a mettere in moto il circolo virtuoso che in questa fase storica nel nostro paese sembra essersi arrestato.
Per ulteriori informazioni vedi il sito: http://www.1x100.net

Ottantamila in piazza per la 194 - 12/02/2006
«Le donne son tornate»: delegazioni da tutt’Italia in corteo a Napoli
Napoli bissa il successo della manifestazione milanese in difesa della 194. Oltre ottantamila in piazza. Un corteo lungo e colorato ha sfilato da piazza del Plebiscito fino a piazza Matteotti. Presenti delegazioni dei consultori, dei sindacati, dei partiti, tantissima la gente comune, venuta da molte parti d’Italia. Parzialmente cambiati gli slogan delle «streghe» degli anni Settanta: dopo il tradizionale «tremate, tremate», le manifestanti urlavano «le donne son tornate». Tra gli altri, in piazza si sono visti Francesco Caruso e don Vitaliano Della Sala. Particolarmente apprezzate le performance aperte da Isa Danieli. Le organizzatrici hanno detto che anche la sindaca Iervolino ha inviato un saluto.Brandolini
ALESSIO VLAD
Direttore d’orchestra, compositore, organizzatore musicale.nasce a Roma, inizia gli studi di Composizione al Conservatorio di S. Cecilia perfezionandosi poi in Direzione d’Orchestra con Franco Ferrara, Sergiu Celibidache e Bruno Campanella.Ha studiato successivamente con Leonard Bernstein assistendo poi il Maestro in numerose produzioni presso alcune delle più importanti orchestre del mondo.Dopo essere stato Maestro Sostituto al festival di Spoleto e al teatro dell’Opera di Roma su invito di Werner Henze ha debuttato come direttore d’orchestra al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.Da allora ha collaborato con orchestre italiane (Teatro Comunale di Bologna, Opera di Roam, Teatro Massimo di Palermo, teatro Lirico di Cagliari, Orchestra Toscanini, Orchestra Sinfonica Siciliana, Orchestra Rai di Torino) ed europee (Schleswig-Holstein Philarmonie, Philarmonie der Natinen, Dresden Philarmonie, Weimar Sttatskapelle).Ha avuto inoltre una intensa attività discografica con l’Orchestra da Camera di Santa Cecilia incidendo musiche di Puccini, Catalani, Pergolesi, Vivaldi.Come compositore ha collaborato per il teatro ed il cinema con registi come Cristina Comencini (“Vai dove ti porta il cuore”, “Liberate i pesci”), come Bernardo Bertolucci (“L’Assedio” Globo d’Oro per la migliore colonna sonora italiana del 1999), Franco Zeffirelli (“Sei personaggi in cerca d’autore”, “Storia di una capinera”, “Jane Eyre”, “Un the con Mussolini”, “Callas for ever”), Giorgio Ferrara (“Tosca e altre due”).Dal 1991 è direttore artistico di “Ravello Città della Musica” dove ha creato un’orchestra giovanile collaborando con artisti come Frank Peter Zimmerman, Katia e Mariella Labeque, Misha Maisky, Aldo Ciccolini, Michele Campanella e altri ancora.
Fa parte del Comitato Artistico dell’Accademia Filarmonica Romana.
Nel 1999 è stato direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo .Dal 1999 al 2002 è stato direttore artistico del Teatro Carlo Felice di Genova.
QUESTA SERA ALLE 23,30 SU RETE 4 LE "INFOIATE" TORINESI AGLI STATI GENERALI DELLO SPETTACOLO DEL 29/11/2005
LO STATO DELL'ARTE
Anche a Milano iniziarono i prof. dell'Università Bocconi(i Chicago-boys meneghini)a parlare di aziendalizzazione, managerialità.. e altre stronzate dell'ideologia liberista.
Fontana subito se ne invaghì e su e giù da Milano a Roma dal governo di centro sinistra a farsi fare la famigerata legge 367 sulle Fondazioni
Era il periodo "privato è bello" e Muti spingeva con l'orchestra per la legge sul doppio lavoro artistico, venne LA FILARMONICA-Mediaset e spari la stagione concertistica Scala.
Arrivarono finalmente i menagers e dopo averla usata affondarono la Scala di debiti.
Al boccone finale 2005 si ruppero i denti: Muti chiama il sovraintendente a lui gradito (Meli);di Fontana -menager non sapeva più che farsene.
Fatta la fotografia del7 dic. con Scala "rinnovata"per i media, la notte dei lunghi coltelli, il golpe prima del rinnovo del cda.
...arrivano e straparlano di + spettacoli al teatro fabbrica di bulloni o juke-box dal vivo e distruggono il teatro insieme di arti.
Meli (luglio 2005) lancia il modello Parma con solo 18 dipendenti(l'anti-Scala)chiama giornalisti di famiglia, come il padrino, in ristorante a Roma e parla delle magnificenze delle cooperative da estendere ovunque.
Uno alla volta, fin'ora, tutti insieme domani (se dovesse permanere il capo massone)il teatro senza dipendenti, 5 "fondazioni di eccellenza", il resto alle regioni, chi è ricco si salvi!
Gentile signore, sono una corista del teatro di San Carlo, felice della sua
disponibilità ad un incontro per discutere le problematiche del nostro settore,
anzi non vedo l'ora di vederla per mostrarle il mio 730.Nell'attesa le dico
che il mio stipendio netto mensile si aggira intorno ai 1650 euro comprensivi
di integrativo ,dopo 18 anni di lavoro,dai quali vanno detratti 28 euro lordi
al giorno in caso di malattia,giacchè il mio "scandaloso" contratto aziendale
prevede che l'erogazione della somma sia legata all'effettiva presenza in
azienda e non venga calcolata come parte integrante della retribuzione. Sono
certa del fatto che sicuramente sarà preoccupato per il futuro dei nostri
Teatri e la prego di sensibilizzare l'opinione pubblica anche su questo "vergognoso"
decreto che pone un tetto "massimo" ai cachet ,limitandolo per gli artisti
di serie "A" a 50.000 euro per serata !
I metalmeccanici in questi giorni sono su tutte le pagine dei giornali perchè
stanno lottando ,e lo trovo sacrosanto, per avere un aumento di 100 euro
mensili; non vedo perchè lei debba ritenere "SACROSANTO" tagliare il mio
stipendio per gli errori e l'incapacità delle persone che in questi anni
non sono riuscite a trovare una soluzione per avviare una seria riforma del
settore.
Se un artista sbaglia viene protestato,sarebbe ora di cominciare a fare lo
stesso con quelli che hanno la responsabilità del degrado culturale dell'Italia.
Sempre a sua disposizione per ulteriori chiarimenti GLORIA M. 18/01/2006
QUESTA E' LA SUA RISPOSTA....
Gentile signora,
grazie dell'attenzione. Stiamo riflettendo, al giornale, su come proseguire l'inchiesta.
Una precisazione: in quale parte del mio articolo trova scritto che bisogna tagliare gli stipendi?
Non ho messo in discussione l'entità degli stipendi, che peraltro presentano notevoli sperequazioni da teatro a teatro, e so bene quanta speciliazzazione professionale sia necesaria per cantare in un coro, suonare uno strumento, danzare;
il problema è una normativa aziendale fitta di clausole che danno vita a una conflittualità latente e perenne.
Prendo nota che non interviene sulla questione in cui, nel mio articolo, è direttamente citato il suo Teatro.
Se dobbiamo fare chiarezza, è necessario che tutti la facciano.
Con i più coridali saluti 19/01/2006
Sandro Cappelletto
LA REPLICA ...
Gentile signore,le mie preoccupazioni derivano dal fatto che ormai da troppo
tempo le nostre buste paga sono oggetto di articoli di stampa che sembra
vogliano orientare l'opinione pubblica più verso la necessità di una revisione
dei nostri contratti di lavoro che verso una riforma dell'intero sistema
strutturale delle fondazioni lirico-sinfoniche,nel'ottica,secondo me, del
"Tutto cambi perchè nulla cambi ...".
Già il titolo della sua inchiesta "....Si taglia tutto,non gi stipendi" ed
il suo riferimento ai nostri "privilegi ",dopo qualche suo illustre predecessore,lasciano
ben poco spazio ad altre interpretazioni.
Per quanto riguarda il mio Teatro, lei ha fatto riferimento a "dipendenti"
non estranei a ditte esterne che preparano scene e costumi.Sarei felice di
poterla aiutare se mi facesse i nomi di queste persone.Credo però che gli
appalti per i costumi e le scene anche presso altre fondazioni siano affidati
a ditte esterne,data l'inadeguatezza dei laboratori e la carenza di personale,altra
cosa è quella che lei denuncia e che andrebbe supportata da prove certe.Sarei
felice comunque di partecipare alla conferenza che lei intende organizzare
e sono sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti. GLORIA M. 19/1/2006
LA RISPOSTA INVIATA A ROBERTO DI SANTA CECILIA
Il comitato per i Problemi dello Spettacolo è “un organo di consulenza e di verifica in ordine alla elaborazione ed attuazione delle politiche di settore e in particolare in ordine alla predisposizione di indirizzi e di criteri generali relativi alla destinazione delle risorse pubbliche per il sostegno alle attività dello spettacolo” . E’ stato istituito dalla legge 23 dicembre 1996 n. 650 (che convertiva, con modifiche, il DL 23 ottobre 1996, n. 545).Il Comitato è presieduto dal Ministro per i beni e le attività culturali Buttiglione ed è composto, oltre che dal Capo del Dipartimento competente per materia, da rappresentanti di associazioni di lavoratori e di organizzazioni professionali che operano nell’ambito dello spettacolo.
Componenti sezione Musica:
Walter Vergnano
Angela Cauzzi
Vittorio Antonellini
Roberto Maglioli
Lucio Fumo
Federico Quasso
Paolo Ponziano Ciardi
Silvano Conti
Sandro Cappelletto
Avete capito a nome di chi parlava Cappelletto sulla stampa di ieri?
QUANTO COSTA
Dipendenti a tempo indeterminato 4673
Costo totale unitario per dipendente all'anno 71.130 euro (MAGARI!)
Compenso sovrintendente da
Compenso direttore artistico da
Prima parte orchestra 4.500-5.000 euro
Musicisti di fila 3.000 euro (MAGARI !)
La Finanziaria ha ridotto i fondi per i teatri ma sprechi e privilegi resistono
Prevedibile e annunciato, ecco concretizzarsi, per i teatri d'opera italiani, l'effetto paradossale dei tagli della Finanziaria sui fondi destinati allo spettacolo: si produce meno, ma naturalmente si continuano a pagare gli stipendi e così la percentuale delle spese fisse sale a livelli mai raggiunti, sfiorando l'80% dei bilanci.
«Non vogliamo diventare uno stipendificio», dichiarava a La Stampa poche settimane fa Walter Vergnano, responsabile del Teatro Regio di Torino e presidente dell'associazione che raggruppa i sovrintendenti. Eppure: Firenze cancella tre titoli, Venezia due, Bologna decide questa settimana, a Palermo ci pensano i dipendenti, programmando scioperi, a Genova - dichiara il sovrintendente Gennaro di Benedetto - «nonostante il taglio di tutto ciò che è cancellabile, sarà necessario presentare un bilancio passivo di 5 milioni». Sessantadue milioni di finanziamento pubblico in meno in due anni: a questa botta le 13 case dell'opera italiane non sembrano in grado di reagire, a meno di non ripensare radicalmente contratti, normativa, funzionamento.
Elementare legge economica: se le macchine sono ferme, ma il costo del capitale umano corre, il fallimento non è un'ipotesi lontana. «No a ridurre l'attività al minimo, no a ridurre il personale», dice oggi Vergnano, dopo un incontro con il ministro Buttiglione. «No nemmeno a nascondere i passivi con i falsi in bilancio: il governo deve commissariare i teatri». E' accaduto, 20 anni fa, all'Opera a Parigi, poi negli Armi '90 al Covent Garden di Londra: situazioni economiche compromesse hanno portato alla chiusura e alla riapertura su basi contrattuali diverse.
Regole da parastato
«Il ministro ci invita a rivolgerci agli enti locali - incalza Di Benedetto - ma come potranno Comuni e province, con i finanziamenti tagliati, impegnarsi di più proprio con noi?». L'invito a lavorare meno è arrivato, per primo, da fonte autorevole: Salvo Nastasi, direttore generale al ministero dei Beni Culturali e commissario del Maggio Musicale Fiorentino. Ma a quale dei due emisferi del mondo del lavoro - il pubblico o il privato - appartengono i teatri d'opera? I dubbi sono impossibili, sembrerebbe: la condizione giuridica li considera fondazioni di diritto privato. «Però, regole e mentalità sono rimasti quelli del peggiore parastato», riflette il baritono e direttore Claudio Desideri, dopo un'amara esperienza come sovrintendente al Massimo di Palermo. La media di lavoro di un orchestrale è di circa 400 ore all'anno, per un corista l'impegno è ancora minore e, spesso, gli organici sono sovradimensionati. Le mensilità sono quasi ovunque 15, l'impegno lavorativo è di cinque-sei mesi. Gli stipendi di chi lavora nei settori amministrativi, tecnici e dei servizi sono superiori a quelli di chi svolge funzioni analoghe in altre amministrazioni pubbliche. In alcuni casi si giunge al doppio.
La normativa che disciplina le prove musicali, corali e dei corpi di ballo è un labirinto di eccezioni, con frequenti contrattazioni aggiuntive e integrative, alcune singolari, come l'indennità estiva, detta «Caracalla», per i dipendenti dell'Opera di Roma. Il clima non è mai sereno, la frantumazione sindacale - ci sono teatri con sette sigle - provoca continui rinvii, blocchi, tensioni: «Non abbiamo alcun controllo sui nostri iscritti nei teatri», ammise Sergio Cofferati, che ama l'opera, quando era segretario della Cgil. Oggi, Enrico Sciarra, astuto sindacalista autonomo, attivo nella direzione del teatro di Firenze, ammette: «In questi anni abbiamo sempre avuto una controparte debole». I sovrintendenti hanno spesso accettato regole capestro pur di garantire la pace interna, richiesta dai sindaci di città nelle quali i teatri d'opera rappresentano realtà occupazionarie ed elettorali importanti: 800 dipendenti La Scala, 600 Roma.
Molti malumori, a Roma, suscita il contratto di Carla Fracci, direttrice del corpo di ballo, però pagata a parte ogni volta che danza - «e come danza, ormai?», malignano alcuni - e responsabile, assieme a Beppe Menegatti, delle scelte e dei contratti dei danzatori. E perché Firenze - si chiedono i sindacati - tiene a contratto due validissimi responsabili artistici, Gianni Tangucci e Cesare Mazzonis? Non ne basterebbe uno? Perché Parma scrittura per un concerto il direttore Kurt Masur con un cachet superiore ai suoi standard?
Bilanci opachi
Perché al San Carlo di Napoli sono frequenti le costruzioni di scene e costumi affidate non ai laboratori interni, ma ad imprese alle quali non sono estranei, in alcuni casi, i dipendenti dello stesso teatro? E sono tutti indispensabili i 40 aggiunti al ballo della Scala? E - domanda di fondo - perché queste informazioni devono arrivare anonime, mentre è così difficile consultare i bilanci?
La situazione non è, economicamente, brillante per nessun teatro europeo, ma solo in Italia tagli, privilegi, cecità sindacale e politica hanno portato a questa situazione così incerta. Ecco la questione capitale: quanto siamo disposti a investire per la musica? E quanto si può concedere e quanto invece si deve pretendere?
Con molta amarezza vi dobbiamo aggiornare sugli ultimissimi avvenimenti.Uno sparuto gruppo di lavoratori(amministrativi e tecnici),la cui sensibilità ed abnegazione ci aveva già colpito perchè in occasione del concerto di protesta del 25 novembre aveva preteso in giornata di sciopero il pagamento dello straordinario, improvvisamente si riscopre difensore del teatro s.carlo,giudica dannoso lo sciopero del 13 gennaio indetto dalla rsu per i motivi che ben conoscete, e chiede a grandissima voce la dimissione, sì del sovrintendente, ma, SOPRATTUTTO DELLA RSU...il risultato finale? Lo sciopero è stato annullato, della Cina non se ne parla più, Lanza Tommasi è ancora saldamente in sella, la rsu è dimissionaria, ed il piano di risanamento del direttore generale ha davanti a sè tutta la via spianata.Proponiamo un indovinello : "Secondo voi, questo "movimento di lavoratori liberi in difesa del teatro di s.carlo" chi sta difendendo? "

NAPOLI 12/1/2006
MOVIMENTO DI LIBERI LAVORATORI IN DIFESA DEL TEATRO DI SAN CARLO
QUESTO MOVIMENTO NON RITIENE OPPORTUNO SCIOPERARE PER LA PRIMA DEL GIORNO 13 C.M. POICHE' LE OO.SS. NON HANNO INDETTO UN'ASSEMBLEA CON I LAVORATORI PRIMA PER DISCUTERE SIA LA SITUAZIONE ECONOMICA SIA IL RISANAMENTO DEL DEFICIT AZIENDALE.QUESTO MOVIMENTO NON AVENDO PIU' FIDUCIA NELLA RSU E NELLA DIREZIONE,PROCLAMA UN'ASSEMBLEA A PORTE APERTE NEL TEATRO DI SAN CARLO,CON TUTTI I RAPPRESENTANTI SINDACALI,CAPIGRUPPO POLITICI DELLA CITTA' E PARLAMENTARI DELLA CAMPANIA.QUESTO MOVIMENTO PERTANTO CHIEDE L'IMMEDIATO RIPIANO INDUSTRIALE CON I SEGUENTI PUNTI:
SOSPENDERE SPESE DI NUOVI ALLESTIMENTI-CONTINUARE LA STAGIONE LIRICA CON ARTISTI DEL CORO-VERIFICA DI CONTRATTI PROFESSIONALI COSTOSI ED IMMEDIATA SOSPENSIONE-CONTINUARE LA PRODUZIONE CON ALLESTIMENTI DI PROPRIETA' DEL TEATRO-UTILIZZO DI TUTTE LE PROFESSIONALITA' E DEI LABORATORI DEL TEATRO
MERCOLEDÌ 21 DICEMBRE 2005 Discussione del disegno di legge:
(3684) Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, recante misure urgenti in materia di università, beni culturali ed in favore di soggetti affetti da gravi patologie, nonché in tema di rinegoziazione di mutui
TESSITORE (DS-U). Signor Presidente, come è stato detto dai colleghi siamo dinanzi ad un decreto omnibus che appare persino di dubbia presentabilità, privo come è di ogni organicità (basta leggere il titolo, che spazia dall'università alla sanità, dai beni culturali ai mutui), un testo che, se possibile, viene in Aula peggiorato dall'attività emendativa del Governo e della maggioranza (quindi in sostanza del Governo stesso), che assicura al provvedimento la squisita caratteristica di un intervento clientelare ed elettoralistico tale da intaccare lo stesso conclamato rigore di una finanziaria che si vorrebbe non fosse elettoralistica, ma che in realtà lo è in forme appena camuffate e surrettizie, che questo decreto svela inesorabilmente.
Provo a documentare quanto detto. Si delinea una serie di inquadramenti occasionali e clientelari a favore di persone o di categorie (che non conosco, ma che certamente qualcuno conoscerà), persone che con varie forme di clientelismo, probabilmente equamente divise tra vari tipi di Governo, si trovano oggi nel posto giusto per essere premiate (si fa per dire!). Potrei citare una serie di emendamenti, alcuni dei quali prevedono per esempio che si possa diventare dirigenti dopo aver svolto soltanto per un anno un incarico di supplenza; ciò, peraltro, su numeri rilevanti, in certi casi alcune centinaia di persone!
Mi domando se esista copertura finanziaria e, in tal caso, se si accordi con il previsto presunto rigore della finanziaria e con le condizioni della finanza pubblica. Probabilmente, dopo questo provvedimento sarà possibile dire che in Italia sono aumentati i posti di lavoro, ossia continuare a praticare l'uso della menzogna che oggi è divenuto il più sicuro metodo di comunicazione politica, anche grazie a qualche compiacente conduttore televisivo; poco male se opera all'interno della televisione pubblica!
Un secondo punto è quello relativo agli ordini professionali, argomento già toccato dal senatore Modica. Ho l'impressione che si navighi a vista. Questa è una materia estremamente importante: gli ordini professionali hanno bisogno di una riforma. Se non si riformano gli ordini professionali, anche alla luce di alcune norme più o meno marginali ma incidenti, inserite nelle revisioni degli ordinamenti didattici, finiremo per affidare agli ordini professionali la determinazione degli ordinamenti didattici delle nostre università. Un argomento, peraltro, ancora più delicato, se dovesse farsi strada quella curiosa tesi secondo la quale buona parte dei problemi della scuola e dell'università italiana verrebbe risolta con l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Chi lo dice evidentemente dimostra di non sapere che cos'è il valore legale del titolo di studio.
Un terzo punto è quello relativo alle fondazioni liriche. Anche qui non nego che esista un problema fondamentale e importante perché non credo, purtroppo, che nel nostro Paese vi sia una cultura che favorisca il sostegno continuativo da parte del settore privato all'attività di ricerca e all'attività culturale. Ma, proprio per questo, non si può dar vita ad interventi settoriali come questi, in quanto sia il provvedimento in esame, sia una norma della finanziaria scaricano sul costo del lavoro tutto il problema della crisi delle fondazioni liriche. Credo che ciò sia sbagliato, ancora una volta, perché non vi è nessun elemento di organicità e di sistematicità, nessun elemento comparativo con la situazione europea. In ogni caso è una scelta sbagliata perché destinata soltanto a creare ulteriori tensioni all'interno di un mondo già in fibrillazione, mentre il problema, per quanto concerne i costi relativi alle fondazioni liriche, dovrebbe essere guardato nella sua globalità.
Un'altra norma prevede, nei consigli di amministrazione, l'aumento a due dei rappresentanti del Governo. Confesso che non capisco tale previsione. Buona parte degli statuti delle fondazioni liriche prevede già due rappresentanti del Governo. Evidentemente si vuole estendere tale quota soltanto per distribuire qualche posto nei consigli di amministrazione, senza preoccuparsi delle conseguenze sul sistema che ciò può determinare.
Un ultimo punto che mi sembra di particolare rilevanza e anch'esso rispondente ad un criterio squisitamente disorganico è quello relativo alla modifica dell'organizzazione del Ministero per i beni culturali, con lo spostamento previsto della Discoteca di Stato e dell'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione al Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, anziché rafforzare, come dovrebbe essere naturale, il Dipartimento per i beni archivistici e librari. I casi sono due: o non si sa che cosa sia la Discoteca di Stato e il Catalogo unico - e credo sia una tesi non priva di fondamento - oppure lo si sa e, se lo si sa, i provvedimenti vengono adottati soltanto per interessi soggettivi che prevalgono sugli interessi oggettivi di organizzazione razionale del Ministero.
Debbo dire che anche qui ci troviamo di fronte ad una storia antica del Ministero, per tanti versi legata alle fortune, numerose, e alle sfortune, scarse, di qualche direttore generale che non ha esitato - in un caso che ho denunciato perché ha riguardato direttamente un mio intervento ispettivo - a indurre il rappresentante del Governo a mentire in sede di sindacato ispettivo: mentire in Parlamento. Un fatto gravissimo, che il Governo non ha avuto il coraggio di denunciare, preferendo che si mantenesse questo elemento di vera e propria lesione, anziché smentire un dirigente infedele, offendendo in questo modo il Parlamento. Si tratta di miserie che qualificano chi le compie, non certo chi è oggetto di simili atteggiamenti.
Spero che finalmente si ponga fine a tutto ciò perché questa prassi di legiferare, anche in materie che richiedono interventi, operando con disorganicità, non soltanto non risolve i problemi specifici ma aggrava la possibile soluzione nella direzione giusta: quella della sistematicità e dell'organicità di alcune di queste materie pure rilevanti e di cui ho parlato, le professioni, i beni culturali e le fondazioni liriche.
Per tutte queste ragioni, il mio giudizio - e, penso, quello del mio Gruppo - è nettamente contrario a provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).
PER LA CULTURA UNITI ED ORGOGLIOSI - Rinascita 19/12/2005
14 ottobre 2005: per la prima volta la protesta unitaria degli artisti, lavoratori e imprenditori dello spettacolo in difesa della cultura e contro i tagli della finanziaria ha raccolto la solidarietà forte e compatta di tutta la società italiana. Non era mai avvenuto che teatri, cinema, fondazioni, produzioni si fermassero per una giornata intera, riversando nei teatri e nelle piazze una reazione unanime. Mai niente di simile.
I Comunisti Italiani c’erano, hanno fortemente denunciato questa intollerabile situazione e saranno al fianco di tutti i lavoratori (oltre 200 mila) ai quali non vogliamo soltanto garantire l’occupazione ma per i quali sentiamo gratitudine poiché attraverso la loro opera creativa si mantiene vivo uno dei caratteri più riconoscibili del nostro Paese. Oltralpe l’Italia continua ad essere considerata la patria dei beni e delle attività culturali: il governo Berlusconi si è coperto di ridicolo dichiarando tra le altre cose che alla Scala e nelle altre fondazioni liriche ci sono troppi lavoratori che producono poco. E’ toccato ad un francese, al sovrintendente Lissner, ribattergli che si sbagliava di grosso, raffrontando i dati dell’Opéra di Parigi e di altri enti stranieri; è toccato al direttore dell’Odéon-Teatro d’Europa di Parigi ricordare che il teatro italiano, da tempo in crisi, era, grazie a questa finanziaria, vicino alla catastrofe. E a Eli Malka, direttore dell’Associazione Teatri d’Europa, avvertire il nostro governo che solo in Grecia il teatro è trattato peggio.
Allora, con la giusta dose di orgoglio che ci fa amare il nostro paese e le nostre ricchezze, con l’alta considerazione che sentiamo per le migliaia di lavoratori coinvolti, vogliamo dire a questo governo, che è riuscito in 5 anni a dimezzare le risorse per la cultura, per la ricerca e per la formazione, che il suo atteggiamento non sarà il nostro; per noi la cultura, lo spettacolo dal vivo non sono inutili, poco redditizi e magari un po’ spreconi. Il nostro convincimento è pensare la cultura e lo spettacolo non come spesa ma come investimento, come cura preventiva per evitare il male dell’ignoranza. Come Comunisti Italiani ci siamo impegnati tenacemente nel programma dell’Unione a portare il nostro contributo di idee e di progetto: ci riteniamo soddisfatti del risultato che impegna, tra le altre cose, il futuro governo a portare progressivamente l’investimento in cultura dallo 0,39 all’1% del Pil, a difendere i diritti sul lavoro, a lottare contro il precariato e il lavoro nero. Lo voglio ricordare oggi, 19 dicembre, quando a finanziaria quasi approvata, davanti a Montecitorio i lavoratori dell’Opera di Roma, con la presenza dei sindacati, hanno chiesto a Tremonti rispetto per il proprio lavoro. Il sovrintendente Ernani era con loro, commosso e indignato come loro. Hanno suonato, cantato, danzato, facendo sentire con la forza della musica che cosa questo paese ha inventato per l’Europa e per il mondo e che cosa rischia di perdere per sempre. Nessuno è uscito dal Palazzo: nemmeno Buttiglione, che aveva pubblicamente promesso le sue dimissioni se i tagli al Fus non fossero stati reintegrati. Caro Ministro, il Fus per l’anno prossimo si è ridotto a 377 milioni di euro, ovvero quanto stanzia per la cultura la sola regione parigina! Ci saremmo aspettati un comportamento conseguente. In ogni caso guardiamo avanti, con la voglia di essere nuovamente orgogliosi del nostro Paese.
Gabriella Pistone
Da: Zecchillo (Messaggio originale) Inviato: 21/12/2005 17.34
PARMA: MUSICA E MILIARDI
ATTENTI AL TRIO MELI-MAAZEL- PROCZYNSKI
CACHET, PREBENDE, ONORARI ALTERATI IN MANIERA SPROPOSITATA: PARMA E' DIVENTATA LA CITTA' DEL BENGODI
Chi ha detto che non ci sono soldi per la musica? A Parma ce ne sono fin troppi, piovono dall'alto come una manna. E' bastato aggirare il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) che - come si sa - ha stretto i cordoni della borsa al limite del sopportabile, e trasformare due realtà in Fondazioni: 1) Orchestra Toscanini - 2) Parma Capitale della Musica. Dopo di che una società, denominata Arcus e scaturita dal Ministero Beni Culturali (Buttiglione) e dal Ministero Trasporti e Infrastrutture (Lunardi) fa piovere i miliardi sull'entusiastica Parma.
Guardiamo i componenti di questa eccezionale fortuna. Per la "Toscanini", che gestisce anche la Filarmonica locale, c'è il M.o Lorin Maazel; per la "Capitale della Musica" c'è un comitato d'onore di tutto rispetto, formato dal Sindaco Elvio Ubaldi, dai Ministri Lunardi e Buttiglione, da Fedele Confalonieri, che ha abbandonato ad hoc la Filarmonica della Scala, dall'Aga Khan e probabilmente anche da Riccardo Muti. Nomi che spiegano molte cose. Coordinatore del bengodi è l'attuale sovrintendente del Teatro Regio di Parma, Mauro Meli, uscito di corsa dalla Scala. E' lui che gestirà una valanga di soldi: 3 milioni e 300 mila euro l'anno, oltre ai finaziamenti del Fus e degli Enti locali. Al M.o Maazel vanno 750 mila euro più una villa di gran lusso per 15 concerti, il resto sarà speso per una stagione favolosa, che vedrà sul podio i direttori d'orchestra più prestigiosi del mondo per il congruo cachet di 70 mila euro a sera.
"Deus-ex-machina" di queste scritture è l'agente teatrale Valentin Proczynski, personaggio molto chiacchierato, argentino di origine russa, residente a Montecarlo. Tanto per dire che questo signore non paga le tasse in Italia. I cantanti, i musicisti e registi che propone sono tutti stranieri. Proczynski, dei cui metodi disinvolti" si mormora parecchio, è da anni consulente di Mauro Meli, fin da quando quest'ultimo era sovrintendente a Cagliari. Com'è noto, Meli lasciò il teatro di Cagliari sommerso dai debiti, e ciò non stupisce sapendo che, con Proczynski, i cachet degli artisti raddoppiano e triplicano. Bisogna poi vedere, di questi esorbitanti cachet, quanto va nella borsa degli artisti e quanto rimane nelle tasche dell'astuto Proczynski e dei suoi protettori.
Sapendo queste cose, di cui anche i giornali hanno parlato, il Ministro Buttiglione dovrebbe sospendere i finanziamenti del FUS a Parma, che ne ha fin troppi, e distribuire quel denaro alle Fondazioni teatrali più in difficoltà, oppure ad altri teatri di tradizione che devono sopravvivere con cifre miserabili. Per l'appunto pare che le associazioni concertistiche italiane terranno una manifestazione proprio a Parma, chiedendo un po' più di equità ai ministri che elargiscono a piene mani per qualcuno e chiudono la cassa per tutti gli altri.
Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala
Per tutti coloro che ignorano ancora quali santi debbano ringraziare per i "Tagli" ricevuti , consigliamo la visione di un sito internet all'indirizzo
http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/candidati.html
La fiducia al maxiemendamento del governo alla finanziaria è stata approvata con 309 voti favorevoli, 207 contrari e 2 astenuti.Nuovi tagli per il Fus,dai 385 milioni ottenuti al senato si scende a 377 per il 2006,


Personaggi ed interpreti
Rosa Russo Iervolino, Sindaco-Presidente e "Voce" del Padrone
Gioacchino Lanza Tomasi , Sovrintendente
Mariano Apicella , Direttore Generale
Giandomenico Vaccari, per gli amici "Giangi" , Direttore Artistico del San Carlo e Sovrintendente del Petruzzelli di Bari ?!?!
Michele Maddaloni, Rsu e Artista del Coro
Gianvito Ribba, Rsu "pentito" e Artista del Coro
Mario Cataldo , Medico e Artista del Coro
San Carlo, il silenzio dei privati
IL MATTINO 14/12/2005 Marino Niola
Per il San Carlo piove ancora sul bagnato. I tagli al Fus, il fondo unico dello spettacolo, rischiano infatti di far collassare il bilancio del glorioso teatro cittadino che già di suo versa in pessime condizioni. E dall’ultimo consiglio di amministrazione è uscita una bozza di piano che ha lo scopo di consentire le prossime produzioni, oltre a quello non secondario di assicurare il pagamento degli stipendi fino alla fine del 2006. Non è proprio quel che si dice un progetto di vasto respiro. Non saranno certo misure di questa natura - pur indispensabili per far fronte all’emergenza - a garantire quel recupero di slancio, di funzione e di ruolo di cui non solo il teatro, ma la città intera, ha bisogno. Perché il San Carlo non è solo e semplicemente il più importante teatro che la città possegga. Il nostro massimo è uno degli emblemi di una cultura come quella napoletana che proprio nel teatro e nella musica ha toccato le sue più alte vette espressive. Le glorie di Napoli sono glorie musicali e i suoi esperimenti culturali sono esperimenti sull’armonia. Questa voce, che passa di bocca in bocca tra i viaggiatori del Grand Tour contribuisce a fare di Partenope una delle capitali musicali del mondo. I conservatori, i grandi maestri di contrappunto, l’opera buffa sono solo alcuni degli esempi della centralità della musica e del teatro nel definire la vocazione culturale della città.È al San Carlo che la città ha sempre celebrato i suoi momenti cruciali, proprio come Milano lo ha fatto alla Scala. Ma purtroppo il parallelismo tra i due prestigiosi teatri appartiene ormai al passato. Perché se la Scala, pur tra mille vicissitudini, continua ad avere la funzione di macchina culturale, non si può dire lo stesso del San Carlo, nonostante le energie e le competenze non manchino. A cominciare da un soprintendente come Gioacchino Lanza Tomasi di raffinata cultura. Un esempio per tutti la recentissima produzione di un’opera non certo scontata come «Fidelio», con la regia di Toni Servillo e le scene di Mimmo Paladino, ovvero quanto di meglio la cultura teatrale e figurativa meridionale possano offrire. Ma i talenti e le competenze, necessari, non bastano da soli a far funzionare una macchina come il San Carlo che corre il rischio di scivolare verso una inarrestabile decadenza se un nuovo respiro della città non gli restituirà un ruolo capace di far rivivere il suo passato glorioso coniugandolo al presente, reinventandone la vocazione culturale. Certo, i tagli governativi al bilancio sono una misura sciagurata, ma non possono diventare un alibi all’assenza di iniziative locali. Il contributo dei privati è fondamentale, come lo è stato a Milano per il rilancio della Scala. È tempo dunque che gli imprenditori, la borghesia delle professioni, le grandi fondazioni escano allo scoperto e compiano un gesto di autentico protagonismo sociale e culturale. Facendosi creatori e promotori, non semplici fruitori. Altrimenti non resterà che rimpiangere come sempre le glorie del passate e prendersela con l’insensibilità di chi ha chiuso i rubinetti, esonerandosi, ça va sans dire, dalle proprie responsabilità.
Abbiamo ricevuto il documento che segue dalla Rsu della fondazione Teatro Lirico "G.Verdi" di Trieste,si chiede a tutti i colleghi delle altre Rsu di condividerlo e sottoscriverlo
Alla SLC CGIL Silvano Conti
Alla FISTEL CISL Sergio Meomartini
Alla UILCOM UIL Simonetta Corsi
Il 2005 è stato un anno drammatico per il mondo dello spettacolo in generale e per le Fondazioni in particolare. Crediamo sia giunto il momento di riflettere seriamente su quanto è successo e su quello che potrà accadere nell’immediato futuro.
Dal momento in cui abbiamo appreso i contenuti dell’emendamento Asciutti ci è parso evidente che l’unico intento del legislatore fosse quello di massacrare il sistema teatro ritenuto troppo dispendioso così come attualmente concepito.
In tutta risposta ad un’iniziativa che mirava unicamente ad abbattere i livelli retributivi senza minimamente prendere in considerazione altre ipotesi di razionalizzazione produttiva, è stato proclamato uno sciopero generale, adeguato nella sostanza ma dilettantesco nel metodo: il preavviso è stato così breve, il tempo necessario per organizzarne l’articolazione nelle varie Fondazioni così esiguo da costringerci a sopportare da parte dei colleghi una sequela di lamentazioni di cui ci siamo fatti carico senza averne la responsabilità.
Qualcosa nonostante tutto è stato ottenuto, ma non c’è stato tempo di rifiatare: è scattato l’allarme rosso per il devastante taglio al FUS, ciò che sembrava la tappa finale di quella criminale marcia volta alla soppressione del mondo teatrale.
In questo contesto ancora tutto da metabolizzare e in trepidante attesa per le indirette notizie che danno per sicuro un ripristino integrale del FUS mentre alcune Fondazioni già tagliano titoli, arriva la mazzata dell’emendamento Carlucci: quello che era uscito dalla porta rientra dalla finestra!
Senza entrare nel merito che è impossibile commentare rimanendo nel solco dei costumi civili che ancora portiamo, dobbiamo dire che è inaccettabile il fatto che l’emendamento sia stato presentato il 23 novembre, che il 28 si siano svolti gli “Stati Generali della Cultura” e che la settimana successiva siano state le RSU di Trieste a darne comunicazione.
A questo è servita la grande manifestazione del 14 ottobre? Questa è la conseguenza degli Stati Generali che altrove hanno dato l’inizio alla Rivoluzione? C’è spazio solo per un decreto salvacalcio?
Noi continueremo come sempre a lottare, da lunedì a domenica, estremi inclusi, s’intende, ma ci viene spontaneo chiederci se non sia il caso di rivedere la situazione nel suo complesso.
Non possiamo tacere che a fronte di tagli di proporzioni inaccettabili che già da tempo rovinano sui lavoratori a mezzo di riduzione di organici, di esternalizzazioni indiscriminate e di dubbia efficacia, non ci sia il minimo accenno a proposte tese a ridurre il costo del lavoro, a meccanismi in altri paesi da tempo attivi come tax shelter o alla riduzione delle imposte sui biglietti.
Che fine ha fatto il proposito di calmierare i cachet degli artisti scritturati? Si può ancora considerare etico un compenso di 50.000 euro per un regista? Cosa aspettiamo a istituire, così come avviene in altri paesi, compagnie stabili di canto? I teatri sono un patrimonio del Paese, del pubblico che ne gode, dei lavoratori che vi dedicano tutta la loro vita o sono una riserva di caccia degli agenti?
Non dimentichiamoci, inoltre, che mentre tutto porta ad assumere atteggiamenti difensivi, abbiamo il diritto ed il dovere di pretendere che sia rinnovato il biennio economico, ampiamente scaduto, che posizioni troppo appiattite sulla dimensione della concertazione non hanno permesso di acquisire.
Due parole, infine, sul Vs. comunicato del 9 dicembre u.s. che ribadisce lo stato di massima mobilitazione e proclama un pacchetto di 16 ore di sciopero da definirsi in sede locale e da effettuarsi nell’arco dell’iter di approvazione della Finanziaria:
ci sembra un’iniziativa tardiva e debole, si combatte con le fionde e con le pietre un nemico che usa armi di distruzione di massa;
dà l’impressione di una totale assenza di coesione, specie dopo mesi in cui si è tanto parlato di iniziative congiunte e della necessità di coordinare le forme di protesta.
Cordiali saluti.
Trieste,12/12/2005 Le Rsu del Teatro Lirico "G.Verdi di Trieste
L'Ambrogino d'oro rappresenta un ambito riconoscimento per alcuni cittadini che si sono prestati con la loro opera e con riconosciuta dedizione in diversi campi lavorativi, culturali e sociali, a dare lustro alla città di Milano.Quest'anno è stato proposto ai lavoratori del Teatro alla Scala che lo hanno rifiutato,ecco le motivazioni...
COMUNICATO STAMPA Perchè i Lavoratori del Teatro alla Scala rifiutano l'Ambrogino d'oro
Da mesi i lavoratori del Teatro alla Scala assieme a tutto il mondo dello spettacolo sono impegnati in una difficile vertenza contro i tagli ai finanziamenti alla cultura e contro i continui decreti che precarizzano sempre più i posti di lavoro. E' ormai chiaro a tutti che se i preannunciati tagli dovessero passare alla legge finanziaria, anche se ridotti nella loro quantità, la produzione culturale del Paese, già in una situazione precaria, subirebbe mortali modifiche per molte realtà. In questo quadro, a Milano è stato proposto l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, poi, dopo infinite polemiche, è stato deciso di non consegnarlo direttamente a loro, ma al Sovraintendente quale rappresentante gradito. I lavoratori del Teatro alla Scala avrebbero preferito non essere trascinati in queste polemiche. In questi ultimi mesi il Teatro alla Scala e il suo personale hanno subito, oltre ai provvedimenti sopra citati, attacchi frontali mai visti. Con tutta sincerità, anzichè conferire l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, per cui, tra l'altro le motivazioni non sono ancora chiare, sarebbe stata più utile una più decisa e unitaria posizione del Consiglio Comunale a sostegno della cultura e contro le strumentalizzazioni sul Teatro alla Scala, patrimonio innanzitutto della Città di Milano. I lavoratori auspicano per il futuro che l'Onorificenza più importante della Città ritorni alle sue origini, simbolo d'impegno, solidarietà e di pace e non di lottizzazione. Milano dicembre 2005 I Lavoratori del Teatro alla Scala
I redattori del blog http://www.lavoratoriscala.splinder.com/ ci hanno inviato il documento che hanno distribuito durante la premiazione al Teatro dal Verme il 7 dicembre ,consegnando così il loro "Ambrogino" alla cultura milanese!
Dal coordinamento dei dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche è nato il seguente documento.Dobbiamo dire però che il merito di questa iniziativa va tutto alla "vulcanica" Caterina di Torino,mente pensante ed ispiratrice, alla quale esprimiamo tutta la nostra stima e profonda ammirazione.
Dal Movimento Spontaneo di Lavoratori delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche Italiane

FIDELIO INAUGURA LA STAGIONE D'OPERA E DI BALLETTO
I lavoratori raccolgono firme di solidarietà
Donatella Longobardi IL MATTINO 5/12/2005 «Fidelio» illumina il San Carlo. E scoppiano gli applausi, caldi, sentiti, quando la triste storia di Leonore e Florestan si avvia al lieto fine, sul palcoscenico compaiono luci e colori e le note di Beethoven conducono verso il finale. Sul proscenio si riversano i solisti: Jeanne-Michèle Charbonnet (Leonore-Fidelio), Jon Villars (Florestan) circondati dal coro. Fioccano gli applausi, cinque, dieci minuti. Un successo personale per Anna Skibinsky, Marcellina, e tutto il cast. E i consensi arrivano calorosi anche per il direttore Tomas Netopil (che pure aveva fatto un po’ storcere il naso ai cultori di Beethoven), per il regista dell'allestimento, Toni Servillo, e per lo scultore Mimmo Paladino che ha disegnato l'ambiente in cui si svolge quest'unica, preziosa, opera beethoveniana, a Napoli dopo diciott'anni d'assenza voluta espressamente dal sovintendente Gioacchino Lanza Tomasi, soddisfatto del successo. Nell’opera c'è un carcere, un prigioniero rinchiuso ingiustamente, c'è una donna - una moglie - fedele e testarda che, in nome dell'amore, si traveste da uomo e salva il suo compagno. «Un'opera molto significativa che avevo visto qualche anno fa e che rivedo ora con piacere», ha detto Giorgio La Malfa, ministro delle Politiche comunitarie, unico esponente di governo in sala. «In fondo - aggiunge - sono un po' napoletano, ho insegnato qui, all'Università, mia moglie, Daniela, è napoletana e torniamo in città appena possibile. Anche al San Carlo, dove ricordo negli anni Sessanta una Nona di Beethoven diretta da Gui, in italiano». Gianvito Ribba, corista e iniziatore dello sciopero della fame a staffetta gli consegna una lettera da inoltrare a Berlusconi. C’è l’elenco di quanti hanno aderito all’iniziativa. Il ministro però glissa sui tagli: «Non vorrei essere il ministro delle Finanze, tagli bisogna farne». A lui il posto d’onore nel palco reale, padrona di casa il sindaco Iervolino, che è anche presidente della Fondazione e martedì riceverà i sindacati che chiedono le dimissioni del sovrintendente: «So che i lavoratori sono in pena e io sono in pena con loro - ha detto - purtroppo questa questione dei tagli al Fus mantiene tutti sulla corda. Certamente i lavoratori avranno tutto il nostro appoggio». Nell’intervallo, la Iervolino è scesa nei camerini dove ha incontrato Servillo e Paladino. Con lei anche Bassolino: «Mi piace che questa serata abbia una forte impronta napoletana e campana - ha detto il governatore - Paladino inaugura un mese a Napoli con la mostra su Don Chisciotte a Capodimonte che apre un nuovo spazio espositivo, con il suo film e il concerto di Lucio Dalla». Bassolino è stato tra i primi a firmare l’appello dei sindacati contro i tagli al Fus su un tavolo sistemato nel corridoio da alcune ballerine del corpo di ballo in tutù bianco, lungo. Il loro appello, mutuato dalle parole di Garcia Lorca «Un popolo senza teatro è un popolo senza cultura», è stato anche letto prima dello spettacolo con un invito a «non lasciare che uccidano le cultura» e a firmare contro i tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo, che in Finanziaria prevedono un ridimensionamento del trenta per cento rispetto allo scorso anno. «Ma i tagli stanno rientrando, credo che ora i problemi siano altri», ha notato Maurizio Pietrantonio, sovrintendente al Lirico di Cagliari e già nel cda del San Carlo. «Certamente - ha aggiunto - le risorse saranno misurate e questo ci impone di cercare nuove strategie di cui parleremo a Cagliari martedì in un convegno». «Abbiamo fatto una legge per lo spettacolo - ha aggiunto invece Bassolino - e crediamo che gli investimenti in questo campo siano investimenti produttivi, valorizzare la cultura significa valorizzare la nostra identità». Gli fa eco Mastella: «Mi auguro che il prossimo governo faccia quello che l'attuale non ha fatto. La cultura è la nostra identità. I tagli al Fus sono ingiusti. Serve però una forte sintergia con i privati. Invito i presidenti del Cis e del Tarì, Punzo e Carità, a intervenire fattivamente per aiutare il San Carlo».

Cecilia Donadio IL MATTINO 5/12/2005 Aggraziate, leggere come nuvole bianche. Le più eleganti sono loro, le giovani ballerine del corpo di ballo del San Carlo, che volteggiano da un ospite all'altro per perorare la causa della lotta ai tagli al Fus. Fra dame in abiti da gran sera, signori in smoking e militari in alta uniforme, quella macchia bianca e vaporosa da un senso di sobrietà: «Non mi fate parlare di politica», commenta Lucia Annunziata in nero lungo e scollato sulla schiena, «sono qui per godermi il San Carlo e mi fa particolarmente piacere che ci siano dietro le quinte due artisti campani». Altro giro, altra habituée, altra mise chic e insolita, un cappotto lungo e damascato, per Graziella Lonardi Buontempo: «Stasera da una parte c'è Servillo e dall'altra Paladino, un vero e proprio concentrato d’arte». Bersagliato come un divo dai fotografi Giorgio Napolitano: «Sono otto anni che non manco una prima, il ”Fidelio” è scelta di grandissimo profilo, spettacolo di prim'ordine». Paralizzati da un traffico che nella prima domenica di shopping natalizio sembrava impazzito, gli invitati sono arrivati tutti insieme, ben oltre l'orario canonico. Così mentre dallo scalone a sinistra scintilla di ricami Marta Marzotto giunta con Cesare Romiti («è lui che mi ha invitata»), dalla scala centrale salgono il presidente della Provincia Di Palma, il presidente emerito della Corte Costituzionale Casavola, il procuratore generale Galgano, quello della Repubblica Lepore e il consigliere del Csm Menditto. Dallo scalone laterale, dribblando i fotografi, passava Nicoletta Braschi che non ha rinunciato al «Fidelio» anche senza il piccolo diavolo Benigni: «Una grandissima rappresentazione. Servillo è sempre straordinario e il connubio con Paladino funziona benissimo». Puntuale nel suo palco il sovrintendente Lanza Tomasi, nonostante il recente lutto, la perdita del suocero. Puntuale la coppia Mastella-Lonardo: «Dobbiamo lottare tutti insieme per la cultura», ha detto la presidente del Consiglio regionale, «con la cultura si emancipa il popolo». Un popolo sensibile al richiamo della notorietà che festeggia Enrico Ghezzi («la compostezza dell’allestimento lascia vedere e sentire meglio la complessità dell’opera»), Michele Santoro, Paolo Sorrentino, Fabrizio Bentivoglio, Peppe Servillo, Anna Bonaiuto, Andrea Renzi, Nina De Majo, Paolo Crepet. Soddisfatto Lucio Dalla, giacca scura e cappellino di maglia a righe, arrivato con Pappi Corsicato: «Bello, bello, bellissimo».
IMPRENDITORI A SOSTEGNO DEL MASSIMO NAPOLETANO
Giuseppe Crimaldi IL MATTINO 5/12/2005. Il mondo dell'imprenditoria privata cerca di andare in soccorso della cultura. Fanno male i tagli riservati dall'ultima Finanziaria al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. Fanno male e lasciano il segno, se è vero che in occasione di «Fidelio» si raccolgono firme di solidarietà. Sono tutti d'accordo: non si può risparmiare sulla cultura. E, a dispetto delle difficoltà, c’è chi cerca di agire: «Oggi - annuncia Gianni Lettieri, presidente dell'Unione industriali di Napoli - tra gli argomenti in discussione al consiglio proporrò l'istituzione di una commissione permanente per la cultura che dovrà reperire fondi a favore del San Carlo e anche degli altri teatri napoletani». Concorda l'ex presidente della Camera di commercio, Lucio Barone Lumaga: «Serve la mobilitazione degli imprenditori. Certo, a Milano è tutto più facile, là c'è Tronchetti Provera... Nel 2000 riuscii a coinvolgere il Banco di Napoli. Oggi serve un nuovo impegno forte». Un appello al coinvolgimento degli imprenditori viene anche dal presidente onorario di Rcs, Cesare Romiti. Secca la sua analisi: «I tagli al Fus sono un fatto gravissimo. E l'imprenditoria privata deve fare di più». Infine, un addetto ai lavori, il presidente dell'Agis Campania Luigi Grispello: «I tagli al Fondo unico per lo spettacolo sono doppiamente dannosi: colpiscono la cultura, una risorsa nazionale, e hanno ricadute economiche gravissime».
COMUNICATO STAMPA
Da mesi i lavoratori del Teatro alla Scala assieme a tutto il mondo dello spettacolo sono impegnati in una difficile vertenza contro i tagli ai finanziamenti alla cultura e contro i continui decreti che precarizzano sempre più i posti di lavoro. E' ormai chiaro a tutti che se i preannunciati tagli dovessero passare alla legge finanziaria, anche se ridotti nella loro quantità, la produzione culturale del Paese, già in una situazione precaria, subirebbe mortali modifiche per molte realtà. In questo quadro, a Milano è stato proposto l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, poi, dopo infinite polemiche, è stato deciso di non consegnarlo direttamente a loro, ma al Sovrintendente quale rappresentante gradito. I lavoratori del Teatro alla Scala avrebbero preferito non essere trascinati in queste polemiche. In questi ultimi mesi il Teatro alla Scala e il suo personale hanno subito, oltre ai provvedimenti sopra citati, attacchi frontali mai visti. Con tutta sincerità, anzichè conferire l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, per cui, tra l'altro le motivazioni non sono ancora chiare, sarebbe stata più utile una più decisa e unitaria posizione del Consiglio Comunale a sostegno della cultura e contro le strumentalizzazioni sul Teatro alla Scala, patrimonio innanzitutto della Città di Milano. I lavoratori auspicano per il futuro che l'Onorificenza più importante della Città ritorni alle sue origini, simbolo d'impegno, solidarietà e di pace e non di lottizzazione.
Milano dicembre 2005 I Lavoratori del Teatro alla Scala
Caro Prof. Lanza Tomasi abbiamo trovato questo interessante articolo apparso su "Articolo 21",riteniamo che in esso sia racchiuso tutto il nostro pensiero.E' troppo semplicistico attribuire ad un piano industriale la facile soluzione del disavanzo economico delle fondazioni lirico- sinfoniche.E' troppo comodo parlare di aziendalizzazione quando si vuole tagliare i posti di lavoro, e di sottolineare, invece, il primato della cultura e dell'arte nella società civile, di schierarsi dalla parte dei lavoratori digiunanti quando si tratta di reperire immediatamente dei fondi provvidenziali.Ci meraviglia che una persona del suo spessore e della sua sensibilità consideri gli artisti di un teatro numeri a cui aggiungere un più o un meno per far quadrare i conti invece di pensare che la qualità del prodotto artistico dipende proprio da queste persone,dalla loro storia personale,dalla loro passione e dal loro affiatamento.E' proprio in difesa di tutto questo che i lavoratori italiani del mondo dello spettacolo si stanno organizzando.La storia dell'opera appartiene non solo agli autori ,al pubblico e ai sovrintendenti,ma anche a tutti noi che abbiamo dedicato ad essa la nostra vita.
ARTICOLO21
liberidi
STATI GENERALI E...STATO DELL'ARTE
2/12/2005
A pochi giorni di distanza dalla convocazione degli stati generali dello spettacolo e del Requiem nazionale cantato in tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche; le decisioni sul taglio al FUS annunciate dal governo nella finanziaria, stanno alla fine per diventare realtà.
E’ quindi evidente quanto il “de profundis” del teatro Musicale, intonato dalle orchestre e dai cori di tutta Italia sia stato tempestivo e opportuno.
Resta ora da verificare, nei prossimi comportamenti e nelle prossime decisioni delle associazioni di settore dello spettacolo tutto, quante e quali terranno fede coi comportamenti concreti, alle dichiarazioni e alle intenzioni espresse con accorata e vibrante indignazione, nel bel documento prodotto proprio agli stati generali.
Pare legittimo temere, pur senza processi alle intenzioni, che qualche “mutazione genetica” si verificherà, e in tempi piuttosto rapidi.
Valga per tutti l’esempio dell’ANFOLS organo associativo dei Sovrintendenti che ha inaugurato per primo questo particolare stile: da una parte urli e strepiti (giustissimi) per la compromissione dell’identità culturale della nazione, per la distruzione di fatto del patrimonio culturale del paese che invece di costituire un investimento viene trattato come una spesa da tagliare, come uno spreco inutile ecc..dall’altra lo stesso organo associativo si prepara ad affossare per sempre la risorsa principale della qualità artistica e, quel che più conta, della produzione, costituita dalla stabilità dei complessi artistici. E lo fa non col “fioretto” ma col napalm.
Parliamo di cori, orchestre e corpi di ballo la cui formazione e il cui livello sono testimoniati dalla incondizionata stima internazionale e soprattutto dallo scendere in palcoscenico tutte le sere col proprio bagaglio di tradizione collettiva e di decenni di studio e di mestiere individuale.
Alla faccia dei 40.000 giovani diplomati che ogni anno i nostri conservatori producono e che avrebbero l’ambizione di far musica per mestiere.
I Sovrintendenti (seppure con qualche autorevole, quanto ignorato distinguo) hanno pensato di conservare l’incredibile quanto mal riposta discrezionalità gestionale di cui hanno goduto fino ad oggi, e che gli ha consentito di raggiungere quote di deficit astronomiche, la cui responsabilità non sarebbe però loro.
Il metodo è questo: dopo aver ottenuto dal Governo una legge che si potrebbe ben definire ad personam e che gli consente di smentire se stessi senza farlo direttamente, affermando che tutti i contratti integrativi da loro firmati coi lavoratori non sono più validi; si sono affrettati a disdire anche il CCNL delle fondazioni lirico sinfoniche.
Tutto questo mentre si firmano appelli e documenti congiunti con le organizzazioni sindacali, mah....
Fermo restando che l’intero mondo del lavoro in questo paese e in tutta Europa basa la sua esistenza e costruisce i propri strumenti organizzativi e gestionali attraverso la contrattazione collettiva e quindi attraverso il confronto tra le parti, pare logico trarre la conclusione che L’Anfols ritiene di prelevare i denari che mancheranno per effetto dei tagli, dalle buste paga dei lavoratori.
Questo modo di procedere oltre ad essere inaccettabile non costituirà certo una soluzione definitiva agli annosi problemi del settore, se non altro per un motivo che dovrebbe apparire chiaro a tutti: se coloro che hanno prodotto decine di milioni di euro di deficit saranno gli stessi che continueranno a gestire, se gli sarà mantenuta la stessa discrezionalità di spesa che ha portato i nostri bei teatri nello stato in cui versano, se nessuno di questi sarà mai un manager sottoposto a verifica del suo operato, ma anzi, ad ogni fallimento di gestione continuerà a valere la regola della promozione ad altro incarico uguale nel teatro attiguo, che cosa ci si dovrà mai aspettare?
La speranza essendo l’ultima a morire, noi continuiamo a sperare che questo esempio di comportamento non venga seguito da altre associazioni dello spettacolo, speriamo anche che la voce della retorica del Mangement taccia per un po’ (almeno fino a che non si applicherà la regola cattiva gestione=rimozione) e si oda di più quella della conservazione del patrimonio culturale, che nel caso della musica è costituito dai suoi esecutori.
l tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo rischiano di mettere a dura prova i Teatri d'Opera.
In occasione della prima di Sant'Ambrogio Alla Scala abbiamo chiesto il parere del Sovrintendente della Fondazione del Teatro di San Carlo di Napoli, Gioacchino Lanza Tomasi.
Quali saranno le conseguenze dei tagli?
Il Ministero per i Beni culturali e architettonici sa perfettamente quali sono le conseguenze dei tagli al Fondo Unico per lo spettacolo. Le perdite delle Fondazioni per € 31.000.000 nel 2004 e v’è da attendersi altrettanto nel 2005 indicano il costante ricorso al patrimonio per ripianare i deficit d’esercizio. Dove questo non avviene basta andare a vedere nei bilanci la voce sopravvenienze attive, che sono di fatto impinguamenti di cassa di pendenti da un provvedimento straordinario di un ente locale o da una plusvalenza su un vendita patrimoniale. Il Ministero ne era tanto consapevole che il Direttore Generale dello Spettacolo dal Vivo assicurò l’intenzione del Governo di riportare il FUS 2005 al livello 2005 € 506.000.000. La finanziaria ha fatto il contrario. Tutte le Fondazioni si troveranno in difficoltà e dovranno contrarre l’attività».
Quale significato ha un tale, sorprendente provvedimento per uno Stato e la sua identità culturale?
L’identità culturale della musica italiana perde colpi da almeno 13 anni. Le orchestre e cori della RAI che ne erano assieme ai teatri l’altra struttura portante sono state chiuse nel 1992. Il provvedimento contro le Fondazioni lirico sinfoniche renderebbe ancor più marginale la presenza italiana nel contesto europeo».
Mettiamo le difficoltà in cifre: quali sono, mediamente, i costi per la gestione di un teatro e l’allestimento di uno spettacolo?
I costi del personale al San Carlo, fra salari, oneri riflessi, TFR e Fondo integrazione pensioni è sui 24 milioni di euro. I costi delle scritture artistiche ammonta a 6, 5 milioni, i costi degli allestimenti a 1,5 milioni. I costi di piccola manutenzione dell’Immobile sono pari a 2 milioni, le spese generali a 3 milioni, con forti tendenze alla crescita visto il costante aumento del costo dei servizi e delle spese per la sicurezza. Per una buona utilizzazione delle risorse umane occorrerebbe un budget di € 38-40 milioni. Avevamo 4 milioni in meno prima del taglio al FUS della finanziaria, (negli anni 2003-2004 la nostra quota di FUS si è contatta di 2,8 milioni). Il nostro deficit strutturale va pertanto considerato a quota 4 milioni al livello del FUS 2004, anteriore al taglio della finanziaria. Se non si trovano le risorse sarà inevitabile parlare di esuberi oltre che di contrazione dell’attività».
A fronte di tali spese, si registra una significativa partecipazione da parte di sponsor o sovvenzioni private? Il futuro della cultura dovrà attuare nuove strategie di sensibilizzazione?
Da quando gli enti lirici sono stati trasformati in fondazioni le risorse proprie sono aumentate mediamente oltre il 10%. Fanno eccezione Il Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro Massimo di Palermo che non hanno trovato un socio privato. È improbabile che si possa superare questo livello. Le aziende italiane hanno un budget per pubblicità, non hanno un budget per mecenatismo. E la pubblicità esige un ritorno diretto, quindi si possono reperire fondi per progetti, ma è praticamente impossibile trovarli per stipendi e debiti. Faccio presente che il sistema continentale europeo si basa su teatri di stato. Il sistema americano su fondi privati. Ma sarebbe un grosso abbaglio pensare che si possa esportare questo sistema. Esso si basa su una origine diversa della costituzione. Quando gli americani buttarono le balle di tè nella baia di Boston affermarono che i servizi offerti dalla corona non valevano le tasse corrisposte dalle colonie. Gli americani nel rifiutare i servizi decisero di contribuire in proprio ai servizi sociali della corona. Cultura, sanità, istruzione, assistenza sociale, religione, sono ancora adesso i cinque motivi per cui è concessa l’esenzione fiscale dall’imponibile».
Oltre i confini di schermi e palcoscenici: il mondo dello spettacolo si è mobilitato e ha alzato la voce. Quali i progetti e le iniziative?
Nel campo delle Fondazioni lirico sinfoniche manca una proposta condivisa. E la mia proposta non posso dire che trovi molti consensi. Io propongo una riforma del sistema industriale basato innanzitutto su una ricognizione dei teatri d’opera europei. Le informazioni divulgate sono parziali e tendono a conservare un sistema basato sulla menzogna. Ad esempio si parla di 200 e 300 manifestazioni mentre le sole che andrebbero prese in considerazione sono concerti sinfonici, opere e balletti a pieno organico. Il che riduce il numero delle manifestazioni nella fascia 40-70. Se non raccoglieremo informazioni attendibili sul costo del lavoro, sul costo delle scritture individuato in tutte le voci, comprensive del trattamento fiscale in Italia particolarmente sfavorevole, se altrettanto non faremo sui costi degli allestimenti continueremo ad essere un sistema provinciale atipico, a gestione politica, con un Parlamento a cui vengono forniti dati parziali e privi di obiettività tanto da parte delle Fondazioni che del Ministero vigilante. Ad esempio i dati forniti recentemente dalla Scala ne sono un esempio lampante. Essi indicano soltanto che i grandi teatri europei costano mediamente di più, ma manca ogni raffronto sulla gestione della spesa, primo fa tutti il rapporto prodotto costo dipendente presente in ogni valutazione industriale. Come in ogni piano di risanamento occorre prima l’analisi e poi il piano industriale. Ma da noi si continua a procedere senza analisi e con piani industriali basati su dati strumentali, che mantengono sostanzialmente lo statu quo».
Lei segue e sostiene con particolare sensibilità le nuove tendenze del teatro musicale contemporaneo. La Fantasia avrà comunque risorse, capacità di adattamento e metamorfosi per ricucire le ferite da taglio della Finanziaria?
La Fantasia migliora la comunicazione con l’utenza e quindi può aumentare le risorse proprie, ma in misura limitata. Non può certo venire incontro a progetti che prevedano un taglio delle risorse del 10% annuo a prezzi crescenti. Il problema è quindi politico. Se alcune fondazioni stanno meglio di altre è perché in primo luogo i sindaci presidenti delle fondazioni hanno ritenuto che il teatro fosse fra i beni primari da offrire alla comunità. Soltanto la politica può costringere i privati, generalmente le fondazioni bancarie, ad intervenire quali mecenati sostituendosi allo stato. Non v’è da scandalizzarsi. Ad esempio i soci privati sono stati quasi tutti reperiti fra i tesorieri degli enti territoriali.
Io ritengo una riforma del sistema indispensabile, perché in particolare l’Italia, e lo afferma anche il ministro Buttiglione, può esser turisticamente competitiva sul piano dell’identità culturale, mentre sarà costretta a ceder terreno sul piano del turismo balneare. Non soltanto gli enti territoriali ma anche lo stato debbono valutare la questione del teatro musicale all’interno di una strategia di sviluppo. E sarebbe finalmente l’occasione per cambiare le regole partendo da un’analisi del sistema musicale nel contesto europeo».
IL MATTINO 2/12/2005
Donatella Longobardi - Da Maria Callas al San Carlo, anche la napoletana Luisa Ranieri, interprete della fiction sulla divina della lirica è tra gli ospiti della «prima» del «Fidelio», domenica sera, regia di Toni Servillo, scene di Mimmo Paladino, sul podio Tomas Netopil. Il nome dell’attrice che ha affiancato Celentano in «Rokpolitik» apre la lista dei vip presenti al galà al fianco di Chiara Caselli, Luca Zingaretti, Paola Cortellesi, Andrea Renzi, Flavio Albanese, Lucio Dalla. Con loro anche Cesare Romiti, l’ex presidente Rai Lucia Annunziata, Patrizia Cavalli, Franco Piersanti, Paolo Crepet. Nessuna conferma dal mondo politico. S’era parlato di qualche ministro, forse di Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma fino a ieri non sono arrivate adesioni. Non dovrebbero invece mancare politici di casa, da Ciriaco De Mita al governatore Bassolino, al presidente della Provincia Di Palma al sindaco Iervolino, che del San Carlo è anche presidente del cda. A lei, ieri, le organizzazioni sindacali del teatro hanno inviato una lettera in cui chiedono le dimissioni, immediate, del sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi e di tutto il consiglio di amministrazione, in scadenza, peraltro, a giugno. «Ma noi non possiamo aspettare giugno perché il teatro rischia di chiudere, il problema va risolto prima», nota Michele Maddaloni, della Rsu aziendale. «Il progetto culturale e aziendale di questo sovrintendente - aggiunge - non ci traghetta fino all’estate. Non è solo questione di tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. C’è anche una questione locale da affrontare al più presto». I sindacati sono allarmati soprattutto perché da dichiarazioni di Lanza, scrivono, «si è evinta la difficoltà a garantire il riconoscimento dei precedenti accordi sindacali, il mantenimento del livello occupazionale in netto contrasto peraltro con le recenti scelte effettuate, nonché la paventata prossima chiusura della Fondazione per mancanza di fondi». «Certo - risponde Lanza - la situazione non è immediatamente catastrofica, ma potrebbe diventarlo se non si innescano interventi seri. La carenza di mezzi finanziari della Fondazione va avanti da tre anni, da quando il Fus è stato progressivamente ridotto e provoca difficoltà che vanno risolte a livello politico. È costerante quanta poca attenzione goda il settore. Lo stesso ministro della Cultura, Buttiglione, ha detto che lo spettacolo e la cultura sono trainanti per l’economia turistica e bisogna dargli atto che si sta operando perché il taglio annunciato dalla Finanziaria rientri». Martedì il sindaco incontrerà i rappresentanti della Rsu insieme con i segretari confederali regionali e di categoria per discutere i problemi sul tappeto. Domenica non dovrebbe esserci nessuna manifestazione dei dipendenti, se non forse, la lettura di un documento prima dell’apertura del sipario per chiedere la solidarietà del pubblico. Stasera, invece, alle 17, la prova generale aperta al pubblico. Dopo la serata di gala del 4 (20.30), il «Fidelio» sarà replicato il 6, 9, 11, 13 e 15 dicembre.
Allarme cultura. Lo lancia Massimo D'Alema, presidente dei Ds, all'ultimo degli incontri che Ds ed Unione hanno organizzato prima della Conferenza programmatica di Firenze.
Obiettivo fondamentale di un governo di centrosinistra, ha detto D'Alema, «puntare ad una maggiore diffusione del consumo culturale, senza il quale la società rischia una spaccatura orizzontale, perché nel nostro Paese esiste una concentrazione classista dei consumi culturali più che in altri Paesi europei». «Oggi - ha accusato - siamo di fronte ad un imbarbarimento: lo Stato non garantisce, come dovrebbe, il patrimonio culturale». La crescita culturale delle persone «è essenziale per governare le nuove sfide del futuro: chi non legge libri o giornali partecipa in modo distaccato alla vita pubblica». Su questo, denuncia, «riscontriamo ancora una debolezza, una drammatica debolezza del mercato nazionale del consumo della cultura».
Sacrosanta la protesta contro i tagli al Fus (Fondo unico per lo spettacolo) e ai Beni culturali, decretati dalla Finanziaria, ma «il danno più grave, anche se il meno visibile causato alla cultura dal governo è quello della riduzione della spesa ordinaria», perché ha creato una sofferenza enorme in tutta l'amministrazione della cultura. «Il governo di centrodestra – insiste - ha condotto un'azione contro l'amministrazione pubblica in tutti i comparti, una politica che non ha prodotto razionalizzazione ma meno efficienza e più sprechi».
Assicura: «I ricercatori, chi lavora negli archivi, nelle sovrintendenze, nel ministero, sappiano che siamo consapevoli del loro ruolo di frontiera. Quando andremo al governo, ci faremo carico dei loro problemi».
«La cultura - aveva detto la sen. Vittoria Franco, responsabile ds del settore - dev'essere fattore di sviluppo sociale, civile, economico, non strumento di profitti privati, ma investimento per il futuro del Paese». «La cultura - ha insistito, lanciando la proposta condivisa dall'Unione di poter destinare al comparto l'8 per mille e una parte degli introiti del lotto - può creare ricchezza nelle città e sul territorio, se si sostengono politiche integrate e concertate tra Stato, autonomie locali, istituzioni e imprese: ogni euro investito in cultura ha una ricaduta sulle città, secondo una ricerca del comune di Torino e dell'Università, di 21 euro». Strumento di questa politica, il distretto culturale. Per i ds, investire in cultura, significa anche investire in innovazione tecnologica, di cui non possono fare a meno cinema, musei, archivi, il restauro. «Basta con regole scoordinate ed interventi a pioggia - ha precisato Franco- basta anche con la frettolosa gestione dell'emergenza: serve una visione di sistema che colleghi strategicamente il settore all'interno dell'economia, della crescita territoriale e della vita delle comunità». Affollato il convegno. Molti gli interventi di assessori, studiosi, docenti universitari.
IL MATTINO 30/11/2005
Poliziotti alle porte, Digos fuori e dentro il San Carlo. Chi c’è, Ciampi? No, solo un video in cui Adriano Sofri parla di «Fidelio», l’opera che domenica inaugura la stagione lirica. E il foyer è pieno. Tra qualche ex esponente di Lotta continua e gli esponenti napoletani del Comitato Pro-Sofri, tanti melomani, intellettuali, ma anche giovani studenti del corso di «All’Opera, all’Opera» dedicato a Beethoven e tenuto ieri da Massimo Lojacono. In sala l’attenzione è palese. Non è ancora arrivata la notizia che il Guardasigilli annuncerà più tardi, il suo proposito di riesaminare il caso del detenuto più famoso d’Italia ricoverato in ospedale a Pisa per un intervento all’esofago. E la conversazione tra Sofri e il sovrintendente Lanza Tomasi assume agli occhi della platea un significato che va oltre la semplice cronaca di un’opera lirica che parla di un uomo detenuto ingiustamente e della lotta della sua donna per salvarlo. Perché quel detenuto che parla ora è in un letto d’ospedale. È lo stesso Sofri a sdrammatizzare con una battuta: «In una messa in carcere, oggi, si canta spesso - racconta nel video - Al momento dell’“Osanna” c’era un detenuto partenopeo che cantava con tutta la passione “Rosanna, Rosanna nell’alto dei cieli”: sua moglie si chiamava Rosanna». Allora una risata, allegra, scuote la sala. E alla fine, l’applauso è lungo e sentito. «Mi sono sentito un po’ in imbarazzo», confessa Lanza Tomasi che ha registato l’incontro con Sofri alla Normale di Pisa lo scorso 17 novembre. «Stava bene - ricorda - nulla faceva presagire quello che è accaduto. Anzi, anche fuori onda ha scherzato, parlato a ruota libera. Grazie a lui, credo che questa nostra iniziativa abbia colto nel segno: far capire che l’opera lirica non è un mondo finito, ma attualissimo... c’è ancora il carcere, certe atmosfere sono oggi vissute da tanti... in fondo dai tempi di Beethoven non è cambiato molto». Lo stesso Toni Servillo, regista del «Fidelio», «è ancora più emozionato» dal fatto che la sua opera sia stata presentata da Sofri. Un’iniziativa che, visto il successo, sarà ripresa in sede di presentazione anche delle altre opere in cartellone, a partire da «Attila» che dovrebbe essere illustrata da Daria Bignardi che su La7 conduce «Le invasioni barbariche». Per Mozart e «Don Giovanni» si pensa a Tinto Brass e Lory del Santo.
MANIFESTAZIONE DEL 25 NOVEMBRE ORE 20,30
REQUIEM K626 di W.A.Mozart
Anna Skibinsky,soprano
Eufemia Tufano,mezzosoprano
Michael Spyres,tenore
Eike Wilm Schulte,basso
Francesco Rosa,direttore
Marco Ozbic,maestro del coro
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
INGRESSO LIBERO
Abbiamo ricevuto questa e-mail da Raffa del Teatro Comunale di Bologna,la ringraziamo e le chiediamo di non scoraggiarsi.Continuiamo e non ci arrendiamo...
Amici e colleghi, all'indomani della nostra prima di Traviata non posso che esprimere la delusione per la quasi totale assenza informativa da parte della stampa e dei media sulla nostra protesta contro i tagli al fus. A poco o peggio ancora a niente è sevito volantinare, appendere striscioni e radunare tutte le maestranze in palcoscenico osservando 1 minuto di tacet (meno di 1 minuto per la verità) facendo calare un sipario con la scritta "Ridotti al slilenzio dai tagli ".Purtroppo siamo stati schiacciati da un ulteriore protesta avvenuta fuori e dentro il Comunale di Bologna ad opera di cittadini che appofittando della certa presenza del Sindaco Cofferati alla rappresentazione della serata hanno colto l'occasione per manifestare contro il degrado di Piazza Verdi ( piazza che si affaccia al nostro Teatro ) Molto furbescamente hanno lanciato volantini dal loggione con scritte del tipo " All'opera contro il degrado " e i giornali hanno parlato esclusivamente di questo.Persino il tg 3 regionale non ci ha c...... neanche di striscio!E' un peccato che sia andata così perchè anche se ( a onor del vero) qui si contano sulle dita di una mano le persone attive per sensibilizzare l'opinione pubblica , quei pochi dicevo ,ci stanno mettendo davvero l'anima ( vedi Manu ).
Cmq, voglio essere ottimista e pensare che per ora abbiamo solo perso una battaglia , non la guerra!
La forza di continuare a lottare a sostegno della cultura proviene dalla certezza che oltre la nostra realtà (blindata dal potere dirigenziale,e, riapro parentesi, non solo) ci siete voi Milano, Napoli, Torino, Firenze, Roma, Genova ,Trieste, Venezia , Catania. Grazie per quello che fate! Siamo con voi ! I pochi ma buoni ,di Bologna non molleranno. Promesso!!!
Raffa
Su Repubblica di martedì 15 novembre 2005 è stata pubblicata la seguente lettera, cui ha risposto Corrado Augias.
Se vogliamo la lirica, si sappia che costa risponde CORRADO AUGIAS
Gentile Augias, sentire Cocciante mi ha fatto male. Dopo giorni di sciopero della fame per protestare contro i tagli al Fondo unico dello Spettacolo che condannano alla chiusura molte realtà ed alla disoccupazione migliaia di lavoratori dello spettacolo, tutti coloro che contribuiscono a creare la meravigliosa follia dell' Opera, fa male, dicevo, sentire un artista come Cocciante sostenere che è stato spinto a scrivere ' Notre Dame de Paris' anche per riavvicinare il pubblico al melodramma «evitando di spendere cifre folli». Vorrei far notare che i Teatri d' Opera sono Fondazioni «senza fine di lucro» ossia non possono avere profitti. Al contrario un musical ' privato' , sicuramente gradevole, è fatto proprio per guadagnarci su. Assistere a ' Notre Dame' costa dai 60 euro fino ai 12 euro per i bambini, in palasport da 5-6 mila posti. Il Teatro Comunale di Bologna, ha adottato una politica dei prezzi dove si paga dai 50 fino ad 8 euro. Gratis i minori di 12 anni accompagnati da un adulto; sconti consistenti per chi ha meno di 30 anni o più di 65: abbonamenti fino ad 80 euro per 8 spettacoli. Mi sarebbe piaciuto sentire Cocciante pronunciarsi contro i tagli governativi, ai quali anche lui ha attinto in maniera diretta o indiretta. Mi sarebbe piaciuto che avesse investito parte dei suoi lauti e meritati guadagni in parole di sostegno per chi non avrà più il problema di avvicinare il pubblico al melodramma perché dovrà starsene a casa. Mauro Gabrieli, Musicista Teatro Comunale di Bologna
Il ministro Buttiglione aveva detto due o tre settimane fa che se si toccavano i fondi per lo spettacolo e il budget per la cultura lui si dimetteva. L' iter della Finanziaria non è ancora finito ma l' aria purtroppo è rimasta quella, c' è stata una piccola reintegrazione ma il grosso dei tagli rimane. Infatti, con più prudenza, il ministro ha aggiunto tre giorni fa che «alla Scala le diseconomie ci sono e vanno risolte». Se davvero di questo si trattasse, vorrei indicare a Buttiglione un' altra diseconomia sulla quale severamente ammonire: il presidente del Consiglio gira con otto macchine di scorta, quattro davanti e quattro dietro la sua. In tempi di vacche magre non sarebbe il caso di esortare alla morigeratezza cominciando dall' alto invece che dai lavoratori dello spettacolo? Vorrà il ministro perdere questa vistosa occasione per esortare al buon esempio? Quanto alla Scala a me pare che il sovrintendente Stéphan Lissner abbia dato i numeri che servivano. Dal 1999 al 2005 il contributo pubblico è diminuito dal 53 al 41% del bilancio. Nel 2004 s' è trattato di 44 milioni di euro. L' Opéra di Parigi ne ha avuti 94; Monaco 48,5; unica eccezione il Covent Garden (34 milioni) ma a Londra i contributi privati sono defiscalizzati. I dipendenti del teatro milanese sono

Comunicato delle Artiste del Coro di Torino 15/11/2005
Siamo un gruppo di Coriste del Teatro Regio, dal 21 ottobre scorso abbiamo intrapreso lo sciopero della fame come estrema forma di protesta contro l'ennesimo gravoso taglio degli stanziamenti statali per cultura e spettacolo, taglio che rischia di portare alla chiusura o alla grave riduzione delle attività la maggior parte dei teatri e delle realtà musicali italiane.
In tutta italia ormai 200 persone stanno attuando questa forma di protesta, e per sensibilizzare il pubblico e i cittadini, nel nostro presidio permanente presso il teatro, abbiamo anche organizzato una raccolta firme (simultanea anche in altre città), volta ad ottenere lo strumento numerico per dimostrare a tutta la vita politica italiana e piemontese che siamo in tanti, non solo gli addetti del settore, a volere uno stato libero di fruire di musica, teatro, danza, arte sotto ogni forma, senza che questo patrimonio diventi esclusiva di un'elite di persone che puo permettersela, senza che l'arte diventi un prodotto di nicchia.
A questo scopo stiamo cercando di organizzare anche delle giornate di musica e spettacolo gratuite per la cittadinanza, all'interno del teatro regio ma anche in altri spazi culturali e strutture, ed infine anche per strada. Cori d'opera, sinfonie, gruppi da camera, svariati generi musicali, prosa, danza e cinema. La finalità di queste manifestazioni dovrebbe essere quella di generare per la gente una nuova consapevolezza, una nuova visibilità sul nostro lavoro, mostrando le mille difficoltà, ma anche il grande fascino della nostra professionalità, di far comprendere che l'artista è come gli altri un lavoratore al servizio della comunità e per questo ha gli stessi diritti e doveri degli altri lavoratori, quindi la cultura non puo essere considerata uno spreco, un superfluo.
Vorremmo riuscire a creare per quest'occasione, in questo momento di difficoltà comune, un fronte omogeneo di settore artistico-culturale torinese, coinvolgendo TUTTE le compagnie, tutti i musicisti di libera professione e le strutture stabili per dimostrare che la vita culturale della nostra città non è divisa al suo interno, sfilacciata quindi debole, ma unita e forte nel chiedere il rispetto dei suoi diritti e il reintegro dei suoi già fin troppo ridotti fondi.
Ci potete trovare 24 ore su 24 al nostro camper della protesta sul retro del teatro all'angolo con via Verdi.
LE COLLEGHE CI PERDONERANNO SE ABBIAMO RUBATO LA LORO LOCANDINA MA LA TROVIAMO TROPPO BELLA E SIGNIFICATIVA E LA VOGLIAMO MOSTRARE A TUTTI. COMPLIMENTI AL MARITO DI CHIARA!!!
CHE TRISTEZZA !
PROPRIO IN ITALIA ABBIAMO DATO VOCE E POTERE A QUESTE PERSONE!
Era una necessita', ma poi si e' fatta mezza marcia indietro ANSA - ROMA, 13 NOV - Il taglio in Finanziaria del Fondo unico per lo spettacolo era 'una cosa sacrosanta, dice Brunetta (FI), consigliere economico di P.Chigi. "Quel taglio - ha aggiunto - era una necessita', ma alla fine si e' fatto marcia indietro. Avremmo dovuto dire che per quest'anno il contributo scendeva del 40% e che per l'anno prossimo non ci sarebbe stata una lira. I soldi per fare cultura si destinano alle scuole e per acquistare libri, non a chi detiene l'egemonia culturale".
Abbiamo trovato quanto segue sul blog dei lavoratori della Scala ,è quanto mai doveroso esprimere la nostra solidarietà ai colleghi di Trieste, l'episodio che si è verificato è davvero molto grave e ci lascia esterrefatti e disorientati.
E' CON ENORME TRISTEZZA E VERGOGNA CHE VI COMUNICO QUANTO SEGUE:
MARTEDI' SERA A TRIESTE ERA IN PROGRAMMA IL REQUIEM DI G. VERDI DIRETTO DAL M° D. OREN;
ALL' INIZIO DELLO SPETTACOLO E' STATO LETTO IL DRAMMATICO E ORMAI TROPPO CONOSCIUTO COMUNICATO SINDACALE; DURANTE LA LETTURA, UN GRUPPO ( UNA TRENTINA?!) DI PERSONE DAL PUBBLICO HA INIZIATO AD INVEIRE ED OFFENDERE I LAVORATORI E L' INADEGUATEZZA DELLA LETTURA DELLO STESSO COMUNICATO; A QUESTE VERGOGNOSE RIMOSTRANZE, I PROFESSORI D' ORCHESTRA SI SONO ALZATI E SE NE SONO ANDATI; SOLO UN LUNGO E CALOROSO APPLAUSO DELLA MAGGIORANZA DEL PUBBLICO HA CONVINTO I PROFESSORI D' ORCHESTRA A RIENRARE PER INIZIARE L' ULTIMO CONCERTO IN PROGRAMMA DELLA STAGIONE SINFONICA 2005.
PURTROPPO PERO' HO APPRESO SOLO STASERA LA COSA ANCORA PIU' DRAMMATICA E PREOCCUPANTE:
ALLA FINE DEL CONCERTO, IL SINDACO, ROBERTO DI PIAZZA (BOTTEGAIO SGRAMMATICATO DI FORZA ITALIA) HA RAGGIUNTO I LAVORATORI DIETRO LE QUINTE ED HA CONFERMATO QUANTO "URLATO" DAL PUBBLICO IGNORANTE.
CON UNA CERTA "TEMPERANZA" HA DATO RAGIONE A QUELLE PERSONE ED HA "PROMESSO" AGLI ORCHESTRALI, ORMAI SBIGOTTITI MENTRE LO STAVANO AD ASCOLTARE, CHE L' INDOMANI NE AVREBBE LICENZIATO UNA VENTINA.
NONOSTANTE L' ANONIMATO DI QUESTO POST, MI QUALIFICO COME ARTISTA DEL CORO DEL TEATRO ALLA SCALA E POSSO FORNIRE, AL FINE DI CONFERMARE QUANTO DETTO, LE GENERALITA' DEI PROFESSORI D' ORCHESTRA PRESENTI A QUESTA VERGOGNOSA SITUAZIONE.
Siamo felici di ricevere gli auguri degli amici della Scala e del Regio di Torino.Ringraziamo inoltre Claudio Fantoni e Roberto di Blogregular.Abbiamo subito segnalato i vostri links ... Grazie e a presto!
Gentile lettore,
la ringrazio della documentata attenzione rivolta al mio articolo.
Le cifre relative al costo medio sono riportate dal saggio Il costo del melodramma, pubblicato da Il Mulino.
La ringrazio comunque delle precisazioni.
Non ho mai sostenuto che vanno ridotti gli stipendi, non troverà, né in questo né in altri miei articoli, un'affermazione simile.
E' piuttosto la rigida normativa contrattuale, fonte di inesauribili interppretazioni controverse, che credo vada rivista; ma farlo implica un senso di responsabilità condivisa che non mi sembra di percepire in questi momenti.
Men che meno sono favorevole ai tagli al FUS, operati con cecità e in modo indiscriminato, senza un qualche progetto di riforma.
Devo confessarle che tra le tante lettere ricevute, le proteste sono venute in manoiera pressoché esclusiva dagli artisti del coro, che ni hanno allegato anche le loro buste paga, in alcuni casi attestate sui 1600 euro mensili per 14 mensilità, che certo non si possono considerare un lauto stipendio.
Rimango a sua disposizione e ancora la ringrazio.
Sandro Cappelletto