Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
domenica, 26 novembre 2006

“Lettera aperta” di Almerindo d’Amato

 Sull’Aida Kolossal di Zeffirelli alla Scala 

Roma 23/11/2006

Lettera aperta   di    Almerindo d’Amato 

 sottoscritta da altri illustri musicisti:        

Lia De Barberiis

Giuseppe Giglio

Pieralberto Biondi

Donella D’Alessio

Luisa De Robertis

Gloria Lanni                         

Francesco Telli

Francesco Carotenuto 

 A La Repubblica ed altri Quotidiani

Al SindacoPresidente del Teatro La Scala

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio

Al Ministro dei Beni Culturali

Al Presidente della Regione Lombardia

Alla Direzione Generale dello Spettacolo

Roma 

Nella rubrica“Spettacoli e TV” (pag.47) del quotidiano La Repubblica di martedì 21 novembre 2006, all’interno di un articolo di presentazione della prossima inaugurazione della stagione scaligera, appare virgolettata una frase pronunciata dal regista Franco Zeffirelli degna di essere approfondita e, verificatane la autenticità, chiarita per una attenta riflessione: 

“Confesso -  dice il regista - che, quando il Sovrintendente Stéphane Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al Teatro due milioni di Euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963 alla Scala, ma, per una inaugurazione, non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera, ma che al tempo stesso sbaragliasse certe convenzioni sceniche. D’altronde, chi altri avrebbe potuto? Sono una vecchia iena ancora capace di mordere. Dopo la morte di Strehler, sono rimasto l’unico regista ad amare davvero l’opera.” 

A parte le affermazioni di merito artistico, i dati forniti dal M° Zeffirelli suscitano alcune non contestabili deduzioni: 1) esiste nei magazzini una precedente Aida curata da Franco Zeffirelli.  Ne consegue che è stata conservata, con tutti gli onerosi costi relativi, una produzione totalmente inutilizzata, tanto è che, nel lontano 1985, la stagione del Teatro alla Scala fu inaugurata con una nuova produzione di  Aida, firmata dal regista Ronconi.

2) La nuova produzione costerebbe ben 2 milioni di euro ! Ovvero, se il M° Zeffirelli ha invece inteso dire che ricostruendo la vecchia produzione si sarebbero risparmiati due milioni di Euro rispetto alla nuova, è legittimo dedurre che quest’ultima costerà in realtà ancora di più !!

3) Fermo restando l’incontestata stima di cui è tributario il regista Zeffirelli, viene però da chiedersi se l’enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala, sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del Ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l’altro un tetto di ben E.120.000 per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico.

Inoltre, nell’anno 2006, contrassegnato dal complessivo taglio del 40% del Fondo Unico per lo Spettacolo, è lecito per un teatro sia pure prestigioso come La Scala investire tali risorse per una nuova produzione che – more solito - non potrà essere noleggiata e circuitare in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?

Ultima considerazione: per quale motivo secondo gli attuali dirigenti della Scala “per una inaugurazione non avrebbe avuto senso” fare quello che ad esempio ha fatto il Teatro Metropolitan di New York quando nell’anno 2004 inaugurava la propria stagione con Otello riprendendo una bellissima produzione di dieci anni prima? Forse una Fondazione lirica italiana, che sopravvive con fondi pubblici, ha meno obblighi nei confronti del suo finanziatore di quanti ne abbia, invece, un altro importantissimo teatro che deve rispondere solo ai propri sostenitori privati ?  Anziché ridurre le produzioni, annullare commissioni di Opere nuove e lesinare i compensi minimi, non è assolutamente doveroso e più che mai ragionevole nella gestione delle Fondazioni oggi evitare sperperi sproporzionati, dando esempio di funzionalità economica, con allestimenti mirati all’essenzialità drammatica dell’opera lirica ? Senza distrattive digressioni, vale più che mai l’ammonimento di Antonio Salieri

Innanzi tutto la Musica”! 

Finchè lo Stato e gli Enti pubblici continueranno a finanziare senza regole ineludibili Fondazioni con finalità pubbliche, gestite in regime di autonomia privatistica irresponsabile, non si salverà la sopravvivenza e l’equilibrio sociale delle strutture  artistiche del Paese !  

Per la mia lunga esperienza di musicista, e recentemente di Consigliere di Amministrazione del Teatro Verdi di Trieste, porto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Autorità dello Stato, le esposte riflessioni emerse, in aperto scambio di valutazioni con altri illustri artisti indicati, direttori di orchestra, compositori e pianisti, nell’occasione della comune partecipazione  alle Commissioni giudicatrici della 29.ma edizione del Premio internazionale di Composizione ed Interpretazione “Valentino Bucchi” 

                                                                           Almerindo d’Amato

                             

 

 

 

 


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venerdì, 17 novembre 2006

Nun chiammà triste,ca peggio te vène...(non lamentarti del male che ti verrà peggio!)...

Temi che DOVRANNO essere oggetto di esame e confronto sindacale in sede di trattative di rinnovo contrattuale per la disciplina normativa dei rapporti di lavoro del personale dipendente delle Fondazioni lirico-sinfoniche
Per visualizzare il documento completo clicca sull'icona
piattaforma e nuove proposte ccnl
TESTO INTEGRALE:
1.Adozione di nuovi moduli organizzativi tesi alla eliminazione delle esistenti rigidità contrattuali ed al perseguimento delle migliori condizioni di produttività, competitività, e qualità dell'attività produttiva.Definizione dei criteri di articolazione dell'orario di lavoro ai sensi della L.66/2003
2.Individuazione di nuove forme occupazionali e rimeditazione di quelle esistenti al fine di assicurare l'ottimale utilizzazione del personale nel rispetto delle ineliminabili esigenze artistiche delle Fondazioni e della professionalità dei lavoratori.
3.possibile revisione dei criteri organizzativi delle prestazioni lavorative ai fini di una corretta affermazione dei principi di flessibilità e fungibilità delle mansioni
4.riesame dei vigenti accordi in materia di verifiche professionali e di autorizzazioni allo svolgimento di attività di lavoro autonomo o professionale.
5.verifica degli accordi integrativi aziendali in essere ed individuazione delle materie e degli istituti oggetto di possibile trattativa nelle future pattuizioni aziendali.
6. rivisitazione dell'istituto degli organici funzionali e del sistema delle "alternanze".
7.agibilità del ricorso a forme di esternalizzazione produttiva nel rispetto delle vigenti norme di tutela e nella confermata attenzione alla esigenza dell'ottimizzazione delle capacità produttive interne.
8. individuazione di possibili schemi operativi in tema di previdenza complementare nel contesto del nuovo quadro legislativo in materia
9. riesame di una serie di istituti normativi contrattuali di cui la passata esperienza applicativa ha dimostrato la necessità di una adeguata revisione (trattamento di malattia, infortuni sul lavoro, diritto di precedenza, per i contratti a termine delle categorie artistiche, mutamento di mansioni, trasferte, strumenti speciali ed affini ecc....)
Dal blog delle infoiate torinesi copiamo ed incolliamo una appropriata semi-seria e
semi-fantascientifica interpretazione del documento :
PREMESSA SULLA REALTA' REGIO-TORINO
a) la regione ci dà molti soldi a patto che andiamo in giro per il piemonte a fare titoli d'opera
b) la superfondazione stabile-regio, di futura formazione, prevede ESPLICITAMENTE che uno degli scopi principali della sua costituzione sia farci andare in giro per il piemonte (cosa che lo stabile con la prosa fa ormai da molti anni)
c) con l'attuale CCNL, disegnato sulle esigenze di teatri stabili che fanno attività in sede e solo occasionalmente in tour, le rigidità sono eccessive per poter aumentare più di tanto i titoli da fare in giro in regione, e invece nella nostra palla di cristallo intravediamo che si vorrà arrivare ad almeno quattro titoli all'anno (è un'idea nostra, non sappiamo se pessimista o ottimista)
d) dulcis in fundo, ricordiamoci che un anno fa, ai tempi del camper, ci agitammo molto quando un uccellino ci disse che si intendeva risanare i bilanci facendo appunto i teatrini regionali. ebbene, hanno cominciato e non si fermeranno qui; e temiamo che Vergnano abbia contrabbandato quest'ideona anche a quelle fondazioni, e sono la maggioranza, che non avendo l'importanza storico-artistica delle istituzioni principali come Scala e Opera di Roma devono trovare un modo di sopravvivere. qual è la ricetta-vergnano? semplice: invece di puntare su spettacoli di qualità a costi ottimizzati, si fa il carrozzone e così si ciucciano risorse agli enti locali.


    1 . Adozione di nuovi moduli organizzativi tesi alla eliminazione delle       esistenti rigidità contrattuali ed al perseguimento delle migliori condizioni di
         produttività, competitività e qualità dell'attività produttiva. Definizione dei   criteri di articolazione dell'orario di lavoro ai sensi delÌa legge 66/20011;

la legge 66 (2003 e non 20011, a meno che non si tratti della legge sui diritti televisivi che con noi c'entra come i cavoli a merenda) deriva da una direttiva europea, e fra le altre cose obbliga il datore di lavoro (di qualunque tipo di lavoro) a prevedere 11 ore di riposo continuative ogni 24 ore. per noi artisti è difficile che sia un problema, allo stato attuale, mentre lo è già per l'orario dei tecnici quando ad esempio fanno spettacolo la sera e poi il turno del mattino, che per loro comincia molto presto; ma diventerà un problema anche per noi quando una grossa percentuale della nostra attività sarà in decentramento e si tornerà a casa all'una-le due di notte dalle nebbie della padania: perché ora si risolve mettendo a riposo gli artisti il giorno dopo la recita, ma alla lunga è dispendioso. per farci lavorare tutti i giorni pur rincasando tardi la notte dovranno fare un accordo che superi l'obbligo della legge 66.

    2 .
individuazione di nuove forme occupazionali e rimeditazione di quelle esistenti al fine di assicurare l'ottimale utilizzazione del personale, nel rispetto delle ineliminabili esigenze artistiche delle Fondazioni e della professionalità dei  Iavoratori;

questa cosa qui è un po' spaventosa, e detta così può voler dire un po' tutto. nuove forme occupazionali, cioè cosa? nel senso delle nuove forme contrattuali? co.co.co? co.co.pro? coccodè? e rimeditazione di quelle esistenti, cioè nemmeno le situazioni esistenti sono garantite? non vogliamo pensarlo...

   
3 . possibile revisione dei criteri organizzativi delle prestazioni lavorative ai flni di una corretta affermazione dei principi di flessibilità e fungibilità delle mansioni;

fungibilità è una parola orrenda. abbiamo dovuto cercarla sul dizionario. ci sembra voglia dire che le mansioni devono essere intercambiabili. flessibili e intercambiabili: quando non si canta si puliscono i cessi, forse.

    
4 . riesame dei vigenti accordi in materia di verifiche professionali e di
  autorizzazioni allo svolgimento di attività di lavoro autonomo e       professionale;

ovvero il regime del terrore: la nostra professionalità potrà essere messa alla prova ogniqualvolta negheremo un lavoretto di bocca al nostro responsabile, o romperemo i maroni come RSU, o cose così. la verifica libera porta alla ricattabilità. ciò non è male: è malissimo.

e inoltre: che significa "riesame degli accordi sulle autorizzazioni all'attività di lavoro autonomo"? che non ci vogliono più permettere di svolgere attività musicale fuori dal teatro? o che se vogliamo avere un'attività (e probabilmente vogliamo, dato che i musicisti vogliono far musica) dobbiamo ad esempio, buttandola lì a caso, rinunciare alla stabilità ed aderire ad una cooperativa, cioè o sempre dipendenti o sempre autonomi?


    
5 . verifica degli accordi integrativi aziendali in essere ed individuazione delle materie e degli istituti oggetto di possibile trattativa nelle future pattuizioni aziendali;

e va be', lo sappiamo che vogliono rimettere mano agli integrativi. in peggio, è ovvio.

    
6 . rivisitazione dell'istituto degli organici funzionali e del sistema delle ''alternanze";

alternanze? questa parola non appare nel contratto nazionale; invece gli organici funzionali sono quella cosa che ancora impedisce che i teatri si trasformino nel "progetto-parma", ovvero pochissimi assunti negli uffici e tutti gli organici ingaggiati a seconda della produzione.

    
7 . agibilità del ricorso a forme di esternalizzazione produttiva nel rispetto delle vigenti norme di tutela  e nella confemata attenzione alla esigenza dell'ottimizzazione delle capacità produttive interne;

ecco, questo è un punto importantissimo e non dobbiamo fare l'errore di sottovalutarlo. l'esternalizzazione del lavoro era regolata in maniera estremamente rigida prima della legge biagi; poi è stata praticamente liberalizzata. ora, che significa esternalizzazione? significa, per fare un esempio, che noi abbiamo un reparto elettricisti-fonici, ma per montare la parte fonica di un nostro concerto, per esempio all'aperto, chiamiamo un service esterno, cioè una ditta o una cooperativa. o, altro esempio, abbiamo un coro e un'orchestra, ma per fare un titolo della stagione ne chiamiamo altri da fuori. per dirla tutta, "il Naso" di Sostakovic è un caso di esternalizzazione mascherata da scambio culturale. l'esternalizzazione secondo noi è il male. perché? ma perché oggi chiamiamo il teatro di san pietroburgo, che fa il suo lavoro per quindici giorni e poi torna a casa; ma domani chiamiamo il coro cooperativa Distocazzo e gli facciamo fare due cantate di Bach pagandolo una miseria e facendolo lavorare dieci ore al giorno sotto la neve (tanto sono precari e non hanno diritti), mentre il nostro coro è a chiusa pesio a fare Traviata al pianoforte a costo zero grazie al CCNL da noi precedentemente creato; dopodomani, avendo mantenuto il blocco delle assunzioni per sempre, rimpolpiamo il nostro coro ormai anziano e decimato dai pensionamenti facendo ricorso ad una cooperativa qualsivoglia, magari sempre la Stocazzo, magari la Staminchia, e per il Nabucco tutte e due insieme.


     8 . individuazione di possibili schemi operativi in tema di previdenza complementare nel contesto del nuovo quadro legislativo in materia;
tradotto in italiano: ci vogliono fottere il tfr.

     9 . riesame di una serie di istituti normativi contrattuali di cui Ia passata
           esperienza applicativa ha dimostrato la necessità di un'adeguata revisione (trattamento di malattia, infortuni sul lavoro, diritti di precedenza per i contratti a termine delle categorie artistiche, mutamento di mansioni, trasferte,  strumenti speciali ed affini, etc....).

le prime due voci, quelle in grassetto, sono diritti importantissimi. che significa riesame degli infortuni sul lavoro? attenzione, noi tendiamo a dimenticarcene, ma il lavoro in palcoscenico è fra i più pericolosi (anche se ammettiamo che la miniera e l'altoforno sono peggio). sia noi che i tecnici dovremmo, per legge, andare sempre in scena (sempre, prove e recite) con l'elmetto quello giallo e le calzature antinfortunistiche. deroghiamo, certo, e il perché è ovvio; ma a nostro rischio. questo solo per fare un esempio. c'è gente che si fulmina, che si brucia, che si tronca un dito in falegnameria, che cade da un ponte, che viene schiacciata da una quinta; speriamo che il "riesame dell'istituto dell'infortunio" non vorrà dire qualcosa a sfavore dei lavoratori.... ma abbiamo come il sospetto che sì, chissà perché.
per finire: rivediamo naturalmente anche l'istituto delle trasferte, no??? altrimenti fare il carrozzone costa troppo. altro che 80 euro al giorno, ti diamo il pullman e un panino e devi anche dirci grazie.


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domenica, 22 ottobre 2006

Risultati elettorali

Teatro S. Carlo
Elezioni RSU/RLS 2006
 
Votanti:                333
Schede nulle:        3
Schede bianche:   3
 

LISTA
VOTI
RSU
RLS
SPETTANTI
UILCOM.UIL/LIBERSIND
96
5
1
FISTeL – CISL
69
3
1
FIALS CISAL
59
3
1
SLC CGIL
43
2
0
COBAS
39
1
0
UGL
27
1
0


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giovedì, 12 ottobre 2006

DAL BLOG DEL TEATRO ALLA SCALA...

UNA MODESTA PROPOSTA:

MA FACCIAMOCI UN GARAGE! (di Alfonso Antoniozzi) Ma sì, ma perchè dobbiamo stare qui a perdere tempo dietro ai teatri lirici, che diciamoci la verità sono un baraccone insostenibile che ormai è imploso e che non aspetta altro che di esplodere facendo schizzare per tutta la città pezzi di corde vocali, note musicali, fogli di musica, archetti, cantinelle, praticabili e quant'altro li riempia da sempre, insieme a carte, cartacce, documenti, ritenute d'acconto, ruolini ENPALS e tutto l'ambaradan che la moderna amministrazione richiede per un efficiente funzionamento della baracca. Ma abbiate il coraggio di dirlo che non ve ne frega niente, che saremmo molto più utili alla società dietro un bancone di supermercato o a spalare merda nelle varie Fattorie televisive o, meglio, messi a pecora sulla Salaria per cinquanta euro a botta salvo sconti a militari e appassionati, tanto anche se non lo dite appare evidente lo stesso che la volontà neanche troppo nascosta è quella di farci chiudere baracca e burattini senza che nessuno alzi un dito a Roma e, peggio, senza che nessuno si assuma la responsabilità morale e materiale di buttarci tutti in mezzo a una strada. Coraggio, su, ditelo : della lirica non ce ne frega un beato piffero, ooooh, lo vedete che è liberatorio? E tanto peggio se il resto del mondo parla italiano anche (direi principalmente) grazie a Verdi, Puccini e compagni, se in questo esatto momento da qualche parte del globo viene rappresentata un'opera italiana, se ogni anno migliaia di giovani di tutto il mondo si innamorano della nostra musica, e studiano la nostra lingua, e cercano di cantare all'italiana, ma chi se ne frega, ma chiudiamoli questi teatri, cazzo! Chiudiamoli sul serio però, senza tagliare fondi con le varie finanziarie, senza questo sgocciolio di rubinetto sempre più esile, sempre più misero, che ci costringe a risparmiare settanta euro di scenografia per far quadrare il bilancio, che spinge i teatri a pagare con quaranta-sessanta giorni di ritardo, che mette tutti nella condizione non dico di fare sacrifici, sarebbe il minimo, ma di indebitarsi NOI con le banche perchè lo stato (minuscolo, minuscolo e basta) i soldi li sgancia PER QUALUNQUE ALTRA STRONZATA ma non per la lirica. Ma chi se ne frega di questi quattro pachidermi cerebrolesi che cantano Amami Alfredo, ma chi cazzo è Alfredo poi? Che non si capiscono le trame, diciamo la verità, e meno male che ci sono i sottotitoli, ma perchè non li doppiano IN I-TA-LIA-NO 'sti cantanti, che non si capisce perchè siano tanto speciali, che mi significa cantare a voce piena QUANDO CI STA IL MICROFONO!!! Siamo nel duemilasei, ohè, sveglia! E i coristi, e gli orchestrali, ma sarà mica un mestiere, il lavoro fa SU-DA-RE, porca miseria, mica è un divertimento, me lo dicono sempre i Carabinieri quando mi fermano per un controllo, che mestiere fa? Il cantante lirico. Vabbè, ma di mestiere!? PETTINO LE BAMBOLE ALLA FURGA, tutti i giorni dalle otto alle sei, perchè, che vi credete che escono pettinate da sole dalle macchine, no no, LE PETTINO IO, tutte io, va bene? Chiudiamo i teatri, chiudiamoli, abbiate pietà di noi, non manteneteci nell'illusione che gliene freghi ancora qualcosa a qualcuno, di star facendo qualcosa di buono, di essere capaci di toccare l'anima di chi ascolta, ma quale anima, l'anima LA TOCCA IL PAPA anche se quando parla sembra una delle Gemelle Kessler (quella più cattiva) chiudiamoli 'sti teatri, in fondo noi possiamo sempre provare ad aprire un bar, una tabaccheria, un tappeto su ponte santangelo, e coi teatri facciamoci UN BEL GARAGE, che di questo hanno bisogno le città, altro che di musica e di cultura, la musica la fa Povia coi piccioni, la cultura Marzullo, non scherziamo, altro che zumpappà, e annamo, su! FACCIAMOCI UN GARAGE multipiano, uno per città, che meraviglia, finalmente i centri storici decongestionati dalle auto, finalmente i diciasette piani di torre del Carlo Felice di Genova saranno utili alla comunità, tutti potranno entrare alla Scala (e in macchina!!!), il Petruzzelli lo ritirano su in una notte e forse allora a Piacenza sapranno dove cazzo è il Teatro Comunale visto che venti persone cui l'ho chiesto mi hanno risposto boh e lo sapeva solo un ecuadoregno di passaggio (il che rafforza la mia fede: la salvezza verrà dall'immigrazione!) FACCIAMOCI UN GARAGE! Noi ex lavoratori dello spettacolo lirico chiediamo solo, in cambio, un'agevolazione sui prezzi del mensile per parcheggiare il nostro furgone della porchetta in un posto che,in fondo, era casa nostra.

 

 


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sabato, 16 settembre 2006

A volte ritornano ...

IL MATTINO 16/9/2006

Gioacchino Lanza Tomasi è stato riconfermato sovrintendente del teatro di San Carlo. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione del lirico napoletano riunito ieri sera sotto la guida del sindaco Iervolino, presidente della fondazione. Vicepresidente resta il senatore Fulvio Tessitore. Alessio Vlad, invece, nominato consulente la scorsa primavera, è il nuovo direttore artistico. Si completa così la dirigenza sancarliana dopo la scadenza degli incarichi, lo scorso mese di luglio. Una scadenza che ha coinciso con le elezioni amministrative e quindi anche con il rinnovo del Comune. Tessitore, peraltro, resta il rappresentante del Comune in seno al cda. Una scelta del sindaco che ha confermato fiducia nei suoi confronti visto il lavoro svolto in teatro negli ultimi anniMancano ancora, invece, i due rappresentanti della Regione, il cui iter per scegliere i nuovi consiglieri di amministrazione è abbastanza complesso. Nel nuovo cda della Fondazione San Carlo entrano anche il presidente della Provincia, Dino Di Palma (socio fondatore), Rosita Marchese e Geppina Gambardella Punzo, nominate dal ministro per i Beni Culturali Rutelli in rappresentanza del ministeroPer loro, ieri, il primo incontro ufficiale con il lirico napoletano. Tanto che gran parte della riunione del cda pare sia stata dedicata ad illustrare loro i problemi sul tappeto e soprattutto la difficile situazione economica. Non è un mistero, infatti, che il San Carlo, come molte altre Fondazioni liriche italiane, abbia i conti in rosso. Circa 18 milioni accumulati dal 2000 in poi, nonostante un sostanziale pareggio dei conti nel 2005 grazie anche all’acquisizione nel patrimonio del teatro di Palazzo Cavalcanti, dono del Comune. Le attenzioni sono puntate sul governo e sulla prossima Finanziaria che potrebbe integrare parte dei fondi del Fus, il fondo unico per lo spettacolo ridimensionato progressivamente negli ultimi anni (nel 2001 per il San Carlo era di 20 milioni, nel 2006 dovrebbe essere di 14 rispetto a un bilancio che oscilla intorno ai 35 milioni di euro). Lunedì, nel foyer del teatro, un incontro pubblico con Lanza e con i dirigenti del teatro. Si parlerà dei problemi del San Carlo, ma anche della nuova stagione ormai alle porte (inaugurazione della lirica il 2 dicembre con «Falstaff», sinfonica al via il 21 ottobre con l’orchestra diretta da Jeffrey Tate). La campagna di abbonamenti è già partita come pure una serie di nuove iniziative, tra cui un magazine che verrà inviato via e mail agli interessati e che, una volta rinnovato il sito sancarliano, sarà immesso on line ogni mese. Il numero ora in distribuzione (per riceverlo, scrivere all’indirizzo lettere@teatrosancarlo.it) è focalizzato sulla prossima produzione, «Il flauto magico» di Mozart con la regia, le scene e i costumi di William Kentridge, la cui «prima» è fissata per il 4 ottobre con una serata di gala. Nella stessa serata verrà esposto nel foyer un arazzo firmato dall’artista sudafricano che già nei mesi scorsi aveva esposto a Napoli, da Lia Rumma, alcuni dei suoi studi per l’opera mozartiana.

A futura memoria  gennaio 2006 ...


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martedì, 12 settembre 2006

Care amiche ed amici,
giro con piacere questo link che permette di raccogliere adesioni nella speranza di un nuovo corso della televisione, affinchè vi sia una maggiore presenza di programmi culturali di musica, opera e teatro. Proviamoci, costa solo un minuto 
della nostra attenzione.

UN APPELLO PER LA MUSICA E LA CULTURA IN RAI


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venerdì, 11 agosto 2006

SIAMO SU SCHERZI A PARTE ????

Invitiamo tutti quelli che non sono ancora in vacanza  a visitare il sito del Teatro di San Carlo e a dare un'occhiata al "ferragostano"

Bando di Concorso Orchestra Stabile Teatro di San Carlo

E' possibile che l'articolo 9 del bando faccia riferimento al decreto Asciutti ignorando che il blocco delle assunzioni per il 2006 ed il 2007 è previsto dall'art. 614 del maxiemendamento all'attuale finanziaria   e non dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 che le vietava invece solo per l'anno 2005 !!!!!!!!!!!!!

Legge 31 marzo 2005, n. 43"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione. Sanatoria degli effetti dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 280"

6. Per l'anno 2005, alle fondazioni lirico-sinfoniche e' fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato. Fino al medesimo termine, il personale a tempo determinato non puo' superare il quindici per cento dell'organico funzionale approvato. Hanno comunque facolta' di assumere personale a tempo indeterminato, nei limiti delle rispettive piante organiche e senza nuovi oneri o maggiori oneri per la finanza pubblica, le fondazioni con bilancio verificato dell'anno precedente almeno in pareggio.

COME SONO POSSIBILI QUESTE  INESATTEZZE NEL TANTO FURTIVO E "VACANZIERO" BANDO ????1° Vola (2 posti) (scadenza 10 dicembre 2006)

 

 


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sabato, 01 luglio 2006

Il Fus riavrà 150 milioni per il triennio 2006-2007
iI messaggero 1/7/2006


Il vicepremier e ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, ha ottenuto, per ripianare parzialmente i tagli subiti dal Fus, 50 milioni di euro l’anno per il triennio 2006-2008. «Ringrazio il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia ha detto . Le risorse per lo Spettacolo saranno accolte con piacere dal teatro, dalla musica, dal cinema e della danza. Ma bisogna sempre tenere presente, assieme al graduale ripristino dei fondi, la necessità di una riforma e la riduzione degli sprechi, due obiettivi sui quali ci confronteremo con tutte le realtà interessate». Un primo incontro con le associazioni sarà il 6 luglio. Quanto ai criteri per l' assegnazione dei fondi appena riacquisiti: «Vedremo, studieremo la situazione. Terremo conto delle emergenze ma anche delle priorità». «I fondi aggiuntivi ha precisato il Sottosegretario, Elena Montecchi non andranno a ripianare i debiti, ma serviranno a rendere più produttivi certi settori e a meglio promuovere le attività della cultura italiana all’estero. Ci responsabilizzano in maniera precisa,circa i criteri di assegnazione e utilizzazione».
«Ogni euro speso per la promozione della lingua e della cultura italiana è un investimento, ovvero un’azione in grado di produrre un effetto moltiplicatore in termini di interesse e di competitività del nostro Paese all’estero». ha detto il presidente della commissione cultura della Camera, Pietro Folena, all' Università per stranieri di Perugia, all’apertura della conferenza dei direttori degli Istituti italiani di cultura. A Milano, infine, l’annuncio che la Provincia verserà alla Fondazione Scala 5 milioni e 200 mila euro, prima tranche dei 10 milioni e 500 mila che occorrono per entrare nel Cda del teatro


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domenica, 18 giugno 2006

OPERA : SETTORE IN CRISI ???????

CAVALLERIA RUSTICANA NELLE ANTICHE TERME DI BAIA

          

(ANSA) - NAPOLI, 15 GIU - Allestita per la prima volta nelle Antiche Terme Romane di Baia, ai Campi Flegrei, la 'Cavalleria Rusticana' di Pietro Mascagni. Quattro spettacoli dell'opera lirica, anticipati da un'anteprima l'11 luglio, hanno registrato la vendita di oltre 2000 biglietti. L'opera, che sara' inframmezzata anche da un concerto dedicato a Mozart, sembra aver conquistato anche numerosi turisti, visto che ad oggi sono circa 500 i pacchetti venduti.

                                                 


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domenica, 11 giugno 2006

Teatro Massimo Bellini di Catania

E' nato il sito del movimento "NO FONDAZIONE" dei lavoratori del Teatro Bellini di Catania,di seguito il comunicato delle segreterie territoriali .

Teatro Massimo Bellini, il no alla fondazione

Le segreterie provinciali Ugl, Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Cisas, rispetto alla nomina di un commissario ad acta per la trasformazione in Fondazione dell’Ente autonomo Teatro Massimo Bellini di Catania, hanno ribadito la loro totale contrarietà verso tale iniziativa, denunciando la totale assenza di privati disposti a sostenere l’operazione, la latitanza politica ed economica del Comune di Catania e il limitato apporto finanziario da parte della Provincia di Catania. I sindacati hanno auspicato la ripresa di un confronto tra le parti attraverso un apposito incontro.


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mercoledì, 07 giugno 2006

IL MATTINO 7/6/2006

SAN CARLO - APPELLO PER SALVARE IL BALLO

Un incontro con i dirigenti del teatro prima della «prima» de «Il lago dei cigni», il 16 giugno. L’ha chiesta a gran voce l’assemblea dei lavoratori del San Carlo riunita soprattutto per lanciare un ennesimo Sos in favore del balletto. Dai programmi che circolano in teatro sembra che, come già per quest’anno, anche nel prossimo il ballo avrà in cartellone una sola produzione, «Oneghin», in febbraio, con il corpo di ballo sotto-utilizzato. Nel corso dell’assemblea, a tratti molto accesa, è stato deciso di avviare al più presto le procedure per l’elezione della nuova Rsu. Letto anche un documento dell’orchestra di qualche mese fa sulla gestione del sovrintendente. Nei prossimi giorni, comunque, dovranno rinnovarsi tutti gli incarichi, in quanto sono decaduti il cda, sovrintendente e direttore del ballo.


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domenica, 28 maggio 2006

FUS:POSSIBILE RECUPERO DI RISORSE GIA’ A GIUGNO

(AGE) ROMA - "Già a giugno, compatibilmente con i dati di bilancio, che non sono dei migliori, si farà il possibile per reintegrare, almeno in parte, quello che è stato sottratto al Fondo unico per lo spettacolo (Fus) di quest’anno. Mentre per il 2007, il Fus tornerà ai livelli del 2001, cioè a 516 milioni di euro, come lo stesso Prodi ha annunciato in campagna elettorale". A dichiararlo, sul Giornale dello Spettacolo, è Francesco Carducci, responsabile spettacolo della Margherita, il partito del neo ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, che "è uno dei leader politici della coalizione ed è anche vicepresidente del consiglio. Ciò significa che sarà un ministro della Cultura forte, farà le riforme necessarie e porterà risorse adeguate, che non si farà sottrarre in sede di legge Finanziaria". A proposito di riforme, secondo Carducci, per il cinema è arrivato il momento di riordinate tutta la materia, comprendendo anche l’audiovisivo: "gli stretti rapporti politici e di amicizia che ci sono tra Rutelli e il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, fanno sperare per il meglio. Credo che per questo settore, strategico per il Paese, sia giunto il momento di aprire un tavolo comune, con gli operatori, per arrivare ad una riforma efficace e condivisa. In questi ultimi mesi se n’è discusso molto e non ho dubbi che il ministro Rutelli intraprenderà questo percorso tanto obbligato quanto virtuoso, visto che un corretto rapporto con la televisione è un volano fondamentale per creare un mercato del cinema, al pari degli incentivi fiscali". Invece, il reference system, introdotto dal ministro Urbani, "non lo consideriamo uno strumento sufficiente ed esaustivo, a fronte delle necessità del settore, che vanno affrontate con un riordino complessivo". Maggiori investimenti andranno, inoltre, fatti sulle opere prime, i giovani, i documentari e l’animazione. Per lo spettacolo dal vivo, Carducci annuncia che, "nel giro di poche settimane, comunque prima della pausa estiva, un’indicazione chiara arriverà dal ministero. Anche perché è evidente a tutti che il settore necessita assolutamente di una riforma organica, che, peraltro, deve conciliarsi con le risorse che sono in campo". "Gli operatori - conclude Carducci - avranno così quelle certezze che oggi mancano e che sono state frantumate da un taglio del 30% del Fus". (AGE)

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giovedì, 18 maggio 2006

Francesco Rutelli nuovo Ministro

LISTA DEI  MINISTRI ECCO LA NUOVA SQUADRA

Ministri senza portafoglio Vannino Chiti, Luigi Niccolais, Linda Lanzillotta, Emma Bonino, Giulio Santagata, Barbara Pollastrini, Giovanna Melandri e Rosy Bindi.
Ministri con portafoglio:
Affari Esteri Massimo D'Alema a cui andra' anche l'incarico di vice presidente del Consiglio, Beni culturali Francesco Rutelli, anche lui vice presidente, Interno Giuliano Amato, Giustizia Clemente Mastella, Difesa Arturo Parisi, Economia Tommaso Padoa Schioppa, Sviluppo e Coesione territoriale Pierluigi Bersani, Infrastutture Antonio Di Pietro, Trasporti Alessandro Bianchi, Politiche agricole e forestali Paolo De Castro, Lavoro Cesare Damiano, Comunicazioni Paolo Gentiloni, Salute Livia Turco, Istruzione Giuseppe Fioroni, Universita' e Ricerca Fabio Mussi, Solidarieta' Paolo Ferrero, Ambiente Pecoraro Scanio.

SOTTOSEGRETARI - MINISTERO DELLA CULTURA - Elena Montecchi; Andrea Marcucci; Daniell Mazzonis



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mercoledì, 10 maggio 2006

FUS

RICHIESTA DI VARIAZIONE COMPENSATIVA PER IL FONDO UNICO PER LO SPETTACOLO

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI


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giovedì, 04 maggio 2006

un altro lieto evento ...

E'  nato I Vespri Siciliani, blog dei lavoratori del Teatro Massimo di Palermo. linkate, linkate, linkate!


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mercoledì, 03 maggio 2006

E' nato..........

E' nato il Blog del Concerto "Giacomo maggiore- Con un Coro nel Cuore" ,manifestazione annuale dei lavoratori del San Carlo dedicata agli artisti in quiescenza,voluta e promossa dalla mitica Margherita Pucillo,che quest'anno si terrà .....

CONCERTO GIACOMO MAGGIORE "CON UN CORO NEL CUORE"

TEATRO DI SAN CARLO

LUNEDI' 29 MAGGIO ORE 18

NON MANCATE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

http://uncoronelcuore.splinder.com/


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venerdì, 21 aprile 2006

Clamoroso fattaccio al Teatro San Carlo di Napoli

Vi consiglio la lettura di questo post , troppo forte !!!

http://commentiinsensati.blog.tiscali.it/wd2549365/


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sabato, 08 aprile 2006


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PREMIO ABBIATI

IL MATTINO 8/4/2006

Ben quattro riconoscimenti del Premio Abbiati, assegnati ogni anno dalla critica musicale italiana, sono andati al San Carlo. Innanzitutto il premio alle scene, di Giulio Paolini, e ai costumi, di Giovanna Buzzi, per «La Valkiria» (proposta nella stagione 2004/05). «Sono particolarmente felice per questi riconoscimenti», commenta il sovrintendente Lanza Tomasi, «che premiano il modo nuovo di proporre gli allestimenti. L’unione della grande opera con i più famosi artisti è la nostra carta di presentazione». Ai due riconoscimenti si aggiungono quello per il festival internazionale di musica sacra «Anima Mundi» a Pisa, inaugurato dall'orchestra e il coro del San Carlo con le «Cantate per San Gennaro» di Paisiello e Cimarosa nella revisione di De Simone, e il premio speciale a «Elegy for young lovers» di Hans Werner Henze, coprodotto dal San Carlo e dal teatro delle Muse di Ancora, in un allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi.

http://www.criticimusicali.it/html/modules/news/article.php?storyid=25


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mercoledì, 05 aprile 2006

FRATELLI DI TAGLI...

Vi invitiamo a visitare il sito dei lavoratori della Scala , troverete un bel messaggio di solidarietà da parte delle Rsa verso i precari del Massimo di Palermo

Il Sottoscala http://lavoratoriscala.splinder.com


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lunedì, 03 aprile 2006

Decreto Buttiglione contenimento costi

Gazzetta Ufficiale N. 73 del 28 Marzo 2006

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
DECRETO 28 febbraio 2006
Disposizioni in materia di coordinamento delle fondazioni lirico-sinfoniche.
IL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
Visto il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368 e successive
moditicazioni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n.
173;
Visto il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367 e successive
modificazioni, ed in particolare l'art. 19;
Vista la legge 21 maggio 2004, n. 128, di conversione del
decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, ed in particolare l'art 2, comma
3-ter;
Vista la legge 31 marzo 2005, n. 43, di conversione del
decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, ed in particolare l'art. 3-ter,
comma 2;
Considerato che il perseguimento del fine del contenimento o della
riduzione delle spese di gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche
esige piena cognizione da parte della Amministrazione vigilante dei
costi dei singoli elementi della produzione, e postula specifici
interventi di riproporzionamento di valori di costo;
Ritenuta la necessita' di raccogliere dati relativi, in
particolare, alle scritture artistico-professionali;
Sentite le fondazioni lirico-sinfoniche;
Decreta:
Art. 1.
Conferenza dei sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche
1. Il Dipartimento per lo spettacolo e lo sport promuove il
costante collegamento fra le fondazioni lirico-sinfoniche, nel loro
insieme o per gruppi individuati per zone geografiche o specifici
progetti comuni.
2. I sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche coordinano i
programmi e la realizzazione delle attivita' al fine di assicurare
economie delle risorse di settore e una maggiore offerta di
spettacoli e sono a tal fine riuniti in conferenza, presieduta dal
Capo del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport che la convoca,
anche per gruppi di fondazioni, per garantire la maggiore diffusione
in ogni ambito territoriale degli spettacoli, specie tra il pubblico
giovanile, l'innovazione, la promozione di settore con ogni idoneo
mezzo di comunicazione, il contenimento e la riduzione del costo dei
fattori produttivi, anche mediante lo scambio di spettacoli, di
singoli corpi artistici e di materiale scenico, e la promozione
dell'acquisto o la condivisione di beni e servizi comuni al settore,
anche con riferimento alla nuova produzione musicale. Alla conferenza
partecipa il direttore generale per lo spettacolo dal vivo e lo sport
e possono essere invitati anche i direttori artistici e/o
amministrativi delle fondazioni.
Art. 2.
Banca dati della musica lirica
1. Le fondazioni lirico-sinfoniche trasmettono al Dipartimento per
lo spettacolo e lo sport, ai sensi dell'art. 19, comma 3, del decreto
legislativo 29 giugno 1996, n. 367, dati concernenti:
a) i costi del personale dipendente;
b) gli elementi caratterizzanti gli allestimenti di opere
liriche, le loro condizioni di utilizzazione tecnica e legale, i loro
costi;
c) i costi delle scritture artistico-professionali ordinate per
classi di esperienza e valore artistico degli scritturati;
d) i costi derivanti dalle collaborazioni e consulenze
professionali, ivi incluse quelle di cui all'art. 13, comma 2, del
decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367;
e) i costi derivanti dal funzionamento degli organi
istituzionali;
f) la disponibilita' di costumi, di materiale vario e di archivi
musicali;
g) l'afflusso di pubblico;
h) dati sul materiale del quale si intenda disporre la
distruzione, che non potra' comunque essere avviata se non trascorsi
sessanta giorni dalla comunicazione.
2. Con provvedimento del direttore generale per lo spettacolo dal
vivo e lo sport, sentita la conferenza di cui all'art. 1, sono
stabilite le modalita' di trasmissione e le responsabilita' connesse
allo sviluppo ed all'aggiornamento della banca dati della musica
lirica, anche per la messa a disposizione dei dati raccolti a
soggetti qualificati ove consentito dalla legge.
Art. 3.
Contenimento dei costi
1. Le fondazioni lirico-sinfoniche sono tenute a:
a) a decorrere dalla entrata in vigore del presente decreto,
sottoscrivere contratti omnicomprensivi di scritture artistiche per
cantanti, direttori di orchestra, registi, scenografi, costumisti,
lighting designers, assistenti alla regia, alle scene ed ai costumi,
per importi non superiori ai valori massimi indicati, per classi di
esperienza e valore artistico degli scritturati, nella tabella di
regolamentazione dei compensi delle scritture
artistico-professionali, di seguito denominata «tabella», allegata al
presente decreto e che ne costituisce parte integrante. Gli importi
previsti da contratti relativi al periodo successivo al 1° luglio
2006, eventualmente gia' sottoscritti alla data di entrata in vigore
del presente decreto, superiori ai valori massimi previsti dalla
tabella, sono conseguentemente rideterminati;
b) contenere nel triennio 2006-2008 il valore medio dei costi
totali derivanti dalle collaborazioni e dalle consulenze
professionali, anche se previste in pianta organica approvata,
incluse quelle di cui all'art. 13, comma 2, del decreto legislativo
29 giugno 1996, n. 367, ad esclusione di quelle dell'area artistica e
tecnico-artistica, nella misura massima dell'80% rispetto agli
omologhi costi dell'anno 2005. In tale percentuale e' fissato il
costo massimo annuale ammissibile a decorrere dall'anno 2009;
c) contenere nel triennio 2006-2008 il valore medio dei costi
totali della produzione, esclusi quelli derivanti dal personale
dipendente, nella misura massima del 90% dell'omologo valore del
2005, ricorrendo, anche grazie ai dati desunti dalla banca dati della
musica lirica, ad allestimenti,
 CORPI ARTISTICI, costumi, materiali
scenici propri o gia' utilizzati da altre fondazioni
lirico-sinfoniche, da teatri di tradizione o omologhi organismi
esteri, nonche' a coproduzioni
. In tale percentuale e' fissato il
costo massimo annuale ammissibile a decorrere dall'anno 2009;
2. E' costituito, presso il Dipartimento per lo spettacolo e lo
sport, il comitato tecnico di valutazione, di seguito denominato
«comitato». Il comitato e' presieduto dal direttore generale per lo
spettacolo dal vivo e lo sport e composto da sei membri cosi'
individuati:
a) due sovrintendenti designati dall'Associazione nazionale delle
fondazioni lirico-sinfoniche (ANFOLS);
b) tre esperti designati dal coordinamento delle istituzioni
appartenenti al titolo III della legge 14 agosto 1967, n. 800;
c) un esperto nel campo dell'organizzazione teatrale e musicale o
nel campo dello spettacolo designato dal direttore generale per lo
spettacolo dal vivo e lo sport.
3. La partecipazione al comitato e' gratuita ed i suoi lavori si
svolgono con la presenza di almeno la maggioranza dei membri od anche
in via telematica tra questi. Il comitato viene rinnovato ogni due
anni ed i suoi membri possono essere confermati.
4. Il comitato esprime parere consultivo, su richiesta del
direttore generale per lo spettacolo dal vivo e lo sport, in merito:
a) all'aggiornamento ed al perfezionamento della tabella, da
recepirsi con successivi decreti ministeriali;
b) alla verifica della corrispondenza dei contratti degli artisti
scritturati con le classi di esperienza e di valore artistico di cui
alla tabella, anche su richiesta dei sovrintendenti o dei
rappresentanti legali degli enti o delle istituzioni finanziate dallo
Stato;
c) alla predisposizione di schemi contrattuali tipo.
5. Il comitato esprime altresi' parere, su richiesta del direttore
generale per lo spettacolo dal vivo e lo sport, in merito alle
scritture dei direttori di orchestra e dei solisti nella
concertistica, nonche' dei registi nella lirica, la cui eccellenza
sia universalmente riconosciuta, rappresentando punte assolute del
mercato mondiale per esperienza e maturita', cui applicare una
maggiorazione fino al 20% dei valori massimi indicati nella tabella e
non operare la riduzione del 50% della scrittura, ivi prevista, a
decorrere dalla seconda esecuzione.
6. Le prescrizioni di cui al comma 1, lettera a), si applicano
altresi' a tutti gli enti, gli organismi e le istituzioni musicali
e/o liriche finanziati dallo Stato, ai sensi e con le modalita'
previste dalle specifiche disposizioni contenute nella relativa
disciplina di settore.
7. I collegi dei revisori dei conti verificano il rispetto delle
prescrizioni di cui al comma 1, in particolare per quanto concerne la
sottoscrizione delle scritture artistico-professionali fornendo
tempestivi referti alla direzione generale per lo spettacolo dal vivo
e lo sport. I sovrintendenti sono tenuti a presentare alla direzione
generale per lo spettacolo dal vivo e lo sport, entro il 31 gennaio
di ogni anno, una specifica relazione attestante, sotto la propria
responsabilita', la omnicomprensivita' dei trattamenti economici
relativi alle scritture artistico-professionali e l'elenco degli
artisti scritturati suddiviso secondo le classi di esperienza e di
valore artistico di cui alla tabella.
8. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere b) e c) del presente
articolo non si applicano alla fondazione «Petruzzelli e Teatri di
Bari» fino al termine di cui all'art. 1, comma 5, della legge 11
novembre 2003, n. 310.
Art. 4.
Promozione del pubblico
1. Le fondazioni lirico-sinfoniche favoriscono:
a) offerta di biglietti a prezzo ridotto a decorrere da un'ora
prima di ogni rappresentazione, secondo proposte formulate in base
all'analisi dell'utenza;
b) facilitazioni per famiglie prevedenti l'ingresso gratuito per
i minori e una riduzione del prezzo del biglietto per almeno un
adulto accompagnatore;
c) riduzione del prezzo del biglietto da un minimo del 25% ad un
massimo del 50% per i giovani di eta' inferiore ai 26 anni;
d) facilitazioni per i disabili, tra le quali almeno un biglietto
gratuito per l'eventuale accompagnatore.
e) facilitazioni per gli ingressi alle manifestazioni
dimostrative e prove generali.
2. Le offerte e le facilitazioni di cui al presente articolo devono
risultare da idonea pubblicita' rivolta all'utenza, salvi gli
obblighi derivanti dall'art. 17, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo 29 giugno 1996, n. 367.
Art. 5.
Dati di bilancio
1. Con provvedimento del Capo del Dipartimento per lo spettacolo e
lo sport, su proposta del direttore generale per lo spettacolo dal
vivo e lo sport, di concerto con i competenti uffici del Ministero
dell'economia e delle finanze, vengono impartite le necessarie
direttive e schemi cui si atterranno le fondazioni lirico-sinfoniche
in materia di rappresentazione dei dati dei conti consuntivi e dei
bilanci previsionali.
Art. 6.
Sanzioni
1. L'inosservanza di disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5,
ovvero la mancata adesione, qualora non adeguatamente motivata, ad
iniziative tese alla promozione di settore, alla condivisione di beni
e servizi comuni, allo stimolo alla nuova produzione musicale,
vengono valutate ai sensi degli articoli 17 e 18 del decreto
legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e configurano violazione di cui
all'art. 21 del decreto legislativo medesimo.
Roma, 28 febbraio 2006
Il Ministro: Buttiglione
Registrato alla Corte dei conti il 13 marzo 2006
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla
persona e dei beni culturali, registro n. 1, foglio n. 180

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venerdì, 24 marzo 2006

I LAVORATORI DEL VERDI INCONTRANO FINI

Alla cortese attenzione dell’on.GIANFRANCO FINI Vice Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana

In occasione della Sua venuta a Trieste e nel nostro Teatro, nel porgerLe il saluto a nome delle

Maestranze, sentiamo il bisogno di comunicare a Lei il disagio e la profonda preoccupazione

che attanagliano i dipendenti di questa Fondazione a seguito dei tagli apportati dal Governo in

carica al Fondo Unico dello Spettacolo.

Il Teatro che oggi La ospita è dal 1801, anno della sua costruzione,un punto di riferimento nella

ricca  vita culturale della Città e di tutta la Regione dal dopoguerra ai nostri giorni.

Su questo palcoscenico si sono avvicendati grandi direttori d’orchestra, acclamati cantanti lirici,

illustri musicisti, dando vita sera dopo sera alla grande Musica sinfonica o alla magia del Teatro

Musicale, rinsaldando, anno dopo anno, il legame fortissimo che unisce il Teatro alla gente di questa città, della Regione e dei paesi contermini.

Ad oggi il Teatro “G.Verdi” di Trieste si colloca, nella classifica delle Fondazioni lirico sinfoniche,

al II  posto per sbigliettamento (rapporto tra i biglietti venduti e popolazione), al III posto per volume di produzione, mentre è all’undicesima posizione per personale impiegato.

La vocazione di Città della Scienza e della Cultura che da tempo Trieste insegue e che con successo

da qualche anno sta concretizzando, non può prescindere  da un’ offerta forte e di grande qualità

anche per la Lirica, il genere d’arte che nel mondo intero si identifica col nostro Paese.

Il nostro Teatro, grazie alla sua particolare collocazione geografica, di frontiera fino a qualche

anno fa, al centro dell’Europa oggi, aspira ad un ruolo di “ponte” culturale tra l’Italia e i Paesi

vicini, tra noi e la Comunità italiana di Slovenia e Croazia.

Purtroppo a causa dei tagli al F.U.S. tutto ciò rischia di essere gravemente compromesso, le nostre

aspirazioni  vanificate e il futuro di noi lavoratori trascinato in un declino drammatico.

Gli effetti dei drastici provvedimenti del Governo sulla sopravvivenza dello Spettacolo dal vivo

in Italia, provvedimenti senza precedenti e che in termini percentuali non hanno riscontro in altri settori, hanno già colpito la programmazione della nostra Fondazione che ha dovuto cancellarne

buona parte, ma , ciò che più ci preoccupa, ha intaccato drammaticamente i livelli occupazionali.

Oltre che negli aspetti economici, i lavoratori del Teatro vivono questa situazione come una profonda ferita alla dignità del loro lavoro, umiliato da una concezione che è miope non solo sotto

il profilo culturale,ma anche perché non ne capisce il valore di investimento economico: la nostra professionalità sostiene, assieme alle attività e ai beni culturali che contribuiscono a rendere unico

questo Paese, l’intera economia di una città che punta ad essere centro internazionale di scienza

e cultura ad alto interesse turistico.

In considerazione di quanto esposto ci sia permesso sollecitare un Suo intervento che consenta una

rapida  erogazione del contributo dal fondo ARCUS, che ci darebbe modo di realizzare il Festival

Internazionale dell’Operetta, storico e tradizionale appuntamento estivo del Teatro “G.Verdi” che,

da  quasi 40 anni, richiama pubblico da ogni parte d’Italia e d’Europa.

Nell’incontro che abbiamo avuto con il Viceministro On.Martusciello, ci è stato assicurato un formale impegno a favore della nostra Fondazione in tale direzione.

Analoghe prospettive ci sono state ribadite dal nostro Sovrintendente, dott. Zimolo, che ci ha riferito di stretti contatti, a identiche finalità,con il Ministero competente.

I lavoratori del Teatro “G.Verdi” di Trieste si uniscono alla protesta di tutti i teatri italiani nel chiedere a Lei, autorevole rappresentante del Governo, un impegno a cancellare i tagli apportati al F.U.S. , a ripristinare risorse che consentano la vita del Teatro Lirico in Italia, riportando la cultura musicale del nostro Paese ad un livello che ci consenta di sentirci pari in Europa.

Distinti saluti

 

I Rappresentanti R.S.U. del Teatro “G.Verdi”


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mercoledì, 08 marzo 2006

JEFFREY TATE

ECCO LE MIE NOZZE DI FIGARO ...

Se guarda indietro, vede almeno un centinaio di 'Cosi' fan tutte' Jeffrey Tate, che accenna all'opera con fare intimo, chiamandola ''la Cosi'''. Le sue ultime 'Nozze' invece, quelle di Figaro naturalmente, risalgono a una decina di anni fa: motivo per cui piace particolarmente al direttore inglese l'idea di riproporla al Teatro San Carlo di Napoli, il prossimo 9 marzo. Anche per il celebre servo di Beaumarchais, nella versione di Mozart-Da Ponte, il nuovo direttore musicale del teatro, succeduto a Gary Bertini, manifesta chiaramente un debole: ''Figaro e' innanzitutto umano. Chi viene a teatro a sentire quest'opera deve cercare questo - dice - la sua umanita'''. La stessa parola che viene in mente chiacchierando con lui, Tate, stanco e ancora disponibile, dopo una mattinata di prove in teatro, che svela la passione per il musical e la certezza che l'opera lirica sia ''un museo vivente, e non si deve disperare del fatto che cosi' continuera' a essere sempre''. Indossa un pullover rosa sgargiante, che fa festa al suo corpo provato. E ha un passato da medico, che ti sorprende alle spalle: perche' lui quella professione l'ha veramente esercitata. Jeffrey Tate oltre che molto talento, ha quello che l'uomo chiama di se stesso 'umano'. Nelle 'Nozze' non manca un aspetto tecnico difficile: ''I cantanti devono essere precisi, precisi, precisi - spiega usando le parole come fossero suoni su cui si insiste per produrre intensita' dinamica - Se fosse possibile in natura, chiederei loro di funzionare come un orologio, musicalmente''. Dall'altro lato, invece, serve la fluidita', l'estemporaneita' del consumato attore: ''Devono essere diretti, immediati per produrre l'effetto comico''. E riuscire a combinare queste due capacita', aggiunge tornando alle valutazioni di chi vive l'opera dal podio, bacchetta alla mano, ''e' certamente un tipo di virtuosismo''. Il regista delle 'Nozze' napoletane sara' Mario Martone. Tate lo apprezza perche' non e' uomo di solo cinema: ''Capisce fino in fondo il valore delle parole, che nel teatro contano molto piu' delle immagini, diversamente non mi troverei cosi' bene''. Il regista gli piace anche per l'insistenza sul fatto che gli attori restino seri, ''come nella grande comicita' accade - dice - non devono farsi coinvolgere dall'effetto comico. E' il pubblico che deve ridere''. Quest' opera e' difficile per l'orchestra, spiega poi: ''Perche' gli strumenti devono dominare il caleidoscopico mondo delle 'Nozze' con estrema rapidita'. Mozart ci ha messo dentro tutto quello che poteva: il pizzicato e il legato, il piano e tutta la gamma dinamica, e ha previsto passaggi rapidi, rapidissimi''. Quindi il maestro inglese si sofferma su un altro ingrediente efficace, a suo modo di vedere, dell'allestimento: ''Sono quasi tutti italiani - spiega - e questo e' molto importante in un testo del genere, perche' la parola deve essere chiara. Sia per chi ascolta, sia per chi parla''. Bisogna innanzitutto divertirsi, per potere far ridere. Infine, questo teatro: ha un'acustica fra le ''piu' belle del mondo'', dice. Un pubblico ''molto colto, che mi ha gia' ricevuto con grande calore a dicembre''. E un organico che ''semplicemente soffre, perche' mancano i soldi. Non si puo' tagliare il 30% dei fondi, anche se e' vero che occorre trovare sponsor privati. Qui oltre che dell'arte stiamo parlando della vita della gente''.

 http://www.ansa.it/turismocampania/notizie/fdg/200603021418233051/200603021418233051.html


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lunedì, 06 marzo 2006

CONVEGNO 6 MARZO 2006

BENI CULTURALI: CGIL E CISL, GRANDE RISORSA PER L'ITALIA NECESSARIO INVESTIRE
Roma, 6 mar (Adnkronos/Adnkronos Cultura)


I beni culturali, artistici, paesaggistici rappresentano l'attrattiva italiana e l'elemento di punta per la crescita economica e dell'immagine positiva dell'Italia all'estero. Sulla necessita' di investire sui beni culturali e, quindi, sul loro ministero Cgil e Cisl si sono incontrati oggi presso il Complesso monumentale del San Michele a Roma, nel convegno ''Beni culturali, una risorsa per la crescita civile, culturale e occupazionale. Quali risorse? Quale politica?''. Ricordando come il taglio di 130 milioni di euro al Fus (quando l'opera lirica italiana rappresenta, invece, l'eccellenza italiana in tutto il mondo) sia l'elemento indicativo delle concezioni che questo governo ha dei beni culturali, l'incontro ha voluto fare il punto sulla situazione individuando gli elementi negativi dell'attuale gestione.
Risorse troppo scarse (ormai si parla di oltre il 50% di assenza di tali risorse); gonfiamento delle dirigenze (dai quattro sottosegretari del governo Spadolini agli oltre quaranta di oggi) al quale non corrisponde un miglioramento del servizio; aumento della conflittualita' (tra dirigenza ed enti locali, tra potere centrale e periferico): a partire da questi elementi, emerge l'urgenza di semplificare la struttura del ministero e assicurare ai beni culturali almeno l'1% del Pil.


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domenica, 19 febbraio 2006

W CAGLIARI !

Il Teatro lirico di Cagliari sarà presente il 20 a Torino con 46 lavoratori. L'organizzazione è risultata abbastanza difficile ma con la collaborazione dei sindacati e con il contributo di oltre 140 lavoratori siamo riusciti a concretizzarla.
Ti spiego come ho fatto:
Attraverso un'agenzia di viaggi convenzionata siamo riusciti ad abbattere i costi del viaggio pagando 118 euro pro capite comprendente il viaggio Cagliari-Milano-Cagliari in aereo e il trasferimento in  pullman granturismo  Milano-Torino-Milano.
I sindacati CGIL-CISL-UIL-FIALS-SNATER  hanno contribuito con 2.400 euro (Libersind 0 euro perchè non condividevano la manifestazione e la contribuzione)  mentre i lavoratori si sono mediamente quotati per 24 euro.
Siamo riusciti a convincere la Direzione del Teatro ad anticipare la prova al piano del Barbiere di Siviglia  alla domenica, abbiamo chiesto di rinviare un concerto decentrato del coro femminile a martedì ed infine l'orchestra è stata messa a  disposizione.
Insomma i lavoratori partono in giornata di riposo e quindi non ci rimettono di tasca.
Sembra facile a parole ma risolvere tutti questi problemi è stato veramente complicato.
Spero solo che l'impegno che abbiamo profuso a Cagliari per partecipare così numerosi abbia come riscontro un analoga partecipazione di massa dei lavoratori degli altri teatri sicuramente più agevolati di noi per raggiungere Torino.
Un caro saluto da Angelo Cocco

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sabato, 18 febbraio 2006

DAL TEATRO ALLA SCALA

TEATRO: LAVORATORI SCALA APPOGGIANO PROTESTA AL REGIO TORINO
(AGE) MILANO - I lavoratori della Scala di Milano appoggiano la protesta dei colleghi del Regio di Torino. Dopo essersi riuniti in assemblea, i lavoratori della Scala hanno diffuso oggi una nota in cui affermano di condividere "i contenuti della manifestazione sindacale indetta al Teatro Regio di Torino dal Coordinamento Lavoratori della Produzione Culturale e dalle Segreterie Nazionali di Categoria". In particolare, l'assemblea ritiene "prioritario in questa fase - si legge in un comunicato - richiedere l'intervento straordinario del Governo per garantire le retribuzioni e i livelli occupazionali, nonché l'attività artistica per i prossimi mesi, dopo i pesanti tagli operati dalla Finanziaria al Fondo Unico dello Spettacolo". I lavoratori della Scala chiedono quindi l'attivazione immediata di un tavolo di trattative "per definire - continua il documento - i recuperi salariali del secondo biennio contrattuale (2004-2005) ed il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro delle fondazioni lirico-sinfoniche, sollecitando la Sovrintendenza della Scala ad attivarsi per trovare le soluzioni più idonee". Nella stessa nota, i lavoratori scaligeri valutano la situazione in seno al Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Scala ed esprimono "disappunto per il rifiuto del CdA ad accogliere la disponibilità della Provincia di Milano ad entrare nella gestione del Teatro". "Un ingresso - si legge nella nota - che garantirebbe un rilevante apporto economico in una fase di grave difficoltà determinata dai tagli previsti dalla finanziaria". (AGE) RED-CENT

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venerdì, 17 febbraio 2006

RITORNO AL PASSATO...

GIOVEDI' 12 GENNAIO 2006

Circa un mese fa un gruppo di lavoratori(amministrativi e tecnici) improvvisamente si riscopriva difensore del teatro s.carlo,giudicava dannoso lo sciopero del 13 gennaio indetto dalla rsu per i motivi che ben conoscete, e chiedeva a grandissima voce la dimissione, sì del sovrintendente, ma, SOPRATTUTTO DELLA RSU...il risultato finale? Lo sciopero fu annullato, Lanza Tommasi è ancora saldamente in sella, la rsu è dimissionaria.A suo tempo abbiamo proposto il seguente indovinello che oggi ,come non mai,sentiamo di rinnovare: "Secondo voi, questo "movimento di lavoratori liberi in difesa del teatro di s.carlo" chi sta difendendo? "

VENERDI' 17 FEBBRAIO 2006 ore 16 - ASSEMBLEA GENERALE DEI LAVORATORI

ORDINE DEL GIORNO:MANIFESTAZIONE DI TORINO,VALUTAZIONI SINDACALI SUGLI ESITI DELL'ULTIMO CDA,VARIE ED EVENTUALI

Nonostante l'ntervento del segretario nazionale Slc Cgil Silvano Conti la platea era semivuota,una quarantina di persone circa,erronea scelta dell'orario si è detto !!!

A prescindere dalle problematiche nazionali che tutti ben conosciamo e condividiamo e che vedrà presente a Torino una delegazione napoletana,il secondo punto all'ordine del giorno doveva essere altrettanto interessante per i lavoratori poichè dal 12 gennaio ad oggi ,tranne l'intesa associativa con l'unione industriali che tra l'altro non si è ancora tradotta in un intervento economico,nulla è cambiato.Quale sarà il futuro del teatro di San Carlo e dei suoi lavoratori è ancora assolutamente incerto,si è solo a conoscenza del fatto che per il bilancio preventivo 2006  è previsto un passivo di circa 7 milioni di euro ma i lavoratori non sono stati informati ,se non da indiscrezioni trapelate nei corridoi,sulle misure che il cda intende adottare per affrontare questa disastrosa situazione.

CONCLUSIONI

Durante  l'assemblea del 12 gennaio i LIBERI lavoratori chiedevano le dimissioni di LANZA e della RSU che indiceva uno sciopero NON CONCORDATO CON LA BASE contro le sue scelte .

Venerdì 17 febbraio,nel Teatro di San Carlo la platea è semivuota,non esiste più una rsu nè si parla di nuove elezioni,almeno per il momento.Il Prof.Lanza oltre ad essere ben attaccato alla sua poltrona si è scelto anche un nuovo consulente artistico,a tre mesi dalla scadenza del suo mandato.

E i LIBERI lavoratori ?... sono spariti o tacciono e chi tace.......


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mercoledì, 15 febbraio 2006

ECONOMIA DELLA CULTURA

NASCE IL SITO MOVE ON 1X100 "PER UN’ECONOMIA DELLA CULTURA" 

La Cultura è una risorsa.
Perchè la Cultura diventi una risorsa occorre investire e quindi reperire fondi. A questa istanza la maggior parte dei governi degli ultimi anni risponde che i soldi non ci sono e che se bisogna effettuare tagli meglio tagliare nella cultura, nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione piuttosto che negli “importanti settori della vita
pubblica”.
Ma andiamo a guardare i numeri degli investimenti delle aziende nella florida industria culturale, quella dei media, che si aggirano solo in Italia nel 2005 in 9 miliardi di euro, quasi la metà della manovra finanziaria.
Tali dati dimostrano due cose:
a) che il denaro c’è, che le imprese lo spendono se ravvedono un utile, e che le stesse riscontrano un utile immediato nell’autopromozione mediante la pubblicità. Questo significa che le imprese potrebbero investire altrettanto denaro in forme di autopromozione diverse se fossero incentivate a farlo,
quali per esempio le sponsorizzazioni a eventi culturali, se potessero dedurle dal bilancio come invece possono fare se investono in pubblicità.
Oggi è infatti possibile per un’azienda detrarre le spese per una pubblicità ma non il contributo a un’associazione culturale, se non solo in casi particolari e secondo normative complesse e farraginose (vedi la legge Urbani).
b) che un tale movimento di denaro (e parliamo solo di investimenti pubblicitari nei media) produce un gettito fiscale pari a quasi un miliardo di euro se si considera unicamente l’iva sulle transazioni, pari cioè a quasi tre volte la somma destinata alla cultura dall’ultima manovra finanziaria.
Da qui la proposta di 1x100, che si rivolge alla politica e alle imprese.
Ai politici chiediamo di farsi promotori di una legge che agisca in due direzioni:
1) Da una parte finanzi direttamente la cultura, indirizzando fondi già disponibili, senza cioè creare nuove tasse che sarebbero un deterrente agli investimenti privati.
Il Move On propone di impiegare una quota dei proventi del gettito fiscale degli investimenti pubblicitari nei media per creare un fondo speciale non intaccabile dalle manovre di bilancio.
Un’operazione questa oltre che legittima da un punto di vista costituzionale, opportuna e giusta, visto è proprio l’industria dei media che, per fornire un prodotto qualificato e interessante, attinge proprio alle risorse creative che sono uno dei risultati della formazione e dell’innovazione culturale.
2) favorire gli investimenti privati nel settore promuovendo agevolazioni fiscali reali alle imprese. Il minor introito derivante dalle agevolazioni sarebbe largamente compensato dall’indotto generato.
L’altro interlocutore del Move On sono proprio le imprese perchè comprendano che per produrre innovazione e sviluppo è indispensabile investire in cultura. Infatti solo se si creano le condizioni e le occasioni di sperimentazione e di espressione
delle migliori energie creative si favorisce il movimento di idee necessarie a mettere in moto il circolo virtuoso che in questa fase storica nel nostro paese sembra essersi arrestato.
Per ulteriori informazioni vedi il sito: http://www.1x100.net 


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domenica, 12 febbraio 2006

LEGGE 194

Ottantamila in piazza per la 194 - 12/02/2006
«Le donne son tornate»: delegazioni da tutt’Italia in corteo a Napoli
Napoli bissa il successo della manifestazione milanese in difesa della 194. Oltre ottantamila in piazza. Un corteo lungo e colorato ha sfilato da piazza del Plebiscito fino a piazza Matteotti. Presenti delegazioni dei consultori, dei sindacati, dei partiti, tantissima la gente comune, venuta da molte parti d’Italia. Parzialmente cambiati gli slogan delle «streghe» degli anni Settanta: dopo il tradizionale «tremate, tremate», le manifestanti urlavano «le donne son tornate». Tra gli altri, in piazza si sono visti Francesco Caruso e don Vitaliano Della Sala. Particolarmente apprezzate le performance aperte da Isa Danieli. Le organizzatrici hanno detto che anche la sindaca Iervolino ha inviato un saluto.Brandolini


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sabato, 11 febbraio 2006

IL "POTENZIALE" DIRETTORE ARTISTICO...

ALESSIO VLAD

Direttore d’orchestra, compositore, organizzatore musicale.nasce a Roma, inizia gli studi di Composizione al Conservatorio di S. Cecilia perfezionandosi poi in Direzione d’Orchestra con Franco Ferrara, Sergiu Celibidache e Bruno Campanella.Ha studiato successivamente con Leonard Bernstein assistendo poi il Maestro in numerose produzioni presso alcune delle più importanti orchestre del mondo.Dopo essere stato Maestro Sostituto al festival di Spoleto e al teatro dell’Opera di Roma su invito di Werner Henze ha debuttato come direttore d’orchestra al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.Da allora ha collaborato con orchestre italiane (Teatro Comunale di Bologna, Opera di Roam, Teatro Massimo di Palermo, teatro Lirico di Cagliari, Orchestra Toscanini, Orchestra Sinfonica Siciliana, Orchestra Rai di Torino) ed europee (Schleswig-Holstein Philarmonie, Philarmonie der Natinen, Dresden Philarmonie, Weimar Sttatskapelle).Ha avuto inoltre una intensa attività discografica con l’Orchestra da Camera di Santa Cecilia incidendo musiche di Puccini, Catalani, Pergolesi, Vivaldi.Come compositore ha collaborato per il teatro ed il cinema con registi come Cristina Comencini (“Vai dove ti porta il cuore”, “Liberate i pesci”), come Bernardo Bertolucci (“L’Assedio” Globo d’Oro per la migliore colonna sonora italiana del 1999), Franco Zeffirelli (“Sei personaggi in cerca d’autore”, “Storia di una capinera”, “Jane Eyre”, “Un the con Mussolini”, “Callas for ever”), Giorgio Ferrara (“Tosca e altre due”).Dal 1991 è direttore artistico di “Ravello Città della Musica” dove ha creato un’orchestra giovanile collaborando con artisti come Frank Peter Zimmerman, Katia e Mariella Labeque, Misha Maisky, Aldo Ciccolini, Michele Campanella e altri ancora.

Fa parte del Comitato Artistico dell’Accademia Filarmonica Romana.

Nel 1999 è stato direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo .Dal 1999 al 2002 è stato direttore artistico del Teatro Carlo Felice di Genova.


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giovedì, 09 febbraio 2006

DOCUMENTARIO

QUESTA SERA ALLE 23,30  SU RETE 4   LE "INFOIATE" TORINESI AGLI STATI GENERALI DELLO SPETTACOLO DEL 29/11/2005


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giovedì, 02 febbraio 2006

IL PENSIERO DI UN ANONIMO MILANESE...

LO STATO DELL'ARTE

Anche a Milano iniziarono i prof. dell'Università Bocconi(i Chicago-boys meneghini)a parlare di aziendalizzazione, managerialità.. e altre stronzate dell'ideologia liberista.
Fontana subito se ne invaghì e su e giù da Milano a Roma dal governo di centro sinistra a farsi fare la famigerata legge 367 sulle Fondazioni
Era il periodo "privato è bello" e Muti spingeva con l'orchestra per la legge sul doppio lavoro artistico, venne LA FILARMONICA-Mediaset e spari la stagione concertistica Scala.
Arrivarono finalmente i menagers e dopo averla usata affondarono la Scala di debiti.
Al boccone finale 2005 si ruppero i denti: Muti chiama il sovraintendente a lui gradito (Meli);di Fontana -menager non sapeva più che farsene.
Fatta la fotografia del7 dic. con Scala "rinnovata"per i media, la notte dei lunghi coltelli, il golpe prima del rinnovo del cda.
...arrivano e straparlano di + spettacoli al teatro fabbrica di bulloni o juke-box dal vivo e distruggono il teatro insieme di arti.
Meli (luglio 2005) lancia il modello Parma con solo 18 dipendenti(l'anti-Scala)chiama giornalisti di famiglia, come il padrino, in ristorante a Roma e parla delle magnificenze delle cooperative da estendere ovunque.
Uno alla volta, fin'ora, tutti insieme domani (se dovesse permanere il capo massone)il teatro senza dipendenti, 5 "fondazioni di eccellenza", il resto alle regioni, chi è ricco si salvi!


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mercoledì, 01 febbraio 2006

FUORI LA RICETTA

Se l'amministratore di un ente lirico si arrende di fronte ad una ridda di congetture e di cifre in rosso e chiede pubblicamente aiuto, è chiaro che gli viene consigliato di farsi affiancare da un esperto nel settore manageriale. Vogliamo sperare che tale insufficienza non sia dovuta agli introiti più scarsi del soprintendente del s. Carlo rispetto a quello della Scala. Tuttavia il sospetto che Lanza Tommasi un portentoso asso nella manica ce l’abbia nonostante tutto stenta a svanire, se è vero che gli è stato negato questo mandato di risolvere i problemi che affiggono il settore, problemi con cui egli dichiara di aver lunga dimestichezza. Premesso che non si è capito bene se per lui sia un fatto positivo oppure no che il mondo dello statuto dei lavoratori sia finito in soffitta, non si capisce bene a questo punto, se l’accelerazione che egli auspica sia quella destinata a spingere sia i lavoratori, sia gli elettori (che purtroppo ancora contano di tanto in tanto) definitivamente fuori dalla finestra.
È forse questa la sua visione del grande statista?
Perché non espone con la stessa chiarezza con cui ha chiarito le dimensioni del problema, la sua ricetta, soprattutto quella relativa alle conflittualità?

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sabato, 21 gennaio 2006

VEDI NAPOLI E POI...PALERMO


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venerdì, 20 gennaio 2006

LETTERA DA UNA MILIONARIA A SANDRO CAPPELLETTO

Gentile signore, sono una corista del teatro di San Carlo, felice della sua
disponibilità ad un incontro per discutere le problematiche del nostro settore,
anzi non vedo l'ora di vederla per mostrarle il mio 730.Nell'attesa le dico
che il mio stipendio netto mensile si aggira intorno ai 1650 euro comprensivi
di integrativo ,dopo 18 anni di lavoro,dai quali vanno detratti 28 euro lordi
al giorno in caso di malattia,giacchè il mio "scandaloso" contratto aziendale
prevede che l'erogazione della somma sia legata all'effettiva presenza in
azienda e non venga calcolata come parte integrante della retribuzione. Sono
certa del fatto che sicuramente sarà preoccupato per il futuro dei nostri
Teatri e la prego di sensibilizzare l'opinione pubblica anche su questo "vergognoso"
decreto che pone un tetto "massimo" ai cachet ,limitandolo per gli artisti
di serie "A" a 50.000 euro per serata !
I metalmeccanici in questi giorni sono su tutte le pagine dei giornali perchè
stanno lottando ,e lo trovo sacrosanto, per avere un aumento di 100 euro
mensili; non vedo perchè lei debba ritenere "SACROSANTO" tagliare il mio
stipendio per gli errori e l'incapacità delle persone che in questi anni
non sono riuscite a trovare una soluzione per avviare una seria riforma del
settore.
Se un artista sbaglia viene protestato,sarebbe ora di cominciare a fare lo
stesso con quelli che hanno la responsabilità del degrado culturale dell'Italia.
Sempre a sua disposizione per ulteriori chiarimenti  GLORIA M. 18/01/2006

QUESTA E' LA SUA RISPOSTA....

Gentile signora,
grazie dell'attenzione. Stiamo riflettendo, al giornale, su come proseguire l'inchiesta.
Una precisazione: in quale parte del mio articolo trova scritto che bisogna tagliare gli stipendi?
Non ho messo in discussione l'entità degli stipendi, che peraltro presentano notevoli sperequazioni da teatro a teatro, e so bene quanta speciliazzazione professionale sia necesaria per cantare in un coro, suonare uno strumento, danzare;
il problema è una normativa aziendale fitta di clausole che danno vita a una conflittualità latente e perenne.
Prendo nota che non interviene sulla questione in cui, nel mio articolo, è direttamente citato il suo Teatro.
Se dobbiamo fare chiarezza, è necessario che tutti la facciano.
Con i più coridali saluti  19/01/2006
Sandro Cappelletto

LA REPLICA ...

Gentile signore,le mie preoccupazioni derivano dal fatto che ormai da troppo
tempo le nostre buste paga sono oggetto di articoli di stampa che sembra
vogliano orientare l'opinione pubblica più verso la necessità di una revisione
dei nostri contratti di lavoro che verso una riforma dell'intero sistema
strutturale delle fondazioni lirico-sinfoniche,nel'ottica,secondo me, del
"Tutto cambi perchè nulla cambi ...".
Già il titolo della sua inchiesta "....Si taglia tutto,non gi stipendi" ed
il suo riferimento ai nostri "privilegi ",dopo qualche suo illustre predecessore,lasciano
ben poco spazio ad altre interpretazioni.
Per quanto riguarda il mio Teatro, lei ha fatto riferimento a  "dipendenti"
non estranei a ditte esterne che preparano scene e costumi.Sarei felice di
poterla aiutare se mi facesse i nomi di queste persone.Credo però che gli
appalti per i costumi e le scene anche presso  altre fondazioni siano affidati
a ditte esterne,data l'inadeguatezza dei laboratori e la carenza di personale,altra
cosa è quella che lei denuncia e che andrebbe supportata da prove certe.Sarei
felice comunque di partecipare alla conferenza che lei intende organizzare
e sono sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti. GLORIA M. 19/1/2006

LA RISPOSTA INVIATA A ROBERTO DI SANTA CECILIA

Oggetto: Re:Articolo 17 gennaio 2006

Gentile lettore,
la ringrazio della documentata attenzione rivolta al mio articolo.
Le cifre relative al costo medio sono riportate dal saggio Il costo del melodramma, pubblicato da Il Mulino.
La ringrazio comunque delle precisazioni.
Non ho mai sostenuto che vanno ridotti gli stipendi, non troverà, né in questo né in altri miei articoli, un'affermazione simile.
E' piuttosto la rigida normativa contrattuale, fonte di inesauribili interppretazioni controverse, che credo vada rivista; ma farlo implica un senso di responsabilità condivisa che non mi sembra di percepire in questi momenti.
Men che meno sono favorevole ai tagli al FUS, operati con cecità e in modo indiscriminato, senza un qualche progetto di riforma.
Devo confessarle che tra le tante lettere ricevute, le proteste sono venute in manoiera pressoché esclusiva dagli artisti del coro, che ni hanno allegato anche le loro buste paga, in alcuni casi attestate sui 1600 euro mensili per 14 mensilità, che certo non si possono considerare un lauto stipendio.
Rimango a sua disposizione e ancora la ringrazio.
Sandro Cappelletto

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giovedì, 19 gennaio 2006

MA CHE BELLA ASSOCIAZIONE...

19 GENNAIO: EVENTI INAUGURALI DELL'ANNO ITALIANO IN CINA
Inaugurazione in grande stile, giovedì 19 gennaio, all'Auditorium di Pechino, per l'Anno dell'Italia in Cina, alla presenza del ministro italiano per i Beni Culturali, Rocco Bottiglione e delle massime autorità cinesi.
Ad aprire gli oltre quaranta eventi culturali, che si svolgeranno nell'arco dell'intero anno, la mostra "Specchio del Tempo", allestita al Millennium World Art Museum e curata dal Ministero per i beni e le attività culturali e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, che durerà fino al 23 aprile.
La mostra si propone come un itinerario attraverso ottanta capolavori dell'arte italiana:da Milano a Roma, da Firenze a Venezia e a Napoli. Il periodo illustrato è quello che va dal tardo duecento al neoclassicismo. Per la prima volta saranno esposte in Cina opere di maestri come Botticelli, Mantenga, Leonardo, Raffaello, Andrea del Sarto, Bronzino, Caravaggio, Guercino e Longhi. L'esposizione comprende anche sedici opere inedite di pittura, tratte dalla raccolte Bardini, acquisite dallo Stato italiano nel 1996 e restaurate per l’occasione. La mostra comprende anche diversi ritratti femminili che illustrano il diverso e sempre crescente ruolo che già nel tardo Rinascimento, andavano assumendo le donne nel contesto della vita culturale e sociale italiana.
La mostra rimarrà aperta fino al 23 aprile 2006.
Il 20 gennaio al China Millennium Monument, sempre a Pechino, andrà in scena, invece, l'evento spettacolo "Il tempo si rinuova" ideato dallo Studio Festi ed il 21 gennaio, nella città di Tianjin, si terrà il concerto dell'Orchestra Nuova Scarlatti di Napoli della Fondazione del Teatro San Carlo. http://www.yidalinian.org/italiano/

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mercoledì, 18 gennaio 2006

ALLARME ROSSO

Il comitato per i Problemi dello Spettacolo è “un organo di consulenza e di verifica in ordine alla elaborazione ed attuazione delle politiche di settore e in particolare in ordine alla predisposizione di indirizzi e di criteri generali relativi alla destinazione delle risorse pubbliche per il sostegno alle attività dello spettacolo” . E’ stato istituito dalla legge 23 dicembre 1996 n. 650 (che convertiva, con modifiche, il DL 23 ottobre 1996, n. 545).Il Comitato è presieduto dal Ministro per i beni e le attività culturali Buttiglione ed è composto, oltre che dal Capo del Dipartimento competente per materia, da rappresentanti di associazioni di lavoratori e di organizzazioni professionali che operano nell’ambito dello spettacolo.

Componenti sezione Musica:

Walter Vergnano
Angela Cauzzi
Vittorio Antonellini
Roberto Maglioli
Lucio Fumo
Federico Quasso
Paolo Ponziano Ciardi
Silvano Conti
Sandro Cappelletto

Avete capito a nome di chi parlava Cappelletto sulla stampa di ieri?


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martedì, 17 gennaio 2006

VERGOGNA

 

QUANTO COSTA LA MUSICA

 

Dipendenti a tempo indeterminato                          4673

 

Costo totale unitario per dipendente all'anno        71.130 euro (MAGARI!)

Compenso sovrintendente                                       da 150.000 a 300.000 euro

 

Compenso direttore artistico                                   da 100.000 a 120.000 euro

 

Prima parte orchestra                                              4.500-5.000 euro

 

Musicisti di fila                                                         3.000 euro  (MAGARI !)

La Finanziaria ha ridotto i fondi per i teatri ma sprechi e privilegi resistono
Prevedibile e annunciato, ecco concretizzarsi, per i teatri d'opera italiani, l'effetto paradossale dei tagli della Finanziaria sui fondi destinati allo spettacolo: si produce meno, ma naturalmente si continuano a pagare gli stipendi e così la percentuale delle spese fisse sale a livelli mai raggiunti, sfiorando l'80% dei bilanci.
«Non vogliamo diventare uno stipendificio», dichiarava a La Stampa poche settimane fa Walter Vergnano, responsabile del Teatro Regio di Torino e presidente dell'associazione che raggruppa i sovrintendenti. Eppure: Firenze cancella tre titoli, Venezia due, Bologna decide questa settimana, a Palermo ci pensano i dipendenti, programmando scioperi, a Genova - dichiara il sovrintendente Gennaro di Benedetto - «nonostante il taglio di tutto ciò che è cancellabile, sarà necessario presentare un bilancio passivo di 5 milioni». Sessantadue milioni di finanziamento pubblico in meno in due anni: a questa botta le 13 case dell'opera italiane non sembrano in grado di reagire, a meno di non ripensare radicalmente contratti, normativa, funzionamento.
Elementare legge economica: se le macchine sono ferme, ma il costo del capitale umano corre, il fallimento non è un'ipotesi lontana. «No a ridurre l'attività al minimo, no a ridurre il personale», dice oggi Vergnano, dopo un incontro con il ministro Buttiglione. «No nemmeno a nascondere i passivi con i falsi in bilancio: il governo deve commissariare i teatri»
. E' accaduto, 20 anni fa, all'Opera a Parigi, poi negli Armi '90 al Covent Garden di Londra: situazioni economiche compromesse hanno portato alla chiusura e alla riapertura su basi contrattuali diverse.
Regole da parastato
«Il ministro ci invita a rivolgerci agli enti locali - incalza Di Benedetto - ma come potranno Comuni e province, con i finanziamenti tagliati, impegnarsi di più proprio con noi?». L'invito a lavorare meno è arrivato,
per primo, da fonte autorevole: Salvo Nastasi, direttore generale al ministero dei Beni Culturali e commissario del Maggio Musicale Fiorentino. Ma a quale dei due emisferi del mondo del lavoro - il pubblico o il privato - appartengono i teatri d'opera? I dubbi sono impossibili, sembrerebbe: la condizione giuridica li considera fondazioni di diritto privato. «Però, regole e mentalità sono rimasti quelli del peggiore parastato», riflette il baritono e direttore Claudio Desideri, dopo un'amara esperienza come sovrintendente al Massimo di Palermo. La media di lavoro di un orchestrale è di circa 400 ore all'anno, per un corista l'impegno è ancora minore e, spesso, gli organici sono sovradimensionati. Le mensilità sono quasi ovunque 15, l'impegno lavorativo è di cinque-sei mesi. Gli stipendi di chi lavora nei settori amministrativi, tecnici e dei servizi sono superiori a quelli di chi svolge funzioni analoghe in altre amministrazioni pubbliche. In alcuni casi si giunge al doppio.
La normativa che disciplina le prove musicali, corali e dei corpi di ballo è un labirinto di eccezioni, con frequenti contrattazioni aggiuntive e integrative, alcune singolari, come l'indennità estiva, detta «Caracalla», per i dipendenti dell'Opera di Roma. Il clima non è mai sereno, la frantumazione sindacale - ci sono teatri con sette sigle - provoca continui rinvii, blocchi, tensioni: «Non abbiamo alcun controllo sui nostri iscritti nei teatri», ammise Sergio Cofferati, che ama l'opera, quando era segretario della Cgil. Oggi, Enrico Sciarra, astuto sindacalista autonomo, attivo nella direzione del teatro di Firenze, ammette: «In questi anni abbiamo sempre avuto una controparte debole». I sovrintendenti hanno spesso accettato regole capestro pur di garantire la pace interna, richiesta dai sindaci di città nelle quali i teatri d'opera rappresentano realtà occupazionarie ed elettorali importanti: 800 dipendenti La Scala, 600 Roma.
Molti malumori, a Roma, suscita il contratto di Carla Fracci, direttrice del corpo di ballo, però pagata a parte ogni volta che danza - «e come danza, ormai?», malignano alcuni - e responsabile, assieme a Beppe Menegatti, delle scelte e dei contratti dei danzatori. E perché Firenze - si chiedono i sindacati - tiene a contratto due validissimi responsabili artistici, Gianni Tangucci e Cesare Mazzonis? Non ne basterebbe uno? Perché Parma scrittura per un concerto il direttore Kurt Masur con un cachet superiore ai suoi standard?
Bilanci opachi
Perché al San Carlo di Napoli sono frequenti le costruzioni di scene e costumi affidate non ai laboratori interni, ma ad imprese alle quali non sono estranei, in alcuni casi, i dipendenti dello stesso teatro? E sono tutti indispensabili i 40 aggiunti al ballo della Scala? E - domanda di fondo - perché queste informazioni devono arrivare anonime, mentre è così difficile consultare i bilanci?
La situazione non è, economicamente, brillante per nessun teatro europeo, ma solo in Italia tagli, privilegi, cecità sindacale e politica hanno portato a questa situazione così incerta. Ecco la questione capitale: quanto siamo disposti a investire per la musica? E quanto si può concedere e quanto invece si deve pretendere?


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giovedì, 12 gennaio 2006

A VOLTE RITORNANO..........................

Con molta amarezza vi dobbiamo aggiornare sugli ultimissimi avvenimenti.Uno sparuto gruppo di lavoratori(amministrativi e tecnici),la cui sensibilità ed abnegazione ci aveva già colpito perchè in occasione del concerto di protesta del 25 novembre aveva preteso in giornata di sciopero il pagamento dello straordinario, improvvisamente si riscopre difensore del teatro s.carlo,giudica dannoso lo sciopero del 13 gennaio indetto dalla rsu per i motivi che ben conoscete, e chiede a grandissima voce la dimissione, sì del sovrintendente, ma, SOPRATTUTTO DELLA RSU...il risultato finale? Lo sciopero è stato annullato, della Cina non se ne parla più, Lanza Tommasi è ancora saldamente in sella, la rsu è dimissionaria, ed il piano di risanamento del direttore generale ha davanti a sè tutta la via spianata.Proponiamo un indovinello : "Secondo voi, questo "movimento di lavoratori liberi in difesa del teatro di s.carlo" chi sta difendendo? "

NAPOLI 12/1/2006

MOVIMENTO DI LIBERI LAVORATORI IN DIFESA DEL TEATRO DI SAN CARLO

QUESTO MOVIMENTO NON RITIENE OPPORTUNO SCIOPERARE PER LA PRIMA DEL GIORNO 13 C.M.  POICHE' LE OO.SS. NON HANNO INDETTO UN'ASSEMBLEA CON I LAVORATORI  PRIMA  PER  DISCUTERE SIA LA SITUAZIONE ECONOMICA SIA IL RISANAMENTO DEL DEFICIT AZIENDALE.QUESTO MOVIMENTO NON AVENDO PIU' FIDUCIA NELLA RSU E NELLA DIREZIONE,PROCLAMA UN'ASSEMBLEA A PORTE APERTE NEL TEATRO DI SAN CARLO,CON TUTTI I RAPPRESENTANTI SINDACALI,CAPIGRUPPO POLITICI DELLA CITTA' E PARLAMENTARI DELLA CAMPANIA.QUESTO MOVIMENTO PERTANTO CHIEDE L'IMMEDIATO RIPIANO INDUSTRIALE CON I SEGUENTI PUNTI:

SOSPENDERE SPESE DI NUOVI ALLESTIMENTI-CONTINUARE LA STAGIONE LIRICA CON ARTISTI DEL CORO-VERIFICA  DI CONTRATTI PROFESSIONALI COSTOSI ED IMMEDIATA SOSPENSIONE-CONTINUARE LA PRODUZIONE CON ALLESTIMENTI DI PROPRIETA' DEL TEATRO-UTILIZZO DI TUTTE LE PROFESSIONALITA' E DEI LABORATORI DEL TEATRO                                                                                                                     


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venerdì, 06 gennaio 2006

Intervento del Senatore Tessitore

MERCOLEDÌ 21 DICEMBRE 2005  Discussione del disegno di legge:

 

(3684) Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, recante misure urgenti in materia di università, beni culturali ed in favore di soggetti affetti da gravi patologie, nonché in tema di rinegoziazione di mutui 

 

TESSITORE (DS-U). Signor Presidente, come è stato detto dai colleghi siamo dinanzi ad un decreto omnibus che appare persino di dubbia presentabilità, privo come è di ogni organicità (basta leggere il titolo, che spazia dall'università alla sanità, dai beni culturali ai mutui), un testo che, se possibile, viene in Aula peggiorato dall'attività emendativa del Governo e della maggioranza (quindi in sostanza del Governo stesso), che assicura al provvedimento la squisita caratteristica di un intervento clientelare ed elettoralistico tale da intaccare lo stesso conclamato rigore di una finanziaria che si vorrebbe non fosse elettoralistica, ma che in realtà lo è in forme appena camuffate e surrettizie, che questo decreto svela inesorabilmente.

 

Provo a documentare quanto detto. Si delinea una serie di inquadramenti occasionali e clientelari a favore di persone o di categorie (che non conosco, ma che certamente qualcuno conoscerà), persone che con varie forme di clientelismo, probabilmente equamente divise tra vari tipi di Governo, si trovano oggi nel posto giusto per essere premiate (si fa per dire!). Potrei citare una serie di emendamenti, alcuni dei quali prevedono per esempio che si possa diventare dirigenti dopo aver svolto soltanto per un anno un incarico di supplenza; ciò, peraltro, su numeri rilevanti, in certi casi alcune centinaia di persone!

 

Mi domando se esista copertura finanziaria e, in tal caso, se si accordi con il previsto presunto rigore della finanziaria e con le condizioni della finanza pubblica. Probabilmente, dopo questo provvedimento sarà possibile dire che in Italia sono aumentati i posti di lavoro, ossia continuare a praticare l'uso della menzogna che oggi è divenuto il più sicuro metodo di comunicazione politica, anche grazie a qualche compiacente conduttore televisivo; poco male se opera all'interno della televisione pubblica!

 

Un secondo punto è quello relativo agli ordini professionali, argomento già toccato dal senatore Modica. Ho l'impressione che si navighi a vista. Questa è una materia estremamente importante: gli ordini professionali hanno bisogno di una riforma. Se non si riformano gli ordini professionali, anche alla luce di alcune norme più o meno marginali ma incidenti, inserite nelle revisioni degli ordinamenti didattici, finiremo per affidare agli ordini professionali la determinazione degli ordinamenti didattici delle nostre università. Un argomento, peraltro, ancora più delicato, se dovesse farsi strada quella curiosa tesi secondo la quale buona parte dei problemi della scuola e dell'università italiana verrebbe risolta con l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Chi lo dice evidentemente dimostra di non sapere che cos'è il valore legale del titolo di studio.

 

Un terzo punto è quello relativo alle fondazioni liriche. Anche qui non nego che esista un problema fondamentale e importante perché non credo, purtroppo, che nel nostro Paese vi sia una cultura che favorisca il sostegno continuativo da parte del settore privato all'attività di ricerca e all'attività culturale. Ma, proprio per questo, non si può dar vita ad interventi settoriali come questi, in quanto sia il provvedimento in esame, sia una norma della finanziaria scaricano sul costo del lavoro tutto il problema della crisi delle fondazioni liriche. Credo che ciò sia sbagliato, ancora una volta, perché non vi è nessun elemento di organicità e di sistematicità, nessun elemento comparativo con la situazione europea. In ogni caso è una scelta sbagliata perché destinata soltanto a creare ulteriori tensioni all'interno di un mondo già in fibrillazione, mentre il problema, per quanto concerne i costi relativi alle fondazioni liriche, dovrebbe essere guardato nella sua globalità.

 

Un'altra norma prevede, nei consigli di amministrazione, l'aumento a due dei rappresentanti del Governo. Confesso che non capisco tale previsione. Buona parte degli statuti delle fondazioni liriche prevede già due rappresentanti del Governo. Evidentemente si vuole estendere tale quota soltanto per distribuire qualche posto nei consigli di amministrazione, senza preoccuparsi delle conseguenze sul sistema che ciò può determinare.

 

Un ultimo punto che mi sembra di particolare rilevanza e anch'esso rispondente ad un criterio squisitamente disorganico è quello relativo alla modifica dell'organizzazione del Ministero per i beni culturali, con lo spostamento previsto della Discoteca di Stato e dell'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione al Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, anziché rafforzare, come dovrebbe essere naturale, il Dipartimento per i beni archivistici e librari. I casi sono due: o non si sa che cosa sia la Discoteca di Stato e il Catalogo unico - e credo sia una tesi non priva di fondamento - oppure lo si sa e, se lo si sa, i provvedimenti vengono adottati soltanto per interessi soggettivi che prevalgono sugli interessi oggettivi di organizzazione razionale del Ministero.

 

Debbo dire che anche qui ci troviamo di fronte ad una storia antica del Ministero, per tanti versi legata alle fortune, numerose, e alle sfortune, scarse, di qualche direttore generale che non ha esitato - in un caso che ho denunciato perché ha riguardato direttamente un mio intervento ispettivo - a indurre il rappresentante del Governo a mentire in sede di sindacato ispettivo: mentire in Parlamento. Un fatto gravissimo, che il Governo non ha avuto il coraggio di denunciare, preferendo che si mantenesse questo elemento di vera e propria lesione, anziché smentire un dirigente infedele, offendendo in questo modo il Parlamento. Si tratta di miserie che qualificano chi le compie, non certo chi è oggetto di simili atteggiamenti.

 

Spero che finalmente si ponga fine a tutto ciò perché questa prassi di legiferare, anche in materie che richiedono interventi, operando con disorganicità, non soltanto non risolve i problemi specifici ma aggrava la possibile soluzione nella direzione giusta: quella della sistematicità e dell'organicità di alcune di queste materie pure rilevanti e di cui ho parlato, le professioni, i beni culturali e le fondazioni liriche.

 

Per tutte queste ragioni, il mio giudizio - e, penso, quello del mio Gruppo - è nettamente contrario a provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

 


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venerdì, 30 dicembre 2005

Gabriella Pistone ha scritto su Rinascita...

PER LA CULTURA UNITI ED ORGOGLIOSI - Rinascita 19/12/2005

14 ottobre 2005: per la prima volta la protesta unitaria degli artisti, lavoratori e imprenditori dello spettacolo in difesa della cultura e contro i tagli della finanziaria ha raccolto la solidarietà forte e compatta di tutta la società italiana. Non era mai avvenuto che teatri, cinema, fondazioni, produzioni si fermassero per una giornata intera, riversando nei teatri e nelle piazze una reazione unanime. Mai niente di simile.

I Comunisti Italiani c’erano, hanno fortemente denunciato questa intollerabile situazione e saranno al fianco di tutti i lavoratori (oltre 200 mila) ai quali non vogliamo soltanto garantire l’occupazione ma per i quali sentiamo gratitudine poiché attraverso la loro opera creativa si mantiene vivo uno dei caratteri più riconoscibili del nostro Paese. Oltralpe l’Italia continua ad essere considerata la patria dei beni e delle attività culturali: il governo Berlusconi si è coperto di ridicolo dichiarando tra le altre cose che alla Scala e nelle altre fondazioni liriche ci sono troppi lavoratori che producono poco. E’ toccato ad un francese, al sovrintendente Lissner, ribattergli che si sbagliava di grosso, raffrontando i dati dell’Opéra di Parigi e di altri enti stranieri; è toccato al direttore dell’Odéon-Teatro d’Europa di Parigi ricordare che il teatro italiano, da tempo in crisi, era, grazie a questa finanziaria, vicino alla catastrofe. E a Eli Malka, direttore dell’Associazione Teatri d’Europa, avvertire il nostro governo che solo in Grecia il teatro è trattato peggio.

Allora, con la giusta dose di orgoglio che ci fa amare il nostro paese e le nostre ricchezze, con l’alta considerazione che sentiamo per le migliaia di lavoratori coinvolti, vogliamo dire a questo governo, che è riuscito in 5 anni a dimezzare le risorse per la cultura, per la ricerca e per la formazione, che il suo atteggiamento non sarà il nostro; per noi la cultura, lo spettacolo dal vivo non sono inutili, poco redditizi e magari un po’ spreconi. Il nostro convincimento è pensare la cultura e lo spettacolo non come spesa ma come investimento, come cura preventiva per evitare il male dell’ignoranza. Come Comunisti Italiani ci siamo impegnati tenacemente nel programma dell’Unione a portare il nostro contributo di idee e di progetto: ci riteniamo soddisfatti del risultato che impegna, tra le altre cose, il futuro governo a portare progressivamente l’investimento in cultura dallo 0,39 all’1% del Pil, a difendere i diritti sul lavoro, a lottare contro il precariato e il lavoro nero. Lo voglio ricordare oggi, 19 dicembre, quando a finanziaria quasi approvata, davanti a Montecitorio i lavoratori dell’Opera di Roma, con la presenza dei sindacati, hanno chiesto a Tremonti rispetto per il proprio lavoro. Il sovrintendente Ernani era con loro, commosso e indignato come loro. Hanno suonato, cantato, danzato, facendo sentire con la forza della musica che cosa questo paese ha inventato per l’Europa e per il mondo e che cosa rischia di perdere per sempre. Nessuno è uscito dal Palazzo: nemmeno Buttiglione, che aveva pubblicamente promesso le sue dimissioni se i tagli al Fus non fossero stati reintegrati. Caro Ministro, il Fus per l’anno prossimo si è ridotto a 377 milioni di euro, ovvero quanto stanzia per la cultura la sola regione parigina! Ci saremmo aspettati un comportamento conseguente. In ogni caso guardiamo avanti, con la voglia di essere nuovamente orgogliosi del nostro Paese.

Gabriella Pistone


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mercoledì, 28 dicembre 2005

Sempre a proposito di Parma...

Da: Zecchillo (Messaggio originale) Inviato: 21/12/2005 17.34
PARMA: MUSICA E MILIARDI
ATTENTI AL TRIO MELI-MAAZEL- PROCZYNSKI
CACHET, PREBENDE, ONORARI ALTERATI IN MANIERA SPROPOSITATA: PARMA E' DIVENTATA LA CITTA' DEL BENGODI

Chi ha detto che non ci sono soldi per la musica? A Parma ce ne sono fin troppi, piovono dall'alto come una manna. E' bastato aggirare il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) che - come si sa - ha stretto i cordoni della borsa al limite del sopportabile, e trasformare due realtà in Fondazioni: 1) Orchestra Toscanini - 2) Parma Capitale della Musica. Dopo di che una società, denominata Arcus e scaturita dal Ministero Beni Culturali (Buttiglione) e dal Ministero Trasporti e Infrastrutture (Lunardi) fa piovere i miliardi sull'entusiastica Parma.
Guardiamo i componenti di questa eccezionale fortuna. Per la "Toscanini", che gestisce anche la Filarmonica locale, c'è il M.o Lorin Maazel; per la "Capitale della Musica" c'è un comitato d'onore di tutto rispetto, formato dal Sindaco Elvio Ubaldi, dai Ministri Lunardi e Buttiglione, da Fedele Confalonieri, che ha abbandonato ad hoc la Filarmonica della Scala, dall'Aga Khan e probabilmente anche da Riccardo Muti. Nomi che spiegano molte cose. Coordinatore del bengodi è l'attuale sovrintendente del Teatro Regio di Parma, Mauro Meli, uscito di corsa dalla Scala. E' lui che gestirà una valanga di soldi: 3 milioni e 300 mila euro l'anno, oltre ai finaziamenti del Fus e degli Enti locali. Al M.o Maazel vanno 750 mila euro più una villa di gran lusso per 15 concerti, il resto sarà speso per una stagione favolosa, che vedrà sul podio i direttori d'orchestra più prestigiosi del mondo per il congruo cachet di 70 mila euro a sera.
"Deus-ex-machina" di queste scritture è l'agente teatrale Valentin Proczynski, personaggio molto chiacchierato, argentino di origine russa, residente a Montecarlo. Tanto per dire che questo signore non paga le tasse in Italia. I cantanti, i musicisti e registi che propone sono tutti stranieri. Proczynski, dei cui metodi disinvolti" si mormora parecchio, è da anni consulente di Mauro Meli, fin da quando quest'ultimo era sovrintendente a Cagliari. Com'è noto, Meli lasciò il teatro di Cagliari sommerso dai debiti, e ciò non stupisce sapendo che, con Proczynski, i cachet degli artisti raddoppiano e triplicano. Bisogna poi vedere, di questi esorbitanti cachet, quanto va nella borsa degli artisti e quanto rimane nelle tasche dell'astuto Proczynski e dei suoi protettori.
Sapendo queste cose, di cui anche i giornali hanno parlato, il Ministro Buttiglione dovrebbe sospendere i finanziamenti del FUS a Parma, che ne ha fin troppi, e distribuire quel denaro alle Fondazioni teatrali più in difficoltà, oppure ad altri teatri di tradizione che devono sopravvivere con cifre miserabili. Per l'appunto pare che le associazioni concertistiche italiane terranno una manifestazione proprio a Parma, chiedendo un po' più di equità ai ministri che elargiscono a piene mani per qualcuno e chiudono la cassa per tutti gli altri.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala


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venerdì, 23 dicembre 2005

Manifestazione di Roma


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lunedì, 19 dicembre 2005

Agis chiede le dimissioni di Buttiglione

15 dicembre 2005

              al Responsabile degli Spettacoli


L¹AGIS CHIEDE LE DIMISSIONI DEL MINISTRO BUTTIGLIONE

Per la "drammatica riduzione" del Fondo unico dello spettacolo


L¹assemblea generale dell¹Agis, "preso atto con indignazione della conferma della drammatica decurtazione del Fus (Fondo unico dello spettacolo), ridotto a meno di 380 milioni di euro con la Finanziaria 2006, cui si aggiungono i tagli dei fondi pubblici dell¹Istituto per il credito sportivo, di cui di recente erano state ampliate le competenze anche ai beni ed alle attività culturali", chiede che il ministro Buttiglione "adempia, con la necessaria immediatezza, all¹inequivocabile impegno assunto qualche tempo fa, di rimettere il proprio mandato".

L¹assemblea dell¹Agis chiede inoltre: alla Presidenza del Consiglio di dichiarare "lo stato di crisi del settore", concordando "con le parti sociali l¹adozione delle indispensabili ed urgenti misure connesse"; al governo di impegnarsi ad "intervenire con provvedimenti urgenti" per lo svolgimento della normale attività nel 2006; al dipartimento dello Spettacolo di attivare "immediatamente i contatti con le categorie per integrare, in maniera chiara e adeguata" gli imminenti decreti ministeriali "nel senso richiesto dall¹acuito stato di crisi"; alla Conferenza delle Regioni, all¹Anci e all¹Upi, di attivare "consultazioni permanenti delle categorie per assicurare a tutti i cittadini pari opportunità di fruizione dello Spettacolo"; al governo "che scaturirà dalle prossime elezioni" di impegnarsi "entro il 2006 per il ripristino integrale del Fus ai livelli raggiunti nel 2001".

L¹assemblea dell¹Agis "stigmatizza" altresì "l¹ottusa insensibilità dimostrata in questa circostanza dal ministro dell¹Economia, Tremonti, così come l¹inattendibilità dei titolari del potere decisionale, a conferma di quella negativa visione ideologica che il governo ha dimostrato di avere nei confronti della cultura, così come testimoniato anche dalla reintroduzione di vincoli e balzelli che di fatto concretano una nuova forma di censura nello spettacolo" (la cosiddetta "pornotax"). In questo comportamento l¹Agis ravvisa "una colpevole sottovalutazione, oltre che della importanza sociale della cultura dello spettacolo, anche degli esiziali riflessi occupazionali di una categoria che annovera circa duecentomila addetti".

L¹assemblea dell¹Agis auspica che dal mondo sindacale "giunga un convinto, esplicito ed incisivo apporto all¹azione di denuncia, di proposta e di lotta che l¹Associazione intende rilanciare" e annuncia, conclusivamente, di "trasformare l¹attuale Comitato di crisi in Comitato di Emergenza" dandogli mandato di "individuare e di organizzare, con ogni possibile energica tempestività, le più adeguate forme di lotta".

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Tagli per tutti ma non per Parma...

La Repubblica 19/12/2005
Mentre le Fondazioni liriche suonano il «Requiem» e protestano
contro i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) previsti in
Finanziaria, a Parma si concentra una grande quantità di contributi
pubblici: 6 milioni e 300 mila euro l´anno per le due istituzioni Fondazione
«Parma Capitale della Musica» e Fondazione Toscanini. È circa la metà dei
finanziamenti su cui conta la prestigiosa Santa Cecilia, e un terzo di
quanto lo Stato dà alla totalità delle attività concertistiche italiane, dal
Trentino alla Sicilia. La particolarità, a Parma, è che si tratta di denaro
che non arriva dal Fus, ma dall´Arcus, la società dei ministeri ai Beni
Culturali e ai Trasporti e Infrastrutture nata nel febbraio 2004 con la
missione di destinare fondi (che comprendono anche una quota del 5% dei
finanziamenti pubblici per le Grandi Opere), a progetti musicali, artistici
e culturali.
Non c´è dubbio: l´Arcus, che ha la completa discrezionalità delle scelte, ha
valorizzato Parma, diventata in quattro e quattr´otto una realtà
privilegiata, protetta e molto ricca, suscitando le reazioni delle altre
istituzioni concertistiche italiane, che non escludono di organizzare una
manifestazione proprio nella città emiliana, se il Fus non verrà reintegrato
ai livelli del 2005. Destinataria della maggior parte dei contributi è
«Parma Capitale della Musica», il cui coordinatore artistico è Mauro Meli,
il sovrintendente-lampo della Scala di Milano, oggi al vertice del cittadino
Teatro Regio: a partire dal 2005 e almeno fino al 2008 riceverà dall´Arcus 3
milioni e 300 mila euro l´anno per coordinare le istituzioni cittadine
(Regio, Toscanini e Festival Verdi), che già ottengono fondi dal Fus. Una
cifra notevole che dovrebbe servire a rilanciare il ruolo e la visibilità
della città, diventata la sede dell´Autorità alimentare europea e a creare
un centro di riferimento per Giuseppe Verdi sul modello di Salisburgo (per
Mozart) e Bayreuth (per Wagner). La Fondazione Toscanini, che gestisce sia
l´orchestra Toscanini, sia la Filarmonica di cui è direttore Lorin Maazel
(si parla per lui di un compenso di 750 milioni di euro per 15 concerti e di
un´abitazione lussuosa in collina), riceve 3 milioni di euro l´anno, cui
vanno aggiunti i quasi 2,4 milioni ricevuti dal Fus, e presto sarà
trasformata in «Holding Musica». Tanto per fare qualche raffronto,
l´Orchestra Verdi di Milano, che esiste da oltre dieci anni, ha avuto
dall´Arcus 1 milione di euro nel 2004, mentre nel 2005 non ha visto nemmeno
un soldo. Anche se, quanto a numero di spettatori, non c´è confronto: 62
mila per le tre orchestre di Parma (Teatro Regio, Toscanini e Filarmonica
Toscanini), 197 mila per la formazione milanese.
Le ragioni per cui il capoluogo emiliano riceve tanta attenzione sono forse
comprensibili se si dà un´occhiata all´organigramma del comitato d´onore di
«Parma capitale della musica»: oltre al sindaco Elvio Ubaldi (di
centrodestra), i componenti sono il ministro ai Trasporti e alle
Infrastrutture Pietro Lunardi, che è parmigiano; il ministro ai Beni
Culturali Rocco Buttiglione; il presidente Mediaset Fedele Confalonieri, ex
consigliere di amministrazione della Scala ed ex presidente della
Filarmonica scaligera cui assicurava le riprese di Retequattro ora in parte
dirottate su Parma; l´Aga Khan, che si dice sia interessato allo sviluppo
infrastrutturale di Parma, in particolare al potenziamento dell´aeroporto, e
il maestro Riccardo Muti, che gli organizzatori sperano di coinvolgere con
progetti lirici al Teatro Regio. Coi 3,3 milioni di euro ricevuti, la
Fondazione ha messo a punto per il 2005-2006 una stagione di ospitalità con
grandi direttori: non solo Muti con l´Orchestra giovanile Cherubini, ma
Mstislav Rostropovich, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Kurt Masur, Yuri
Temirkanov, tutti accomunati dal fatto di collaborare spesso con lo stesso
agente, il chiacchierato Valentin Proczynski. Sono concerti che si dice
costeranno alla Fondazione fino a 70 mila euro solo per il cachet del
direttore, ma Parma in questo momento se lo può permettere. E contando su
queste risorse non è assurdo parlare di una vera e propria concorrenza alla
Scala, distante soltanto un centinaio di chilometri. Verità o fantasie? Da
qualche tempo, ad esempio, circola insistente una voce secondo cui a Parma
si stia lavorando per allestire al Regio, nell´autunno prossimo, un Don
Giovanni diretto da Muti, a pochi giorni da quello che andrà in scena alla
Scala con la direzione del giovane maestro venezuelano Gustavo Dudamel e la
regia di Peter Mussbach. Un paio di cantanti avrebbero già dato forfait a
Milano e sarebbero stati ingaggiati per lo spettacolo parmigiano. Si
punterebbe in alto anche per la regia: ci sono trattative in corso con Roman
Polanski e l´orchestra potrebbe essere quella dei Wiener Philharmoniker,
appena diretta da Muti a Vienna nelle Nozze di Figaro.
I maligni ritengono che il vero nodo della questione sia la figura di
Proczynski, l´agente argentino di origine russa con residenza a Montecarlo,
criticato per i suoi metodi disinvolti, che da anni lavora come consulente
internazionale con Gianni Baratta, responsabile della Toscanini, e con Meli,
sin da quando era sovrintendente a Cagliari. Gli agenti italiani di lirica e
concerti, raccolti nell´associazione Ariacs, gli rimproverano di operare in
Italia senza contribuire al fisco italiano e di essere titolare di
un´agenzia, la Old and New Montecarlo, che non risulta aderente ai due
maggiori organismi europei, la Iama di Londra e la Aeaa di Parigi. Ma c´è un
altro dubbio: con Proczynski i cachet pagati agli artisti raddoppiano, e
qualcuno si chiede quale sia l´interesse dei teatri italiani a lavorare con
lui.

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venerdì, 16 dicembre 2005

Il giorno del ringraziamento...

Per tutti coloro che ignorano ancora quali santi debbano ringraziare per i "Tagli" ricevuti , consigliamo la visione di un sito internet all'indirizzo

 http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/candidati.html


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Ulteriori tagli!!!

La fiducia al maxiemendamento del governo alla finanziaria è stata approvata con 309 voti favorevoli, 207 contrari e 2 astenuti.Nuovi tagli per il Fus,dai 385 milioni ottenuti al senato si scende a 377 per il 2006,e a 294 milioni per il 2007 e 2008,e tutte le nostre proteste e i nostri scioperi a cosa sono serviti?

ROMA - I soldi per tamponare l'emergenza della Domus Aurea neroniana sono stati trovati. Oltre a 10 milioni per la gestione dei Beni Culturali. Ma dal maxi emendamento alla finanziaria 2006 arriva un'altra doccia fredda per lo spettacolo, con nuovi, inaspettati tagli al Fus. L'opposizione denuncia una situazione da "allarme rosso", l'Agis invoca lo "stato di crisi" per il settore. E sono in molti a chiedere le dimissioni di Buttiglione. Che diserta il voto al provvedimento per inaugurare a Napoli una mostra sulla Cina. Però replica: "Non mi dimetto. La situazione è difficilissima ma ci impegniamo a gestirla".A denunciare i nuovi tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo, elencati nella tabella "C" del maxiemendamento, sono le deputate diessine Giovanna Grignaffini e Vittoria Chiaromonte, che invitano il ministro alla coerenza e quindi alle dimissioni: "si tratta di un totale di 20 milioni - spiegano - spalmati tra il 2006 e il 2008". In pratica la tabella prevede una decurtazione di 8 milioni di euro per il 2006 (per cui il totale scende da 385 milioni di euro che era stato ottenuto al Senato a 377) e di 6 milioni per gli stanziamenti previsti sia per il 2007 che per il 2008 (in entrambi gli anni il totale scende dai 300 milioni fissati a Senato a 294 milioni di euro). D'accordo con le colleghe di partito nell'invocare le dimissioni di Buttiglione anche la responsabile cultura dei Ds, Vittoria Franco, coordinatrice del programma culturale dell'Unione, e l'ex ministro dei Beni Culturali Melandri, che sottolinea una situazione da allarme rosso frutto di "quattro anni di tagli".L'ex sottosegretario alle comunicazioni Vincenzo Vita, sottolinea che sulla cultura "si sono avverate le peggiori previsioni". Gabriella Pistone (pdci) lamenta una finanziaria "che impoverisce ulteriormente la cultura italiana". Mentre dalla Margherita, il responsabile cultura Andrea Colasio affonda: per Buttiglione, dice, "é una sconfitta politica che penalizza la cultura". Sulle stesse posizioni dell'opposizione si schiera l'Agis, che parla di "drammatica decurtazione", invoca le dimissioni di Buttiglione e denuncia l' "ottusa insensibilità del ministro Tremonti, mentre chiede che il governo si impegni in "provvedimenti urgenti per il 2006" ma anche che la Presidenza del Consiglio indica "lo stato di calamità per il settore". Toni duri, che provocano la replica del ministro dei rapporti con il parlamento Carlo Giovanardi che interviene a difesa di Buttiglione e della pornotax e accusa l'Agis di "atteggiamento non responsabile". Buttiglione mantiene l'aplomb: "Non posso negare di aver sperato di più - dice - ma non darò a chi me le chiede la soddisfazione delle mie dimissioni. E' vero, ho detto che se non i fossero stati forti correttivi ai tagli avrei dato le dimissioni. L'ho fatto quando il Fus è stato ridotto da 450 a 300 milioni di euro con un taglio del 33%. Questo taglio è rientrato a questo punto in larga misura, siamo a 377 milioni, questo configura una situazione difficilissima ma gestibile e l'impegno è quello di gestirla". Questo spiega, è l'accordo fatto con il governo: "Io ho ritirato le dimissioni in cambio di un dimezzamento dei tagli". Al senato, ricostruisce Buttiglione, il Fus era andato un po' meglio, ma era andato peggio il comparto dei beni culturali. "Alla Camera speravo di ottenere un miglioramento sul Fus e anche sui beni museali - dice - purtroppo non è andata così, è stata una battaglia molto più infelice". Sul piatto però, sottolinea, ci sono 14 milioni di euro in più arrivati in parte per la Domus (4 milioni l'anno per 15 anni) il resto per la gestione dei Beni Culturali. "Ma in cambio si sono ripresi 8 milioni dal Fus", ammette. Quanto alle decurtazioni per il 2007 e 2008: "si potranno correggere nelle prossime finanziarie". Resta il fatto che "lasciare andare in rovina un patrimonio culturale come il nostro sarebbe una cosa gravissima". E su questo, ammette, "c'é una forte responsabilità di questo governo, così però come dei governi precedenti - dice - e in generale di tutti gli italiani: dobbiamo decidere una volta per tutte di farci carico di quello che è un patrimonio unico e indispensabile". Per ora niente dimissioni, quindi. Anzi, se vincesse il centrodestra, sostiene, "sarei pronto a rifare il ministro dei Beni Culturali, perché ho capito come si fa e in cinque anni potremmo fare molte belle cosé". Addirittura un piacere: "mi capita di fare per mestiere quello che ho sempre amato come hobby'".


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giovedì, 15 dicembre 2005

E' nato il quindicinale dell'Armata Sancarleone

Personaggi ed interpreti

Rosa Russo Iervolino, Sindaco-Presidente e "Voce" del Padrone

Gioacchino Lanza Tomasi , Sovrintendente

Mariano Apicella , Direttore Generale

Giandomenico Vaccari, per gli amici "Giangi" , Direttore Artistico del San Carlo e  Sovrintendente del Petruzzelli di Bari ?!?!

Michele Maddaloni, Rsu e Artista del Coro

Gianvito Ribba, Rsu "pentito" e Artista del Coro

Mario Cataldo , Medico e Artista del Coro


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mercoledì, 14 dicembre 2005

Appello ai privati...

San Carlo, il silenzio dei privati

IL MATTINO 14/12/2005   Marino Niola

Per il San Carlo piove ancora sul bagnato. I tagli al Fus, il fondo unico dello spettacolo, rischiano infatti di far collassare il bilancio del glorioso teatro cittadino che già di suo versa in pessime condizioni. E dall’ultimo consiglio di amministrazione è uscita una bozza di piano che ha lo scopo di consentire le prossime produzioni, oltre a quello non secondario di assicurare il pagamento degli stipendi fino alla fine del 2006. Non è proprio quel che si dice un progetto di vasto respiro. Non saranno certo misure di questa natura - pur indispensabili per far fronte all’emergenza - a garantire quel recupero di slancio, di funzione e di ruolo di cui non solo il teatro, ma la città intera, ha bisogno. Perché il San Carlo non è solo e semplicemente il più importante teatro che la città possegga. Il nostro massimo è uno degli emblemi di una cultura come quella napoletana che proprio nel teatro e nella musica ha toccato le sue più alte vette espressive. Le glorie di Napoli sono glorie musicali e i suoi esperimenti culturali sono esperimenti sull’armonia. Questa voce, che passa di bocca in bocca tra i viaggiatori del Grand Tour contribuisce a fare di Partenope una delle capitali musicali del mondo. I conservatori, i grandi maestri di contrappunto, l’opera buffa sono solo alcuni degli esempi della centralità della musica e del teatro nel definire la vocazione culturale della città.È al San Carlo che la città ha sempre celebrato i suoi momenti cruciali, proprio come Milano lo ha fatto alla Scala. Ma purtroppo il parallelismo tra i due prestigiosi teatri appartiene ormai al passato. Perché se la Scala, pur tra mille vicissitudini, continua ad avere la funzione di macchina culturale, non si può dire lo stesso del San Carlo, nonostante le energie e le competenze non manchino. A cominciare da un soprintendente come Gioacchino Lanza Tomasi di raffinata cultura. Un esempio per tutti la recentissima produzione di un’opera non certo scontata come «Fidelio», con la regia di Toni Servillo e le scene di Mimmo Paladino, ovvero quanto di meglio la cultura teatrale e figurativa meridionale possano offrire. Ma i talenti e le competenze, necessari, non bastano da soli a far funzionare una macchina come il San Carlo che corre il rischio di scivolare verso una inarrestabile decadenza se un nuovo respiro della città non gli restituirà un ruolo capace di far rivivere il suo passato glorioso coniugandolo al presente, reinventandone la vocazione culturale. Certo, i tagli governativi al bilancio sono una misura sciagurata, ma non possono diventare un alibi all’assenza di iniziative locali. Il contributo dei privati è fondamentale, come lo è stato a Milano per il rilancio della Scala. È tempo dunque che gli imprenditori, la borghesia delle professioni, le grandi fondazioni escano allo scoperto e compiano un gesto di autentico protagonismo sociale e culturale. Facendosi creatori e promotori, non semplici fruitori. Altrimenti non resterà che rimpiangere come sempre le glorie del passate e prendersela con l’insensibilità di chi ha chiuso i rubinetti, esonerandosi, ça va sans dire, dalle proprie responsabilità


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lunedì, 12 dicembre 2005

Rsu del Teatro Lirico

Abbiamo ricevuto il documento che segue dalla Rsu della fondazione Teatro Lirico "G.Verdi" di Trieste,si chiede a tutti i colleghi delle altre Rsu di condividerlo e sottoscriverlo

Alla SLC CGIL Silvano Conti

Alla FISTEL CISL Sergio Meomartini

Alla UILCOM UIL Simonetta Corsi

Il 2005 è stato un anno drammatico per il mondo dello spettacolo in generale e per le Fondazioni in particolare. Crediamo sia giunto il momento di riflettere seriamente su quanto è successo e su quello che potrà accadere nell’immediato futuro.

Dal momento in cui abbiamo appreso i contenuti dell’emendamento Asciutti ci è parso evidente che l’unico intento del legislatore fosse quello di massacrare il sistema teatro ritenuto troppo dispendioso così come attualmente concepito.

In tutta risposta ad un’iniziativa che mirava unicamente ad abbattere i livelli retributivi senza minimamente prendere in considerazione altre ipotesi di razionalizzazione produttiva, è stato proclamato uno sciopero generale, adeguato nella sostanza ma dilettantesco nel metodo: il preavviso è stato così breve, il tempo necessario per organizzarne l’articolazione nelle varie Fondazioni così esiguo da costringerci a sopportare da parte dei colleghi una sequela di lamentazioni  di cui ci siamo fatti carico senza averne la responsabilità.

Qualcosa nonostante tutto è stato ottenuto, ma non c’è stato tempo di rifiatare: è scattato l’allarme rosso per il devastante taglio al FUS, ciò che sembrava la tappa finale di quella criminale marcia volta alla soppressione del mondo teatrale.

In questo contesto ancora tutto da metabolizzare e in trepidante attesa per le indirette notizie che  danno per sicuro un ripristino integrale del FUS mentre alcune  Fondazioni già tagliano titoli, arriva la mazzata dell’emendamento Carlucci: quello che era uscito dalla porta rientra dalla finestra!

Senza entrare nel merito che è impossibile commentare rimanendo nel solco dei costumi civili che ancora portiamo, dobbiamo dire che è inaccettabile il fatto che l’emendamento sia stato presentato il 23 novembre, che il 28 si siano svolti gli “Stati Generali della Cultura” e che la settimana successiva siano state le RSU di Trieste a darne comunicazione.

A questo è servita la grande manifestazione del 14 ottobre? Questa è la conseguenza degli Stati Generali che altrove hanno dato l’inizio alla Rivoluzione? C’è spazio solo per un decreto salvacalcio?

Noi continueremo come sempre a lottare, da lunedì a domenica, estremi inclusi, s’intende, ma ci viene spontaneo chiederci se non sia il caso di rivedere la situazione nel suo complesso.

Non possiamo tacere che a fronte di tagli di proporzioni inaccettabili che già da tempo rovinano sui lavoratori a mezzo di riduzione di organici, di esternalizzazioni indiscriminate e di dubbia efficacia, non ci sia il minimo accenno a proposte tese a ridurre il costo del lavoro, a meccanismi in altri paesi da tempo attivi come tax shelter o  alla riduzione delle imposte sui biglietti.

Che fine ha fatto il proposito di calmierare i cachet degli artisti scritturati? Si può ancora considerare etico un compenso di 50.000 euro per un regista? Cosa aspettiamo a istituire, così come avviene in altri paesi, compagnie stabili di canto?  I teatri sono un patrimonio del Paese, del pubblico che ne gode, dei lavoratori che vi dedicano tutta la loro vita o sono una riserva di caccia degli agenti?    

Non dimentichiamoci, inoltre, che mentre tutto porta ad assumere atteggiamenti difensivi, abbiamo il diritto ed il dovere di pretendere che sia rinnovato il biennio economico, ampiamente scaduto, che posizioni troppo appiattite sulla dimensione della concertazione non hanno permesso di acquisire.

Due parole, infine, sul  Vs. comunicato del 9 dicembre u.s. che ribadisce lo stato di massima mobilitazione e proclama un pacchetto di 16 ore di sciopero da definirsi in sede locale e da effettuarsi nell’arco dell’iter di approvazione della Finanziaria:

ci sembra un’iniziativa tardiva e debole, si combatte con le fionde e con le pietre un nemico che usa armi di distruzione di massa;

dà l’impressione di una totale assenza di coesione, specie dopo mesi in cui si è tanto parlato di iniziative congiunte e della necessità di coordinare le forme di protesta.  

Cordiali saluti.

Trieste,12/12/2005  Le Rsu del Teatro Lirico "G.Verdi di Trieste


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Te lo do io l'Ambrogino

L'Ambrogino d'oro rappresenta un ambito riconoscimento per alcuni cittadini che si sono prestati con la loro opera e con riconosciuta dedizione in diversi campi lavorativi, culturali e sociali, a dare lustro alla città di Milano.Quest'anno è stato proposto ai lavoratori del Teatro alla Scala che lo hanno rifiutato,ecco le motivazioni...

COMUNICATO STAMPA   Perchè i Lavoratori del Teatro alla Scala rifiutano l'Ambrogino d'oro

Da mesi i lavoratori del Teatro alla Scala assieme a tutto il mondo dello spettacolo sono impegnati in una difficile vertenza contro i tagli ai finanziamenti alla cultura e contro i continui decreti che precarizzano sempre più i posti di lavoro. E' ormai chiaro a tutti che se i preannunciati tagli dovessero passare alla legge finanziaria, anche se ridotti nella loro quantità, la produzione culturale del Paese, già in una situazione precaria, subirebbe mortali modifiche per molte realtà. In questo quadro, a Milano è stato proposto l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, poi, dopo infinite polemiche, è stato deciso di non consegnarlo direttamente a loro, ma al Sovraintendente quale rappresentante gradito. I lavoratori del Teatro alla Scala avrebbero preferito non essere trascinati in queste polemiche. In questi ultimi mesi il Teatro alla Scala e il suo personale hanno subito, oltre ai provvedimenti sopra citati, attacchi frontali mai visti. Con tutta sincerità, anzichè conferire l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, per cui, tra l'altro le motivazioni non sono ancora chiare, sarebbe stata più utile una più decisa e unitaria posizione del Consiglio Comunale a sostegno della cultura e contro le strumentalizzazioni sul Teatro alla Scala, patrimonio innanzitutto della Città di Milano. I lavoratori auspicano per il futuro che l'Onorificenza più importante della Città ritorni alle sue origini, simbolo d'impegno, solidarietà e di pace e non di lottizzazione. Milano dicembre 2005 I Lavoratori del Teatro alla Scala

I redattori del blog http://www.lavoratoriscala.splinder.com/ ci hanno inviato il documento che hanno distribuito durante la premiazione al Teatro dal Verme il 7 dicembre ,consegnando così il loro "Ambrogino" alla cultura milanese!

"...in questo momento drammatico per il mondo, l'artista deve piangere e ridere insieme al suo popolo       
Bisogna lasciare il mazzo di fiordalisi e immergersi nella melma fino alla vita per aiutare quelli che cercano i fiordalisi..."   F.G. LORCA
 
Viviamo in un paese socialmente e culturalmente devastato in cui i lavoratori sono sempre più poveri e privi di diritti, e 7 milioni dei quali – giovani, donne, migranti, di ogni categoria e professione – vivono di impieghi temporanei, flessibili e provvisori a salari bassissimi. Un paese dove la precarietà è la condizione di vita e di lavoro più diffusa. Dove la legge Bossi-Fini istituzionalizza i campi di concentramento per gli immigrati. Dove la guerra è giusta e la continua menzogna e ogni tipo di macelleria sociale la fanno da padroni.

Un paese ostaggio di mafiosi, riciclatori, faccendieri, fascisti vecchi e nuovi, intenti a depredare, privatizzare, saccheggiare e sfruttare vite ed emozioni, instaurando nella società paura, diffidenza, ricatto, egoismo. Intenti, soprattutto, a realizzare il “Programma di rinascita democratica”, della loggia massonica P2, attraverso la sistematica delegittimazione e il controllo della magistratura, e il monopolio degli organi d’informazione.

Un paese in cui le aberrazioni di un governo/regime sono sotto gli occhi di un cieco; ma dove la sinistra non si oppone, perché nella forsennata corsa al consenso moderato, sfiancatasi nell’opera d’immolazione dei lavoratori agli interessi del capitale, ha perso ogni identità storica e culturale: dall’intellettuale organico al ragioniere dall’orizzonte fisso sugli indici di borsa. Un paese dove con intolleranza inquisitoriale, un clero oscurantista e integralista ingerisce pesantemente nella vita civile: moderno ritorno al basso Medioevo desideroso di un futuro scontro di civiltà.

In questo paese proteso verso il baratro economico e sociale, civile e culturale, voi uomini di cultura, scrittori, pittori, cineasti, giornalisti, intellettuali tutte e tutti dove cazzo siete? Perché questo silenzio? Perché con l’unica eccezione di Dario Fo – meschinamente vista solo attraverso il buco dell’urna – nessuno ascolta le ragioni dei conflitti che agitano l’Italia e Milano? Il processo di Calas era forse affare di Voltaire? La condanna di Dreyfus affare di Zola? L’amministrazione del Congo affare di Gide?

Intellettuali? Ma se non sentite il fiato della bestia sul collo. Drogati di classifiche di vendita e consumo immediato. Depositari dello stile e dell’arte pura di un mondo visto attraverso il buco della serratura. Siete la neve che cade e addomestica.

Perché le vostre parole non gridano, non negano, non offrono più elementi che facciano appello al coraggio e alla dignità del vivere? Perché nessuna istanza di libertà sociale, politica e culturale? Nessuna critica a questa normalità autoritaria? Nessuna resistenza al pensiero unico? Nessuna sincerità d’espressione né aderenza alle cose?

Perché nessuna denuncia della devastante mutazione antropologica in corso? Perché nessun antagonismo filosofico? Nessuna radicale innovazione culturale? Perché questa riproduzione di posizioni pavide e qualunquiste sui lavoratori della Scala, i tranvieri di Milano, gli studenti che occupano e i precari che si ribellano?

Perche assistiamo al deprimente spettacolo di uomini di cultura senza amore né passione, aggrappati alla carriera universitaria, alle pubblicazioni, ai rendiconto della Siae? Affaccendati a frequentare salotti o autoesiliati negli archivi fra antichi codici e manoscritti. Oracoli della debolezza, sacerdoti zen del centro commerciale, che disertano la realtà, abiurando ogni mandato sociale importante o urgente che sia, e non pronunciano mai una parola mordace, ma solamente frasette stagnanti e narrazioni superficiali. “Se siete così ipocriti, che come l’ipocrisia vi avrà ucciso, sarete all’Inferno e vi crederete in Paradiso.”

Ma forse oggi l’intellettuale non esiste più. Le trasformazioni tecnologiche e culturali lo rendono obsoleto, come hanno reso obsolete le tute blu e i colletti bianchi? Forse l’intellettuale è morto per dar vita all’intellettuale collettivo? Forse l’elitismo culturale cede il passo all’accesso di massa all’informazione e alla conoscenza? Forse l’intelligenza dei molti può straripare e travolgere l’arroganza dei pochi, fondata sul dominio spietato e su privilegi indifendibili?

In un simile frangente arte e letteratura devono tornare a esprimere chiarezza. Navigare le acque agitate del sociale e non galleggiare placidamente nella Jacuzzi della seconda casa. Ogni parola ha degli echi. Ogni silenzio anche. L’intellettuale non appartiene forse al suo tempo? Non deve viverne la cultura, le abitudini e le trasgressioni, le concezioni consolidate e le mutazioni nascoste, la protesta sotterranea e i conflitti aperti? “Il poeta crea per il pubblico e, in primo luogo per il suo popolo e la sua epoca, i quali hanno diritto di chiedere che un’opera d’arte sia comprensibile al popolo e vicina ad esso.”

E Milano? “Milano era lontana, su oltre il Po, vicino alla Svizzera… Gli intellettuali lassù sparivano dietro a un grosso nome, e diventavano funzionari di un’industria, tecnici della pubblicità, delle Humans Relations, dell’editoria, del giornalismo. Cessavano di esistere come clan, come corporazione, come grande famiglia. Non erano più il sale della terra, i cani da guardia della libertà, i pionieri dell’avvenire, gli ingegneri dell’anima. No, non c’era altra possibilità: bisognava lavorare da noi, in provincia, nella nostra città.”

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sabato, 10 dicembre 2005

tagli al Fus ed emendamento Carlucci

Dal coordinamento dei  dipendenti delle  fondazioni lirico-sinfoniche è nato il seguente documento.Dobbiamo dire però che il merito di questa iniziativa va tutto alla "vulcanica"  Caterina di Torino,mente pensante ed ispiratrice, alla quale esprimiamo tutta la nostra stima e profonda ammirazione.

Dal Movimento Spontaneo di Lavoratori delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche Italiane



Alla cortese attenzione di:
On. G. Tremonti
On. Rocco Buttiglione
On. G. Carlucci
On. P. Casini
Ai capigruppo della Camera:
On. I. Larussa, On. L. Violante, On. E. Vito, On. A. Gibelli, On. P. Castagnetti, On. M. Boato, On. S. Brugger, On. S. Cusumano, On. U. Intini, On. P. Martinelli, On. C. Moroni, On. A. Pecoraro Scanio, On. C. Sgobio, On.F. Giordano, On. L. Volontè
Al Sen. M. Pera
Ai capigruppo del Senato:
Sen. R. Schifani, Sen. G. Angius, Sen. D. Nania, Sen. W. Bordon, Sen. F. D'Onofrio, Sen. C. Marini, Sen. E. Pirovano, Sen. H. Ausserhofer, Sen. S. Boco
VII Commissione Cultura della Camera
VII Commissione Cultura del Senato
E per conoscenza
Al Presidente della Repubblica C. A. Ciampi


Oggetto: la riduzione del F.U.S. e l'Emendamento Carlucci

In ogni Fondazione Lirico Sinfonica italiana, movimenti di lavoratori hanno intrapreso spontaneamente numerose e diversificate iniziative volte alla sensibilizzazione dei cittadini circa il problema della riduzione del F.U.S. e le problematiche legate al futuro dello spettacolo e dei suoi lavoratori.
Tramite scioperi della fame, spettacoli gratuiti, volantinaggi in formativi, manifestazioni di protesta, apparizioni televisive e radiofoniche, sono state raccolte già oltre 40.000 firme per ottenere la vostra attenzione sulla necessità di ripristinare totalmente e rivalutare il F.U.S. secondo le tabelle ISTAT.
Mai come negli ultimi anni le fondazioni lirico-sinfoniche hanno vissuto un periodo di grande rinascita. L'offerta di spettacoli non riesce a coprire l'entusiastica domanda del pubblico, i cartelloni italiani hanno accolto opere tradizionali quanto desuete, competendo e primeggiando con i più prestigiosi teatri internazionali, contribuendo in tal modo all'immagine di un paese la cui economia ha un grosso potenziale nel settore del turismo e dello spettacolo.

In contrasto con questo clima di rinascita si presenta il problema dei disavanzi di bilancio, la cui responsabilità parrebbe essere individuata unicamente nel costo dei dipendenti. In tal senso si muove non solo l'incombente minaccia della progressiva diminuzione delle sovvenzioni statali necessarie alla vita dei teatri, ma anche la proposta di un emendamento che porta come prima firmataria l'On. Carlucci. Questo emendamento permetterebbe la sostituzione dei contratti integrativi vigenti con il Contratto Nazionale a partire dal 2006, bloccherebbe indiscriminatamente tutte le assunzioni per il prossimo biennio ed innalzerebbe la percentuale di precarietà degli organici da 15 a 20 %. Tale emendamento elude la possibilità di un confronto con le sigle sindacali, crea una pericolosa ingerenza nel naturale negoziato tra le parti sociali, non contempla le istanze di un cospicuo numero di persone e solleva reazioni di malcontento non solo tra le migliaia di lavoratori del settore, ma anche in moltissimi cittadini.
L'emendamento dell'Onorevole Carlucci non propone infatti di stabilire un tetto massimo per i cachet degli artisti: in Italia il costo di una compagnia di canto più il direttore d'orchestra equivale mediamente alla retribuzione mensile di 300 dipendenti. Non pone freni ad un sistema di agenzie artistiche che detta legge giocando sulla concorrenza al rialzo tra i vari teatri e bloccando le possibili alternative. Non fa cenno alla possibilità di attingere ad altre risorse, come ad esempio gli innumerevoli impianti scenografici di insigni artisti internazionali, sovente depositati nei magazzini e inutilizzati, e ancor più sovente distrutti dall'incuria, mentre si noleggiano o si creano sempre nuove costosissime scenografie. Non si prefigge di far ammortizzare icosti degli allestimenti tramite la coproduzione obbligatoria ed il riciclo, non cerca di individuare e tappare le mille piccole o grandi falle di sprechi. Non pone alcun controllo sull'operato di chi gestisce i bilanci: manager che hanno presentato bilanci con decine di milioni di perdite tuttora proseguono nella propria attività procurando altre perdite altrove, e continuando a percepire compensi da top manager che un'azienda pagherebbe solo in cambio di risultati finanziariamente brillanti. Non si propone di far maggiore chiarezza sugli incarichi o sulle costose consulenze che alzano sensibilmente la media delle retribuzioni che poi vengono riportate negli articoli di cronaca come stipendi dei dipendenti. Non chiede trasparenza sugli esagerati privilegi concessi, sui servizi e sugli appalti esterni. Non propone regole volte ad una migliore gestione dei fondi, come per esempio l'importanza di requisiti specialistici nel curriculum di un candidato alla sovrintendenza. Non si prefigge di rendere più agevole il compito dei sovrintendenti tramite una serie di reali e consistenti defiscalizzazioni per aziende e banche sponsorizzatrici. Anche all'interno dei contratti integrativi, non individua differenze di merito, e laddove vi siano comprovate manchevolezze nonindividua mai una corresponsabilità delle Direzioni, co-firmatarie di tali contratti.
L'emendamento Carlucci semplicemente penalizza i lavoratori, impoverendoli e precarizzandoli sempre di più come unici responsabili del disavanzo.
Noi lavoratori stiamo continuando a raccogliere firme, ma ci stiamo attivando rapidamente anche in altre iniziative: stiamo stilando un elenco che dimostri quanti impianti scenografici in Italia siano stati sprecati o rischino di esserlo, stiamo redigendo un quaderno di proposte che individui le piccole o grandi voci di risparmio. Continueremo in tale impresa affinché la tanto agognata "riforma" del settore avvenga sotto il segno di una maggiore produttività, razionalità, ottimizzazione, funzionalità, qualità, minore dispersività, ma non di un impoverimento artistico, qualitativo ed economico dei dipendenti e non a spese dell'occupazione già esistente e futura!
Chiediamo con fermezza che i politici, democraticamente eletti da noi cittadini, riflettano sull'importanza di tenere in conto le nostre esigenze e che tengano a mente che il nostro movimento è nato spontaneamente, al di là delle sigle sindacali, che pur avvallano e incoraggiano le nostre iniziative; questo a significare il crescente malcontento di una fetta larghissima ed eterogenea di lavoratori.
Siamo fermamente convinti che vi sia la possibilità di restituire dignità ad una delle istituzioni più rappresentative e storiche del nostro Paese, ricordando che la qualità del prodotto artistico dipende dagli esecutori, dalla loro condizione personale maanche dal loro affiatamento.
Chi non si assumerà tale responsabilità si renderà colpevole dell'inesorabile declino di tali istituzioni, e di conseguenza del declino culturale dell'Italia.


Movimento di dipendenti delle Fondazioni Liriche di Torino, Milano,Venezia,
Genova,Verona, Trieste, Bologna, Firenze, Roma, Cagliari, Napoli, Palermo

10 dicembre 2005

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lunedì, 05 dicembre 2005

Inaugurazione della stagione lirica ...

 

FIDELIO INAUGURA LA STAGIONE D'OPERA E DI BALLETTO

I lavoratori raccolgono firme di solidarietà

Donatella Longobardi  IL MATTINO 5/12/2005   «Fidelio» illumina il San Carlo. E scoppiano gli applausi, caldi, sentiti, quando la triste storia di Leonore e Florestan si avvia al lieto fine, sul palcoscenico compaiono luci e colori e le note di Beethoven conducono verso il finale. Sul proscenio si riversano i solisti: Jeanne-Michèle Charbonnet (Leonore-Fidelio), Jon Villars (Florestan) circondati dal coro. Fioccano gli applausi, cinque, dieci minuti. Un successo personale per Anna Skibinsky, Marcellina, e tutto il cast. E i consensi arrivano calorosi anche per il direttore Tomas Netopil (che pure aveva fatto un po’ storcere il naso ai cultori di Beethoven), per il regista dell'allestimento, Toni Servillo, e per lo scultore Mimmo Paladino che ha disegnato l'ambiente in cui si svolge quest'unica, preziosa, opera beethoveniana, a Napoli dopo diciott'anni d'assenza voluta espressamente dal sovintendente Gioacchino Lanza Tomasi, soddisfatto del successo. Nell’opera c'è un carcere, un prigioniero rinchiuso ingiustamente, c'è una donna - una moglie - fedele e testarda che, in nome dell'amore, si traveste da uomo e salva il suo compagno. «Un'opera molto significativa che avevo visto qualche anno fa e che rivedo ora con piacere», ha detto Giorgio La Malfa, ministro delle Politiche comunitarie, unico esponente di governo in sala. «In fondo - aggiunge - sono un po' napoletano, ho insegnato qui, all'Università, mia moglie, Daniela, è napoletana e torniamo in città appena possibile. Anche al San Carlo, dove ricordo negli anni Sessanta una Nona di Beethoven diretta da Gui, in italiano». Gianvito Ribba, corista e iniziatore dello sciopero della fame a staffetta gli consegna una lettera da inoltrare a Berlusconi. C’è l’elenco di quanti hanno aderito all’iniziativa. Il ministro però glissa sui tagli: «Non vorrei essere il ministro delle Finanze, tagli bisogna farne». A lui il posto d’onore nel palco reale, padrona di casa il sindaco Iervolino, che è anche presidente della Fondazione e martedì riceverà i sindacati che chiedono le dimissioni del sovrintendente: «So che i lavoratori sono in pena e io sono in pena con loro - ha detto - purtroppo questa questione dei tagli al Fus mantiene tutti sulla corda. Certamente i lavoratori avranno tutto il nostro appoggio». Nell’intervallo, la Iervolino è scesa nei camerini dove ha incontrato Servillo e Paladino. Con lei anche Bassolino: «Mi piace che questa serata abbia una forte impronta napoletana e campana - ha detto il governatore - Paladino inaugura un mese a Napoli con la mostra su Don Chisciotte a Capodimonte che apre un nuovo spazio espositivo, con il suo film e il concerto di Lucio Dalla». Bassolino è stato tra i primi a firmare l’appello dei sindacati contro i tagli al Fus su un tavolo sistemato nel corridoio da alcune ballerine del corpo di ballo in tutù bianco, lungo. Il loro appello, mutuato dalle parole di Garcia Lorca «Un popolo senza teatro è un popolo senza cultura», è stato anche letto prima dello spettacolo con un invito a «non lasciare che uccidano le cultura» e a firmare contro i tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo, che in Finanziaria prevedono un ridimensionamento del trenta per cento rispetto allo scorso anno. «Ma i tagli stanno rientrando, credo che ora i problemi siano altri», ha notato Maurizio Pietrantonio, sovrintendente al Lirico di Cagliari e già nel cda del San Carlo. «Certamente - ha aggiunto - le risorse saranno misurate e questo ci impone di cercare nuove strategie di cui parleremo a Cagliari martedì in un convegno». «Abbiamo fatto una legge per lo spettacolo - ha aggiunto invece Bassolino - e crediamo che gli investimenti in questo campo siano investimenti produttivi, valorizzare la cultura significa valorizzare la nostra identità». Gli fa eco Mastella: «Mi auguro che il prossimo governo faccia quello che l'attuale non ha fatto. La cultura è la nostra identità. I tagli al Fus sono ingiusti. Serve però una forte sintergia con i privati. Invito i presidenti del Cis e del Tarì, Punzo e Carità, a intervenire fattivamente per aiutare il San Carlo».

Cecilia Donadio  IL MATTINO 5/12/2005 Aggraziate, leggere come nuvole bianche. Le più eleganti sono loro, le giovani ballerine del corpo di ballo del San Carlo, che volteggiano da un ospite all'altro per perorare la causa della lotta ai tagli al Fus. Fra dame in abiti da gran sera, signori in smoking e militari in alta uniforme, quella macchia bianca e vaporosa da un senso di sobrietà: «Non mi fate parlare di politica», commenta Lucia Annunziata in nero lungo e scollato sulla schiena, «sono qui per godermi il San Carlo e mi fa particolarmente piacere che ci siano dietro le quinte due artisti campani». Altro giro, altra habituée, altra mise chic e insolita, un cappotto lungo e damascato, per Graziella Lonardi Buontempo: «Stasera da una parte c'è Servillo e dall'altra Paladino, un vero e proprio concentrato d’arte». Bersagliato come un divo dai fotografi Giorgio Napolitano: «Sono otto anni che non manco una prima, il ”Fidelio” è scelta di grandissimo profilo, spettacolo di prim'ordine». Paralizzati da un traffico che nella prima domenica di shopping natalizio sembrava impazzito, gli invitati sono arrivati tutti insieme, ben oltre l'orario canonico. Così mentre dallo scalone a sinistra scintilla di ricami Marta Marzotto giunta con Cesare Romiti («è lui che mi ha invitata»), dalla scala centrale salgono il presidente della Provincia Di Palma, il presidente emerito della Corte Costituzionale Casavola, il procuratore generale Galgano, quello della Repubblica Lepore e il consigliere del Csm Menditto. Dallo scalone laterale, dribblando i fotografi, passava Nicoletta Braschi che non ha rinunciato al «Fidelio» anche senza il piccolo diavolo Benigni: «Una grandissima rappresentazione. Servillo è sempre straordinario e il connubio con Paladino funziona benissimo». Puntuale nel suo palco il sovrintendente Lanza Tomasi, nonostante il recente lutto, la perdita del suocero. Puntuale la coppia Mastella-Lonardo: «Dobbiamo lottare tutti insieme per la cultura», ha detto la presidente del Consiglio regionale, «con la cultura si emancipa il popolo». Un popolo sensibile al richiamo della notorietà che festeggia Enrico Ghezzi («la compostezza dell’allestimento lascia vedere e sentire meglio la complessità dell’opera»), Michele Santoro, Paolo Sorrentino, Fabrizio Bentivoglio, Peppe Servillo, Anna Bonaiuto, Andrea Renzi, Nina De Majo, Paolo Crepet. Soddisfatto Lucio Dalla, giacca scura e cappellino di maglia a righe, arrivato con Pappi Corsicato: «Bello, bello, bellissimo».

IMPRENDITORI A SOSTEGNO DEL MASSIMO NAPOLETANO

Giuseppe Crimaldi IL MATTINO 5/12/2005. Il mondo dell'imprenditoria privata cerca di andare in soccorso della cultura. Fanno male i tagli riservati dall'ultima Finanziaria al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. Fanno male e lasciano il segno, se è vero che in occasione di «Fidelio» si raccolgono firme di solidarietà. Sono tutti d'accordo: non si può risparmiare sulla cultura. E, a dispetto delle difficoltà, c’è chi cerca di agire: «Oggi - annuncia Gianni Lettieri, presidente dell'Unione industriali di Napoli - tra gli argomenti in discussione al consiglio proporrò l'istituzione di una commissione permanente per la cultura che dovrà reperire fondi a favore del San Carlo e anche degli altri teatri napoletani». Concorda l'ex presidente della Camera di commercio, Lucio Barone Lumaga: «Serve la mobilitazione degli imprenditori. Certo, a Milano è tutto più facile, là c'è Tronchetti Provera... Nel 2000 riuscii a coinvolgere il Banco di Napoli. Oggi serve un nuovo impegno forte». Un appello al coinvolgimento degli imprenditori viene anche dal presidente onorario di Rcs, Cesare Romiti. Secca la sua analisi: «I tagli al Fus sono un fatto gravissimo. E l'imprenditoria privata deve fare di più». Infine, un addetto ai lavori, il presidente dell'Agis Campania Luigi Grispello: «I tagli al Fondo unico per lo spettacolo sono doppiamente dannosi: colpiscono la cultura, una risorsa nazionale, e hanno ricadute economiche gravissime».


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I lavoratori della Scala rifiutano l'Ambrogino d'Oro

COMUNICATO STAMPA

Da mesi i lavoratori del Teatro alla Scala assieme a tutto il mondo dello spettacolo sono impegnati in una difficile vertenza contro i tagli ai finanziamenti alla cultura e contro i continui decreti che precarizzano sempre più i posti di lavoro. E' ormai chiaro a tutti che se i preannunciati tagli dovessero passare alla legge finanziaria, anche se ridotti nella loro quantità, la produzione culturale del Paese, già in una situazione precaria, subirebbe mortali modifiche per molte realtà. In questo quadro, a Milano è stato proposto l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, poi, dopo infinite polemiche, è stato deciso di non consegnarlo direttamente a loro, ma al Sovrintendente quale rappresentante gradito. I lavoratori del Teatro alla Scala avrebbero preferito non essere trascinati in queste polemiche. In questi ultimi mesi il Teatro alla Scala e il suo personale hanno subito, oltre ai provvedimenti sopra citati, attacchi frontali mai visti. Con tutta sincerità, anzichè conferire l'Ambrogino d'Oro ai Lavoratori del Teatro alla Scala, per cui, tra l'altro le motivazioni non sono ancora chiare, sarebbe stata più utile una più decisa e unitaria posizione del Consiglio Comunale a sostegno della cultura e contro le strumentalizzazioni sul Teatro alla Scala, patrimonio innanzitutto della Città di Milano. I lavoratori auspicano per il futuro che l'Onorificenza più importante della Città ritorni alle sue origini, simbolo d'impegno, solidarietà e di pace e non di lottizzazione.

 Milano dicembre 2005   I Lavoratori del Teatro alla Scala


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domenica, 04 dicembre 2005

La nostra risposta a Lanza Tomasi

Caro Prof. Lanza Tomasi abbiamo trovato questo interessante articolo apparso su "Articolo 21",riteniamo che in esso sia racchiuso tutto il nostro pensiero.E' troppo semplicistico attribuire ad un piano industriale la facile soluzione del disavanzo economico delle fondazioni lirico- sinfoniche.E' troppo comodo parlare di aziendalizzazione quando si vuole tagliare i posti di lavoro, e  di sottolineare, invece, il primato della cultura e dell'arte nella società civile, di schierarsi dalla parte dei lavoratori digiunanti quando si tratta di reperire immediatamente dei fondi provvidenziali.Ci meraviglia che una persona del suo spessore e della sua sensibilità consideri gli artisti di un teatro numeri a cui aggiungere un più o un meno per far quadrare i conti invece di pensare che la qualità del prodotto artistico dipende proprio da queste persone,dalla loro storia personale,dalla loro passione  e dal loro affiatamento.E' proprio in difesa di tutto questo che i lavoratori italiani del mondo dello spettacolo si stanno organizzando.La storia dell'opera appartiene non solo agli autori ,al pubblico e ai sovrintendenti,ma anche a tutti noi che abbiamo dedicato ad essa la nostra vita.

ARTICOLO21

liberidi

STATI GENERALI E...STATO DELL'ARTE      

2/12/2005

A pochi giorni di distanza dalla convocazione degli stati generali dello spettacolo e del Requiem nazionale cantato in tutte le Fondazioni Lirico Sinfoniche; le decisioni sul taglio al FUS annunciate dal governo nella finanziaria, stanno alla fine per diventare realtà.
E’ quindi evidente quanto il “de profundis” del teatro Musicale, intonato dalle orchestre e dai cori di tutta Italia  sia stato tempestivo e opportuno.
Resta ora da verificare, nei prossimi comportamenti e nelle prossime decisioni delle associazioni di settore dello spettacolo tutto, quante e quali terranno fede coi comportamenti concreti, alle dichiarazioni e alle intenzioni espresse con accorata e vibrante indignazione, nel bel documento prodotto proprio agli stati generali.
Pare legittimo temere, pur senza processi alle intenzioni, che qualche “mutazione genetica” si verificherà, e in tempi piuttosto rapidi.
Valga per tutti l’esempio dell’ANFOLS organo associativo dei Sovrintendenti che ha inaugurato per primo questo particolare stile: da una parte  urli e strepiti (giustissimi) per la compromissione dell’identità culturale della nazione, per la distruzione di fatto del patrimonio culturale del paese che invece di costituire un investimento viene trattato come una spesa da tagliare, come uno spreco inutile ecc..dall’altra lo stesso organo associativo si prepara ad affossare per sempre la risorsa principale della qualità artistica e, quel che più conta, della produzione, costituita dalla stabilità dei complessi artistici. E lo fa non col “fioretto” ma col napalm.
Parliamo di cori, orchestre e corpi di ballo la cui formazione e il cui livello sono testimoniati dalla incondizionata stima internazionale e soprattutto dallo scendere in palcoscenico tutte le sere col proprio bagaglio di tradizione collettiva e di decenni di studio e di mestiere individuale.
Alla faccia dei 40.000 giovani diplomati che ogni anno i nostri conservatori producono e che avrebbero l’ambizione di far musica per mestiere.
I Sovrintendenti (seppure con qualche autorevole, quanto ignorato distinguo) hanno pensato di conservare l’incredibile quanto mal riposta  discrezionalità gestionale di cui hanno goduto fino ad oggi, e che gli ha consentito di raggiungere quote di deficit astronomiche, la cui responsabilità non sarebbe però loro.
Il metodo è questo: dopo aver ottenuto dal Governo una legge  che si potrebbe ben definire ad personam e che gli consente di smentire se stessi senza farlo direttamente, affermando che tutti i contratti integrativi da loro firmati coi lavoratori non sono più validi; si sono affrettati a disdire anche  il CCNL delle fondazioni lirico sinfoniche.
Tutto questo mentre si firmano appelli e documenti congiunti con le organizzazioni sindacali, mah....
Fermo restando che l’intero mondo del lavoro in questo paese e in tutta  Europa  basa la sua esistenza e costruisce i propri strumenti organizzativi e gestionali  attraverso la contrattazione collettiva e quindi attraverso il confronto tra le parti, pare logico trarre la conclusione che L’Anfols ritiene di prelevare i denari che mancheranno per effetto dei tagli, dalle buste paga dei lavoratori.
Questo modo di procedere oltre ad essere inaccettabile non costituirà certo una soluzione definitiva agli annosi problemi del settore, se non altro per un motivo che dovrebbe apparire chiaro a tutti: se coloro che hanno prodotto decine di milioni di euro di deficit saranno gli stessi che continueranno a gestire, se gli sarà mantenuta la stessa discrezionalità di spesa che ha portato i nostri bei teatri nello stato in cui versano, se nessuno di questi sarà mai un manager sottoposto a verifica del suo operato, ma anzi, ad ogni fallimento di gestione continuerà a valere la regola della promozione ad altro incarico uguale nel teatro attiguo, che cosa ci si dovrà mai aspettare?
La speranza essendo l’ultima a morire, noi continuiamo a sperare che questo esempio di comportamento non venga seguito da altre associazioni dello spettacolo, speriamo anche che la voce della retorica del Mangement taccia per un po’ (almeno fino a che non si applicherà la regola cattiva gestione=rimozione) e si oda di più quella della conservazione del patrimonio culturale, che nel caso della musica è costituito dai suoi esecutori.

 


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sabato, 03 dicembre 2005

La parola a Lanza Tomasi...

Lanza Tomasi: «Alle Fondazioni chiedo conti verità»
di Silvia Giuberti
Il Sole 24 Ore    2/12/2005



l tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo rischiano di mettere a dura prova i Teatri d'Opera.


In occasione della prima di Sant'Ambrogio Alla Scala abbiamo chiesto il parere del Sovrintendente della Fondazione del Teatro di San Carlo di Napoli, Gioacchino Lanza Tomasi.

Quali saranno le conseguenze dei tagli?

Il Ministero per i Beni culturali e architettonici sa perfettamente quali sono le conseguenze dei tagli al Fondo Unico per lo spettacolo. Le perdite delle Fondazioni per € 31.000.000 nel 2004 e v’è da attendersi altrettanto nel 2005 indicano il costante ricorso al patrimonio per ripianare i deficit d’esercizio. Dove questo non avviene basta andare a vedere nei bilanci la voce sopravvenienze attive, che sono di fatto impinguamenti di cassa di pendenti da un provvedimento straordinario di un ente locale o da una plusvalenza su un vendita patrimoniale. Il Ministero ne era tanto consapevole che il Direttore Generale dello Spettacolo dal Vivo assicurò l’intenzione del Governo di riportare il FUS 2005 al livello 2005 € 506.000.000. La finanziaria ha fatto il contrario. Tutte le Fondazioni si troveranno in difficoltà e dovranno contrarre l’attività».


Quale significato ha un tale, sorprendente provvedimento per uno Stato e la sua identità culturale?

L’identità culturale della musica italiana perde colpi da almeno 13 anni. Le orchestre e cori della RAI che ne erano assieme ai teatri l’altra struttura portante sono state chiuse nel 1992. Il provvedimento contro le Fondazioni lirico sinfoniche renderebbe ancor più marginale la presenza italiana nel contesto europeo».

Mettiamo le difficoltà in cifre: quali sono, mediamente, i costi per la gestione di un teatro e l’allestimento di uno spettacolo?


I costi del personale al San Carlo, fra salari, oneri riflessi, TFR e Fondo integrazione pensioni è sui 24 milioni di euro. I costi delle scritture artistiche ammonta a 6, 5 milioni, i costi degli allestimenti a 1,5 milioni. I costi di piccola manutenzione dell’Immobile sono pari a 2 milioni, le spese generali a 3 milioni, con forti tendenze alla crescita visto il costante aumento del costo dei servizi e delle spese per la sicurezza. Per una buona utilizzazione delle risorse umane occorrerebbe un budget di € 38-40 milioni. Avevamo 4 milioni in meno prima del taglio al FUS della finanziaria, (negli anni 2003-2004 la nostra quota di FUS si è contatta di 2,8 milioni). Il nostro deficit strutturale va pertanto considerato a quota 4 milioni al livello del FUS 2004, anteriore al taglio della finanziaria. Se non si trovano le risorse sarà inevitabile parlare di esuberi oltre che di contrazione dell’attività».


A fronte di tali spese, si registra una significativa partecipazione da parte di sponsor o sovvenzioni private? Il futuro della cultura dovrà attuare nuove strategie di sensibilizzazione?

Da quando gli enti lirici sono stati trasformati in fondazioni le risorse proprie sono aumentate mediamente oltre il 10%. Fanno eccezione Il Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro Massimo di Palermo che non hanno trovato un socio privato. È improbabile che si possa superare questo livello. Le aziende italiane hanno un budget per pubblicità, non hanno un budget per mecenatismo. E la pubblicità esige un ritorno diretto, quindi si possono reperire fondi per progetti, ma è praticamente impossibile trovarli per stipendi e debiti. Faccio presente che il sistema continentale europeo si basa su teatri di stato. Il sistema americano su fondi privati. Ma sarebbe un grosso abbaglio pensare che si possa esportare questo sistema. Esso si basa su una origine diversa della costituzione. Quando gli americani buttarono le balle di tè nella baia di Boston affermarono che i servizi offerti dalla corona non valevano le tasse corrisposte dalle colonie. Gli americani nel rifiutare i servizi decisero di contribuire in proprio ai servizi sociali della corona. Cultura, sanità, istruzione, assistenza sociale, religione, sono ancora adesso i cinque motivi per cui è concessa l’esenzione fiscale dall’imponibile».

Oltre i confini di schermi e palcoscenici: il mondo dello spettacolo si è mobilitato e ha alzato la voce. Quali i progetti e le iniziative?

Nel campo delle Fondazioni lirico sinfoniche manca una proposta condivisa. E la mia proposta non posso dire che trovi molti consensi. Io propongo una riforma del sistema industriale basato innanzitutto su una ricognizione dei teatri d’opera europei. Le informazioni divulgate sono parziali e tendono a conservare un sistema basato sulla menzogna. Ad esempio si parla di 200 e 300 manifestazioni mentre le sole che andrebbero prese in considerazione sono concerti sinfonici, opere e balletti a pieno organico. Il che riduce il numero delle manifestazioni nella fascia 40-70. Se non raccoglieremo informazioni attendibili sul costo del lavoro, sul costo delle scritture individuato in tutte le voci, comprensive del trattamento fiscale in Italia particolarmente sfavorevole, se altrettanto non faremo sui costi degli allestimenti continueremo ad essere un sistema provinciale atipico, a gestione politica, con un Parlamento a cui vengono forniti dati parziali e privi di obiettività tanto da parte delle Fondazioni che del Ministero vigilante. Ad esempio i dati forniti recentemente dalla Scala ne sono un esempio lampante. Essi indicano soltanto che i grandi teatri europei costano mediamente di più, ma manca ogni raffronto sulla gestione della spesa, primo fa tutti il rapporto prodotto costo dipendente presente in ogni valutazione industriale. Come in ogni piano di risanamento occorre prima l’analisi e poi il piano industriale. Ma da noi si continua a procedere senza analisi e con piani industriali basati su dati strumentali, che mantengono sostanzialmente lo statu quo».


Lei segue e sostiene con particolare sensibilità le nuove tendenze del teatro musicale contemporaneo. La Fantasia avrà comunque risorse, capacità di adattamento e metamorfosi per ricucire le ferite da taglio della Finanziaria?

La Fantasia migliora la comunicazione con l’utenza e quindi può aumentare le risorse proprie, ma in misura limitata. Non può certo venire incontro a progetti che prevedano un taglio delle risorse del 10% annuo a prezzi crescenti. Il problema è quindi politico. Se alcune fondazioni stanno meglio di altre è perché in primo luogo i sindaci presidenti delle fondazioni hanno ritenuto che il teatro fosse fra i beni primari da offrire alla comunità. Soltanto la politica può costringere i privati, generalmente le fondazioni bancarie, ad intervenire quali mecenati sostituendosi allo stato. Non v’è da scandalizzarsi. Ad esempio i soci privati sono stati quasi tutti reperiti fra i tesorieri degli enti territoriali.
Io ritengo una riforma del sistema indispensabile, perché in particolare l’Italia, e lo afferma anche il ministro Buttiglione, può esser turisticamente competitiva sul piano dell’identità culturale, mentre sarà costretta a ceder terreno sul piano del turismo balneare. Non soltanto gli enti territoriali ma anche lo stato debbono valutare la questione del teatro musicale all’interno di una strategia di sviluppo. E sarebbe finalmente l’occasione per cambiare le regole partendo da un’analisi del sistema musicale nel contesto europeo».


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venerdì, 02 dicembre 2005

I sindacati attaccano il sovrintendente..

 IL MATTINO  2/12/2005

Donatella Longobardi  - Da Maria Callas al San Carlo, anche la napoletana Luisa Ranieri, interprete della fiction sulla divina della lirica è tra gli ospiti della «prima» del «Fidelio», domenica sera, regia di Toni Servillo, scene di Mimmo Paladino, sul podio Tomas Netopil. Il nome dell’attrice che ha affiancato Celentano in «Rokpolitik» apre la lista dei vip presenti al galà al fianco di Chiara Caselli, Luca Zingaretti, Paola Cortellesi, Andrea Renzi, Flavio Albanese, Lucio Dalla. Con loro anche Cesare Romiti, l’ex presidente Rai Lucia Annunziata, Patrizia Cavalli, Franco Piersanti, Paolo Crepet. Nessuna conferma dal mondo politico. S’era parlato di qualche ministro, forse di Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma fino a ieri non sono arrivate adesioni. Non dovrebbero invece mancare politici di casa, da Ciriaco De Mita al governatore Bassolino, al presidente della Provincia Di Palma al sindaco Iervolino, che del San Carlo è anche presidente del cda. A lei, ieri, le organizzazioni sindacali del teatro hanno inviato una lettera in cui chiedono le dimissioni, immediate, del sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi e di tutto il consiglio di amministrazione, in scadenza, peraltro, a giugno. «Ma noi non possiamo aspettare giugno perché il teatro rischia di chiudere, il problema va risolto prima», nota Michele Maddaloni, della Rsu aziendale. «Il progetto culturale e aziendale di questo sovrintendente - aggiunge - non ci traghetta fino all’estate. Non è solo questione di tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. C’è anche una questione locale da affrontare al più presto». I sindacati sono allarmati soprattutto perché da dichiarazioni di Lanza, scrivono, «si è evinta la difficoltà a garantire il riconoscimento dei precedenti accordi sindacali, il mantenimento del livello occupazionale in netto contrasto peraltro con le recenti scelte effettuate, nonché la paventata prossima chiusura della Fondazione per mancanza di fondi». «Certo - risponde Lanza - la situazione non è immediatamente catastrofica, ma potrebbe diventarlo se non si innescano interventi seri. La carenza di mezzi finanziari della Fondazione va avanti da tre anni, da quando il Fus è stato progressivamente ridotto e provoca difficoltà che vanno risolte a livello politico. È costerante quanta poca attenzione goda il settore. Lo stesso ministro della Cultura, Buttiglione, ha detto che lo spettacolo e la cultura sono trainanti per l’economia turistica e bisogna dargli atto che si sta operando perché il taglio annunciato dalla Finanziaria rientri». Martedì il sindaco incontrerà i rappresentanti della Rsu insieme con i segretari confederali regionali e di categoria per discutere i problemi sul tappeto. Domenica non dovrebbe esserci nessuna manifestazione dei dipendenti, se non forse, la lettura di un documento prima dell’apertura del sipario per chiedere la solidarietà del pubblico. Stasera, invece, alle 17, la prova generale aperta al pubblico. Dopo la serata di gala del 4 (20.30), il «Fidelio» sarà replicato il 6, 9, 11, 13 e 15 dicembre.


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giovedì, 01 dicembre 2005

L'allarme di D'Alema

«Stop al declino di arte e cultura». L'allarme di D'Alema: il governo taglia i fondi, umilia specialisti e istituzioni
Nedo Canetti
L’Unità 1/12/2005

Allarme cultura. Lo lancia Massimo D'Alema, presidente dei Ds, all'ultimo degli incontri che Ds ed Unione hanno organizzato prima della Conferenza programmatica di Firenze.
Obiettivo fondamentale di un governo di centrosinistra, ha detto D'Alema, «puntare ad una maggiore diffusione del consumo culturale, senza il quale la società rischia una spaccatura orizzontale, perché nel nostro Paese esiste una concentrazione classista dei consumi culturali più che in altri Paesi europei». «Oggi - ha accusato - siamo di fronte ad un imbarbarimento: lo Stato non garantisce, come dovrebbe, il patrimonio culturale». La crescita culturale delle persone «è essenziale per governare le nuove sfide del futuro: chi non legge libri o giornali partecipa in modo distaccato alla vita pubblica». Su questo, denuncia, «riscontriamo ancora una debolezza, una drammatica debolezza del mercato nazionale del consumo della cultura».
Sacrosanta la protesta contro i tagli al Fus (Fondo unico per lo spettacolo) e ai Beni culturali, decretati dalla Finanziaria, ma «il danno più grave, anche se il meno visibile causato alla cultura dal governo è quello della riduzione della spesa ordinaria», perché ha creato una sofferenza enorme in tutta l'amministrazione della cultura. «Il governo di centrodestra – insiste - ha condotto un'azione contro l'amministrazione pubblica in tutti i comparti, una politica che non ha prodotto razionalizzazione ma meno efficienza e più sprechi».
Assicura: «I ricercatori, chi lavora negli archivi, nelle sovrintendenze, nel ministero, sappiano che siamo consapevoli del loro ruolo di frontiera. Quando andremo al governo, ci faremo carico dei loro problemi».
«La cultura - aveva detto la sen. Vittoria Franco, responsabile ds del settore - dev'essere fattore di sviluppo sociale, civile, economico, non strumento di profitti privati, ma investimento per il futuro del Paese». «La cultura - ha insistito, lanciando la proposta condivisa dall'Unione di poter destinare al comparto l'8 per mille e una parte degli introiti del lotto - può creare ricchezza nelle città e sul territorio, se si sostengono politiche integrate e concertate tra Stato, autonomie locali, istituzioni e imprese: ogni euro investito in cultura ha una ricaduta sulle città, secondo una ricerca del comune di Torino e dell'Università, di 21 euro». Strumento di questa politica, il distretto culturale. Per i ds, investire in cultura, significa anche investire in innovazione tecnologica, di cui non possono fare a meno cinema, musei, archivi, il restauro. «Basta con regole scoordinate ed interventi a pioggia - ha precisato Franco- basta anche con la frettolosa gestione dell'emergenza: serve una visione di sistema che colleghi strategicamente il settore all'interno dell'economia, della crescita territoriale e della vita delle comunità». Affollato il convegno. Molti gli interventi di assessori, studiosi, docenti universitari.


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mercoledì, 30 novembre 2005

Adriano Sofri presenta Fidelio

IL MATTINO 30/11/2005

Poliziotti alle porte, Digos fuori e dentro il San Carlo. Chi c’è, Ciampi? No, solo un video in cui Adriano Sofri parla di «Fidelio», l’opera che domenica inaugura la stagione lirica. E il foyer è pieno. Tra qualche ex esponente di Lotta continua e gli esponenti napoletani del Comitato Pro-Sofri, tanti melomani, intellettuali, ma anche giovani studenti del corso di «All’Opera, all’Opera» dedicato a Beethoven e tenuto ieri da Massimo Lojacono. In sala l’attenzione è palese. Non è ancora arrivata la notizia che il Guardasigilli annuncerà più tardi, il suo proposito di riesaminare il caso del detenuto più famoso d’Italia ricoverato in ospedale a Pisa per un intervento all’esofago. E la conversazione tra Sofri e il sovrintendente Lanza Tomasi assume agli occhi della platea un significato che va oltre la semplice cronaca di un’opera lirica che parla di un uomo detenuto ingiustamente e della lotta della sua donna per salvarlo. Perché quel detenuto che parla ora è in un letto d’ospedale. È lo stesso Sofri a sdrammatizzare con una battuta: «In una messa in carcere, oggi, si canta spesso - racconta nel video - Al momento dell’“Osanna” c’era un detenuto partenopeo che cantava con tutta la passione “Rosanna, Rosanna nell’alto dei cieli”: sua moglie si chiamava Rosanna». Allora una risata, allegra, scuote la sala. E alla fine, l’applauso è lungo e sentito. «Mi sono sentito un po’ in imbarazzo», confessa Lanza Tomasi che ha registato l’incontro con Sofri alla Normale di Pisa lo scorso 17 novembre. «Stava bene - ricorda - nulla faceva presagire quello che è accaduto. Anzi, anche fuori onda ha scherzato, parlato a ruota libera. Grazie a lui, credo che questa nostra iniziativa abbia colto nel segno: far capire che l’opera lirica non è un mondo finito, ma attualissimo... c’è ancora il carcere, certe atmosfere sono oggi vissute da tanti... in fondo dai tempi di Beethoven non è cambiato molto». Lo stesso Toni Servillo, regista del «Fidelio», «è ancora più emozionato» dal fatto che la sua opera sia stata presentata da Sofri. Un’iniziativa che, visto il successo, sarà ripresa in sede di presentazione anche delle altre opere in cartellone, a partire da «Attila» che dovrebbe essere illustrata da Daria Bignardi che su La7 conduce «Le invasioni barbariche». Per Mozart e «Don Giovanni» si pensa a Tinto Brass e Lory del Santo.


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giovedì, 24 novembre 2005

Requiem per la cultura...

Requiem per la cultura* 

 
*copiamo anche noi dal blog http://tantiaffetti.splinder.com/
I Requiem di venerdì sera , simultaneamente in tutta italia:
  • al Teatro del Maggio Fiorentino, al Massimo di Palermo, all’Accademia di S. Cecilia ( con la partecipazione dei lavoratori della Scala) e all’Opera di Roma, al Verdi di Trieste, alla Fenice di Venezia: Verdi.
  • al Comunale di Bologna: Brahms.
  • al San Carlo di Napoli, al Regio di Torino e all’Arena di Verona: Mozart.
  • Il Lirico di Cagliari e il Carlo Felice di Genova partecipano con altre iniziative di protesta .

 


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mercoledì, 23 novembre 2005

Manifestazione sindacale...

MANIFESTAZIONE DEL 25 NOVEMBRE ORE 20,30

          REQUIEM  K626 di W.A.Mozart

                Anna Skibinsky,soprano

                    Eufemia Tufano,mezzosoprano

                    Michael Spyres,tenore

                    Eike Wilm Schulte,basso

                    Francesco Rosa,direttore

                    Marco Ozbic,maestro del coro

     Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo 

                 INGRESSO LIBERO


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sabato, 19 novembre 2005

Grazie Raffa ...

Abbiamo ricevuto questa e-mail  da Raffa del Teatro Comunale di Bologna,la ringraziamo e le chiediamo di non scoraggiarsi.Continuiamo e non ci arrendiamo...

Amici e colleghi, all'indomani della nostra prima di Traviata non posso che esprimere la delusione per la quasi totale assenza informativa da parte della stampa e dei media sulla nostra protesta contro i tagli al fus. A poco o peggio ancora a niente è sevito volantinare, appendere striscioni e radunare tutte le maestranze in palcoscenico osservando 1 minuto di tacet (meno di 1 minuto per la verità) facendo calare un sipario con la scritta "Ridotti al slilenzio dai tagli ".Purtroppo siamo stati schiacciati da un ulteriore protesta avvenuta fuori e dentro il Comunale di Bologna ad opera di cittadini che appofittando della certa presenza del Sindaco Cofferati alla rappresentazione della serata hanno colto l'occasione per manifestare contro il degrado di Piazza Verdi ( piazza che si affaccia al nostro Teatro ) Molto furbescamente hanno lanciato volantini dal loggione con scritte del tipo " All'opera contro il degrado " e i giornali hanno parlato esclusivamente di questo.Persino il tg 3 regionale non ci ha c...... neanche di striscio!E' un peccato che sia andata così perchè anche se ( a onor del vero) qui si contano sulle dita di una mano le persone attive per sensibilizzare l'opinione pubblica , quei pochi dicevo ,ci stanno mettendo davvero l'anima ( vedi Manu ).
Cmq, voglio essere ottimista e pensare che per ora abbiamo solo perso una battaglia , non la guerra!
La forza di continuare a lottare a sostegno della cultura proviene dalla certezza che oltre la nostra realtà (blindata dal potere dirigenziale,e, riapro parentesi, non solo) ci siete voi Milano, Napoli, Torino, Firenze, Roma, Genova ,Trieste, Venezia , Catania. Grazie per quello che fate! Siamo con voi ! I pochi ma buoni ,di Bologna non molleranno. Promesso!!!
Raffa

 


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Tagli al fus ma non per Parma...

Il governo taglia i fondi alla cultura, Scala compresa. Ma apprendiamo  il 18 novembre (Corriere della Sera, pag. 61) che una certa sigla Arcus, Spa del ministero dei Beni Culturali, destinerà 3 milioni e 300 mila euro l'anno alla Fondazione Parma Capitale della Musica, sostenuta dai ministri Buttiglione e Lunardi, presidente l'Aga Khan, nel Comitato Fedele Confalonieri e Riccardo Muti che ha inaugurato la simpatica faccenda con un concerto dell'orchestra Cherubini.Ci domandiamo, il governo taglia sulla cultura e sui teatri d'opera, ma per Parma, Muti e Confalonieri i soldi ci sono sempre???!!! 

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giovedì, 17 novembre 2005

Su Repubblica di martedì 15 novembre 2005 è stata pubblicata la seguente lettera, cui ha risposto Corrado Augias.

Se vogliamo la lirica, si sappia che costa   risponde CORRADO AUGIAS 

 

Gentile Augias, sentire Cocciante mi ha fatto male. Dopo giorni di sciopero della fame per protestare contro i tagli al Fondo unico dello Spettacolo che condannano alla chiusura molte realtà ed alla disoccupazione migliaia di lavoratori dello spettacolo, tutti coloro che contribuiscono a creare la meravigliosa follia dell' Opera, fa male, dicevo, sentire un artista come Cocciante sostenere che è stato spinto a scrivere ' Notre Dame de Paris' anche per riavvicinare il pubblico al melodramma «evitando di spendere cifre folli». Vorrei far notare che i Teatri d' Opera sono Fondazioni «senza fine di lucro» ossia non possono avere profitti. Al contrario un musical ' privato' , sicuramente gradevole, è fatto proprio per guadagnarci su. Assistere a ' Notre Dame' costa dai 60 euro fino ai 12 euro per i bambini, in palasport da 5-6 mila posti. Il Teatro Comunale di Bologna, ha adottato una politica dei prezzi dove si paga dai 50 fino ad 8 euro. Gratis i minori di 12 anni accompagnati da un adulto; sconti consistenti per chi ha meno di 30 anni o più di 65: abbonamenti fino ad 80 euro per 8 spettacoli. Mi sarebbe piaciuto sentire Cocciante pronunciarsi contro i tagli governativi, ai quali anche lui ha attinto in maniera diretta o indiretta. Mi sarebbe piaciuto che avesse investito parte dei suoi lauti e meritati guadagni in parole di sostegno per chi non avrà più il problema di avvicinare il pubblico al melodramma perché dovrà starsene a casa. Mauro Gabrieli, Musicista Teatro  Comunale di Bologna  

 

Il ministro Buttiglione aveva detto due o tre settimane fa che se si toccavano i fondi per lo spettacolo e il budget per la cultura lui si dimetteva. L' iter della Finanziaria non è ancora finito ma l' aria purtroppo è rimasta quella, c' è stata una piccola reintegrazione ma il grosso dei tagli rimane. Infatti, con più prudenza, il ministro ha aggiunto tre giorni fa che «alla Scala le diseconomie ci sono e vanno risolte». Se davvero di questo si trattasse, vorrei indicare a Buttiglione un' altra diseconomia sulla quale severamente ammonire: il presidente del Consiglio gira con otto macchine di scorta, quattro davanti e quattro dietro la sua. In tempi di vacche magre non sarebbe il caso di esortare alla morigeratezza cominciando dall' alto invece che dai lavoratori dello spettacolo? Vorrà il ministro perdere questa vistosa occasione per esortare al buon esempio? Quanto alla Scala a me pare che il sovrintendente Stéphan Lissner abbia dato i numeri che servivano. Dal 1999 al 2005 il contributo pubblico è diminuito dal 53 al 41% del bilancio. Nel 2004 s' è trattato di 44 milioni di euro. L' Opéra di Parigi ne ha avuti 94; Monaco 48,5; unica eccezione il Covent Garden (34 milioni) ma a Londra i contributi privati sono defiscalizzati. I dipendenti del teatro milanese sono 818. A Parigi, 1584 (due sale); a Londra 866; a Monaco 862; a Vienna 915. L' opera costa, questo è fuori discussione. Anzi: il teatro lirico è la più costosa forma di spettacolo esistente in proporzione agli spettatori. Vogliamo toglierla di mezzo? Diciamolo. Abbiamo rinunciato e stiamo rinunciando a molte attività e prodotti che caratterizzavano il nostro paese. L' opera lirica l' abbiamo inventata noi, meglio abolirla del tutto che farla vivere elemosinando.


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mercoledì, 16 novembre 2005

Complimenti...

Comunicato delle Artiste del Coro di Torino 15/11/2005

Siamo un gruppo di Coriste del Teatro Regio, dal 21 ottobre scorso abbiamo intrapreso lo sciopero della fame come estrema forma di protesta contro l'ennesimo gravoso taglio degli stanziamenti statali per cultura e spettacolo, taglio che rischia di portare alla chiusura o alla grave riduzione delle attività la maggior parte dei teatri e delle realtà musicali italiane.
In tutta italia ormai 200 persone stanno attuando questa forma di protesta, e per sensibilizzare il pubblico e i cittadini, nel nostro presidio permanente presso il teatro, abbiamo anche organizzato una raccolta firme (simultanea anche in altre città), volta ad ottenere lo strumento numerico per dimostrare a tutta la vita politica italiana e piemontese che siamo in tanti, non solo gli addetti del settore, a volere uno stato libero di fruire di musica, teatro, danza, arte sotto ogni forma, senza che questo patrimonio diventi esclusiva di un'elite di persone che puo permettersela, senza che l'arte diventi un prodotto di nicchia.
A questo scopo stiamo cercando di organizzare anche delle giornate di musica e spettacolo gratuite per la cittadinanza, all'interno del teatro regio ma anche in altri spazi culturali e strutture, ed infine anche per strada. Cori d'opera, sinfonie, gruppi da camera, svariati generi musicali, prosa, danza e cinema. La finalità di queste manifestazioni dovrebbe essere quella di generare per la gente una nuova consapevolezza, una nuova visibilità sul nostro lavoro, mostrando le mille difficoltà, ma anche il grande fascino della nostra professionalità, di far comprendere che l'artista è come gli altri un lavoratore al servizio della comunità e per questo ha gli stessi diritti e doveri degli altri lavoratori, quindi la cultura non puo essere considerata uno spreco, un superfluo.
Vorremmo riuscire a creare per quest'occasione, in questo momento di difficoltà comune, un fronte omogeneo di settore artistico-culturale torinese, coinvolgendo TUTTE le compagnie, tutti i musicisti di libera professione e le strutture stabili per dimostrare che la vita culturale della nostra città non è divisa al suo interno, sfilacciata quindi debole, ma unita e forte nel chiedere il rispetto dei suoi diritti e il reintegro dei suoi già fin troppo ridotti fondi.
Ci potete trovare 24 ore su 24 al nostro camper della protesta sul retro del teatro all'angolo con via Verdi.

 

LE COLLEGHE CI PERDONERANNO SE ABBIAMO RUBATO LA LORO LOCANDINA  MA LA TROVIAMO TROPPO BELLA E SIGNIFICATIVA E LA VOGLIAMO MOSTRARE A TUTTI. COMPLIMENTI AL MARITO DI CHIARA!!!


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domenica, 13 novembre 2005

CHE TRISTEZZA!

CHE TRISTEZZA !

PROPRIO IN ITALIA ABBIAMO DATO VOCE E POTERE A QUESTE PERSONE!

Era una necessita', ma poi si e' fatta mezza marcia indietro ANSA - ROMA, 13 NOV - Il taglio in Finanziaria del Fondo unico per lo spettacolo era 'una cosa sacrosanta, dice Brunetta (FI), consigliere economico di P.Chigi. "Quel taglio - ha aggiunto - era una necessita', ma alla fine si e' fatto marcia indietro. Avremmo dovuto dire che per quest'anno il contributo scendeva del 40% e che per l'anno prossimo non ci sarebbe stata una lira. I soldi per fare cultura si destinano alle scuole e per acquistare libri, non a chi detiene l'egemonia culturale".


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venerdì, 11 novembre 2005

Solidarietà per Trieste...

Abbiamo trovato quanto segue sul blog dei lavoratori della Scala ,è quanto mai doveroso esprimere la nostra solidarietà ai colleghi di Trieste, l'episodio che si è verificato è davvero molto grave e ci lascia esterrefatti e disorientati.

E' CON ENORME TRISTEZZA E VERGOGNA CHE VI COMUNICO QUANTO SEGUE:
MARTEDI' SERA A TRIESTE ERA IN PROGRAMMA IL REQUIEM DI G. VERDI DIRETTO DAL M° D. OREN;
ALL' INIZIO DELLO SPETTACOLO E' STATO LETTO IL DRAMMATICO E ORMAI TROPPO CONOSCIUTO COMUNICATO SINDACALE; DURANTE LA LETTURA, UN GRUPPO ( UNA TRENTINA?!) DI PERSONE DAL PUBBLICO HA INIZIATO AD INVEIRE ED OFFENDERE I LAVORATORI E L' INADEGUATEZZA DELLA LETTURA DELLO STESSO COMUNICATO; A QUESTE VERGOGNOSE RIMOSTRANZE, I PROFESSORI D' ORCHESTRA SI SONO ALZATI E SE NE SONO ANDATI; SOLO UN LUNGO E CALOROSO APPLAUSO DELLA MAGGIORANZA DEL PUBBLICO HA CONVINTO I PROFESSORI D' ORCHESTRA A RIENRARE PER INIZIARE L' ULTIMO CONCERTO IN PROGRAMMA DELLA STAGIONE SINFONICA 2005.

PURTROPPO PERO' HO APPRESO SOLO STASERA LA COSA ANCORA PIU' DRAMMATICA E PREOCCUPANTE:
ALLA FINE DEL CONCERTO, IL SINDACO, ROBERTO DI PIAZZA (BOTTEGAIO SGRAMMATICATO DI FORZA ITALIA) HA RAGGIUNTO I LAVORATORI DIETRO LE QUINTE ED HA CONFERMATO QUANTO "URLATO" DAL PUBBLICO IGNORANTE.
CON UNA CERTA "TEMPERANZA" HA DATO RAGIONE A QUELLE PERSONE ED HA "PROMESSO" AGLI ORCHESTRALI, ORMAI SBIGOTTITI MENTRE LO STAVANO AD ASCOLTARE, CHE L' INDOMANI NE AVREBBE LICENZIATO UNA VENTINA.
NONOSTANTE L' ANONIMATO DI QUESTO POST, MI QUALIFICO COME ARTISTA DEL CORO DEL TEATRO ALLA SCALA E POSSO FORNIRE, AL FINE DI CONFERMARE QUANTO DETTO, LE GENERALITA' DEI PROFESSORI D' ORCHESTRA PRESENTI A QUESTA VERGOGNOSA SITUAZIONE.


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martedì, 08 novembre 2005

Per gli amici...

Siamo felici di ricevere gli auguri degli amici della Scala e del Regio di Torino.Ringraziamo inoltre Claudio Fantoni e Roberto di Blogregular.Abbiamo subito segnalato i vostri links ... Grazie e a presto!


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